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Mussomeli, attestato di benemerenza al Sig. Ferdinando Genco, Presidente emerito della Confraternita Maria SS del Monte Carmelo

Mussomeli, attestato di benemerenza al Sig. Ferdinando Genco, Presidente emerito della Confraternita Maria SS del Monte Carmelo

MUSSOMELI – Al termini dei Vespri solenni in onore di Maria SS del Monte Carmelo, il 15 luglio scorso, un attestato di benemerenza è stato consegnato al sig. Ferdinando Genco, presidente emerito dell’omonima Confraternita.

Il superiore del sodalizio, Vincenzo Salamone, il presidente del Comitato della festa, Giuseppe Paci, e il parroco, don Salvatore Mantione, hanno voluto riconoscere al Presidente emerito lo zelo e la dedizione, con i quali ha guidato nel passato la Confraternita.

Amante del nostro paese e fedelissimo della Confraternita, negli anni settanta, è stato suo presidente per ben sette anni. Durante lo svolgimento del suo incarico, interessato alla salvaguardia della parrocchia del Carmelo e della sua Confraternita, ha profuso il suo impegno per il buon andamento delle attività formative e di servizio, ed ha curato la costruzione della tomba sociale, presso cui hanno trovato sepoltura tanti carmelitani.

Il sig. Ferdinando Genco, ex dipendente comunale, oggi ha la veneranda età di 96 anni, e a riprova del suo forte attaccamento alla Parrocchia e al culto della Vergine del Carmelo, di recente, egli ha deciso di far restaurare a sue spese l’antico simulacro della Madonna , (ospitato presso l’oratorio della Confraternita), che presto tornerà a nuova vita.

I confrati hanno voluto riconoscere i suoi meriti, ma soprattutto hanno voluto indicarlo come esempio alle giovani generazioni, che a volte tendono a dimenticare i legami religiosi e le più autentiche tradizioni popolari locali.

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Pellegrinaggio a Brucoli e Siracusa organizzata dalla parrocchia di San Giovanni di Mussomeli

Pellegrinaggio a Brucoli e Siracusa organizzata dalla parrocchia di San Giovanni di Mussomeli

MUSSOMELI – La parrocchia di San Giovanni Battista di Mussomeli, organizza per domenica 23 luglio, una giornata di Pellegrinaggio per i Santuari della Madonna di Adonai a Brucoli e della Madonna delle lacrime a Siracusa.

Un giorno di cammino molto interessante tra storia, cultura e religione che vedrà i partecipanti radunarsi in piazza Annivina alle 6:45 per la partenza alle 7:15. Da li il trasferimento a Brucoli con arrivo previsto per le 11:15 in tempo per assistere alla Santa Messa nel Santuario Madonna di Adonai; alle 13 pranzo (a sacco) ed alle 15:00 trasferimento per la visita del Castello di Brucoli. Alle ore 16:00 il trasferimento per Siracusa con arrivo alle 16:45 per la visita al Santuario della Madonna delle lacrime. Alle ore 18 il trasferimento all’isola di Ortiga per la visita del centro storico (Duomo, la Fonte Arenusa resti del Tempio di Apollo). Alle 21:00 partenza per il rientro.

La quota di partecipazione è di 17,00 €. Per informazioni e posti disponibili, contattare la parrocchia.

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Al municipio ascensore in tilt da giovedì scorso. Dipendenti e cittadini “appiedati”

Al municipio ascensore in tilt da giovedì scorso. Dipendenti e cittadini “appiedati”

ascensore guasto al municipio di Mussomeli

MUSSOMELI – Non è il massimo del confort con la calura di questi giorni salire a piedi le rampe di scale, soprattutto quando si è costretti dalla necessità di lavorare o sbrigare adempimenti burocratici. Eppure da giovedì scorso utenti e dipendenti, a causa del perdurare di un guasto all’ascensore,devono svolgere questo  forzato esercizio fisico. A patire i maggiori disagi, come è ovvio,  sono le persone con problemi motori, di salute o in età avanzata, tra questi una signora  anziana che stamane ha dovuto confidare nel buon cuore di un passante che si è improvvisato assistente per permetterle di recarsi negli uffici. Un altro cittadino contrariato lamenta: “Almeno potrebbero momentaneamente aprire la porta d’ingresso di via Madonna di Fatima per limitare il disagio. Credo che dovrebbero sollecitare un pronto intervento per la riparazione dell’ascensore, capisco che siamo in un periodo di vacanza ma qui la gente viene per incombenze necessarie: per pagare le tasse, avere documenti e non certo per divertirsi”:

