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Categoria | Cronaca

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Mafia del Vallone, confiscati beni per un milione e mezzo al boss Falcone

Montedoro – Scatta la confisca dei beni a un boss ritenuto legato al clan che fa capo a «Piddu» Madonia. La misura patrimoniale, orami definitiva, è arrivata sull’onda  di un pronunciamento della Cassazione.

Perdono ogni avere il settantenne Nicolò Falcone, indicato come boss di Montedoro, e la moglie, Anna Di Raimondo. La Suprema Corte, infatti, ha rigettato il loro ricorso.

Diventano patrimonio pubblico un appartamento in via Hamilton e un’autorimessa in viale delle Cooperazione a Montedoro; terreni a Montedoro e Serradifalco; la ditta «Falcone Nicolò» impegnata nel settore cerealicolo; altre aziende sempre nel settore dell’agricoltura e della zootecnia che fanno capo alla  moglie; un’automobile, sette rapporti bancari, depositi a risparmio e un conto corrente postali.

Tutti beni, per un valore di oltre un milione e mezzo di euro, ritenuti dalla procura di Caltanissetta in odor di mafia e sequestrati quattro anni addietro su proposta della Dia di Caltanissetta.

Falcone nel lontano 1992 è stato arrestato nella maxi inchiesta «Leopardo».

E diversi anni dopo, nel 2011, è stato coinvolto in un altro blitz di mafia, «Grande Vallone» che ha colpito le «famiglie» di Mussomeli, Campofranco e Sutera.

Vicende giudiziarie da cui ne è uscito con la condanna divenuta definitiva. Secondo gli inquirenti, sarebbe stata troppo ampia la forbice tra possedimenti della famiglia del boss e il potere reddituale ufficialmente dichiarato. Uno sbilanciamento eccessivo. E adesso è arrivata la confisca.

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