VigroEuronics
1 in alto sinistra

 

 

 

 

monticelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Archivio | gennaio, 2019

 

Mafia a Mussomeli, i retroscena del delitto Falcone

Mafia a Mussomeli, i retroscena del delitto Falcone

Mussomeli – È per una guerra intestina a Cosa nostra che Gaetano Falcone, di Montedoro, sarebbe stato ucciso. Mandante di quell’agguato – per gli inquirenti – sarebbe stato Domenico «Mimì» Vaccaro.

È per un duplice motivo – secondo la ricostruzione di carabinieri e magistrati- che Vaccaro avrebbe voluto la morte di Falcone.

In primo luogo per vendicare l’uccisione del fratello, Lorenzo Vaccaro e Calogero Carruba assassinati il 29 gennaio 1998, ma vi sarebbe dell’altro.

Perché, sempre secondo la tesi accusatoria, Domenico Vaccaro avrebbe voluto anticipare un presunto progetto di morte nei suoi confronti. Disegno che una frangia contrapposta di Cosa nostra avrebbe a quel tempo architettato.

E Gaetano Falcone sarebbe stato il trascinatore di quella sorta di gruppo contrapposto, ma sempre riferito a Cosa nostra. Tutto sarebbe stato legato a una lotta interna di potere.

E anche il cugino della vittima, Nicolo Falcone, che a quel tempo era sarebbe stato il rappresentante della famiglia mafiosa di Montedoro, avrebbe fornito il placet per l’uccisione del parente.

In  questo contesto, sempre secondo la ricostruzione di militari e procura, Antonio Tusa e Giuseppe Modica avevano scoperto gli autori del duplice omicidio di Lorenzo Vaccaro e Calogero Carruba.

Del commando che ha eliminato Gaetano Falcone avrebbero fatto parte,  per i pm, i campofranchesi Angelo Schillaci e Maurizio Carrubba. Quest’ultimo, che ha rivestito un ruolo di primo piano nella famiglia mafiosa di Campofranco, ha poi saltato il fosso avviando un rapporto di collaborazione con la giustizia. E in questa indagine il suo apporto sarebbe stato determinante

9.577 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

Mussomeli, ecco chi sono gli arrestati e le accuse

Mussomeli, ecco chi sono gli arrestati e le accuse

clicca sulla immagine per ingrandire

Mussomeli – Ecco chi sono i nomi degli arrestati e le contestazioni mosse a loro carico dai carabinieri e dalla direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta.

Claudio Rino Di Leo, 57 anni, di Campofranco, associazione a delinquere di tipo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentata estorsione, rapina, reati concernenti le armi;

Maurizio Calogero Di Vita, 50 anni, di San Cataldo, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;

Antonio Calogero Grizzanti, 63 anni, di Sutera, tirato in ballo per due estorsioni;

Giuseppe Modica, 57 anni, di Campofranco, omicidio e reati per armi;

Francesco Pollara, 40 anni, Palermo, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;

Vincenzo Scalzo, 46 anni, di San Cataldo, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;

Angelo Schillaci, 57 anni, di Campofranco, omicidio e armi;

Antonino Tusa, 51 anni, di Catania, omicidio e armi;

Domenico «Mimì» Vaccaro, 65 anni, omicidio e armi; tutti loro sono in carcere;

Domenico Avarello, 39 anni di Canicattì, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;

Nicolò Falcone, 71 anni, di Montedoro, omicidio e armi;

Salvuccio Favata, 44 anni, di Mussomeli, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;

Antonino Lattuca, 38 anni, di Agrigento, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;

Calogero Modica, 76 anni, di Cmpofranco, associazione mafiosa ed estorsione; tutti loro agli arresti domiciliari;

Alexander Giulio Lattuca, 25 anni di Mussomeli, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;

Domenico Mangiapane, 40 annni di Cammarata, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;

Giovanni Siracusa, 36 anni di Mussomeli, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; gli ultimi tre sottoposti ad obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

19.631 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

Mafia a Mussomeli, rapinarono banca per reperire i soldi per la droga

Mafia a Mussomeli, rapinarono banca per reperire i soldi per la droga

MUSSOMELI – Da un delitto ordinato per evitare un colpo di mano in Cosa nostra, a una rapina in banca per finanziare l’acquisto di una partita di droga, passando per estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori.