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“Garzizetti”: la valle del sale (a cura del Prof.Salvatore Vaccaro)

“Garzizetti”: la valle del sale (a cura del Prof.Salvatore Vaccaro)

Insieme ai nostri lettori, in queste ultime settimane, abbiamo fatto una bella passeggiata, anche mentale, tra i sentieri e le trazzere secolari delle antiche terre di Mussomeli “lungo i costoni delle montagnole e, con davanti a nostri occhi l’ampio panorama di colline e vallate, dorate dal grano maturo e appena chiazzate da macchie verdi di olivi o di fichi, e, al lontano orizzonte, le alte montagne, azzurre come il cielo nel quale si fondono…pervasi, come scriveva Louise Hamilton nel suo libro di 120 anni fa, da una sensazione di profondo benessere…”. Guardando la piantina degli ex feudi elaborata da Pietro Giacona nel 1828, è come se avessimo fatto il giro partendo da Polizzello a est, per poi scendere verso sud sud-est, con Scala, Canzirotta, Malpertugio, Sampria, Crocifia, Buonanotte, Torretta, Reina, Mustulicatu (Raffe), e poi verso ovest sud-ovest con Cangioli-Quadìa e Caccione (zona Sutera). Qui, faremo, invece, una breve escursione al centro della vecchia Contea di Mussomeli, a Garzizetti di cui fanno parte le contrade Testacotta, Zubbieddu, Piscazzu, Rainieri, ed in parte Mappa, di cui parleremo prossimamente.

Garzizetti, (277 salme di terra e 168 abitanti (!!) come risulta dal censimento del 1921) trae origine dall’arabo. G. Giunta, nella sua Storia di Bompensiere, sostiene che derivi da Uarzazate, una tribù berbera. Io propendo, invece, per Gar-aziz-ued, che potrebbe significare fiume o valle di garaziz, nomi comunissimi ancora oggi nei paesi arabi, oppure fiume o valle (ued) della grotta (gar) rinomata (aziz). C’è pure una piccola città a nord della Tunisia che si chiama Ghar El Melh (cioè grotta del sale). A proposito di grotta, non tutti sanno che nell’ex feudo Garzizetti vi era una salina, cioè una miniera di sale, da cui tutti i nostri progenitori, probabilmente fino agli anni cinquanta del secolo scorso, cavavano, gratuitamente, sale di uso alimentare per sé e per la propria famiglia. Da un’ordinanza dell’Intendenza di Caltanissetta del 29 aprile 1844, a firma del barone di Rigilifi e del segretario Giuseppe Tumminelli, a definizione della contesa tra il principe Lanza di Trabia, rappresentato da Francesco Tumminelli, ed il Comune di Mussomeli, rappresentato dall’illustre valentissimo procuratore Filippo Cordova, dopo l’ispezione disposta il precedente 16 agosto, e dopo aver preso visione delle perizie e della pianta topografica redatte dall’ingegnere Diego Giordano e dal professore Gaetano Piazza, nonché “aver constatato che il cavar sale è un ramo della principale industria dei mussomelesi, che oltre ad usar il sale per i propri bisogni ne fanno anche spaccio nei paesi convicini (!!), si ordinava che si assegnasse la salina alla Comune di Mussomeli in quanto più vantaggiosa del compenso in terre e si condannasse l’ex feudatario Principe di Trabia alle spese (!!).

