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Archivio | settembre, 2013

 

Lettera aperta di due cittadini: “E’ giunto il momento di dire Basta!”

Lettera aperta di due cittadini: “E’ giunto il momento di dire Basta!”

MUSSOMELI –E’ pervenuta in redazione una lettera aperta a firma di Osvaldo Barba e Francesco Amico che pubblichiamo integralmente: ”Pensavamo che sollevare un problema di viabilità recriminando interventi tempestivi e definitivi fosse ancora tra i diritti dei cittadini ed invece ci sbagliavamo. Ritenevamo che la messa in sicurezza della percorribilità di Via Florio e la definitiva regimentazione delle acque reflue fosse un quesito comunitario e ci ritroviamo a doverci difenderci da ripetuti attacchi verbali di residenti che, vistosi recapitate sanzioni dal Comune, sono stati distortamente informati che “il merito” di tutto ciò fosse nostro. Adesso giunge il momento di dire basta. Non siamo né amministratori di questo paese né abbiamo potere alcuno per determinare o meno l’emissione di multe ai proprietari di terreni. Riteniamo che se questo provvedimento è stato preso, è perché esiste una legge di riferimento la cui applicazione non dipende certamente dalle foto e dal video da noi pubblicati su Facebook. Abbiamo ripetuto all’infinito che il problema dell’impercorribilità di Via Florio, dopo piogge intense, ha origine da Piazza Stadio dove le acque che si raccolgono dalle caditoie non sono correttamente canalizzate. L’allarme meteo che incombe sul Sud e quindi anche sul nostro paese ci preoccupa seriamente perché, oltre all’impercorribilità della strada ci troveremmo di nuovo ad affrontare il problema dell’umore dei residenti in caso di eventuali altre sanzioni e/odi spese accessorie legate all’eventuale rimozione di fango.  Abbiamo deciso di rivolgerci ad un legale per la tutela del nostro buon nome a cui abbiamo dato mandato di verificare l’esistenza di presupposti per calunnia e diffamazione. Ci è stato detto e ripetuto da alcuni residenti che, dopo aver ricevuto la sanzione, sono stati informati della nostra presunta colpevolezza in merito all’esistenza del provvedimento. Vogliamo sapere chi è e per questo abbiamo scelto la via giudiziaria. Abbiamo informato le forze dell’ordine dell’accaduto perché temiamo seriamente per l’incolumità nostra e di quella delle nostre famiglie. Riteniamo che le tante sanzioni emesse, non servano a contenere l’acqua che scende rovinosamente sui terreni né abbiano potere assorbente. Per cui, multe o meno, il problema c’è e rimarrà qualora non si intervenga in modo perentorio. Non siamo i soli a risiedere nel popolosissimo quartiere che gravita intorno a Via Florio ma siamo solo coloro che ne stanno subendo le ingiuste conseguenze. Ciò non ci scoraggia dal continuare a recriminare qualora il problema non fosse risolto. Del resto paghiamo come tutti i cittadini salatissime tasse, per non avere i servizi dovuti”.

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Presto un film a Mussomeli, l’intervista al regista

Presto un film a Mussomeli, l’intervista al regista


Mussomeli – Il paese manfredonico location per un film. Ieri l’attore e regista Carlo Fusco ha visitato Mussomeli per un sopralluogo volto alla ricerca di luoghi che si prestassero a set per il suo prossimo lavoro. L’artista, che ha debuttato come attore nella soap “Incantesimo 3” e ha diretto attori premi oscar, è rimasto affascinato dal castello e dal centro storico. Fusco si trova in Sicilia per presentare “Vento di Sicilia”, un thriller ,coprodotto dal gelese Nunzio Vella e girato in gran parte in Sicilia, che racconta due vite che s’incrociano su un 
treno in corsa partito da Roma e diretto a Palermo due uomini, un non vedente e un parroco, hanno un 
passato da gangster in comune. Una storia di pentimento, mafia, che racconta la vita di tutti i giorni 
dell’Italia.
.Nel cast internazionale, tra i principali attori anche Danny Glover( arma letale con Mel Gibson) , Michael 
Madsen ( attore feticcio di Quentin Tarantino), John Savage( Il cacciatore con 
Robert De Niro), Steven Bauer( Scarface)
 .

