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Marijuana nascosta in un pacco di sigarette, scoperto un minorenne

Marijuana nascosta in un pacco di sigarette, scoperto un minorenne

immagine di reperotrio

Lui, unico della combriccola a non avere compiuto ancora la maggiore età, in tasca nascondeva la droga. Ma è stato scoperto dalla polizia.

Fine settimana amaro per un ragazzino che è stato segnalato alla procura per i minorenni per il possesso di stupefacenti.

In particolare gli sono stati trovati addosso sette grammi di marijuana. Erano nascosti all’internodi un pacchetto di sigarette.

I guai, per lui, sono iniziati nel momento cin un gruppetto di cinque ragazzi che viaggiava su una Fiat Punto è stato intercettato da una pattuglia della polizia stradale all’altezza dello svincolo tra la statale 626 per Gela e l’autostrada Palermo-Catania.

Durante la perquisizione in auto non è stato trovato nulla, ma quando i controlli si sono spostati sugli occupanti, è saltata fuori l’«erba».

Il sedicenne l’aveva nascosta all’interno di un pacchetto di sigarette suddivisi in quattro involucri di carta stagnola.

I cinque sono stati dapprima trasferiti in questura per esser identificati, mentre il minorenne è stato denunciato per detenzione e spaccio e poi è stato riaffidato ai genitori.

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Preso con scooter rubato insieme a posta e pacchi a portalettere, giovane denunciato

Preso con scooter rubato insieme a posta e pacchi a portalettere, giovane denunciato

Caltanissetta – Lo hanno preso con uno scooterone rubato a un postino insieme a tutta la corrispondenza. Il ciclomotore era stato verniciato alla buona. Era stato ridipinto di nero, ma con ancora ben visibili le tracce delle precedente livrea delle Poste.

E nel suo garage, poi,hanno trovato un bauletto dello stesso mezzo con il logo «Poste Italiane» oltre a tutta la corrispondenza e pacchi di Amazon, ma già aperti e senza più merce, che erano stati rubati al postino.

Da qui la denuncia di un ventisettenne nisseno, volto già noto alle forze dell’ordine. Ora è stato segnalato alla procura per ricettazione, riciclaggio e guida senza patente. Già, il documento non lo aveva mai conseguito.

Il ragazzo è stato intercettato nel pieno centro abitato in sella a un’Aprilia Liberty di colore nero e senza targa. L’intenso traffico ha impedito a una pattuglia di fermarlo, ma è stata diramata dalla centrale operativa una nota di ricerca.

Poco dopo il ragazzo, già conosciuto, è stato incrociato da un’altra pattuglia di polizia che, questa volta, è riuscito a fermarlo in un’altra zona della città.

Tra le mani stringeva un grosso mazzo di chiavi e poco distante v’era parcheggiato l’Aprilia colorato di nero. I controlli si sono presto spostati nel suo garage e lì gli agenti hanno rinvenuto la bomboletta spray con la quale, presumibilmente, avrebbe riverniciato alla buona lo scooter e poi tutta la corrispondenza rubata al portalettere insieme al ciclomotore pochi giorni fa.

Tutta la posta è stata riconsegnata agli uffici che provvederanno a recapitarla, mentre il giovane è stato denunciato.

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Trovato con droga addosso, arrestato un giovane

Trovato con droga addosso, arrestato un giovane

Caltanissetta – Lo hanno sorpreso con un etto di droga o poco più. Una scena, ormai, vista e rivista nel centro storico nisseno. E che s’è ripetuta per l’ennesima volta.

L’arrestato di turno è un giovane straniero che ha pure ottenuto protezione internazionale. È il diciannovenne Monday Aigbogun – assistito dall’avvocatessa Laura Alfano – di nazionalità nigeriana.

È stato intercettato dai carabinieri mentre stava camminando per strada. Appena si è accorto della presenza dei militari ha tentato di fuggire.

Ma è stato inseguito e preso. A quel punto lo hanno perquisito e tra i vestiti gli hanno trovato la droga. In particolare un panetto di hashish di oltre 100  grammi.

Poi i controlli si sono spostati in casa sua, sempre in pieno centro, ma lì non è stato trovato nulla.  Il  ragazzo è stato rinchiuso in una cella del carcere Malaspina in attesa dell’udienza di convalida.

