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In parrocchia a Marianopoli festa di Holy Ween

Holy weenMARIANOPOLI – E’ il secondo anno di seguito che il 31 ottobre, vigilia di Tutti i Santi, i bambini e i ragazzi di Marianopoli che frequentano la catechesi parrocchiale (in pratica tutti i bambini e ragazzi del paese, dai 7 ai 14 anni), festeggiano Holy Ween. “Anziché andare in giro vestiti da streghe o fantasmi e a bussare alle porte dicendo ‘Dolcetto o scherzetto’, si vestono da Santi e ne rappresentano la vita. Ho spiegato bene in parrocchia e a scuola, durante l’insegnamento della Religione – dice Don Giuseppe Di Rocco, parroco di Marianopoli – che questa festa non ci appartiene, prima di tutto perché siamo italiani e poi perché come cristiani festeggiamo e celebriamo i Santi, nostri fratelli e ‘amici di Dio’.”. Non si tratta di demonizzare Halloween, ma di trasformarlo, dando ad esso il suo vero significato, spiega il prete. I ragazzi e le famiglie hanno accolto questa proposta educativa, e così dall’inizio di ottobre, guidati dai catechisti, hanno iniziato a preparare vari musical e recite sulla vita di alcuni santi, allestendo anche i costumi. I ragazzi della 2^ e 3^ media presenteranno in breve la vita del papa San Giovanni Paolo II, mentre i ragazzi di 1^ media metteranno in scena la vita di san Filippo Neri, il santo della gioia. Anche i piccoli impersoneranno altri santi: i bimbi di 2^ elementare, la storia dei tre pastorelli di Fatima; i bambini di 3^ elementare il musical sulla beata madre Teresa di Calcutta; i ragazzi di 4^ elementare un mixer di santi, e infine i bambini di 5^ elementare la vita di san Giovanni di Dio. “Una serata all’insegna della gioia – prosegue il parroco Don Giuseppe Di Rocco – sì, perché la santità è gioia. Come ripeto sempre ai ragazzi, e come diceva san Domenico Savio: ‘La santità consiste nello stare allegri’. E il diavolo ha paura della gente allegra. Sono molto commosso per l’entusiasmo e l’impegno mostrato dai Catechisti e dai ragazzi per realizzare questa festa dei Santi. E’ importante che imparino a stare insieme e a collaborare; poi se recitano bene o fanno qualche gaffe, non è importante”.

 

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