C’è tutto questo nel gran calderone dell’operazione dei carabinieri del Ros, nome in codice «Gallodoro», che ha fatto scattare 17 provvedimenti cautelari. Che sono scatti presunti appartenenti a Cosa nostra del mandamento di Mussomeli, di cui fanno parte le famiglie di Campofranco, Montedoro, Serradifalco, Sutera, Bompensiere, oltre che quella di Mussomeli.

L’attenzione dei militari è rimasta sempre catalizzata su Domenico «Mimì» Vaccaro, Calogero Modica, Claudio Rino Di Leo e Antonio Calogero Grizzanti di Sutera.

Ed a Di Leo, già condannato per mafia per il blitz «Urano»,  i carabinieri hanno ricondotto un ruolo di primo piano e la disponibilità di  armi. Ma  è stata scoperta anche una movimentazione di droga che avrebbero avuto  a san Cataldo Calogero Maurizio Di Vita e Vincenzo Scalzo come punti di riferimento ed a Palermo Francesco Pollara.

E in una circostanza – era il 30 maggio del 2010 – per reperire soldi per comprare una  partita di droga, sarebbe stata rapinata  la banca Toniolo di Campofranco. Rapina che, secondo l’accusa, avrebbero eseguito lo stesso Di Leo e Pollara, rimediando un bottino di 18 mila euro.

3.156 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

Operazione Gallodoro: IL Video delle operazioni

Operazione Gallodoro: IL Video delle operazioni

MUSSOMELI –  Il video dell’Operazione Gallodoro

2.482 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

Scacco alla mafia di Mussomeli, 17 arresti nella notte e fatta luce pure su un delitto

Scacco alla mafia di Mussomeli, 17 arresti nella notte e fatta luce pure su un delitto

Scacco al mandamento mafioso di Cosa nostra a Mussomeli. Lo hanno dato i carabinieri del Ros con una vasta operazione nella notte.

Sono 17, in particolare, le ordinanze di custodia cautelare che sono state eseguite durante la notte dai militari del reparto speciale.

Al centro dei provvedimenti cautelari le ipotesi, a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, estorsione e traffico di stupefacenti.

È stata fatta luce anche su un delitto consumato a Montedoro ventuno anni fa. L‘agguato è quello messo a segno il 13 giugno del 1998 con obiettivo Gaetano Falcone.

Tra pieghe dell’inchiesta , che ha ricostruito la mappa mafiosa del mandamento di Mussomeli, sono stati anche scoperte richieste estorsive che sarebbero state operate ai danni d’imprenditori e commercianti.

Smascherato anche un lucroso traffico di sostanze stupefacenti che veniva acquistate a Palermo per poi esser smerciate nell’area del Vallone.

6.629 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

Concussione, assolto dirigente Asp, figlia e altro medico

Concussione, assolto dirigente Asp, figlia e altro medico

Caltanissetta – Assolto per concussione il direttore di medicina legale dell’Asp 2 di Caltanissetta. Con lui anche la figlia, accusata di guida in stato di ebbrezza e un altro medico sul quale pendevano le stesse contestazioni del dirigente. Non reggono le accuse a carico direttore di  medicina legale dell’Asp 2, Vito Milisenna, che era stato accusato di un paio d’ipotesi d’induzione indebita a dare o promettere utilità.

Per lui Per la procura aveva chiesto la condanna a 7 anni e mezzo di carcere.