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Mafia del Vallone vista dalla Dia: ancora tanto rispetto per il boss al carcere duro

Mafia del Vallone vista dalla Dia: ancora tanto rispetto per il boss al carcere duro

Mussomeli – Nella provincia nissena le famiglie mafiose tendono ad assumere contorni piuttosto fluidi e ad ampliare lo spazio originario, ma resta invariata la suddivisione di massima sui quattro storici mandamenti: Vallelunga Pratameno e Mussomeli –  quest’ultimo anche detto del Vallone –  nella parte settentrionale; Gela e Riesi nell’area più meridionale.

È uno dei passaggi fissati dalla relazione semestrale della Dia in relazione al primo semestre del 2018.

Più in dettaglio, il mandamento di Vallelunga è composto dalle famiglie di Vallelunga, Caltanissetta, San Cataldo, Marianopoli e Resuttano; quello di Mussomeli, indicato anche del Vallone,  comprende le famiglie di Mussomeli, la famiglia di Montedoro, Milena, Bompensiere, la famiglia di Campofranco e Sutera e, infine, di Serradifalco.

«I due mandamenti che insistono nella parte settentrionale, risentono della consolidata influenza della famiglia

Madonia e, sebbene colpiti dall’azione investigativa di contrasto, sembrano comunque pronti ad operare ristrutturazioni e riorganizzazioni dei propri assetti. Da segnalare come l’anziano capo dei Madonia, sebbene

si trovi ristretto in regime detentivo speciale dell’ordinamento penitenziario – in regime di 41 bis – goda ancora “di rispetto” nell’ambiente criminale, mantenendo il proprio ruolo di vertice» è un altro passaggio della relazione del ministro dell’Interno al Parlamento.

«Le figure dei “capi” succedutisi nel tempo sarebbero, in qualche modo, una sua espressione e per questo investiti della “reggenza” del sodalizio con l’affiancamento di anziani sodali. Proprio in ragione di questa origine agro-pastorale della mafia nissena, le famiglie più importanti sono dislocate nella parte periferica del territorio provinciale, tanto che la famiglia del capoluogo provinciale è incardinata e dipende dal mandamento di Vallelunga, un paese di poco più di 3 mila abitanti, fortemente decentrato, nel cuore della Sicilia agricola», è sempre l’analisi della Dia.

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Più sicurezza per i cittadini, il Viminale assegna nuovi agenti nel Nisseno

Più sicurezza per i cittadini, il Viminale assegna nuovi agenti nel Nisseno

Caltanissetta – Dal Viminale rinforzi per i presidi di polizia nella provincia nissena. Undici, in particolare, i poliziotti in più adesso in servizio alla questura di Caltanissetta. Altri nove agenti erano già stati assegnati tra febbraio e ottobre dello scorso anno.

La fase di potenziamento del dipartimento della polizia è stata prevista per le questure italiane sulle quali gravano i maggiori impegni sul piano del controllo del territorio e della gestione dei centri per stranieri.

«Nuova linfa quindi per la questura di Caltanissetta guidata dal questore Giovanni Signer e per i commissariati, i nuovi arrivati, infatti, hanno un’età compresa fra i 25 e i 35 anni», è stato spiegato.

Sono stati tutti destinati a incarichi operativi e vanno a potenziare l’attività di controllo del territorio, perché sono stati indirizzati in gran parte all’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, sia nel capoluogo che a Gela e Niscemi.

«Questo potenziamento permetterà di elevare i livelli di attenzione e di risposta per meglio rispondere alle istanze di sicurezza dei cittadini», è stato rilevato dagli stessi vertici della questura.

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Medico ucciso in discoteca, 3 condanne e tre indagati per omicidio 

Medico ucciso in discoteca, 3 condanne e tre indagati per omicidio 

Caltanissetta – Tre condanne per la morte del giovane medico sancataldese Aldo Naro. E con il verdetto s’è fatta strada la tesi che altri abbiamo partecipato all’omicio di Aldo Naro. Che a ucciderlo non sia stato soltanto il buttafuori minorenne già  condannato.

Così si è chiuso il processo con rito abbreviato a carico di 9 imputati che si è celebrato a Palermo.

Le condanne sono piovute su Mariano Russo, Giovanni Colombo e Pietro Covello che hanno rimediato 2 anni ciascuno per rissa.

