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Lo salvano i fili della biancheria,  evitata tragedia di Pasqua

Lo salvano i fili della biancheria, evitata tragedia di Pasqua

Sono stati i fili della biancheria a salvargli la vita. A mutare quel destino che un uomo si era preparato. Ma per fatalità la sorte ha voluto così. Ha il sapore di una storia di Pasqua a lieto fine.

E adesso lui è salvo. È un nisseno, un sessantacinquenne, che per ragioni peraltro neanche tanto chiare, aveva deciso di farla finita. Di chiudere il suo conto con l avita.

S’è affacciato al balcone di casa e s’è lanciato giù, dal un balcone al sesto piano di uno stabile alla periferia dell’abitato.

Un volo nel vuoto per un dramma che sembrava già scritto. E invece, questa volta, il copione è stato diverso ai tanti, troppi casi, che si sono registrati nel passato recente in più zone della provincia nissena.

Durante il volo i fili della biancheria hanno frenato la caduta dell’uomo. In maniera decisiva. Ostali risolutivi per l’esito della vicenda.

Sì perché adesso è pieno di fratture in diverse parti del corpo, ma sarebbe fuori pericolo. peraltro un’ambulanza, insieme alla polizia, sono arrivati subito in zona e lo hanno trasferito d’urgenza in ospedale.

Per lui e per la sua famiglia sarà, indubbiamente, una Pasqua decisamente particolare. Difficile da dimenticare per il resto dei suoi giorni.

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Stalking a sfondo sessuale, donna accusa ex soprintendente di Caltanissetta

Stalking a sfondo sessuale, donna accusa ex soprintendente di Caltanissetta

«Non pensare che io voglia solo il tuo corpo». Questi e altri messaggi le avrebbe inviato per quello che, secondo la tesi della procura, sarebbe stato stalking a sfondo sessuale.

Atti persecutori che sarebbero stati attuati da Vincenzo Caruso – difeso dagli avvocati Walter Tesauro e Vincenzo Caponnetto – ex soprintendente ai beni culturali di Caltanissetta, sotto accusa per fatti che risalgono al tempo in cui dirigeva la biblioteca museo «Luigi Pirandello di Agrigento.

Attenzioni particolari, per i magistrati, che avrebbe riservato a una dipendente della stesso ufficio a quel tempo guidata dallo stesso Caruso.

È stata la stessa donna, adesso parte civile insieme al marito – assistiti dall’avvocato Giuseppe Arnone e Arnaldo Faro- a ribadire in aula le accuse mosse al suo allora dirigente già al momento di presentare la denuncia. Quella che poi ha trascinato il funzionario al centro di un’inchiesta. E nei suoi confronti, adesso è parte civile anche la Regione oltre ad alcune associazioni.

Avance più che esplicite, secondo la tesi accusatoria, quelle che l’ex direttore del museo agrigentino avrebbe riservato alla dipendente che, dal canto proprio, le avrebbe sempre respinte a muso duro. Fino, poi, a cambiare amministrazione.

I legali della donna hanno prodotto adesso al tribunale una serie di messaggi telefonici che il suo capo le avrebbe inviato a quel tempo. E i fatti in questione sono spalmati in un lungo arco di tempo che va dal 2009 ai primi mesi del 2017. Momento in cui è stata poi presentata una denuncia.

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Trascinato per metri in uno scippo, uno dei sospetti rapinatori sotto accusa

Trascinato per metri in uno scippo, uno dei sospetti rapinatori sotto accusa

Non avrebbe esitato a trascinarlo per strada, per una decina di metri, pur di strappargli il borsello che teneva a tracolla.

E adesso il presunto autore della violenta azione è finito sotto accusa. In realtà ad agire sarebbero stati in due, ma il sospetto complice è rimasto nell’ombra.

A giudizio è stato chiamato il ventiquattrenne  nisseno Pietro Camilleri – assistito dall’avvocatessa Valentina Di Maio – che deve difendersi dalle imputazioni di rapina e lesioni personali aggravate.

Reati che si sarebbero consumati ai danni di un ultraottantunenne pure lui nisseno – assistito dall’avvocato Francesco Augello – ora parte civile.

La maldestra azione è stata messa a segno nell’estate di due anni fa. Era, per l’esattezza. Il 26 agosto del 2017. È stato allora che l’anziano è stato assalito in strada da due sconosciuti.