     Nell’ordinanza si faceva cenno anche al fatto che la perizia dell’ing. Giordano dimostrava che circa un terzo dell’ex feudo, in particolare la zona ad ovest, fosse sparsa di sale e che le acque che qui vi sgorgavano fossero tutte salse (salate), ma la decisione finale dell’Intendenza faceva rimarcare che il sale delle altre zone non era “atto all’uso di condir le vivande visto che i comunisti di Mussomeli si recano nel punto più distante dall’abitato ove si estirpa il sale, locchè (!) mostra che solo di quello possono far uso e ritrarre vantaggio”. Di questa ordinanza parla anche il Sorge nelle sue Cronache, per gli anni 1843 e 1844, riferendo che vi era stata, prima dell’ordinanza definitiva, la proposta del Dottor Caracciolo che tendeva, come indennizzo della miniera di sale, a far distaccare a favore del nostro Comune una metà dell’ex feudo Garzizetti, “ma alla maggior parte dei mussomelesi del tempo conveniva piuttosto godere tutti liberamente del sale di Garzizetti che far godere a pochi la metà delle terre del feudo”, per cui la Decuria di Mussomeli preferì chiedere, come poi fu definitivamente deciso dall’Intendenza, “la conservazione dell’uso del sale, anziché ottenere un compenso di terre”. Ma l’ordinanza del 1843, se da una parte dichiarava la demanialità della salina ad uso dei mussomelesi, rigettava, però, tutte le rimanenti richieste del Comune sugli usi civici relativi agli altri ex feudi, lasciando integri a favore della popolazione solo gli usi incompensabili, quali il pescare nel fiume, far gesso, cogliere erbe, raccogliere lumache, ecc.

         Vorrei riportare, qui, la descrizione della miniera che fece “Nel giardino della memoria”, libro pubblicato nel 1992, Michele Vaccaro, nato nel 1911, straordinario poeta (con Poesie inedite del 1986, la Storia siciliana – Poemetto giullaresco del 1987, La gobba degli altri del 1988, Luci ed ombre del 1989, Lucciole del 1991, ecc.) e generale dei carabinieri, deceduto nel 2011, a cento anni di età. Il racconto si riferisce a circa 50/60 anni fa, quando, insieme ad alcuni familiari, fece una visita alla salina di Garzizetti: “All’ingresso della miniera c’era un grande rudimentale cancello fatto di assi di legno e filo spinato… La miniera era incustodita e inattiva… Era un’immensa grotta che si inoltrava su piano orizzontale nelle viscere della terra per oltre cinquanta metri, larga quindici ed alta dieci. Nel cielo e nelle pareti quasi circolari, si notavano strati di terra che si alternavano ad altri di minerale di diverso colore, varianti dal bianco candido al rosa pallido. Sul pavimento a fondo naturale rigagnoli di acqua salata che appena all’aperto si solidificava in parte trasformandosi in cristalli di sale bianchissimo e in parte, rimanendo allo stato liquido, si riversava in un vicino torrente fino a raggiungere il fiume Salito… Il Nonno ci spiegò che la miniera era rimasta attiva per secoli e che era stata chiusa soltanto negli anni cinquanta, perché non più remunerativa…”.

In Contrada Garzizetti, alla confluenza del fiume Belici con il fiume Salito,  a 272 metri di altezza, vi è ancora, come descritto nel II volume “Le Masserie” di Mario Cassetti, un’antica tenuta riadattata, e più recentemente ristrutturata, su un preesistente casamento, dalla famiglia Mancuso nella seconda metà dell’800. Il caseggiato rurale s’incardina intorno al patio centrale, delimitato su tre lati da edifici ad un piano e su un’altra ala da una costruzione a due piani.  Ai piedi della collina, proprio sotto la masseria dei Mancuso, l’accesso alla salina, meglio conosciuta come la miniera di Raineri  (nome che deriva  quasi certamente da riinedda (reinella), la contrada limitrofa, al di là del fiume Salito, è crollato (!!). E’ un ammasso di rovine e non vi si può entrare più. Come riportato dal Giornale Sicano del 30 marzo 2012: la miniera di Raineri è tra quelle, indicate dall’Arpa, ad alto rischio, dove negli anni passati potrebbero essere state interrate tonnellate di rifiuti tossici se non addirittura radioattivi… una miniera, distante in linea d’aria pochi chilometri dalla ben più nota miniera Bosco di Serradifalco, e di cui si parla poco o niente. La miniera non ha lasciato quasi nulla nella memoria storica dei mussomelesi tant’è che i più ignorano la sua ubicazione e perfino la sua stessa esistenza. E proprio qui pochi anni addietro, nel febbraio del 2008, si registrò un inquietante caso, documentato con foto dal geologo della Protezione Civile provinciale dott. Salvatore Saia, che notò sul terreno una grande orma a forma di stella (?!). L’orma si stagliava nitida sul fango a pochi centimetri dal lucore del sale. L’orma era stata impressa con forza tant’è che era traboccante di pioggia e, cosa assai strana, tutt’attorno non c’erano altre orme, né di uomini né di bestie… Da decenni le 800 miniere e cave siciliane sono state abbandonate, ma di quello che le ecomafie potrebbero avere sepolto là sotto, è buio pesto (!!). Di tanto in tanto il velo di silenzio che avvolge le miniere e le cave viene squarciato, ma ben presto l’oblio torna a cadere sul contenuto sepolto nelle viscere della terra…”.

