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Categoria | Cultura, Curiosità

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Una correzione storica. Chi erano i familiari preti del boss Calogero Vizzini?

chiesa villaVILLALBA – Alcuni giorni fa, esattamente lunedì 11 gennaio, abbiamo pubblicato un articolo-recensione intitolato “Preti mafiosi e preti eroi nel libro del menfintano Salvo Ognibene” riguardante un libro da poco edito che racconta e denuncia le connivenze storiche e attuali tra la mafia e la Chiesa. Come spesso accade per i libri d’interesse, dopo l’articolo che riportava una citazione riguardante Villalba e i familiari preti del noto boss mafioso Calogero Vizzini, è sorto un sano dibattito e sono emersi errori storici (che in buonafede anche l’autore Ognibene ha riportato) e che autorevoli Storie della mafia hanno perpetrato. Allora è sorto il dovere di correggere l’errore, e se necessario stabilire una nemesi storica.
Come già detto, molti autorevoli storici e studiosi hanno scritto che Calogero Vizzini in famiglia era circondato da tonache, cosa del tutto vera, ma per via di un caso di omonimia, gli si attribuisce, a volte come fratello, a volte come zio, un vescovo che non sarebbe stato suo parente, ovvero: Giuseppe Vizzini, vescovo di Noto, nato a Villalba il 10 novembre 1874 e morto durante una visita pastorale a Ferla, in provincia di Siracusa, l’8 dicembre 1935. Va inoltre aggiunto che, se parentela vi fu, era molto lontana nel grado, ma d’altronde in paesini come Villalba alla lontana tutti potrebbero essere parenti con tutti, specie se si ha lo stesso cognome.
Allora chi erano i parenti preti del mafioso villalbese? In casa ne aveva ben due, nel grado di fratelli, ed erano Giovanni, chiamato in paese don Giuanninu; e Salvatore, conosciuto come padre don Totò, e su cui in paese si mormora che lui fosse la mente del fratello criminale, ma cosa mai approfondita. Inoltre, sfuggito alle cronache, ci sarebbe stato un terzo fratello di nome Costantino morto durante gli studi in seminario, quindi probabilmente un terzo fratello prete. E c’era veramente un vescovo zio del criminale, ed era Mons. Giuseppe Scarlata, vescovo di Muro Lucano, che a sua volta aveva un fratello arciprete nella parrocchia di Villalba, Angelo Scarlata, fratelli della madre di don Calò, Salvatrice. Quindi ricapitolando, per fare chiarezza, Vizzini aveva due fratelli preti, un solo zio vescovo, e uno zio prete.
Inoltre, nel testo di Salvo Ognibene L’eucaristia mafiosa – La voce dei preti (Navarra editore, 2015) viene citato un vescovo di Caltanissetta, Giovanni Jacopo, ma anche qui sarebbe stato riscontrato un piccolo refuso, in quanto fu vescovo della diocesi di Caltanissetta Giovanni Jacono dal 1921 al 1953; infine, nel caso di Genco Russo non fu mai sindaco di Mussomeli. Fu nominato dagli Alleati Soprintendente degli Affari civili di Mussomeli e in seguito fu anche eletto consigliere comunale della Dc, mai sindaco.
Queste correzioni storiche, per quanto riguarda Villalba, sono state possibili grazie al contributo, oltre di chi vi scrive, anche dell’ex sindaco Lello Vizzini, del dott. Alberto Cardinale e dell’importante apporto del Prof. Antonio Guarino; invece per Mussomeli il merito è del giornalista Roberto Mistretta. Sperando che da ora innanzi, “scagionato” dalla parentela il vescovo Giuseppe Vizzini, gli storici non cadano ancora nell’errore. O se anche noi ci siamo sbagliati, che si faccia sempre chiarezza sulla Storia.

 

 

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