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Tratti e Ritratti: la nobile scienza di Cesira Palmeri di Villalba

Cesira Palmeri di Villalba e Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona

Palermo – La tradizione è un lungo filo che, a dispetto degli strani giri che la vita gli fa fare, non può spezzarsi. Per questo, la conversazione con Cesira Palmeri di Villalba regala, per certi versi, uno spaccato di storia della Sicilia che, in larga parte, è la storia delle famiglie che hanno fatto la storia.

L’abbiamo incontrata, per puro caso, nel centro di Palermo, insieme con il marito, il mecenate calabrese-campano Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona.

In questa occasione, il direttore di Castello incantato, Alberto Barcellona, l’ha invitata a tornare nel Vallone dove Cesira non si reca da tanto tempo.

“Il feudo l’abbiamo perduto più di un secolo fa. Poi, mio nonno, scegliendo la carriera prefettizia, ha girato l’Italia. Il legame con il proprio passato rimane, certo. Si conserva il senso di appartenere all’aristocrazia che sta nel rispettare l’onore, mantenere saldi i principi, l’etica nella vita e nella propria professione”. Medico anestesista e docente universitario, è discendente della famiglia nobile Palmeri di Villalba, ma il suo nome è tipicamente lombardo, preso dalla nonna paterna, che era nata a Gallarate.

“Mio nonno – ci racconta – la conobbe nel nord Italia. Avendo scelto la carriera prefettizia, visse in molte parti d’Italia abitando nei palazzi più belli di città come Venezia e Firenze. Mio padre, da bambino, percorreva con la bicicletta i saloni di palazzo Vecchio e non dimenticò mai gli spazzoloni dei pulizieri della prefettura che lavavano il cotto con petrolio e  segatura, lasciando un odore inconfondibile per giorni”.

Una vita interamente pubblica che contrasta con la memoria delle abitudini paterne. “Egli amava il privato, detestava la mondanità”. Cesira confessa, ma è una confessione intrisa di orgoglio, di essersi impegnata nel tener fede a questo patrimonio familiare. E, nel suo racconto, si scorgono anche utili suggerimenti per sopravvivere a quella che conviene con noi, è un’ epoca buia.  “La nobiltà è, in fondo, il privilegio di avere un passato che si può raccontare. Ma si sente anche il dovere di tramandarlo, con i propri comportamenti, bisogna stare con i piedi per terra. Ricordo gli insegnamenti delle suore del Sacro Cuore e poi, la durezza dell’Università dei miei tempi. Oggi gli studenti cliccano sugli smartphone durante le ore di lezione, contestano i professori e si insultano, anche tra di loro, con una violenza impensabile per la mia generazione. Direi che la volgarità è la malattia del secolo”. Nondimeno, in veste di scienziata Cesira sa che la modernità pone nuove domande, per questo non nasconde la sua apertura rispetto a temi etici molto spinosi come l’eutanasia e, persino, il suicidio assistito.

“C’è una tendenza olistica a rispettare ala volontà della persona, che va curata in quanto tale. Oggi, purtroppo, la tendenza è quella di trattare il paziente come un  numero”. Ragazzi che non credono più nell’accademia e ospedali che non funzionano. Di chi è la colpa? La professoressa Palmeri di Villalba si rimette il camice per dire che “l’università è nelle mani di lobbies che si trincerano dietro a ipocrisie e rendite di posizione, violando, spesso, i doveri del medico e quelli del docente, che è trasmettere il sapere. L’ospedalità, invece, è stata uccisa dall’aziendalizzazione. Facciamo corsi di gestione manageriale e finiamo per trattare il paziente con criteri ragioneristici”. Prima queste cose succedevano? “Mio padre diceva: noi queste cose non le abbiamo mai fatte”.

 

di

- che ha scritto 50 articoli su Castello Incantato.


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