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Categoria | Cronaca

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Mafia a Mussomeli, i retroscena del delitto Falcone

Mussomeli – È per una guerra intestina a Cosa nostra che Gaetano Falcone, di Montedoro, sarebbe stato ucciso. Mandante di quell’agguato – per gli inquirenti – sarebbe stato Domenico «Mimì» Vaccaro.

È per un duplice motivo – secondo la ricostruzione di carabinieri e magistrati- che Vaccaro avrebbe voluto la morte di Falcone.

In primo luogo per vendicare l’uccisione del fratello, Lorenzo Vaccaro e Calogero Carruba assassinati il 29 gennaio 1998, ma vi sarebbe dell’altro.

Perché, sempre secondo la tesi accusatoria, Domenico Vaccaro avrebbe voluto anticipare un presunto progetto di morte nei suoi confronti. Disegno che una frangia contrapposta di Cosa nostra avrebbe a quel tempo architettato.

E Gaetano Falcone sarebbe stato il trascinatore di quella sorta di gruppo contrapposto, ma sempre riferito a Cosa nostra. Tutto sarebbe stato legato a una lotta interna di potere.

E anche il cugino della vittima, Nicolo Falcone, che a quel tempo era sarebbe stato il rappresentante della famiglia mafiosa di Montedoro, avrebbe fornito il placet per l’uccisione del parente.

In  questo contesto, sempre secondo la ricostruzione di militari e procura, Antonio Tusa e Giuseppe Modica avevano scoperto gli autori del duplice omicidio di Lorenzo Vaccaro e Calogero Carruba.

Del commando che ha eliminato Gaetano Falcone avrebbero fatto parte,  per i pm, i campofranchesi Angelo Schillaci e Maurizio Carrubba. Quest’ultimo, che ha rivestito un ruolo di primo piano nella famiglia mafiosa di Campofranco, ha poi saltato il fosso avviando un rapporto di collaborazione con la giustizia. E in questa indagine il suo apporto sarebbe stato determinante

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