Assolti, di contro, i nisseni Carlo Salvatore Lachina  e Giuliano Bonura – difesi dagli avvocati Davide Schillaci e Daniele Osnato –  per i quali è stata già chiesta l’assoluzione e, ancora, Daniele Cusimano, Valentino Natale, Giuseppe Micalizzi pure loro r tirati in ballo per rissa e Francesco Meschisi chiamato a rispondere di  favoreggiamento.

I tre ritenuti colpevoli dovranno anche risarcire le parti civili, ossia genitori e la sorella della giovanissima vittima, Rosario Naro, Anna Mari Ferrara e Maria Chiara Naro – secondo l’entità che sarà poi stabilita in un procedimento a parte. Dovranno pure sborsare spese processuali per quasi 12 mila euro.

Ma non è tutto. Tra le pieghe dela stessa sentenza, il gup di Palermo Fernando Sestito ha pure disposto la trasmissione degli atti alla procura nei confronti di Pietro Covello, Francesco Troia e gabriele Citarrella per l’ipotesi di concorso in omicidio e per rissa.

È l’epilogo del processo legato alla morte del giovane medico Aldo Naro di San Cataldo, venticinquenne al momento della tragedia che s’è consumata la notte di San Valentino di quattro anni fa all’interno della discoteca «Goa» di via Lanza di Scalea,  nel capoluogo isolano. Lì è rimasto ucciso dopo un’aggressione.

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Maxi traffico di droga, ecco chi sono gli arrestati

Maxi traffico di droga, ecco chi sono gli arrestati

Caltanissetta – Due, tre chili di droga spacciata ogni quindici, venti giorni. Questa la mole di smercio che avrebbe curato la presunta organizzazione – di cui avrebbe fatto parte anche una donna con un ruolo non secondario –  smantellata nelle scorse ore con il blitz di polizia ribattezzato «Mare magnum».

A capo della presunta organizzazione vi sarebbe stato Francesco Paolo Ferdico, che avrebbe avuto continui rapporti con il genero, Michele Christian Pesce per sospetti scambi di prodotti alimentari. Ferdico, già al centro in passato di altre vicende di droga, è ritenuto vicino alla famiglia nissena di Cosa nostra che fa capo al boss Angelo Palermo.

Da un po’ di tempo si era trasferito nell’Agrigentino,a Porto Empedocle in particolare, ma insieme alla moglie, Gaetana Gagliano la sola ora agli arresti domiciliari, avrebbe gestito la movimentazione di droga  in partenza da Palermo per raggiungere poi le piazze nissene e agrigentine.  Lo avrebbe collaborato, per l’approvvigionamento, il fratello, Giuseppe Ferdico.

Le forniture sarebbero state gestite da Daniele Giallanza che avrebbe organizzato i trasporti attraverso i suoi corrieri, Francesco Lena, suo nipote acquisito e Pietro La Cara Pietro, consuocero di Giallanza, arrestato nell’aprile di due anni fa con 10 chili di hashish.

Gaetano Gagliano, parente della moglie di Ferdico, avrebbe funto da corriere e avrebbe avuto frequenti contatti con Antonio Capuzzo.

Indagini sul conto di Lena avrebbero consentito alla polizia di scoprire che lo stesso avrebbe rifornito di hashish anche Michele Giuseppe Tripisciano,  Andrea La Iacona e Francesco Catania di Siculiana.  Il macellaio Francesco Turco avrebbe spacciato.

Chiudono il quadro dei presunti coinvolgimenti, Giovan Battista Di Marca di Pietraperzia che avrebbe fornito cocaina a Marco Michele Ventura che poi avrebbe spacciato.

Questo il quadro tracciato dalla Squadra mobile di Caltanissetta attraverso due differenti filoni d’indagine – uno che ha preso in esame il periodo tra il 2009  e il 2014, l’altro tra il 2017 e lo scorso anno – che poi sono confluiti in un unico calderone, ricostruendo il sospetto maxi traffico di droga in partenza da Palermo e poi venduta nel Nisseno e nell’Agrigentino.

Da qui l’emissione di 15 ordinanze di custodia cautelari chieste dal sostituto Matteo Campagnaro e firmate dal gip Antonia Leone. Tutti sono in carcere ad eccezione della donna che è ai domiciliari, con l’accusa di associazione a  delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti.

