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Categoria | Cronaca

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«Mafia, droga e pizzo», con le condanne scattano gli arresti

Caltanissetta – Con le condanne, non definitive, sono arrivati gli arresti. Ordinati dai giudici già al momento della lettura, in aula, del dispositivo.

E in dieci sono finiti in carcere. In sostanza il clan Trubia, come gli stessi inquirenti lo hanno indicato. E nel secondo passaggio in aula le pene, che oscillano da un minimo di un anno a un massimo di ben oltre quattordici, si sono fatte ancor più severe che in precedenza.

Un anno è stato comminato al trentenne gelese Rosario Trubia. Mentre a un suo omonimo, ma di un anno più giovane di lui, sono stati inflitti 10 anni e 10 mesi; sono 8 gli anni e 11 mesi a testa per Simone e Luca Trubia; a Vincenzo Trubia sono stati comminati 14 anni e 10 mesi; segue Nunzio Trubia con 10 anni e 3 mesi; per Ruggero Biundo e Davide Trubia 11 anni; chiude con 8 anni e 9 mesi Rosario Caruso.

Questo il verdetto emesso dalla corte d’Appello di Caltanissetta che, contestualmente, ha disposto i provvedimenti restrittivi.

Alle parti civili, tra queste Fai, Comune e associazione antiracket «Giordano», è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento.

La sentenza è legata alla maxi inchiesta della polizia, ribattezzata «Redivivi», che nel novembre di quattro anni fa ha fatto scattare ventidue arresti con le accuse, , a vario titolo,  di associazione di tipo mafioso, aggravata dall’essere armata finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed alle estorsioni.

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