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Categoria | Cultura, Eventi

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Il ricordo dello scrittore Enzo Giudici

MUSSOMELI-Si è concluso nei giorni scorsi uno degli eventi culturali più attesi dalla città di Mussomeli e non solo, ovvero la “IX Edizione delle Giornate della Memoria e del Ricordo dei Mussomelesi”.  Tre giornate all’insegna del ricordo e della cultura che hanno ripercorso le vite di uomini illustri. Uomini stimati  che hanno “fatto la storia” e che col loro operato nel campo letterario, in quello sociale e religioso hanno contribuito a rendere migliore la società in cui viviamo divenendo essi stessi icone indiscusse di un periodo storico. Fra i relatori, Rosetta Bonomo scrittrice affermata e giornalista di un noto quotidiano. La Bonomo in uno dei suoi interventi  ha portato alla ribalta uno fra gli argomenti più discussi degli ultimi tempi, ovvero la contestazione per le riforme Gelmini che tanto malessere stanno inevitabilmente causando fra i dipendenti scolastici. Nella sua riflessione la Bonomo riporta alla mente dei presenti le altre contestazioni avvenute nel corso degli anni, soprattutto dopo che negli anni ’60 venne istituita la scuola media obbligatoria e poi l’estensione della frequenza agli altri gradi dell’Istruzione  fino all’Università: “Come da più parti constatato la cultura di massa, se ha tolto sacche di analfabetismo, dall’altro ha abbassato il livello culturale. Per assicurare a tutti un grado d’istruzione, si ponevano come traguardi obiettivi minimi, trascurando le eccellenze. Tutti conseguivano un titolo di studio, magari senza avere acquisito conoscenze e competenze che il titolo presupponeva”. La stessa nel ricordare i fatti che hanno mutato il corso delle cose in questa nostra società ha citato la figura  del grande scrittore Enzo Giudici. Figura storica molto amata ed apprezzata dai mussomelesi.  Di lui scrive: “Enzo Giudici nacque a Mussomeli il 24 settembre 1920, da Isabella Sorce e Paolo  Giudici, nobile e illustre famiglia di studiosi siciliani: il suo prozio paterno era il famoso critico letterario, Paolo Emiliani Giudici e il padre Paolo Giudici, romanziere e arabista. All’età di dieci anni lasciò la Sicilia per seguire il padre, prof. di Latino e Greco, nei frequenti cambiamenti di sede e per  tale motivo studiò a Piacenza, Pavia, Potenza e Roma e, quei lunghi soggiorni in Emilia, Lombardia, Lucania e poi Roma lo sprovincializzarono.  Nel 1944 conseguì la laurea in lettere, poi la guerra cui non partecipò per le malferme condizioni di salute. Per quattro lunghi anni rimase disoccupato, poi iniziarono gli anni dell’insegnamento nei vari ordini di scuola dall’Avviamento alla Media e Licei per approdare infine all’Università. Insegnò nelle università di Lecce e Salerno, all’Istituto Orientale di Napoli e nella facoltà di  lettere dell’Università di Macerata.  Nel 1959 fu libero docente di lingua e letteratura francese, presso la facoltà di Lettere della seconda università di Roma.  Nel 1962 fu lettore d’italiano nella facoltà di lettere dell’università di Tolosa e membro dell’Académie  racinienne.   Orfano di madre a due anni e mezzo (la tomba di sua madre, Isabella Sorce Giudici, è là, nel cimitero di Parma), perdette il padre nel 1964 quando aveva quarantaquattro anni ed era alle prese con i problemi d’inserimento nell’università. Trascorse i primi anni nella verde Sicilia e di essa ebbe ricordi felici, anche per l’esemplare educazione impartitagli dagli zii (anch’essi defunti nella sua adolescenza) che gli inculcarono le basi di quell’onestà veramente all’antica di cui andò sempre fiero e di quei principi morali che sempre lo guidarono . Enzo  Giudici è stato uno studioso di fama internazionale e soprattutto un francesista. Ha approfondito non solo criticamente tutti i secoli della letteratura francese, ma anche quella italiana da Capuana a Cardarelli, da Neera a Quasimodo e al romanzo contemporaneo. La sua fama è legata soprattutto agli studi sul Medioevo, sul Rinascimento francese in particolare lionese e per i numerosi saggi su scrittori quali: Anatole France, Roman Rolland, F. Anouilh oltre che per le sue doti di critico dalle geniali intuizioni per le quali è giudicato un maestro insuperabile  .  Fra le sue numerosissime pubblicazioni  basti ricordare quelle su Louise Labé, il canzoniere e la disputa d’Amore e Follia, nell’opera della Belle Cordière, Le statue di sale, Grammatica del francese moderno, Sintassi del francese moderno, l’edizione critica del “Microcosme” sceviano, Le opere minori di Maurice Scève .  Università alla deriva,l’Avvento dell’asinocrazia, La scuola inutile, Contestatori alla sbarra e Memorie e pensieri di un cattedratico, lettera aperta ad Aurelio Roncaglia dove denunciò apertamente le aberrazioni di coloro che volevano rovinare l’Università alla quale aveva dato lustro con la serietà e la profondità dei suoi studi e, in tempi di diffuso opportunismo, indagò sulla cultura dell’epoca fascista con le opere :”Ricerche sulla cultura dell’era fascista”(1982) e con “Riflessioni sulla cultura  del periodo fascista” che ne costituì il prolungamento ed apparve postumo.  Ottenne diversi riconoscimenti.  L’Académiè Lyionnaise gli attribuì il suo Prix d’Honneur per gli studi sul Rinascimento francese ed anche il comune di Lione gli conferì una medaglia quale riconoscimento dei meriti di eminente Cinquecentista. In Lui si ammirava la dirittura morale e il senso della verità di quella verità che ebbe il coraggio di non tacere mai ad alcuno a costo di pagare di persona e a caro prezzo e questo fece di Lui una personalità unica e irripetibile  nel difficile ambiente universitario.  Che cosa proponeva per salvare l’Università e quindi la cultura ? Intransigenza su tutta la linea e difesa a tutti i costi della cultura e della scuola puntare all’abolizione del valore legale del titolo di studio , anzi sull’abolizione del titolo stesso. E questo perché?  Perché-affermava-non si studia per amore dello studio, per desiderio di elevarsi, ma solo per strappare un titolo, un “pezzo di carta “ che consenta di guadagnare (in modo illecito, perché non risponde alle proprie capacità); la scuola è considerata, così un semplice mezzo di successo. In quest’ordine di cose l’asinocrazia ha partita vinta e rovina la scuola e ne abbassa il livello. Docente, bibliofilo (la sua collezione libraria  costituiva una delle biblioteche private più importanti di Roma ricca di oltre ventimila volumi).Drastico nei giudizi , sottile nell’ironia, polemista garbato , fazioso a volte,ma in difesa della verità la cui ricerca costituì  lo scopo della sua vita . E’ un illustre figlio della terra di Mussomeli e merita di essere meglio conosciuto e apprezzato per le sue doti umane e culturali”.

 

di

- che ha scritto 5988 articoli su Castello Incantato.


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