Salvatore Vaccaro

La masseria Raineri

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Il Direttore ha detto SI. Fiori d’arancio a Castello Incantato

Il Direttore ha detto SI. Fiori d’arancio a Castello Incantato

Mussomeli. Si è celebrato ieri il matrimonio tra Alberto Barcellona, il nostro direttore di Castello Incantato, e Eirini Bournelli. Tutta la redazione augura ai novelli sposi un sereno e radioso futuro insieme.

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In vacanza  muore 40enne mussomelese

In vacanza muore 40enne mussomelese

MUSSOMELI – Aveva deciso di riposarsi e rilassarsi con  la famiglia ma la vacanza si è trasformata  in tragedia. Pasquale Morreale, proprietario terriero mussomelese di 47 anni, stamane  è deceduto . Era ospite presso l’Hotel Lipari, del complesso alberghiero di Sciaccamare. Stando alla ricostruzione dei fatti, l’uomo si sarebbe improvvisamente sentito male. Il decesso è avvenuto per arresto cardiocircolatorio. Il medico del 118 ha tentato invano di rianimarlo ricorrendo al defibrillatore in dotazione all’ambulanza. L’uomo è morto davanti la moglie e i figli. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri per gli accertamenti di rito.Una ipotesi che perde consistenza è quella secondo cui il decesso sarebbe stato causato da  una banale puntura di insetto, rivelatasi fatale. L’uomo è arrivato  all’ospedale di Agrigento dove, purtroppo, non ci sarebbe stato nulla da fare. Lascia la moglie, la signora Maria Sole e i figli. Sgomenta l’intera comunità mussomelese per la tragica e inaspettata scomparsa di un marito, padre e onesto lavoratore, assai stimato e conosciuto in paese.

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San Cataldo, Forza Italia nomina il commissario cittadino ed il responsabile alla comunicazione

San Cataldo, Forza Italia nomina il commissario cittadino ed il responsabile alla comunicazione

San Cataldo – Il Coordinatore Provinciale di Forza Italia, Michele Mancuso, comunica la nomina a per la zona nord del sancataldese Rosario Sorce. San Cataldo è sempre stata roccaforte per il partito Berlusconiano e continua a trovare consenso ed entusiasmo grazie ai tantissimi amici e attivisti. La designazione di Sorce rappresenta un’altro importante tassello che si aggiunge a quella del commissario cittadino Giovanni Anzalone. Altre forti personalità sono coinvolte nel rilancio azzurro sancataldese che nelle prossime settimane andranno a ricoprire ruoli di responsabilità. Sono certo, dichiara il coordinatore provinciale, che faranno un gran lavoro. Serietà ed entusiasmo hanno sempre contraddistinto l’amico Rosario a cui oggi affidiamo un ruolo importante sul piano dell’immagine e della comunicazione. In particolare per la città di San Cataldo sarà da stimolo a ritrovare dietro la bandiera di Forza Italia le giuste motivazioni per rilanciare una nuova e anche giovane classe politica.