Lo hanno colto di sorpresa per portargli via il borsello che teneva in spalla. Ma nell’azione  il pensionato è rimasto ferito riportando una frattura e una lussazione, con una prognosi, per la guarigione, di una trentina di giorni.

Ma in quei concitati frangenti, dal borsello dell’anziano è scivolato per terra un portadocumenti con dentro 100 euro. È stato poi ritrovato da due ragazzi stranieri, vicini di casa del malcapitato, che hanno restituito al proprietario non solo i documenti ma anche i soldi che v’erano dentro.

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Falliscono spaccata e furto nella notte», nel mirino anche un negozio

Falliscono spaccata e furto nella notte», nel mirino anche un negozio

È quella che in gergo viene indicata la «spaccata» che hanno tentato. Ma è andata male. L’azione è stata messa a segno nella notte.

Nel mirino è finito il bar della stazione ferroviaria di Gela. Con un’auto, in piena notte, si sono lanciati  contro la vetrina sfondandola pure.

Ma il tentativo sarebbe andato a vuoto perché il fragore procuratore dall’auto che ha mandato in frantumi i vetri e divelto l’apertura, ha richiamato l’attenzione di qualche abitante della zona.

Intuendo il pericolo, gli autori sono stati costretti ad abbandonare il campo. E sarebbero andati via con un pugno di mosche tra le mani.

Nella stessa notte è stato dato fuoco alla saracinesca di un negozio di via Tevere, sempre a Gela. Un’azione, questa, probabilmente, più dimostrativa. Una sorta di avvertimento più che un vero e proprio attentato.

E sempre in quelle stesse ore – ma anche in questo caso il raid è finito in fumata nera – i ladri hanno tentato di svaligiare una villetta a Manfria, ma i vigilantes hanno messo in fuga i malintenzionati.

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Centri antiviolenza, per il Nisseno presente all’Ars la «Tulipano»

Centri antiviolenza, per il Nisseno presente all’Ars la «Tulipano»

A rappresentare il Nisseno, nell’audizione all’Ars dei responsabili dei centri antiviolenza di diverse province siciliane, è stata  Anna Giannone dell’associazione  «Tulipano».

È stata tra i diversi presidenti di associazione a riferire ai parlamentari e al governo regionale le difficoltà incontrate nel quotidiano. E in tal senso sono state formulate proposte operative.

«Occorre fare rete e lavorare tutti insieme per prevenire e contrastare i numerosi casi di violenza contro le donne purtroppo in continua crescita anche in Sicilia», è stato ribadito dalla presidente della Commissione Salute e servizi sociali dell’Ars Margherita La Rocca Ruvolo,

«Occorre soprattutto tutelare le vittime – ha aggiunto La Rocca Ruvolo –  anche fornendo sbocchi formativi e lavorativi oltre che protezione e sostegno psicologico, curare gli uomini maltrattanti e sostenere i centri antiviolenza anche con progetti di formazione per gli operatori»

E proprio adesso è in corso il forum permanente contro le molestie e la violenza di genere, per quello che è stato definito «un lavoro di buon auspicio».

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Crollo di un viadotto, una condanna e un’assoluzione

Crollo di un viadotto, una condanna e un’assoluzione

Caltanissetta- Il direttore dei lavori ne è uscito con l’affermazione di colpevolezza, mentre l’allora titolare dell’impresa che quei lavori li ha realizzati, invece, no.

Così s’è chiuso il processo per il crollo del viadotto «Geremia II», lungo la strada statale 626 Caltanissetta. Era la mattina del 21 maggio del 2009 quando una campata d’improvviso ha ceduto.

Per quel crollo è stato condannato, adesso, il professionista Francesco Lombardo, direttore dei lavori in questione. È di due anni la pena – con il beneficio della sospensione – che gli è stata inflitta dal giudice Tiziana Landoni.

Di contro è arrivato un verdetto assolutorio, «perché il fatto non costituisce reato», nei confronti di Luca Rizzi a quel tempo a capo – almeno sulla carta – dell’impresa che s’è aggiudicata l’appalto.

La procura, dal canto proprio, ritenendo che entrambi gli imputati non fossero esenti da responsabilità, ne ha chiesto la condanna a tre anni ciascuno.

Nel procedimento che ne è derivato da quell’improvviso cedimento del viadotto si è costituito, nella veste di parte civile, l’Anas.

