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Categoria | Cronaca

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Confiscati beni al «boss di Montedoro»

Confiscati i beni al presunto boss di Montedoro. Un provvedimento non definitivo quello emesso dalla sezione patrimoniale del tribunale misure di prevenzione.

Il verdetto ha privati di beni per un valore di un milione e mezzo di euro il presunto rappresentate della famiglia montedorese di Cosa nostra, Nicolò Falcone, di 68 anni – assistito dagli avvocato Antonio Impellizzeri e Diego Guadagnino – e la moglie, Anna Di Raimondo.

La lista del patrimonio requisito comprende la ditta «Falcone Nicolò» attiva  nel settore cerealicolo,  altre aziende dello stesso comparto che fanno capo alla moglie, un paio di allevamenti, terreni nelle campagne di Montedoro e Serradifalco, un paio d’immobili sempre nel centro montedorese e, ancora, conti correnti postali.

L’originario provvedimento patrimoniale, eseguito dalla Dia di Caltanissetta su decreto del Tribunale, risale all’aprile di due anni addietro.

La misura è stata adotta per i trascorsi giudiziari dello stesso Nicolò Falcone – e anche il fratello Gaetano ha subito un sequestro da un milione di euro – e perché, secondo i magistrati della direzione distrettuale antimafia nissena, vi sarebbe stato  un forte divario tra i beni di famiglia e i redditi desunti.

Falcone già un quarto di secolo fa è rimasto coinvolto nella gigantesca operazione antimafia «Leopardo» da cui ne è uscito con la condanna.

In tempi più recenti è stato interessato da un altro blitz che ha colpito la mafia del Vallone, non a caso è stato ribattezzato «Grande Vallone», e alla fine ne è uscito con la condanna a quattro anni e mezzo, in continuazione con Leopardo, proprio per associazione mafiosa.

 

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