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Al Santuario. simulacro Madonna del Rosario in chiesa per il mese di ottobre

Al Santuario. simulacro Madonna del Rosario in chiesa per il mese di ottobre

MUSSOMELI – Inizia domani il mese di Ottobre, un mese dedicato alla Madonna del Rosario, che si venera appunto nel Santuario della Madonna dei Miracoli. Un apposito programma fa di guida a quanti interessa la partecipazione. Intanto tutti i giorni del mese ore 18,30 Recita del Rosario e celebrazione eucaristica. 2 ottobre:festività Santi Angeli Custodi. Il rettore invita le mamme a vestire di angioletti i loro figlioletti.5 ottobre, messa solenne con Vespro, Domenica 6 ottobre, giorno della festa della Madonna del Rosario, ore 11,30 Recita del Rosario, ore 12 , suono festoso delle Campane e Supplica alla Madonna del Rosario, ore 18,30, Esposizione del SS. Sacramento, recita del rosario e celebrazione eucaristica, con la presenza delle realtà locali del Santuario. Il 13 e 27 ottobre, alle ore 18,30 Esposizione del Sacramento e celebrazione eucaristica.

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Il regalbutese Santo Cantali coordinatore zonale CL- Enna delle Misericordie

Il regalbutese Santo Cantali coordinatore zonale CL- Enna delle Misericordie

MUSSOMELI – Assemblea elettiva per la nomina del Coordinatore zonale per le provincie di Caltanissetta – Enna, sabato scorso presso la sede della Misericordia di Mussomeli. Il Movimento, nelle due provincie, conta 10 realtà territoriali e sono Caltanissetta, Gela, Marianopoli, Mussomeli, Niscemi e Vallelunga Pratameno. Enna, Barrafranca, Catenanuova e Regalbuto. E’ stato riconfermato nella carica di coordinatore Santo Cantali della Misericordia di Regalbuto che ha assicurato il suo impegno per un cammino comune delle Misericordie per migliorare i servizi offerti alle proprie realtà territoriali. Ha partecipato alla riunione anche il consigliere nazionale delle Misericordie Salvatore Montaperto della Misericordia di Campobello di Licata che ha portato il saluto della Confederazione, illustrando agli intervenuti il nuovo corso che la Confederazione ha avviato con l’ultima elezione del Consiglio Nazionale, a seguito dell’approvazione del nuovo statuto. Ha sottolineato, in particolare, che si tratta di un cammino delle Misericordie “nella chiarezza e nella condivisione”.
CARMELO BARBA

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4° Memorial ‘’ Giacomo Caruso ‘’ vince l’arci strauss (Video)

4° Memorial ‘’ Giacomo Caruso ‘’ vince l’arci strauss (Video)

MUSSOMELI – Nella giornata di ieri si è concluso il “4° Memorial Giacomo Caruso”, il torneo di calcio a 5 dedicato alla memoria del giovane Giacomo, scomparso prematuramente tre anni fa. Il torneo, giunto ormai alla sua quarta edizione, come ogni anno è stato non solo sentito ma assai partecipato. Dodici le squadre che si sono sfidate in una prima fase, composta da due gironi.. A raggiungere la finale sono stati l’arcistraus e i nini. La partita nei tempi regolamentari si è conclusa con il risultato di 4-4. Successivamente nei tempi supplementari la rete della vittoria è stata siglata dal fratello Alfonso Caruso che regala il 4° memorial ‘’Giacomo Caruso ‘’ all’Arcistrauss.
Organizzatori del torneo sono stati Il fratello Alfonso e il cugino Giuseppe Riggio, che hanno ringraziato tutti gli sponsor e l’Amministrazione Comunale di Mussomeli, presente con il Vice Sindaco Sebastiano Sorce. Anche quest’ anno sono stati raccolti fondi da destinare in beneficienza all’Associazione Casa Famiglia Rosetta Onlus, e la Casa Famiglia Vanessa, Ad entrambi i beneficiari è andato un assegno di 1.160 €.
Così la premiazione:
1°classificato – Arci strauss 2°classificato: i nini 3° classificato: for you
Premio Giacomo Caruso per il miglior giocatore: Fabrizio Misuraca “ i nini ”.
Capocannoniere: Giuseppe Russo “ Arcistrauss”.
Miglior portiere : Vincenzo Messina “ i nini ”.
Premio fair play: Daniele Misuraca ‘’quartara

