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Categoria | Archivio storico, Società

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Strali di Salvatore Callari: “Bastavano due mesi per costruire il ponte sulla sp23”

MUSSOMELI – “Altro che 14 mesi per costruire un ponte, con le nuove tecnologie in un paio di mesi i lavori sarebbero stati completati”. Parola di Salvatore Callari (nella foto in basso a sinistra), mussomelese, ingegnere capo dell’Asi di Agrigento, cresciuto professionalmente a Torino dove ha studiato al Politecnico. Da esperto qualificato non si esime nel dare un giudizio pesantissimo sullo stato dei lavori per la realizzazione del ponte e che ha di fatto costretto alla chiusura la “Sp 23”, la provinciale per Caltanissetta. “Non si può non criticare la tempistica. Con l’impiego delle attuali tecnologie si sarebbero ridotti i tempi. Dal 1970 esistono le pile prefabbricate dove poggiare le travi. E bastano 4 giorni per il varo delle travi prefabbricate. L’unica tecnologia che conoscono è quella dei gabbiotti, che risale all’800. Ho l’impressione che chi sta realizzando il viadotto non si affanni poi tanto. Tra i canoni da seguire in un’opera vi è la celerità di esecuzione: in questo caso nessuno se ne sta curando. Ma le colpe non sono dell’impresa, che segue la tempistica dettata dai funzionari della Provincia. E non mi si parli dei ritardi causati dalla pioggia: le avversità climatiche sono già valutate e calcolate per la definizione della data per la consegna dei lavori”. Callari punta l’indice contro chi “non ha previsto delle corsie alternative. Le uniche strade alternative sono le provinciali, inidonee per i tempi attuali, progettate negli anni ’40 su sentieri tracciati dai muli. Incapaci a sostenere il traffico moderno. La provinciale di Mappa è stata pensata per le auto del passato che viaggiavano a 60 chilometri orari. Adesso vi viaggiano i tir, con il rischio di causare incidenti e provocare vittime. Una strada insicura, piena di buche, dove manca la manutenzione e dove i telefoni non funzionano. Strade da Terzo Mondo. Anzi, non siamo più classificabili”. E sui “percorsi alternativi”, l’ingegnere si sofferma sulla scorciatoia di Torretta e che taglia in due un fiume. “La Provincia deve assumersi le responsabilità: in questa scorciatoia non c’è nessuna segnaletica, un modo per lavarsi le mani da possibili incidenti che potrebbero registrarsi nel sentiero”. E per concludere una frecciatina: “Qualcuno deve rendersi conto della gravità del caso. A questo punto, se per raggiungere Milano da Torino s’impiega un’ora e 5 minuti, contro un’ora e 15 che servono per arrivare a Caltanissetta da Mussomeli, è meglio lasciare la provincia di Caltanissetta e traslocale ad Agrigento”.

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