MUSSOMELI – Sabato scorso, l’auditorium Virgilio-Hodierna, che negli ultimi tempi è diventato luogo di incontri per la discussione di argomenti di varia natura, si è trasformato in una sala cinematografica per la proiezione del film “La siciliana ribelle” di Marco Amenta, iniziativa organizzata dall’Interact, di cui è presidente Mariarita Amico e a cui hanno partecipato anche le dirigenze del Rotaract e del Rotary Club, rappresentate dai rispettivi presidenti Vincenzo Munì e Filippo Misuraca. Iniziata poco dopo le 9,30, alle 11, 44 i dirigenti scolastici prof. Rina Genco e la collega Laura Zurli, hanno dato il benvenuto al dott. Giovanbattista Tona, consigliere della Corte d’appello, convinto assertore e divulgatore dei valori di legalità fra i giovani. La scuola, infatti, è palestra e fucina di formazione. A fine incontro, il Presidente dell’Interact MariarRita Amico ha donato i gagliardetti al magistrato, che ha risposto alle diverse domande formulategli dagli studenti. “Rita Atria – ha detto il consigliere della Corte d’Appello di Caltanissetta – è diventata un punto di riferimento di moltissime persone . Voi dovete imparare a leggere i messaggi nascosti. La realtà
familiare e paesana di Rita Atria era simile al marmo, dove lei era stata collocata quando è morta. Avete visto che dopo la sua morte, la madre frantuma la lastra di marmo ma poi se ne pente. La storia della mafia è la storia della madre, perché Rita Atria ormai è un’eroina. Ma la storia della madre ci dimostra che la mafia è contro la natura, perché non è naturale che una madre decida di non parlare con la figlia per le ragioni che avete visto. La natura dice che le madri non possono vivere senza i figli. Quando la madre recupera la foto di Rita dopo avere frantumato il marmo della lapide, e commossa la bacia, in quel momento Rita Atria ha vinto, perché mentre la madre ha rotto soltanto la pietra, Rita ha frantumato il marmo che c’era nel suo cuore. E le ha fatto recuperare il suo ruolo di madre. Per sconfiggere la mafia bisogna capire che i percorsi sono complicati e le vittorie si costruiscono un pezzettino alla volta”. Va detto che - Rita Atria era nata a Partanna (Tp) nel 1974. Era figlia di un mafioso, don Vito, ucciso, nel 1985. Con suo fratello Nicola, meditava vendetta. Nel 1991 però altri mafiosi uccisero Nicola. Fu allora che Rita decise di collaborare ed entrò nel programma di protezione dei testimoni di giustizia. E lo decise grazie all’allora nuovo procuratore capo di Marsala, Paolo Borsellino, e grazie a Rita furono arrestati alcuni mafiosi di Partanna. La madre, però l’aveva ripudiata quando lei aveva deciso di farsi giustizia senza più cercare vendetta. Ma quando la mafia assassinò il 19 luglio 1992, anche il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, Rita si suicidò e lasciò scritto: “Forse un mondo onesto non esisterà mai. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”. E quando fu sepolta nella sua Partanna, la madre con un martello, frantumò la lapide.











































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