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Categoria | Cronaca

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«Uccise il padre», condannati lui e il cognato

Due condanne per il parricidio di Riesi. Le ha comminate il gup che ha processato con il rito abbreviato il ventottenne di Riesi, Rocco Tabbì  – difeso dagli avvocati Sergio Iacona e Giuseppe Dacquì – al quale sono stati inflitti 18 anni e 4 mesi e il cognato, l’operaio trentaseienne Angelo Bartoli – difeso dagli avvocati Giovanni Maggio e Michele Ambra – che si è visto infliggere 18 anni di carcere.

Tutti e due erano accusati di omicidio premeditato per l’uccisione del  cinquantasettenne riesino Francesco Tabbì,  assassinato a colpi di fucile e pistola la mattina del 10 dicembre di due anni fa.

Dovranno pure risarcire la parte civile. Ruolo, questo, rivestito dalla compagna della vittima – (assistita dall’avvocato Vincenzo Vitello – alla quale andranno anche venticinquemila euro di provvisionale. Questo il verdetto che è stato emesso dal gup che li ha giudicati con il rito abbreviato.

È per forti contrasti sia in famiglia che per la conduzione delle loro aziende che padre figlio sarebbero finiti ai ferri corti.

Fino ad arrivare al progetto di morte che i due cognati avrebbero messo a segno quella mattina di dicembre del 2016 nell’azienda agricola di contrada Margio, appartenente agli stessi Tabbì.

Poi i due imputati hanno confessato di avere ucciso l’agricoltore perché, si sono difesi, avrebbero temuto per la loro incolumità.

 

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