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“Sotto il terebinto”  (di Don Salvatore Callari)

“Sotto il terebinto” (di Don Salvatore Callari)

E’ MEGLIO PENSARCI PRIMA ! Potrebbe essere  questo l’ammonimento più semplice ed efficace che ci viene dalla parabola di questa domenica. La parabola è una delle più lineari; limpida nella esposizione, di immediata comprensione, di fortissima suggestione.  E’ la parabola che tradizionalmente è stata denominata “ del ricco epulone”; in linguaggio moderno, “dell’uomo ricco e del povero Lazzaro”. Ricco e gaudente, amante della buona tavola, insaziabile mangiatario. Si rimpinza a sbafo con i suoi amici con cibi succulenti e abbondanti e non ha alcuna sensibilità per  un povero, Lazzaro, che alla porta della sua casa, muore di fame, invocando qualche briciola della sua mensa.

Potremmo dire che, qui, ora, la ricchezza fa da sfondo alla narrazione, che non è oggetto di condanna diretta, come nella domenica precedente. L’attenzione è posta sulla insensibilità del ricco signore, che non si benigna di fare avere al misero che giace dinanzi alla porta del  suo palazzo un tozzo di pane o anche, un … osso da spolpare miseramente . Nel Vangelo c’è un martellante invito ad accorgersi dei poveri e soccorrerli secondo le proprie possibilità. E’ “l’anestesia del cuore” che viene condannata. Quando si parla di rapporti con “i fratelli”  ci è facile dire che il  peccato più grave è l’odio; e invece , come rileva la saggezza dei buoni e dei santi, il peccato più grande è “l’indifferenza” che è assai diffusa ed è facilmente camuffata, non viene presa in considerazione e però sterilizza ogni umana sensibilità. Ma la parabola ha un risvolto che potrebbe essere, perfino, divertente, nella sua drammaticità.  Alla morte, del ricco e del povero, c’è un amarissimo ribaltone. Il ricco all’inferno a soffrire, chiede aiuto, anche un a goccia d’acqua,  ad Abramo che ha al suo fianco Lazzaro e insieme godono la felicità del cielo. Ora tutto è cambiato, ma è troppo tardi. Il signore epulone si umilia ed è ridicolizzato; né per lui né per i fratelli c’è farmaco efficace di salvezza. Abramo inflessibile gli ricorda la durezza del cuore nei confronti di Lazzaro; gli ricorda che la salvezza è nell’ascolto della Parola di Dio. Mosé e i Profeti sono i giudici; chi non li ascolta, chi non ubbidisce alla legge del Signore, farà questa fine. E quando si rifiutano i “mezzi ordinari”  della salvezza, quali l’insegnamento della chiesa, le molte possibilità offerte dalla bontà del Signore, nelle mille occasioni della vita quotidiana “ neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi”. Che ne dite ? non è davvero conveniente pensarci prima che … sia  già tutto fatto e irrimediabile ?  può essere un utile richiamo , oggi, anche per noi ?

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Oggi festa di Gesù Nazareno con un comitato parrocchiale non c’è la Confraternita

Oggi festa di Gesù Nazareno con un comitato parrocchiale non c’è la Confraternita

MUSSOMELI – “La festa di Gesù Nazareno, ha detto il parroco Padre Francesco Mancuso, nella sua omelia, ieri sera, durante i Vespri solenni, è molto importante per la nostra Parrocchia, perché è la festa principale. La festa non è farsi il giro attraverso le bancarelle, quello lasciamolo fare ai bambini, ha continuato il parroco, la festa, invece, per noi, è motivo, occasione per riflettere, per meditare sul significato che ha per noi la Croce di Cristo: la Croce Gloriosa, la Croce della salvezza”. Vespri solenni, dunque, animati dal coro parrocchiale, presieduti dal Parroco Mancuso, presenti Padre Francesco Lomanto ed il diacono Pierenzo Costanzo. Rito religioso partecipato, quello di ieri sera, mentre oggi, sono previste celebrazioni di messe alle 7 – 8 – 9 – 10 – 11,30 e l’unica messa pomeridiana alle 18,30 e subito dopo la processione sono previsti giochi pirotecnici e scalata dell’albero della cuccagna con premi.  (Il Video della serata della vigilia e della processione sono in allestimento)

