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Categoria | Cronaca

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«Sospetta talpa della mafia», maresciallo fa scena muta

Scena muta del maresciallo dei carabinieri coinvolto nell’inchiesta «Pandora» di carabinieri e guardia di finanza. Il maresciallo dei carabinieri Domenico Terenzio – assistito dall’avvocato Boris Pastorello – comparo dianzi i magistrati di Benevento, dov’è detenuto, ha preferito non rispondere.

È per rogatoria che era previsto il suo interrogatorio ma il sottufficiale ha preferito tacere. È accusato di avere girato informazioni riservate a uomini di mafia od a loro parenti, nel casso i beneficiari di quelle presunte “soffiate” fossero detenuti.

A lui le indagini sono arrivate intercettando sospetti mafiosi. Così gli inquirenti si sono resi conto di suoi contati sospetti con presunti esponenti della mafia o ritenuti avvicinati.

Passo dopo passola sua posizione si è appesantita fino a fare scattare le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione di segreti d’ufficio e falso.

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche Ivan Cristian Callari e Massimo Scalzo – assistiti rispettivamente dagli avvocati Angelo ed Ezio Tambè e Gianluca Amico e Salvatore Baglio) tutti e due tirati in ballo  per associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsioni aggravate.

Si è difeso, invece, Luigi Vivacqua – difeso dall’avvocato Sergio Iacona – accusato di estorsione ad un imprenditore. Che poi sarebbe stato il suo ex datore di lavoro: E, nel chiarire i suoi contatti, ha ribadito che il suo unico obiettivo sarebbe stato riavere il suo posto dio lavoro per garantire tranquillità economica alla sua famiglia.

 

di

- che ha scritto 1986 articoli su Castello Incantato.


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