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L’oscuro assassinio di “TESTADIFERRO”

(A cura del Prof. Salvatore Vaccaro) MussomeliCon due paginoni a firma dell’amico e compianto Giovanni Camerota, su Progetto Vallone n.7/8 del 1994, si pubblica per la prima volta uno speciale su Desiderio Sorce, uno dei più illustri e benemeriti personaggi del nostro paese, quasi del tutto sconosciuto ai più, assassinato dalla mafia l’11 maggio del 1913, e detto, per il suo carattere forte ed inflessibile, Testadiferro. (Ci si auspica che le autorità comunali vogliano intitolargli almeno una via e restaurare la stele funeraria di C.da Pasquali!). Il nostro storico Sorge, nelle sue Cronache, scrive che Desiderio, suo cugino, oltre ad essere un ottimo e moderno amministratore dei vasti possedimenti dei Trabia, aveva dato impulso all’economia locale, migliorando in particolare le condizioni dell’agricoltura con nuove colture, nuovi sistemi di coltivazione e di concimazione, ed incrementando l’allevamento del bestiame.

Nell’ex feudo Canzirotta, per esempio, dove, nell’antica masseria, come abbiamo visto nell’articolo di giugno, una lapide ricorda il suo importante contributo, riusciva a rendere fertile e redditizia una terra fino ad allora arida ed improduttiva, facendo alberare viali e declivi montuosi, impiantandovi vigneti, scavando pozzi per l’irrigazione… In una inchiesta parlamentare del 1910 sulle condizioni dei contadini in Sicilia, condotta dal prof. Lorenzoni, l’azienda Canzirotta, in cui vi lavoravano centinaia di persone, era citata come un esempio di conduzione agraria. Anche nella sua Pasquali creerà una azienda vinicola che produrrà per la prima volta, dalle nostre parti, vini pregiati come il moscato.

A lui si deve, inoltre, nei primi del ‘900, la realizzazione della fiera del Castello allo scopo di dare una forte spinta all’allevamento del bestiame e dell’economia agricola del nostro paese. La fiera del 1 e 2 settembre è da allora, e fino agli anni 50/60, tra le più partecipate della Sicilia. Si dice che D. Sorce, per promuovere l’evento fieristico e per far partecipare gli allevatori più bravi con i migliori esemplari di bestiame, avesse istituito persino dei premi!

Testadiferro, sindaco di Mussomeli, dal 1898 al 1902 e dal 1906 al 1908, destinò a titolo gratuito, nel 1899, al Direttore Didattico G. Camerota, 21 are di terra coltivabile di sua proprietà, così da favorire la sperimentazione di nuove colture e l’insegnamento dell’economia agricola. Si adoperò, pure, coinvolgendo il principe Pietro Lanza di Scalea e servendosi della indispensabile progettazione e direzione dell’architetto Ernesto Armò, nel far restaurare il Castello Manfredonico, allora in condizioni disastrose. E’ grazie a quei restauri, che avranno inizio verso il 1909 e termine nel 1911, oltre a quelli più recenti degli anni 80/90, che, oggi, possiamo disporre del nostro straordinario “nido d’aquila”, fatto dichiarare, proprio nel periodo della sindacatura di Sorce, monumento nazionale! A lui dobbiamo, infine, tra le altre cose, il rifacimento della torre dell’orologio nei primi anni del 900.

Ed ecco come racconta G. Camerota, sulla base delle testimonianze di suoi vecchi parenti, quel doloroso 11 maggio di 104 anni fa: é domenica mattina, festa di San Pasquale. Il Sorce, con i suoi familiari, si trova a “pasquali di jusu” per partecipare alla messa nella chiesetta dedicata al santo dei pastori ed alla successiva festa campestre. Nel pomeriggio, decide di risalire verso “pasquali di susu” per andare incontro a suo cognato Giovanni che stava per tornare dal paese, con il campiere Vanni Maida. Mentre si dirige sulla trazzera verso “quattrufinaiti”, scorge in fondo quattro uomini a cavallo, e, subito dopo, sente uno sparo provenire da “u cuozzu’a rina”. Accorre di corsa impugnando la sua pistola e, riverso sanguinante sul margine della stradella, trova il cognato Giovanni, che però si finge morto. Ed allora lui punta deciso la sua arma contro i due banditi appostati dietro ‘u cuozzu, mentre altri due tengono le redini delle giumente imbizzarrite dal rumore dei colpi, ma Testadiferro viene anticipato da una loro fucilata che lo abbatte. Si dice che, al primo colpo, cadesse ferito e si fingesse morto anche lui, e che la domestica “la frattina”, precipitatasi urlante sul luogo del delitto si fosse improvvisamente azzittita su un cenno del suo padrone ancora vivo. Ma i due banditi che stavano già fuggendo a cavallo, insospettiti dall’improvviso silenzio della donna, tornano per dare, questa volta, il colpo di grazia che fa spegnere Don Desiderio in un lago di sangue.