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L’ Arciconfraternita della Madrice in convivio al “Monticelli”. Il Priore: “Momento storico”

L’ Arciconfraternita della Madrice in convivio al “Monticelli”. Il Priore: “Momento storico”

MUSSOMELI – “Un momento storico” l’ha definito, il superiore dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento Salvatore Sorce, da alcuni mesi alla guida del sodalizio. Un appuntamento conviviale, attorno al quale, si sono riuniti confrati e consorelle per testimoniare il senso dell’appartenenza e calendarizzare le attività dell’Arciconfraternita. Oltre 120, fra confrati e consorelle, un esercito di “matricisi”  che, come ha chiosato qualcuno, “hanno formato una bella compagnia”, attorno al colore rosso a tavola, che ha fatto da cornice ai ceci, carne alla brace, mellone in una serata, in cui la parola d’ordine è stata l’amicizia  e l’essere solidale nel segno della continuità ma al passo coi tempi. Anziani, giovani, uomini, donne e ragazzi. Era un colpo d’occhio la capiente sala del “Monticelli che sprizzava allegria e compiacimento fra tutti gli intervenuti. Un incontro conviviale, voluto ed offerto dalla dirigenza, come da tradizione, ma che ha assunto un significato particolare, dal momento in cui il superiore ha richiamato alla concordia ed alla fraternità, necessari per un cammino confraternale sereno ed in crescita. Presenti e compiaciuti sono apparsi i cinque confrati che hanno ricoperto la carica di Superiore: Biagio Sedita, Mario Morreale, Pippo Sorce, Angelo Genco Russo e l’attuale Superiore Salvatore Sorce. Durante il convivio, il segretario dell’Arciconfraternita Nino Lanzalaco ha comunicato il gemellaggio dell’Arciconfraternita con la confraternita di Tremestieri Etneo, e il prossimo inizio degli incontri di catechesi per i confrati (novizi e non) che saranno tenuti dal diacono e Maestro dei Novizi Pierenzo Costanzo, Una serata confraternale, secondo alcuni, da riproporre per rinsaldare, fra i confrati e consorelle, i rapporti di buon vicinato.

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Incontro sindacale presso Asp CL con Cgil Cisl Uil

Incontro sindacale presso Asp CL con Cgil Cisl Uil

MUSSOMELI – Un comunicato dei rappresentanti sindacali CGIL CISL UIL P.O. Mussomeli informa che “In data 27 settembre 2013 si è tenuto un incontro presso i locali della Direzione Generale dell’ASP di CL alla quale hanno preso parte alla discussione intavolata: il Commissario Straordinario dell’ASP di CL (Prof. Dr. Vittorio Virgilio), il segretario regionale della CGIL( Dr. Renato Costa), il segretario provinciale della CGIL Medici (Dr.ssa Grazia Colletto), il rappresentante medici CGIL Mussomeli (Dr. Calogero Geraci), l’RSU CGIL (Calogero Polito), il rappresentante CISL del presidio (Calogero Saia), RSU UIL (Giuseppe Bellanca). Nel Corso dell’Assemblea sono state esaminate alcune criticità che rendono difficoltoso lo svolgimento delle attività da parte dei lavoratori -presso il PO di Mussomeli- sia dell’ area medica che di comparto; pertanto si è convenuto di rappresentarle al Commissario Straordinario , al fine di trovare ascolto e riscontro alle richieste avanzate dai Rappresentanti sindacali che si sono fatti promotori dell’ iniziativa. Le richieste che sono state accolte dal Commissario Straordinario sono:

Acquisto di n. 1 Ecografo destinato al reparto di Ginecologia

Acquisto di n. 1 Ecocardiografo con modulo color-Doppler destinato all’UOC di Medicina Interna.