Secondo la tesi della procura avrebbe scambiato la provetta di sangue della figlia – che sarebbe risultata positiva al test dell’etilometro – con il suo. Così da evitarle guai. Ma anche questa contestazione è caduta.

La ragazza, Costanza Maria Milisenna, è stata pure lei assolta a fronte di una richiesta di pena a 3 mesi per guida in stato di ebbrezza. Perché, come dimostrato dagli avvocati Dino Milazzo e Sergio Monaco, sarebbe stato un farmaco assunto dalla ragazza a falsare quel test.

Assolto pure un medico del pronto soccorso Maria Tumminelli – assistita dall’avvocato Diego Perricone –  finita in giudizio per due ipotesi d’induzione indebita. Per lei l’accusa aveva chiesto la condanna a 2 anni e 2 mesi.

Nel procedimento si era costituita parte civile anche la stessa azienda sanitaria.

I fatti in questione risalgono all’aprile del 2014, quando la figlia del dirigente dell’Asp è stata fermata a un posto di blocco della polizia e lì sarebbe e risultata positiva all’alcol test. Poi il presunto scambio di provette all’ospedale Sant’Elia che, però, non c’è mai stato. Così ha deciso il giudice.

654 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

Mussomeli, lite al bar e danni in caserma: giovane patteggia

Mussomeli, lite al bar e danni in caserma: giovane patteggia

Patteggia la pena per avere prima creato una baraonda in un bar di Mussomeli e poi per avere provocato danni all’interno della caserma dei carabinieri.

Una notte brava che in passato ha pure fatto scattare l’arresto a carico del ventisettenne nigeriano Adams Obasuyi che s’è poi ritrovato nei guai per resistenza a pubblico ufficiale.

E in più alcuni clienti di quel bar in cui ha seminato il caos, lo hanno pure denunciato per lesioni e minacce. Poi sarebbero state ritirate.

Ora per questa burrascosa vicenda il giovane – assistito dall’avvocato Rosario Di Proietto – ha chiuso il procedimento a suo carico chiedendo e ottenendo di potere patteggiare .

E ha trovato l’intesa con la procura per una condanna a 3 mesi, ma con il beneficio della pena sospesa.

Era il novembre dello scorso anno quando prima avrebbe litigato con altri clienti di un bar del centro e con lui avrebbe avuto anche un coltello.

Sono subito intervenuti i carabinieri, ma nel momento in cui è arrivato in caserma, lì avrebbe danneggiato qualche mobile.

Il giorno dopo, con la convalida del provvedimento restrittivo disposto la sera prima dalla procura, è tornato in libertà in attesa di essere processato.

4.096 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

Assalto a Tir, camionista sequestrato e abbandonato nel Nisseno: sparisce carico di 100 mila euro

Assalto a Tir, camionista sequestrato e abbandonato nel Nisseno: sparisce carico di 100 mila euro

Lo hanno bloccato e sequestrato lungo l’autostrada per poi abbandonarlo nel Nisseno. È l’ennesima rapina a un Tir che si consuma lungo la A19 Palermo-Catania.

In questo caso è stato preso di mira un mezzo pesante carico di carne. valore delle merce trasportata, oltre 100 mila euro.

La banda, secondo un cliché già visto e rivisto, ha affiancato il Tir ed è stata estratta una paletta che, nell’oscurità, al camionista è sembrata d’ordinanza.

Credendo si trattasse di un controllo delle forze dell’ordine ha accostato alla prima piazzola di sosta ritenendo si trattasse di un controllo delle forze dell’ordine.

Presto, invece, è scattata la trappola. Perché è stato afferrato con la forza, bloccato, incappucciato e fatto salire su un’auto.

Per diversi chilometri, sempre con il capo coperto, ha viaggiato in balia della banda, mentre uno dei rapinatori si è messo alla guida del mezzo pesante prendendo tutt’altra direzione rispetto agli altri complici che avevano sequestrato  l’autotrasportatore..

