predil 1Predil ceramiche VigroBanner censimento
1 in alto sinistra

 

 

 

 

monticelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Categoria | Cultura

leggi tutto DXsorgepalace

 

Giacomo Longo, eroe e benefattore (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

Ho riletto più volte le Cronache del Sorge e confesso che non mi sono mai stancato di sfogliare le pagine su Giacomo Longo, giovanissimo eroe del Risorgimento, grande benefattore della nostra comunità… una figura straordinaria della nostra storia, quasi del tutto sconosciuta, che mi ha sempre affascinato per il suo coraggio e la sua generosità,  per la sua dedizione al proprio paese… un campione di valori per tutti i nostri giovani, se solo lo conoscessero e sapessero un po’ della sua straordinaria brevissima vita.

         Siamo nel 1860. Il 4 aprile scoppiano i moti rivoluzionari a Palermo e, qualche giorno dopo, anche a Mussomeli, come riportano il Mulé Bertolo e il Sorge, cominciano le agitazioni popolari. Nella piazza Manfredi, spunta una bandiera tricolore, il primo segnale per prepararsi alla lotta. Arriva, poi, la notizia che a Palermo, il 27 maggio, Garibaldi ha sconfitto e cacciato via dalla città l’esercito borbonico, e, allora, sull’onda dell’entusiasmo rivoluzionario, si riuniscono a palazzo Trabia i quarantottisti, gli ardimentosi liberali che si erano già battuti contro i Borboni nel 1848, ed improvvisano, per le vie del paese, una manifestazione di giubilo con sventolio di bandiere tricolori, alcune delle quali erano state conservate dal 1848. Al ritorno, sulla piazza del palazzo (ora piazza Roma), Giacomo Longo, appena diciottenne, arringa la folla con parole di amore patrio e spirito di combattente rivoluzionario, scagliandosi contro la tirannide borbonica e mostrando alla fine del suo infuocato discorso il ritratto del Principe di Lanza di Scordia, morto in esilio a causa dei Borboni, suscitando così “un grido enorme di plauso… dal popolo entusiasta che correndo tutti alla casa del comune presero e scaraventarono a terra i busti in gesso dei sovrani…”.

Subito dopo viene ricostituita la Guardia nazionale, tra i quali con il grado di comandanti delle compagnie, il giovanissimo animoso combattente “nuovo capitano” Giacomo Longo, che lavorava ad alimentare l’entusiasmo rivoluzionario a Mussomeli e nei paesi vicini… dove si recò con Carmelo Sorce (padre del nostro storico Sorge) ed i suoi militi, in armi e bagaglio e a suon di tamburo, per far trionfare la causa della libertà e dell’Unità d’Italia. Due anni dopo, nell’estate del 1862, il Longo, insieme ad altri giovani rivoluzionari mussomelesi, si recheranno a Villalba, per incontrare Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, “che li ricevette con patriottiche parole… e lo avrebbero seguito se non si fossero trovati i padri di taluni di essi, che li obbligarono a retrocedere (!!)”.

Il Longo era nato nel 1842 in una famiglia ricchissima di San Giovanni Gemini (suo padre Vincenzo era del luogo e sua madre Grazia Nigrelli di Mussomeli). Ma morti prematuramente i suoi genitori, gli farà da padre adottivo lo zio sacerdote Pietro Nigrelli, fratello della madre, che lo farà studiare a Palermo dove conseguirà la laurea in Giurisprudenza, e dove morirà a 26 anni, “colpito da fiero morbo”, il 14 agosto del 1868.  Sentendosi morire, il giovane Longo, proprietario di ben 164 salme  dell’ex feudo Recalmici, l’eroico capitano della Guardia nazionale in quei tumultuosi mesi del 1860, poi consigliere ed assessore comunale, “manifestò il desiderio di fare il suo testamento e di destinare il grosso della sua sostanza alla fondazione di un ospedale a Mussomeli”. Il vecchio ospedale Santa Rosalia, sottostante la Chiesa di Sant’Antonio, era ormai inutilizzabile.