Acquisto di n. 1 apparecchiatura TAC 16/32 Strati

Trasferimento di n.1 ginecologo dal P.O. Sant’Elia al P.O. di Mussomeli

Prolungamento dell’incarico dei medici pediatri fino al 31.12.2013 dato il blocco delle stabilizzazioni imposto dall’assessorato.

Prossima apertura del C.U.P.

Acquisto n. 1 Lava-endoscopio da destinare all’U.O. funzionale di Endoscopia.

Attivazione ambulatorio di Ecocardiografia ed EcoDoppler

Riguardo la “cronica” carenza di tecnici di laboratorio e di radiologia il Commissario ha dato mandato al direttore di Presidio (Dott. Cirrone Cipolla) di verificare la presenza di graduatorie in essere , presso l’ufficio personale, per eventuale incarichi.

Prendendo atto della disponibilità del Commissario Straordinario su molte richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali si attendono che i provvedimenti promessi vengano attuati in modo da migliorare i servizi e l’appeal del PO di Mussomeli e ci riteniamo moderatamente soddisfatti e lo saremo appieno quando gli impegni assunti si concretizzeranno”.

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Il vascello del colera (di Gero Difrancesco)

Il vascello del colera (di Gero Difrancesco)

La mia famiglia, almeno da  parte materna, è stata una famiglia di emigranti. Dalla Lomellina verso la Sicilia come ho già accennato precedentemente, con il mio trisavolo Giovanni Legnazi,  e verso le Americhe, i paesi dell’Europa e del settentrione d’Italia  con  altri trisavoli,  prozii, zii e cugini. Anche mio padre avrebbe voluto emigrare nelle lontane Americhe, a metà degli anni cinquanta, e sarebbe riuscito nel suo intento, se la protervia di mia madre non glielo avesse impedito. “ Totò “ gli diceva , a  pochi mesi dalla mia nascita, “non mi lasciare sola“. E quelle parole così insistentemente ripetute ed accompagnate da lacrime irrefrenabili,  lo avevano fatto immedesimare,  non solo nella sofferenza di mia madre per quella eventuale separazione, ma anche  nei patemi d’animo che avevano accompagnato la sua infanzia con i genitori separati, lontani l’uno dall’altra. “ Vuoi riservare uguale sorte ai tuoi figli? Gli chiedeva mia madre sapendo di toccare  in lui un punto debole. Vuoi che i tuoi figli crescano, come te, senza il padre?

L’ intento di mio padre era quello di partire per il Brasile assieme ad altri due conoscenti suteresi con i quali aveva condiviso la richiesta  di manodopera artigianale specializzata,  affissa sulle pareti dell’ufficio di collocamento. Tutti e tre avevano sostenuto le visite mediche sia a  Caltanissetta che a Palermo e avrebbero dovuto superarne una terza  a Napoli. “ Totò, non partire, non lasciarmi sola con due bambini” gli ripeteva mia madre, ossessivamente. E mio padre, che pensava ad un eventuale richiamo della sua famiglia appena sistemato in terra straniera, dietro quelle insistenze e quelle lacrime  non se la sentì di continuare nel suo progetto e  cedette . Soltanto per  non venire meno alla parola data ai suoi compagni d’avventura, con cui  nel frattempo aveva stabilito un rapporto di amicizia, sarebbe andato a Napoli,  facendo in modo di  non superare  le prove sanitarie, e di tornare a casa con una giustificazione plausibile. Il suo segreto stava nell’eccitabilità cardiaca, di cui soffriva anche mio nonno,  e se la provocò  così accuratamente fumando sigarette e bevendo caffè, da risultare inidoneo. Tornò a casa soddisfatto:  non era partito per il Brasile, non aveva perso  la faccia con i suoi amici  ed aveva accontentato mia madre.