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Maxi traffico di droga, blitz nella notte con 15 arresti

Maxi traffico di droga, blitz nella notte con 15 arresti

Caltanissetta – Droga sull’asse Caltanissetta, Palermo, Agrigento. Movimentazione a cui si sarebbe dedicata una sospetta organizzazione smascherata dalla polizia.

E in quindici sono statti arrestati nelle scorse ore durante una operazione che ha impegnato la Squadra mobile di Caltanissetta, oltre che di  Palermo e Agrigento, con al loro fianco agenti del reparto prevenzione crimine e da unità cinofile della questura dell capoluogo isolano.

Delle ordinanze di custodia cautelare chieste dalla procura – in particolare direzione distrettuale antimafia – e disposte dal gip, quattordici sono in carcere, una quindicesima ai domiciliari.

A loro è stato contestato il reato associativo a delinquere finalizzato al traffico di stupefacenti, in particolare hashish, marijuana e cocaina.

E il giro d’affari, secondo quanto è emerso dalle risultanze investigative, sarebbe stato più che consistente.

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Miniera Bosco, possibile un piano di recupero e bonifica

Miniera Bosco, possibile un piano di recupero e bonifica

Mussomeli – Via libera alle procedure per la bonifica della miniera Bosco. L’obiettivo è sanare l’aria ma senza un particolare aggravio di costi , semmai dando vita a nuovi sbocchi.

 Il vecchio “gigante bianco”, l’ormai da tantissimo tempo dismesso sito minerario, in qualche modo  potrebbe vivere di nuova vita.

La Regione, attraverso l’assessorato all’Energia, intende consentire il recupero dell’enorme quantità di sale disponibile senza pagare una montagna di soldi pubblici per lo smaltimento.

Anzi il progetto è inteso come una possibilità di crescita d’imprese locali con un apporto anche in termini occupazionali, perché la previsione è che la materia prima ricavata venga poi lavorata nell’Isola.

V’è già un primo approccio con un’azienda che potrebbe essere interessata all’operazione a patto che il sale sia utilizzabile per fini commerciali, non di tipo alimentare.

Il prossimo passo spetta proprio all’azienda del Nord che ha manifestato interesse e che dovrebbe presentare un piano per quell’area che in passato è finita anche nel mirino della magistratura .

Poi la Regione provvederebbe all’emissione di un bando che dovrebbe prevedere un diritto di precedenza alla società in questione.

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Mafia e delitti nel Vallone, anche i boss chiedono la scarcerazione

Mafia e delitti nel Vallone, anche i boss chiedono la scarcerazione

Mussomeli – I boss, così li indicano gli inquirenti, chiedono l’annullamento dell’arresto. Le istanze di coloro che sono ritenuti i capimafia di Campofranco, in tempi e con spessore differenti, sono andate ad aggiungersi ad altre già presentate al «Riesame».

Con altri coinvolti – di Mussomeli e Campofranco – nel blitz «Gallodoro» che si sono anch’essi rivolti al tribunale per le medesime ragioni.

E la lista s’è aperta con i ricorsi presentati dai campofranchesi  Domenico «Mimì» Vaccaro e Angelo Schillaci e, ancora, il quarantaquattrenne di Mussomeli, Salvuccio Favata, i campofranchesi Claudio Rino Di Leo, Calogero e Giuseppe Modica e il sancataldese Vincenzo Scalzo – difesi dagli avvocati Antonio Impellizzeri, Danilo Tipo, Oriana Limuti, Salvatore Daniele, Calogero Vinci e Giovanni Castronovo  – chiamati in causa con contestazioni differenti.

Vaccaro, Schillaci e Giuseppe Modica per il delitto di  Gaetano Falcone di Montedoro e armi;  Di Leo per mafia e droga; Calogero Modica per mafia ed estorsione;  Favata e Scalzo per stupefacenti con la loro presunta appartenenza a una rete organizzata di trafficanti.

Altri indagati nella stessa operazione dei carabinieri del Ros, prima di loro, si sono già rivolti al tribunale del riesame di Caltanissetta.

Il primo di tutti è stato il montedorese Nicolò Falcone, accusato di avere avallato la decisione di uccidere il cugino, poi i campofranchesi Antonino e Alexander Giulio Lattuca e il presunto capomafia di San Cataldo,  Maurizio Calogero Di Vita – difesi dagli avvocati Dino  Milazzo e Diego Guadagnino – con i due fratelli tirati in ballo per droga, il presunto boss per mafi

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