VigroEuronics
1 in alto sinistra

 

 

 

 

monticelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Categoria | Cultura

leggi tutto DXsorgepalace

 

La Famiglia Sorge

Inauguriamo una nuova rubrica a cura del filologo e studioso mussomelese, Michele Ognibene, che tratterà di uomini, vicende e luoghi che hanno segnato la storia del “Vallone”. Per il battesimo della rubrica l’autore ha scelto di ripercorrere le tappe di una della famiglia più illustre di Mussomeli. I Sorge

(di Michele Ognibene) MUSSOMELI – La famiglia Sorge, è stata una delle più rappresentative della politica e della cultura mussomelese nonché siciliana sul finire del XIX e la prima metà del secolo successivo. I principali esponenti di questa famiglia, tra le più rilevanti della borghesia cittadina, ebbero la possibilità di formarsi umanamente e culturalmente in ambienti accreditati del luogo natio e soprattutto, a Palermo dove ebbero la possibilità di completare la propria formazione. Il capostipite di questa dinastia, era il mussomelese Carmelo Sorce che svolse un ruolo di primo piano nella vita pubblica di Mussomeli, partecipando ai moti risorgimentali del 1848 e del 1860, facendo così parte dell’amministrazione del comune nelle varie fasi di realizzazione del movimento unitario, specie durante la fase rivoluzionaria che portò all’unità d’Italia. Uomo colto, il suo giudizio fu sempre tenuto in considerazione negli eventi più importanti di Mussomeli. I Sorge appartenevano a quel ceto benestante che traeva la sua elevata posizione sociale dall’antica dimestichezza con i Lanza di Trabia intrattenendo strettissimi rapporti con essi poiché curavano l’amministrazione del loro patrimonio fin dai primi decenni dell’Ottocento, immediatamente dopo l’abolizione della feudalità (1812), quando Giovanni, padre di Carmelo, subentrò a Giuseppe Minneci che fu l’ultimo Governatore della Contea; dopo di lui l’incaricò passò al figlio Salvatore. La villa di famiglia, sita non molto distante dal castello di Mussomeli, fu realizzata dall’architetto Costanzo per la somma di 5.250 lire dell’epoca e vi si arriva percorrendo un viale fiancheggiato da due filari di pini.

Essendo morto quest’ultimo, se ne occupò poi Carmelo Sorce e successivamente il nipote Desiderio Sorge. Questi, nato a Mussomeli il 13 novembre 1857, ebbe un ruolo di primissimo piano nella società e nella politica mussomelese tra la fine dell’ Ottocento e i primi del Novecento. Questi, infatti per il suo carattere scevro da qualsiasi forma di compromesso, fu detto Testa di Ferro e fu uno dei più fedeli amici di Casa Trabia per conto della quale si occupò dei restauri del castello, eseguiti nel 1911 dall’ illustre architetto del tempo Ernesto Armò. Si dedicò inoltre al miglioramento delle tecniche di coltivazione e dei sistemi di conduzione agricola, mediante l’introduzione dei nuovi sistemi di concimazione. Fu sindaco del paese e fece parte del partito che rappresentava Pietro Lanza di Scalea al consiglio provinciale di Caltanissetta. A causa delle mene politiche che lo contrapponevano ad altri personaggi della stessa parte politica, entrò in rotta di collisione con un certo ambiente malavitoso del Vallone che ne decretò l’uccisione avvenuta l’ 11 maggio 1913 nell’ex feudo Pasquale, nell’agro di Cammarata. Tale ambiente mafioso, si scoprirà nei decenni successivi, faceva capo al cav. Gaetano Bongiorno, presidente della deputazione provinciale nissena, arrestato nel 1927 con l’accusa di essere il capo-mandamento di Casteltermini-Campofranco. Il 2 febbraio 1932, il Bongiorno moriva in circostanze non del tutto chiarite presso il carcere di Agrigento mentre si celebrava il processo a suo carico quale mandante dell’omicidio del Testa di Ferro.

Nella politica post-unitaria, i Lanza seppero svolgere un ruolo di primo piano, occupando posti di responsabilità e di governo fin dalle prime elezioni per la camera dei deputati per il Parlamento nazionale (tenutesi il 7 gennaio 1861), presentandosi nel collegio elettorale di Serradifalco, nel quale era compreso anche il comune di Mussomeli. Infatti, l’evento unitario, per molti versi imprevisto, determinò una sorta di apparente rivoluzione culturale in base alla quale i più avveduti esponenti del mondo aristocratico siciliano abbandonarono il regime borbonico e passarono con i liberali intuendo che il mezzo più idoneo per conservare l’antico potere fosse appunto l’adattarsi ai tempi nuovi, determinando in Sicilia fenomeni apparentemente incomprensibili ma in realtà fondati su una logica perfetta. Non c’è dubbio che il processo di formazione dell’unità d’Italia fu anche frutto di un approdo inevitabile del vecchio regime che, maturati gli eventi, ad un certo punto dovette confrontarsi con le logiche inesorabili ma inevitabili dell’opportunismo politico. D’altra parte, questa logica non informò soltanto le scelte e i comportamenti dell’alto patriziato isolano, ma caratterizzò anche gli orientamenti dei ceti privilegiati locali. La borghesia infatti si rese subito conto, ovunque, di non avere alcun interesse a lasciare spazi ai ceti emergenti (artigiani, contadini, ecc.) perché questi, spinti da teorie populiste e comunque democratiche, potevano alzare troppo la testa ed aspirare ad impossessarsi del potere municipale.