Giuseppe Caltabellotta e Giuseppe Morreale, salparono  insieme per San Paolo del Brasile nel 1955. Il primo ritornò dopo sei mesi. Il secondo dopo qualche anno. Nessuno dei due fece fortuna. Di questo sembrava compiaciuta  mia madre, che, nella narrazione della vicenda,  ostentava  la saggezza della sua decisione. Non penso abbia avuto mai il dubbio di avere frustrato in mio padre il desiderio di evadere  da un paese che lo aveva molte volte mortificato. Il suo motto rimaneva “Piglia la munnizza di lo tò  paisi e stricatilla nni lu mussu”  ( prendi l’immondizia del tuo paese e strofinatela sul muso)

Nei primi anni del ‘900, i Suteresi  non avevano  una grande considerazione del Brasile come terra di lavoro e di emigrazione,  fortemente scoraggiati dalle  notizie giornalistiche  che provenivano da quelle parti. Immaginavano e non a torto ambienti malsani,  sfruttamento bestiale, arbitrio, violenze. Nelle risposte al questionario del censimento generale della popolazione del 1901, in una nota riguardante l’emigrazione transoceanica, la commissione comunale aveva risposto  che “ i suteresi non vogliono emigrare con viaggio gratuito nel Brasile, perché sanno che qui verrebbero trattati da schiavi e andrebbero incontro a gravissime malattie”

Anche il governo italiano, poco tempo dopo,   espresse le identiche valutazione tanto da bloccare  l’emigrazione  “sussidiata” per quella nazione con un apposito decreto legge. Nelle convinzioni  dei suteresi era stata determinante, pur riguardando solo la traversata transoceanica,  la tragedia  vissuta da alcune famiglie qualche anno prima.

Nell’estate del 1893, mentre nella stragrande maggioranza dei comuni della Sicilia andavano assumendo una forte connotazione politica i “ Fasci dei lavoratori “  e si faceva più insistente la lotta contro la iniquità dei patti agricoli , delle tasse  e dei dazi di consumo che i comuni imponevano sulla popolazione, cominciava  a farsi strada  tra i diseredati dell’isola l’ipotesi di una emigrazione verso quelle nazioni, al di là dell’oceano, che offrivano la speranza per un futuro migliore. Già da qualche anno, dopo l’abolizione della schiavitù e la  trasformazione del Brasile in  Repubblica Federale (1888-89),  si era fatta pressante la richiesta di manodopera italiana da parte dei fazendeiros dello stato di Sau  Paulo, che    producevano ed esportavano caffè.

Il governo Brasiliano e l’associazione dei produttori (Sociedade Promotora de Imigracao) avevano favorito questa emigrazione con agevolazioni sul costo del viaggio  e con la  propaganda attraverso manifesti, opuscoli, libri e fotografie   che divulgavano  con i loro agenti per l’emigrazione  direttamente nei paesi da cui richiedevano la manodopera. La scelta degli italiani obbediva ad un preciso disegno sulla razza, sull’indole, sulla religione e sulla cultura  dell’emigrante che il governo brasiliano  preferiva trapiantare in quelle terre per renderne duratura la permanenza e la discendenza.

Il 25 agosto di quell’anno, il Giornale di Sicilia, nel comunicare in cronaca locale  la fondazione del Fascio dei lavoratori di Sutera che aumentava di giorno in giorno la sua consistenza numerica,  rilevava proprio la condizione che “ causa lo scarsissimo raccolto di questi ultimi due anni la miseria è al culmine  e molti partono per le lontane contrade del Brasile sperando di trovare colà  da viver meglio”. “L’emigrazione” –continuava – “porta conseguenze nefaste all’agricoltura; in ogni modo non possiamo che augurare  ai nostri emigranti buona fortuna “.

Erano partiti per il Brasile quattro contadini con le loro rispettive famiglie per un  totale fra adulti, giovani e bambini di 17 persone. Si erano imbarcati a Napoli insieme a tanti altri conterranei sul piroscafo Carlo Raggio della compagnia omonima genovese. Poco più di 1600  passeggeri avevano trovato posto, in terza classe,  nella stiva di una nave che fino a poco tempo prima era servita per il trasporto di carbone tra Cardiff e Genova. Gli armatori  fiutando il lauto guadagno avevano cominciato a noleggiare i loro piroscafi a compagnie di navigazione come “ La Veloce” la “ Ligure Romana “ o la “ Gavotti” che li utilizzavano sulla linea per il Brasile.