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Il giallo Bongiorno e la guaritrice di Caccione ( a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

Il giallo Bongiorno e la guaritrice di Caccione ( a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – Ventisette anni fa con i miei familiari ed un gruppo di amici, dopo una bellissima scampagnata in zona Quadia, decidemmo di salire sulla montagna di Caccione, alta sui 750 metri, e da cui, guardando verso sud, si tocca quasi con mano la incantevole rocca di San Paolino di Sutera. Era un fresco pomeriggio di primavera inoltrata e si sentiva nell’aria qualcosa di magico ed inspiegabile. Le pecore del signor Territo, incuranti della nostra presenza, pascolavano beatamente sulla piana della montagna, mentre noi, andando in giro nei dintorni a curiosare tra gli alberi e le piante, fummo attratti da una vecchia grande bianca casa dalle porte spalancate, la casa di “mamma Cruci”.

Dentro, in un’atmosfera quasi surreale, tutto era ancora in ordine, come se, da un momento all’altro, dovesse tornare la guaritrice di Caccione. Le suppellettili stavano sul vano della cucina, sui tavoli e le vecchie sedie, e i quadri dei santi erano ancora appesi sui muri. Non ricordo se ci fosse anche il quadro del Cuore di Gesù, davanti al quale, mi dissero, lei andava in estasi, per implorare la guarigione di chi si recava a trovarla.

Ci racconta Gero Di Francesco, su un numero di Progetto Vallone dell’ottobre 2000, mamma Cruci, all’anagrafe Crocifissa Costanzo, era di Mussomeli, dov’era nata il 23 aprile 1852. Suo padre si chiamava Pasquale e sua madre Sorce Maria. Nel 1911, lascia Mussomeli e va ad abitare a Sutera, nei pressi di Piazza Sant’Agata, dal fratello Giuseppe che aveva sposato una suterese, Rosa Vitellaro. Ben presto, però, l’arciprete Giuseppe Nicastro, il sindaco Salvatore Castelli e il medico Antonino Vaccaro, forse gelosi delle sue qualità taumaturgiche (?) e infastiditi dalla presenza della mistica, meta quotidiana di tante persone disperate, verso le quali lei aveva sempre una parola di conforto e un rimedio per ogni malattia, brigarono per mandarla via e, così, fu costretta ad autoesiliarsi sulla montagna di Caccione, nella casa che aveva ereditato da suo padre Pasquale, e dove vivrà gli ultimi 16 anni, fino al 22 settembre 1928, anno della sua morte, tra le migliaia di visite di persone malate alle quali, mi dicevano alcuni anziani di 30 anni fa, mamma Cruci, come la chiamavano per affetto e deferenza i mussomelesi e suteresi del suo tempo, non chiedeva mai soldi, ma solo preghiere ed implorazioni al Cuore di Gesù ed a San Paolino. Insieme a lei, Bastiana, la cognata, a prestar fede a quanto riportato dal romanzo, pubblicato nel 1981, “Nel segno del miracolo” di Kalino Tavanja (alias ing. Calogero Nucera) di Mussomeli, cugino dell’avvocato Vincenzo Nucera, e stampato da una tipografia di Vibo Valentia, dove lui risiedeva da tempo per lavoro.

Il Tavanja Nucera, dalle pagine del suo romanzo, anticipa di un anno la sua venuta a Sutera (1910) e ci narra chela donna, di estrazione pastoriziale (!?), ma agiata, rimasta vedova in giovane età e senza figli (dagli atti di nascita e morte risulta invece nubile!), viveva in ascesi, assistita sempre dalla nubile cognata Bastiana. Appena toccati i cinquant’anni, avvertì che possedeva un fluido prodigioso che le conferiva il potere di stagliare il fuoco di Sant’Antonio, il ballo di San Vito (!?), la tenie e i vermi fuseragnoli (!?); per cui ella veniva frequentata da bisognosi paesani di ogni estrazione sociale”.

Nel romanzo, ma credo si tratti di pura fantasia, si parla anche della guarigione di Gabriele D’Annunzio e Matilde Serao (Matilda Sarago nel romanzo) che, in dialetto napoletano, le esponeva così i suoi guai “Donna Crucifì, sono nguaiata assaie: rinda o cuollo ddu rette me c’è cresciute nu fasulu e carne; e nu ve ddico du ddulure che spesso me fa sentì. Pe tantu tiempu me rivorsi a San Gennaru, ma chillo llà no me ntise mai…”(!!). Un’altra simpatica annotazione è quella fatta da Di Francesco, riportata da un articolo de La forbice, in cui il prof. Calogero Sinatra, riferendosi alla calca di persone ed animali che si creava nei pressi dell’abitazione di mamma Cruci, ironizzava sulle liti tra vicine di casa per fare incetta di fumere, l’ottimo sterco dei muli per concimare, lasciato in gran quantità nella piazza Sant’Agata.

