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Categoria | Cronaca

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Giro di «squillo», droga e mafia: 10 alla sbarra

Associazione mafiosa aggravata dall’essere armata, traffico di stupefacenti, prostituzione anche minorile, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

È il più che ampio ventaglio di accuse che trascina di nuovo alla sbarra dieci imputati, compreso un presunto boss di Cosa nostra.

Tutti, nel primo processo, ne sono usciti con un verdetto  di colpevolezza e pene anche pesanti. Perché si va un minimo di 4 anni per il 43enne Fabio Ferrara fino ai 18 anni di carcere per il 48enne Calogero Maurizio Di Vita ritenuto a capo della famiglia sancataldese di Cosa nostra.

Nel mezzo vi sono le altre otto condanne. Quelle, in primo grado, inflitte al 34renne Calogero Luca Cordaro che ha rimediato 7 anni e 4 mesi, al 35enne Elis Deda con  6 anni per spaccio, al 52enne Antonio Domenico Cordaro che ne è uscito dal  primo processo con 14 anni e 4 mesi, il 44enne Vincenzo Scalzo, il 37enne Angelo Giumento e il 49enne Vincenzo Ferrara con 10 anni e 7 mesi ciascuno, al 55enne Salvatore Cordaro con 11 anni e 3 mesi e al 42enne Pietro Mulone al quale sono stati comminati 11 anni e 4 mesi.

I dieci – difesi dagli avvocati Davide Anzalone, Dino Milazzo, Giuseppe Dacquì, Calogero Vinci, Salvatore Daniele ed e Andrea Alberti  – in primo grado sono stati giudicati con il rito abbreviato.

Mentre altri dodici coinvolti nella stessa inchiesta  sono attualmente sotto processo in tribunale.

I loro arresti sono scattati nel marzo di due anni fa perché accusati di gestire nel Nisseno, a vario titolo, traffico di droga e un giro di prostituzione anche di minorenni.

 

di

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