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Categoria | Cronaca

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“Nel nisseno così truccavano i Tir per mascherare lunghi viaggi”

ciamMUSSOMELI – É stato un dipendente a denunciare il sospetto trucco che ha poi fatto scattare l’inchiesta. Quella che nel giugno di cinque anni fa ha dato vita a due arresti e al sequestro di diversi mezzi pesanti.

L’inchiesta della polizia stradale, ribattezzata ”Calamita”, ha poi trascinato nei guai il presidente dell’azienda nissena di trasporti internazionali “Ciam”, Angelo Calì e il genero, Calogero Lombardo, componente del consiglio di amministrazione.

Sono accusati di estorsione e lesioni gravissime. La prima imputazione perché, per i magistrati, avrebbero imposto ai loro camionisti di bloccare con una calamita il cronotachigrafo di bordo nei loro Tir, così da far diminuire, sulla carta, le effettive ore di guida. La seconda contestazione, invece, è legata all’incidente che un loro autista avuto perché – è la tesi della procura – era stato costretto a guidare per troppo tempo.

Adesso un ispettore di polizia, tra coloro che hanno curato l’indagine, ha spiegato che tutto è partito da quella denuncia presentata da un dipendente e dal quel momento in poi tutti i mezzi della Ciam sono entrati nel mirino. Ne sarebbero stati fermati diversi, sempre dalla polizia, in più parti d’Italia ed a bordo avrebbero avuto quel magnete per alterare la strumentazione di viaggio.

Al momento dell’esecuzione delle ordinanza di custodia cautelare, peraltro, un dipendente della stessa ditta è stato trovato con calamite in tasca, altre ne sono state scovate dagli agenti nell’officina della medesima ditta.

 

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- che ha scritto 943 articoli su Castello Incantato.


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