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Categoria | Cronaca

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Mafia e agguati, ergastolo al boss e al killer

Caltanissetta – Ergastolo era e carcere a vita rimane. Sia per il boss che per un suo omonimo. Entrambi ritenuti colpevoli, ormai in via definitiva, della morte di un imprenditore. Seppur, ognuno di loro, con un ruolo differente.

“Mente” della missione di morte è stato ritenuto il boss di Riesi, Francesco Cammarata – difeso dagli avvocati Danilo Tipo e Giuliano Dominici –  mentre Gaetano Cammarata – difeso dall’avvocato Vincenzo Vitello – sarebbe stato uno dei killer.

Sono stati condannati, senza più prova d’appello, per il delitto  dell’imprenditore licatese, Francesco Ritrovato ucciso a Butera il primo giugno del 2004. Il suoi familiari, moglie e due figli (assistiti dall’avvocato Gaetano Cardella) sono stati parti civili.

Il verdetto non più impugnabile è arrivato dalla Cassazione che ha rigettato i loro ricorsi. Mentre è già definitiva la pena a 14 anni di reclusione inflitta a un collaboratore di giustizia di Riesi, imputato insieme ai due e accusato di avere preso parte alla fase preparatoria dell’imboscata.

Il delitto sarebbe maturato perché Ritrovato sarebbe stato sospettato, dal clan di Riesi, di avere svelato il nascondiglio dell’allora latitante Vincenzo Cammarata, poi arrestato dai carabinieri. E con la vita – è sempre la tesi accusatoria – avrebbe pagato per questo suo presunto tradimento.

Ma v’è pure una seconda teoria, avanzata da Giuseppe Cammarata, figlio del boss Pino Cammarata, secondo cui Ritrovato  avrebbe avanzato richieste estorsive a nome, ma falsamente, dei Cammarata.

 

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