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Categoria | Cronaca

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Delitti, mafia e droga nel Vallone: chi torna in libertà e chi resta in cella

Caltanissetta – Via i domiciliari per un mussomelese coinvolto nella maxi inchiesta «Gallodooro» . E torna libero anche qualche boss, altri, invece, no.

Revocati gli arresti domiciliari per  Salvuccio Favata di Mussomeli  – assistito dall’avvocato Antonio Impellizzeri –  chiamato in causa per associazione a delinquere finalizzato al traffico di droga.

restano in carcere, invece, i boss di Campofranco, Domenico «Mimì» Vaccaro e Angelo Schillaci  accusati del delitto del montedorese Gaetano  Falcone e per armi.

E proprio il cugino della vittima, Nicolò Falcone – difeso dall’avvocato Diego Guadagnino – ha lasciato i domiciliari per tornare un uomo libero. Lui, indicato come il  reggente della famiglia di Cosa nostra a Montedoro, secondo gli inquirenti avrebbe fornito in benestare per l’uccisione del cugino. Tesi che la difesa ha sconfessato mettendo fortemente in discussione le teorie dei collaboratori di giustizia.

Annullate le rispettive misure per due fratelli di Campofranco, Antonino e Alexander Giulio Lattuca – difesi dall’avvocato Dino Milazzo  – accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Al primo sono stati revocati i domiciliari, al secondo l’obbligo di presentazione in caserma per la firma.

È tornato in libertà anche il campofranchese, Giuseppe Modica – assistito dall’avvocatessa Oriana Limuti – chiamato in causa per il concorso morale nel delitto Falcone oltre che per  armi.

Nulla da fare, invece, per Calogero Modica –  assistito dall’’avvocato Giovanni Castronovo –  che resta ai domiciliari per  associazione mafiosa ed estorsione.

Solo in parte è stata annullata l’ordinanza, poi, per il campofranchese Claudio Rino Di Leo – assistito dall’avvocato Danilo Tipo –  con il colo di spugna che è arrivato per l’ipotesi di mafia ed  è stata  esclusa l’aggravante mafiosa per ricettazione di armi. Tutto confermato, di contro, per le altre contestazioni a suo carico, riferite alle accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, armi, rapina e tentata estorsione.

In carcere era e in carcere rimane, infine, il presunto reggente della famiglia mafiosa di San Cataldo, Maurizio Calogero Di Vita – difeso dall’avvocato Dino  Milazzo –  in questo caso accusato dle reato associativo per lo smercio di droga.

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