Solo parecchi chilometri dopo, all’altezza dello svincolo di Ponte Cinque Archi, il camionista è stato liberato. Lo hanno fatto scendere e sono andati via con il carico.

Solo a quel punto è scattato l’allarme. Ma del Tir non v’era più  traccia. È stato ritrovato solo il mattino dopo, senza motrice, nel Palermitano, a Brancaccio, in particolare.

1.723 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

Botte e stalking a ragazzino senegalese, scatta l’arresto dei presunti bulletti

Botte e stalking a ragazzino senegalese, scatta l’arresto dei presunti bulletti

Scattano gli arresti per un paio di bulletti. Perché avrebbero preso di mira un loro compagno di classe di nazionalità senegalese.

È stato nel momento in cui la vittima ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto e denunciare, che la vicenda è venuta a galla. Mettendo nei guai il terzetto di spacconi. Due di loro sono peraltro minorenni.

Così procura di Gela e dei minorenni di Caltanissetta hanno chiesto i provvedimenti cautelari che sono stati emessi dai gip dei rispettivi uffici giudiziari.

Per due ragazzini sono stati adottati gli arresti domiciliari, a un terzo è stato imposto il divieto  di avvicinamento al giovanissimo senegalese.

A carico del terzetto di teppisti sono stati contestatii reati di atti persecutori, lesioni aggravate ed estorsione. Ipotesi pesantissime, quelle mosse a loro carico da procura ordinaria e minorile. Con in più la contestata aggravante della questione razziale.

La storia, fatta di vessazioni, soprusi e violenza, andrebbe avanti da un po’ di tempo. Fino a quando il giovane extracomunitario che vive a Gela da un po’, dopo l’ennesima aggressione ha deciso di presentare una denuncia.

Le indagini delle forze dell’ordine hanno fatto il resto e, adesso sono arrivati, a carico della presunta banda, i provvedimenti cautelari.

731 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

Vallelunga, chiesto ergastolo per Madonia e lui si difende: non c’entro nulla

Vallelunga, chiesto ergastolo per Madonia e lui si difende: non c’entro nulla

Vallelunga – Ergastolo per il boss di Vallelunga, Giuseppe «Piddu» Madonia. Lo ha chiesto la corte d’Assise d’Appello di Catania che ha avanzato la stessa proposta per altri tre imputati.

Tutti sono stati tirati in ballo per l’omicidio del cugino di Madonia, Luigi Ilardo, indicato come un confidente dei carabinieri e ucciso a Catania da un commando la sera del 10 maggio del 1996.

Con Madonia sono sotto processo, in appello, il capomafia catanese Vincenzo Santapaola pure lui ritenuto mente di quell’agguato e, ancora, per Maurizio Zuccaro indicato come l’organizzatore  e Orazio Benedetto Cocimano che sarebbe stato esecutore  (difesi dagli avvocati Salvatore Centorbi e Giuseppe Rapisarda).

Tutti in primo grado sono stati condannati al carcere a vita. E adesso la procura generale di Catania ha chiesto la conferma di quel verdetto.

Di contro la difesa di Madonia ha sollecitato, di contro, l’assoluzione mettendo in dubbio l’impianto accusatorio. Sottolineando come, peraltro, Madonia già da tempo si trovava detenuto in regime di 41 bis.

E lo stesso boss, per videoconferenza, ha respinto le contestazioni sostenendo di «non avere nulla a che fare con questa vicenda».

Sempre il capomafia di Vallelunga ha pure asserito che in molti dei processi in cui è stato coinvolto e poi condannato non avrebbe nulla a che vedere.

Secondo gli inquirenti, Ilardo, ritenuto confidente dei carabinieri, sarebbe stato ucciso perché sarebbe stato sul punto di avviare un rapporto di collaborazione con la giustizia.

1.550 Letture

 

 

Scritto in CronacaComments (0)

 

 

 

 

 

This site is protected by wp-copyrightpro.com