Alcuni giorni dopo, come riporta Gero Di Francesco nel suo libro “Sutera Milocca…”, su indagine del procuratore Ettore Cipolla, originario di Villalba, verrà ritrovata, tra le carte di Testadiferro, una lettera di estorsione a firma (!!) di Salvatore Alliata Gallo e Calogero Randazzo, con la richiesta di 15mila lire! Ed a voler fugare qualsiasi dubbio sulla propria colpevolezza, o, meglio, a far sviare ulteriormente pericolose tracce che portassero ai veri mandanti, i due banditi fanno pubblicare dal Giornale di Sicilia, sei giorni dopo, il 19 maggio, una lettera anch’essa firmata (!!), in cui si assumono la responsabilità dell’assassinio consumato e con esito vittorioso nel territorio di Mussomeli e precisamente nell’ex feudo Pasquale in persona del signor Sorce Desiderio… ad evitare possibili arresti a persone innocenti, che godono la bella libertà (!!)”, e motivando l’uccisione del Sorce per essersi lui rifiutato di pagare quanto richiesto (!) e di essersi rivolto alla pubblica sicurezza!

Tutto sembrò dare ragione ai due criminali reo confessi, ma, sotto sotto, come si capisce, c’era un’altra pista. Intrighi e giochi di potere tra il prefetto del tempo Palumbo Cardella, il principe di Scalea e lo stesso Gaetano Bongiorno, nel collegio elettorale di Serradifalco (a cui aspirava a farsi eleggere come deputato al Parlamento lo stesso comm. Bongiorno), nonché altri fatti gravi per i quali il Sorce aveva dato le dimissioni dalla sua carica di assessore provinciale nella Giunta di cui era presidente proprio il Bongiorno. Alcuni anni più tardi, attraverso documenti e la corrispondenza privata tra i tre di cui sopra, G. Bongiorno sarà accusato di essere il mandante dell’assassinio di Desiderio Sorce, e, dopo una prima assoluzione nel 1919, verrà arrestato nel 1927, e, poi, rinchiuso nel carcere di San Vito di Agrigento, dove, nel 1932, morirà in circostanze misteriose, prima della sentenza del tribunale!!

Due anni dopo l’assassinio di Testadiferro, venne arrestato a Palermo il bandito Gallo in procinto di partire per l’America. Agli inquirenti, che gli troveranno delle cartoline inviatigli da un figlio del Bongiorno, ammetterà di avere ucciso (!) pure il complice e cognato C. Randazzo. E, in un susseguirsi di incredibili colpi di scena degni di un thriller dai contorni molto oscuri, lo stesso Gallo, che minacciava dichiarazioni clamorose, verrà a sua volta assassinato in carcere da Paolo Grisafi, un altro degno criminale, con una pistola che nessuno mai saprà da chi l’avesse avuto!

I funerali resi ieri al compianto cav. Desiderio Sorge, si leggerà sul Giornale di Sicilia del 17 maggio, furono degni dell’uomo che Mussomeli ha perduto… Dopo le funzioni religiose celebrate con rara solennità e dopo avere assistito alla lettura dell’elogio funebre nel quale il sacerdote Salvatore Scozzari seppe maestrevolmente ritrarre la figura del nostro concittadino, mosse per accompagnare la salma un interminabile corteo al quale presero parte le bande musicali dell’Ospizio Provinciale di Caltanissetta e dei comuni di Campofranco e Mussomeli, la scolaresca, le varie congregazioni locali, il clero e l’istituto Sorge Malaspina. Seguivano il feretro i principi di Scordia e di Deliella venuti espressamente in rappresentanza dei rispettivi genitori on. Principe di Trabia e senatore Principe di Scalea…, la Giunta Provinciale, i Sindaci e le Giunte Comunali, il Prefetto della Provincia, le autorità civili e militari del luogo… Tra gli altri, il vicepresidente della Giunta provinciale, comm. Guarino, nel dargli l’ultimo addio, affermava: “Desiderio, tu forse moristi per dire al male di qua non si passa! Forse tu non volesti piegarti alla mafia!!

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