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Categoria | Cronaca

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Mafia e delitti nel Vallone, il boss di campofranco non parla

Fa scena muta il boss di Campofranco e altri presunti esponenti, più o meno di spicco, della mafia del Vallone. Così nella prima tornata d’interrogatori per il blitz ribattezzato «Gallodoro» e che ha fatto luce su omicidi, estorsioni, mafia e armi.

S’è avvalso della facoltà di non rispondere il boss di Campofranco, Domenico «Mimì» Vaccaro, così come colui che – secondo gli inquirenti – avrebbe poi raccolto in qualche modo l’eredità, Angelo Schillaci – tutti e due assistiti dall’avvocato Antonio Impellizzeri – pure lui campofranchese.

Entrambi sentiti, seppur solo in teoria, uno Rebibbia, l’altro al carcere di Oristano. Ma in questa fase hanno preferito tacere al cospetto del giudice.

Gli inquirenti li accusano, tra l’altro, per l’agguato al montedorese di Gaetano Falcone, assassinato il 13 giugno di ventuno anni fa. Vaccaro è indicato come presunto mandante, l’altro avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco.

Altri coinvolti nel blitz, sempre dell’area del Vallone, hanno scelto pure loro di tacere. Sono il il sessantatreenne imprenditore agricolo di Sutera, Antonio Calogero Grizzanti – assistito dagli avvocati Pietro Sorce e Salvatore Carruba – accusato di estorsioni e, ancora, il cinquantasettenne di Campofranco, Claudio Rino Di Leo – assistito dall’avvocato Danilo Tipo) tirato in ballo per associazione mafiosa – perché ritenuto un emergente –  associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, armi, rapina e tentata estorsione.

 

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