L’ex feudo Caccione, 624 ettari , (per G. Giunta deriva dall’arabo hat ciun = territorio arido), confinante con Cangioli e Quadia, si trova a pochi chilometri da Mussomeli, in territorio di Sutera, ma buona parte delle sue terre appartiene a cittadini di Mussomeli. Sulla base delle informazioni reperite nella Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia di De Spucches, questo latifondo, che dominava, con la sua posizione strategica e dall’alto dei suoi 750 metri, i feudi circostanti ed era dirimpettaio della città demaniale di Sutera, fu assegnato anticamente, verso il 1350, da Federico III re di Sicilia al milite Giovanni de lo Haria, per passare nei decenni successivi, nel 1425, tralasciando altri illustri sconosciuti, ad Antonino Spatafora De Castellis ed ai suoi eredi, che, nel 1649, con Francesco Spatafora Sanseverino, lo vendettero al facoltoso Pompeo Salamone, e da lui ai suoi discendenti, tra cui, nel 1706, Pompeo Salamone Notarbartolo Moncada, e, nel 1755, Paolo Crescimanno, Duca di Albafiorita e signore di Caccione e barone di Pietrevive, una contrada ad sud-est di Caccione, in cui è ubicato un noto agriturismo. (Notare anche l’aura poetica dei titoli nobiliari della signoria di Caccione: Duca di Albafiorita, barone di Pietrevive). Per ultimo, Gaetano Crescimanno, che sposò la figlia di Francesco del barone di Donnafugata e di Donna Vincenza De Spucches e i cui successori saranno titolari dell’ex feudo fino al 1919.

Sarà la volta, poi, di Michelangelo Bongiorno e famiglia, che, provenienti da Comitini, come scrive Di Francesco su Castelloincantato del 2 marzo 2014, presero possesso delle terre di Caccione fin dalla seconda metà dell’800, forse dapprima come gabelloti o affittuari, e poi nei primi anni del 900 come proprietari, e che andranno ad abitare nella masseria Sant’Antonio, rimessa a nuovo, ubicata ad ovest ed ai piedi della montagna, a 479 metri di altezza, l’antica tenuta del 700 degli Spatafora e dei Crescimanno. Il caseggiato, come scrive Mario Cassetti ne “Le masserie”, edito nel 2001 a cura della provincia di Caltanissetta, presenta un’interessante aggregazione compositiva che ricorda una torre di avvistamento, (come nelle masserie fortificate dell’800). Nel patio si apre un grande portone centrale, ed in fondo l’edificio è sormontato da una elegante balaustra traforata. Sul retro, una chiesetta dedicata a Sant’Antonio Abate, accostata ad alcuni bassi casamenti e poi, più in là, una stradina che porta ad una grande vasca con dei lavatoi. Tra i Bongiorno salirà alla ribalta delle cronache giornalistiche degli anni 20, Gaetano, sindaco di Campofranco e presidente della provincia, per essere stato tratto agli arresti nel carcere di Mussomeli, e poi in quello di Agrigento, dove morirà nel 1932, come probabile mandante dell’assassinio mafioso di Desiderio Sorce, Testa di ferro, ex sindaco di Mussomeli, avvenuto l’11 maggio del 1913. Un altro Bongiorno, Michelangelo, figlio di Gaetano, sarebbe il padre di Mike Bongiorno (!?), il noto presentatore televisivo deceduto qualche anno fa. Si dice che Michelangelo avesse una relazione con Rosa Romano, la concubina del padre, e che da questo rapporto nascesse, il 31 dicembre 1924, un bambino che, insieme a sua madre Rosa, il padre Gaetano costrinse ad emigrare in America, e dove lei, poi, gli darà il nome e cognome di suo padre: Mike Bongiorno.