Ed è proprio questo che accadde a Mussomeli, soprattutto nei primi venti anni dall’unità d’Italia, durante i quali il ceto borghese si guardò bene dal dividersi.

Per circa venti anni (1865-1885) la vita politica mussomelese post-unitaria, fu caratterizzata dall’alternarsi dei Sorge e dei Giudici alla guida della amministrazione comunale. Finché durò tale sodalizio politico, gli appartenenti al ceto borghese si guardarono bene dal dividersi, rimanendo ben saldi nei ruoli-chiave dell’amministrazione comunale. Ciò rendeva casa Trabia, perfettamente tranquilla circa il proprio ruolo nella vita del paese con riferimento alla salvaguardia degli interessi e al mantenimento del collegio elettorale di Serradifalco, del quale Mussomeli faceva parte. I cosiddetti galantuomini, ebbero chiara la consapevolezza dell’opportunità di rimanere saldamente uniti per assicurarsi il monopolio della compagine amministrativa del comune.

Tuttavia questo clima positivo giunse ad esaurimento a causa dell’insorgere di varie questioni e discrepanze tra le due famiglie leaders sia sul piano personale, sia su quello politico-amministrativo. Le prime avvisaglie dei dissapori tra i Sorge e i Giudici, sono da individuare nelle animosità che inevitabilmente, si evidenziarono in occasione delle elezioni politiche in cui si trovarono impegnati quest’ultimi; questo era accaduto per esempio, in occasione della candidatura soccombente di Paolo Emiliani Giudici del 1863 e del 1865, di quella vincente del 1867 e di quella nuovamente soccombente del 1870, quando il paese aveva dovuto dividersi in modo traumatico. Vero è che la sconfitta dell’Emiliani Giudici non poteva essere addebitata ai Sorge, essendo risultata determinante l’opera del clero locale che vedeva nell’ex domenicano un espressione dell’anticristo, ma è anche vero che molte cose contribuirono a determinare ormai le condizioni della frattura che si sarebbe verificata intorno al 1886-87. Successivamente l’allora sindaco, il comm. Giuseppe Giudici, in vista delle elezioni nazionali lavorò alacremente al fine di allargare e consolidare la base del proprio consenso elettorale all’interno del collegio di circoscrizione d’appartenenza. Fu così che, in occasione delle elezioni politiche del 5 novembre 1876, il sindaco di Mussomeli sfidava il candidato uscente Manfredi Lanza di Trabia e usciva vincitore dal ballottaggio, tenutosi una settimana dopo, tra la soddisfazione generale dei suoi elettori, superando il dep. Domenico Riolo da Naro. Altro importante esponente della famiglia fu il prefetto, nonché capo della R. Pubblica Sicurezza e storico Giuseppe Sorge. Nato a Sutera paese dai contorni mitici il 23 gennaio 1857, nel corso di questi anni compì sino in fondo il proprio percorso di studi frequentando il ginnasio presso il Collegio San Rocco uno degli istituti palermitani più prestigiosi dell’epoca. Non si conoscono molti particolari circa il curriculum scolastico del Sorge, ma è certo che egli mostrò ben presto viva inclinazione per gli studi umanistici, con particolare riguardo alla storia delle istituzioni giuridiche. Conseguì la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Palermo che di fatto, gli aprì le porte della sua brillante carriera con l’immediato ingresso nell’amministrazione dello Stato presso il ministero degli interni che lo destinò a svolgere mansioni rilevanti presso varie prefetture siciliane ed italiane. Molto importante ai fini della sua carriera, fu l’ottima prova offerta in occasione dell’epidemia di colera scoppiata a Bronte, il 28 agosto del 1887 e durata fino ai primi di dicembre dello stesso anno. Durante quei cinque mesi, su una popolazione di ventimila abitanti, si registrarono circa 552 casi di colera e oltre 400 morti. Il Sorge, in quella circostanza, fu nominato Regio delegato straordinario con pieni poteri al fine di sopperire all’assoluta assenza di amministratori e avviando uno stretto rapporto di collaborazione con Benedetto Radice e le autorità sanitarie preposte. Degna di nota, a tale riguardo, è la relazione che il Sorge lesse nella tornata del 26 novembre 1887 al consiglio comunale di Bronte nella quale egli dichiarava di essersi mosso coscientemente in quella drammatica evenienza. In effetti, tale relazione fu molto apprezzata per la completezza delle informazioni e, soprattutto, per l’indicazione puntuale non solo delle cause che contribuirono a diffondere quella calamità, ma anche dei possibili rimedi per evitare in seguito, il ripetersi del terribile morbo. Ovviamente, l’ottimo risultato ottenuto a Bronte, fece crescere molto il suo prestigio e la sua reputazione presso il ministero degli interni che lo annoverava, già fin da quegli anni, tra i funzionari più preparati sul piano giuridico e più operativi sul campo. Tutto ciò, lo mise nelle condizioni di percorrere una rapida carriera che lo portò fino ai vertici del ministero. Nel 1892 il Sorge è regio delegato ad Acireale e poco dopo, lo troviamo Sottoprefetto di Termini Imerese (1893-94) e in tale veste, fu coinvolto nella sanguinosa repressione dei Fasci Siciliani.

FINE PRIMA PARTE

MICHELE OGNIBENE

 

di

- che ha scritto 6708 articoli su Castello Incantato.


2.296 Letture

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

This site is protected by wp-copyrightpro.com