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Categoria | Cronaca

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Brindiamo alla disfatta. La vittoria di Pirro del ponte Bailey

MUSSOMELI –  Siamo andati ben oltre la famigerata promessa di costruire ponti dove non c’erano fiumi. In questo caso c’era una fiumara che si è trasformata in un fiume di promesse e delusioni. Perchè  se è vero che il 4° Reggimento Genio Guastatori Brigata “Aosta”, con solerzia, sta ultimando il montaggio del ponte, questa rimane una delle poche battaglie vinte, in una vicenda in cui la guerra è stata persa. C’è poco da esultare. Se non vogliamo parlare di disfatta, è possibile indorare la pillola richiamando la proverbiale vittoria di Pirro. I sacrifici, in modo incontrovertibile, sono stati certamente più dei benefici in questa passerella che finora è stata attraversata solo da politici di ogni livello e grado per diramare  ovvietà, corbellerie, lanciare annunci e proclami, disattendere le  legittime aspettative dei cittadini che reclamano un diritto alla mobilità che a Mussomeli viene calpestato su tutti i fronti e le direzioni stradali. L’accostamento al  falso trionfo del re dell’Epiro appare calzante sotto molti punti di vista. Ad oggi, sono serviti oltre sei mesi per rattoppare una interruzione di pochi metri in una arteria che è vitale per la viabilità e l’economia disastrata del Vallone. Dal 24 settembre 2018, giorno dell’apertura della voragine, tanta acqua è passata sotto il ponte che non c’è. Sono stati stanziati 380 mila euro per una soluzione provvisoria. Insomma non si è lesinato sulle spese e nemmeno sul tempo.  Centottanta giorni e 380mila euro per approntare una soluzione temporanea che non è ancora ultimata. Va, inoltre, detto che  quando il ponte sarà percorribile, data la larghezza della carreggiata che è inferiore ai quattro metri, si procederà a senso unico alternato.  La fretta è pessima consigliera si sa  ma in questo caso, temporeggiare ha avuto come conseguenza l’adozione di una scelta irragionevole foriera di pericoli e disagi. Quindi va sottolineato “apertis verbis” che il ponte ha solo vinti e nessun vincitore.  Da questa vicenda escono perdenti la politica che non ha saputo dare risposte semplici a domande elementari, la burocrazia che doveva essere a tempo zero e invece si è rivelata a chilometro zero, nel significato di immobile, e soprattutto, i cittadini, condannati a una “damnatio memoriae” infrastrutturale, umiliati, maltrattati e abusati da una incapacità manifesta di riconoscere alle persone quella dignità che la nostra Carta Costituzionale considera inviolabile.

 

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