Come dice Di Francesco, una storia assurda! “Ma ai cittadini di Campofranco e Sutera, che qualche anno fa assistettero al Canta Mike, non sembrò per niente strano che lo stesso Mike ribadisse la sua appartenenza a queste contrade… e neppure che ci fosse una certa somiglianza…

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

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Passaggio di consegne all’ Inner Wheel di Caltanissetta

Passaggio di consegne all’ Inner Wheel di Caltanissetta

CALTANISSETTA – Il giorno 28 giugno si è svolta la cerimonia di passaggio del collare tra la presidente uscente Giusy Granata Giordano  e la presidente entrante Daniela Tornatore Cavaleri. Graditi ospiti sono stati Anna Maria Oberto, Past Presidente del Consiglio Nazionale,la presidente e la segretaria del club Inner Wheel di Licata, la presidente del club Inner Wheel di Piazza Armerina, insieme alla loro socia onoraria Adriana Rossetto, esponente della Fondazione Rotary del Rotary International, la Presidente e la Segretaria del club Inner Wheel di  Niscemi, nonché i presidenti e segretari  del Rotary, del Rotaract, dell’Interact e dei club service cittadini quali il Lions, la Fidapa, il Soroptimist e il  Panathlon.

La Presidente Giusy Granata Giordano, dopo avere ringraziato tutte le socie per la grande collaborazione e il vivo affetto dimostratele, ha riepilogato le numerose e significative attività svolte, improntate tutte sul tema dell’anno “Tocca un cuore”. La nuova presidente , Daniela Tornatore Cavaleri, nel suo discorso inaugurale, dopo aver salutato i presenti, ha sottolineato che il passaggio della campana rappresenta il proseguimento di un percorso di crescita del club, e che il suo programma sarà improntato sul tema della Presidente Internazionale “Leave a lasting legacy” , ovvero “Lasciate un’eredità duratura, un’impronta, vostra eredità, nel futuro dell’organizzazione”.

Ha poi ha presentato il suo nuovo Direttivo che risulta così composto: Immediate Past President Giusy Granata Giordano, Vice presidente Giusy Cammalleri Narbone, Segretaria Geraldine Stella Russo Alesi, Tesoriera Nevilia Aquilina,Addetta Stampa Rosetta Bonomo, Addetta al servizio Internazionale Giusy Curcuruto Montante, Consigliere: Simona Iacona Dalù,Mariella Mandala Giambusso, Giovanna Mandalà Condorelli,Pina Quattrocchi Canicattì, Renata Accardi, Laura Gruttadauria Curatolo,Delegate al Comitato del Distretto:Daniela Tornatore Cavaleri, Chiara Dell’Utri Tornatore, Delegata supplente: Mariella Dalù, Carmen Cucurullo, Referente Internet:Marcella Ribaudo Scarlata.

Ha, infine, annunciato con gioia che la socia Maria Mancuso Guarneri ricoprirà nuovamente l’incarico di referente internet nazionale, nonché la carica di Editor distrettuale e che la socia Laura Assennato Leto ricoprirà, invece, la carica distrettuale di Membro Commissione Espansione.

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Mussomeli, si è svolta la settima edizione del progetto “Una fetta di beneficenza” organizzata dall’Interact Club Mussomeli V.P.

Mussomeli, si è svolta la settima edizione del progetto “Una fetta di beneficenza” organizzata dall’Interact Club Mussomeli V.P.

MUSSOMELI – Il Presidente dell’Interact Club Mussomeli V.P. Mario Piazza con tutti i soci del club, hanno realizzato la settima edizione di “Una fetta di beneficenza” che consiste nella preparazione e distribuzione di torte realizzate dai componenti del sodalizio. Le donazioni ricavate serviranno a realizzare un progetto da attuarsi nel territorio.

Nella mattinata di martedì, i ragazzi, hanno allestito un banchetto presso il mercato settimanale per la distribuzione delle torte con grande partecipazione dei cittadini che lo affollano. Anche il presidente del Rotary Club Mussomeli Valle del Platani Roberto Di Leo non ha fatto mancare il suo contributo complimentandosi con l’iniziativa realizzata dai ragazzi, reputandola nobile e piena di amore verso gli altri. Con la presenza anche del presidente Rotaract Giorgia Cicero la famiglia rotariana si completa e promette grandi progetti da realizzare insieme.

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Comune Mussomeli

 

 

 

 

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