Quel viaggio divenne ben presto una tragedia. A trecento miglia dal porto di Napoli si cominciarono  a manifestare  i primi casi di colera che,  per le scadenti condizioni igieniche in cui erano stati abbandonati i passeggeri, si accrebbero immediatamente. Il vomito, le feci, la mancanza d’acqua, un affollamento che impediva anche di respirare non diedero alcuno scampo a quei poveri diavoli. Neanche le loro vivaci proteste fermarono il comandante Scipione Cremonini che non volle sentire ragione, reprimendo violentemente ogni dissenso e continuando imperterrito  il viaggio fino a Rio de Janeiro.

Durante la traversata i morti  si moltiplicarono senza tregua e quando il piroscafo giunse  in  Brasile non ricevette la “libera pratica “per lo sbarco. La nave venne dirottata verso l’Isola Grande di Rio De Janeiro,  in esecuzione di un provvedimento governativo che già “dal 16 di agosto aveva bloccato la emigrazione in Brasile agli emigrati di provenienza italiana e a quelli partenti da un paese ove il colera è stato segnalato”. Nella identica situazione si trovavano il piroscafo Remo ed altri. A quel punto la condizione  impose il drammatico ritorno in patria e altrettanti giorni di agonia,  che portarono le vittime  del morbo a più di 200. Il 27 di  settembre il “Vascello della morte” dopo una fermata nell’Isola di Saint Vincent nel mar delle Antille per i rifornimenti,  attraccò al porto dell’Asinara dove venne tenuto ancora una volta  in quarantena ed assistito, per quanto fosse possibile, con medicine e viveri. La costernazione e il risentimento della nazione   fu generale anche perché qualche anno prima sullo stesso piroscafo durante un’altra traversata drammatica erano morti 18 passeggeri per la fame. Il capitano Cremonini venne sottoposto a procedimento giudiziario da parte del Ministero della Marina.

Il Giornale di Sicilia del 7-8 ottobre riportò i nomi dei siciliani scomparsi“ A Genova” scrisse “ si è redatto l’elenco dei 201  morti di colera durante la traversata di andata e ritorno da Napoli a Rio De Janeiro  e da Rio De Janeiro all’Asinara dell’ormai famoso piroscafo Carlo Raggio. Ora pare che l’epidemia sia cessata quasi completamente a bordo e solo vi rimangono ancora 17 convalescenti. Il numero dei casi ha sorpassato i 400. Guarirono specialmente gli adulti i bambini morirono tutti senza eccezione. Difatti nel funebre elenco sono i nomi di ben 121 ragazzi inferiore d’età ai 4 e ai 5 anni” I siciliani deceduti d’età  superiore ai 5 anni  furono 8:

Gaspare Catania 35 di Mussomeli; Giorgio Amato 23 di Caltanissetta;  Maria Andolina Armenia  21 di Santa Caterina Villarmosa; Salvatore Cicero 25 di Mussomeli; Antonietta Gioè Gagliano 26 di Palermo; Carmela Raimonda 19  di Sutera; Giuseppe Perrone 17 di Santa Caterina; Maria Provenzano 19 di Canicattì.”

La donna di Sutera che  ad un’uleriore verifica corrispose a Montalto Monella Carmela sposa ventenne di Paolino Raimondi era morta con il  figlioletto Giuseppe di appena un anno. Assieme a loro e ai rimanenti  tredici suteresi era partita una cugina, Catania Ninfa , di ignoti,  la cui  età non è stata riportata in alcun  documento. Qualcuno raccontò sul “ Corriere dell’Isola”  che per la grande confusione “ si arrivò a buttare in mare tal Salvatore Lo Cicero di Salvatore e la figliola di questi Carmela e certo Raimondi Paolino fu Giuseppe da Sutera, quando ancora non avevano dato l’ultimo respiro”

A metà ottobre,  ottanta  superstiti siciliani provenienti da Napoli, furono trasferiti a Messina con il piroscafo postale Ancona “ Dai volti di quegli infelici quasi inebetiti appariva ancora lo spavento e la quasi incoscienza delle inenarrabili sventure patite. Rattristava il cuore il vedere parecchi di essi piangere “. Evidentemente l’augurio del corrispondente del Giornale di Sicilia  di Sutera, per l’ avventura d’oltreoceano dei suoi  compaesani,  non era andato a buon fine. Come non lo era andato per le migliaia di altri “ extracomunitari di allora “ che tra naufragi e malattie trovarono seppellimento nelle acque dell’Oceano Atlantico.

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