La sua buona intenzione venne vanificata, però, dall’improvviso aggravarsi della sua malattia e dalle mene ritardatarie di qualche erede, ma alcuni amici presenti al suo capezzale, pur non essendoci stato un atto notarile, testimoniarono che quelle erano le sue ultime volontà e che dovevano essere eseguite come lui aveva voluto. Non mancarono gli ostacoli frapposti da chi era interessato alla sua lauta eredità, in particolare lo zio sac. Nigrelli, che ottenne 54 salme di terra “per essere ricompensato dell’affetto e delle cure che, quale secondo padre, aveva avuto di lui”. Ma grazie agli amici e uomini liberali, come il sindaco e deputato Giuseppe Giudici e Carmelo Sorce (padre dello nostro storico Sorge), presidente della Congregazione di carità, ed alla fermezza della sorella di Giacomo, suor Domenica Longo, monaca nel monastero di San Vincenzo di Agrigento, rimasta unica erede, si riuscì a fare fallire tutti i raggiri di chi aspirava a prendersi tutto ed a farsi beffe della volontà del nostro benefattore.

Dopo lunghissime trattative, con atto del 21 settembre 1900, confermato dai pareri favorevoli dei vari enti locali, si pervenne finalmente all’atto istitutivo dell’ospedale, che, come vollero i due canonici della diocesi di Agrigento G.Bondì e G.Bonfiglio, fiduciari di suor Domenica, verrà intitolato alla Madonna “Maria Immacolata”, forse mal sopportando che un ospedale potesse essere intitolato ad un giovane liberale e rivoluzionario antiborbonico (!) Nello stesso atto si ratificava la destinazione di un terzo del patrimonio, che ammontava a 115.913 lire, ai poveri di San Giovanni Gemini. Seguirà il regio decreto del 23 luglio del 1903 con il quale l’ospedale “Maria Immacolata” sarà eretto in ente morale.

         Per fortuna, i primi amministratori dell’ospedale, che comincerà ad operare dopo il 1903, tra i quali Salvatore Sorge (fratello del nostro storico), aggiungeranno Longo al nome Maria Immacolata nella corrispondenza ufficiale, ma lo Statuto non sarà più modificato. La struttura esterna dell’edificio, molto bella ed in stile neoclassico,  con un ingresso imponente decorato da quattro colonne doriche, con le due centrali ripetute nell’atrio, era stata completata, come si vede dalla data impressa nel timpano in alto, nel 1887, forse su progetto del famoso architetto Ernesto Basile.

Amaro il commento del nostro storico Sorge alla fine delle pagine dedicate al nostro benemerito concittadino: “nessuno ha pensato a rivendicarne le ceneri che giacciono dimenticate a Palermo, nel corridoio nuovo del cimitero dei Cappuccini… nulla ricorda il fondatore  fuor d’una sbiadita fotografia appesa ad una parete… ma sulla ingratitudine umana veglia e veglierà vindice la storia, che porrà il nome di Giacomo Longo fra i grandi benefattori di Mussomeli”. Qualche anno dopo, però, qualcuno, forse il fratello, sensibilizzato dal nostro storico Sorge, pensò bene di far scolpire due busti per i due fratelli fondatori, Giacomo e Suor Domenica. Fu la compianta Francesca Sorce,  assistente sociale, qualche anno prima della sua tragica fine, avvenuta il 24 ottobre del 1998, a portarli dove ora si trovano, nella sala d’aspetto del pronto soccorso del nuovo ospedale di Mussomeli, prendendoli dal vecchio ospedale di Via G. Longo (che aveva smesso di funzionare dal 1957), e dove erano stati dimenticati per 40 anni.

Il prossimo anno, il 14 agosto, ricorrerà il 150° anniversario della sua morte. Sarebbe auspicabile che il Comune e l’ASP, insieme, lo commemorassero con una cerimonia a cui far partecipare tutti i cittadini, così da dimostrare che si è  ancora riconoscenti verso questo giovane eroe e benemerito. Sarebbe pure altamente significativo, che, prima di quella data, le autorità comunali e dirigenti dell’ASP, potessero annunciare congiuntamente che è stato presentato e finanziato con appositi fondi regionali o europei, il progetto di restauro e di riutilizzo del vecchio ospedale, un inestimabile monumento storico-architettonico del nostro paese, ora del tutto abbandonato, per destinarlo ad una fondazione o ad una ONLUS che si occupi di ricerca e prevenzione sanitaria.

 

di

- che ha scritto 6268 articoli su Castello Incantato.


859 Letture

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

This site is protected by wp-copyrightpro.com