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Categoria | Cronaca

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«Volevano 30 mila euro di pizzo»: boss resta in cella, scarcerati moglie e figli

Il boss resta inchiodato in carcere. Solo lui. Perché la moglie ha ottenuto i domiciliari, mentre i loro due figli hanno riassaporato la libertà.

Così ha disposto il tribunale del riesame per una intera famiglia di Riesi arrestata perché ritenuta la “mente” di richieste di pizzo a un imprenditore.

È rimasto in una cella della casa circondariale di Milano Opera, in regime di “carcere duro”, il capomafia cinquantasettenne di Riesi, Francesco Cammarata.

Di contro la moglie, la cinquantasettenne Maria Sciacchitano, ha lasciato il carcere femminile di Agrigento per andare agli arresti domiciliari.

Revocati i provvedimenti cautelari, invece, per i loro due figli, Giuseppe e Teresa Cammarata, rispettivamente di 22 e 29 anni, che sono sottoposti al solo obbligo di firma.

È stato il «Riesame» di Caltanissetta a concedere le tre scarcerazioni accogliendo i ricorsi presentati dall’avvocato Danilo Tipo.

I quattro, insieme ad altri due presunti complici, il cinquantaquattrenne riesino Giuseppe Montedoro e il trentaseienne Orazio Migliore, tutti e due di Riesi – assistiti dagli avvocati Giovanni Maggio e Flavio Sinatra –

sono stati arrestati da carabinieri – ma anche loro hanno poi lasciato il carcere – perché coinvolti nella stessa presunta estorsione a un imprenditore riesino, attivo sia nel settore agricolo che in quello delle forniture metalliche.

A lui, secondo la tesi di carabinieri e magistrati, avrebbero voluto estorcere 30 mila euro. E una prima tranche di 3 mila euro gli sarebbe stata richiesta il 31 luglio scorso quando è stato arrestato il presunto esattore.

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