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Madonia diede il via libera al delitto e Vaccaro fu mandato come killer», ex boss li accusa

Madonia diede il via libera al delitto e Vaccaro fu mandato come killer», ex boss li accusa

Campofranco – «Madonia diede il via libera all’omicidio e Vaccaro fu mandato dai “campofranchesi” quando fu chiesto un killer»,

Concetti che sono stati sostenuti dall’ex boss di Niscemi, Giancarlo Giugno, che nella veste di collaboratore di giustizia è stato chiamato a raccontare la sua verità al processo a carico degli stessi Giuseppe «Piddu» Madonia e Domenico «Mimì» Vaccaro – assistiti dagli avvocati Antonio Impellizzeri e Flavio Sinatra – finiti sotto processo perché accusato di omicidio.

L’agguato in questione è stato consumato nel novembre del lontano 1983 e ha avuto per obiettivo il niscemese Vincenzo Vacirca, ucciso al posto del fratello Giuseppe. Lui sarebbe stato il vero bersaglio ma a  quel tempo sarebbe stato introvabile non solo dalle forze, ma anche per la mafia.

«È per una vendetta trasversale che è stato ucciso, anche se volevano uccidere il fratello… è stata una risposta al delitto  di Salvatore Arcerito», ha aggiunto il collaborante riferendosi al presunto capofamiglia niscemese  assassinato il 30 aprile 1983».

Secondo lo stesso Giancarlo Giugno, «Madonia ha dato il via libera all’omicidio Vacira e Vaccaro è stato mandato quando da Nisscemi hanno chiesto un killer».

Alla prossima udienza toccherà a un ex boss di Vallelunga, Ciro Vara, raccontare la sua versione dei fatti al centro del procedimento e sulle posizioni di Madonia e Vaccaro.

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«Svelarono atti d’indagine su Messina Denaro», tre arresti: preso anche un colonnello della Dia

«Svelarono atti d’indagine su Messina Denaro», tre arresti: preso anche un colonnello della Dia

È sospettato di  avere passato notizie riservate su indagini relative al boss latitante Matteo Messina Denaro. Ed è stato arrestato dai suoi colleghi di Palermo.

È il tenente colonnello Marco Zappalà, in servizio alla Dia di Caltanissetta, arrestato insieme a un carabiniere in servizio a Castelvetrano, l’appuntato Giuseppe Barcellona e all’ex sindaco sempre di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, che sarebbe stato un infiltrato dei servizi segreti. Lui, secondo l’accusa, avrebbe girato una intercettazione a un boss.

A loro carico sono stati contestati i reati di rivelazione di notizie riservate, favoreggiamento e accesso abusivo a un sistema informatico.

Queste le accuse al centro delle ordinanze disposte dal gip di Palermo, Piergiorgio Morosini, su richiesta dei sostituti procuratori Francesca Dessì e Pierangelo Padova.
Talpe, secondo la tesi accusatoria, che avrebbero rivelato informazioni riservate. Seppur le posizioni passerebbero per un distinguo.

Provvedimenti, questi dell’ultima ora, che secondo gli stessi inquirenti andrebbero a incastonarsi in un contesto che, nella sua massima ampiezza, potrebbe avere fornito in questi anni copertura al super latitante Matteo Messina Denaro.

Il boss di Castelvetrano, nonostante negli ultimi anni le forze dell’ordine abbiano fatto terra bruciata attorno a lui con innumerevoli operazioni antimafia che hanno colpito suoi fiancheggiatori e sequestrato ingenti patrimoni, riesce a sfuggire alla cattura già dal lontano 1993.

 

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Furto a scuola, condannati sospetti «ladri di merendine»

Furto a scuola, condannati sospetti «ladri di merendine»

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Caltanissetta – Colpevoli per un furto in trasferta. Che avrebbero commesso, seppur poi sia stato neutralizzato dalla polizia, in un istituto scolastico.

Le condanne sono piovute su tre giovani di Riesi. Il ventiquattrenne Simone Alabiso al quale sono stati inflitti tre anni ed i fratelli Michael Stephen ed Antony Castorina – ventottenne il primo, venticinquenne il secondo – che ne sono usciti con la pena a 2 anni ciascuno.

I tre  – assistiti dagli avvocati Vincenzo Vitello, Carmelo Terranova e  Giovanni Maggio – sono stati chiamati a rispondere di furto aggravato.

Quello che, per l’accusa, avrebbero messo a segno ai danni l’istituto professionale per i servizi, l’industria e l’artigianato, il «Galileo Galilei» di Caltanissetta.

È lì che una domenica sera, era il maggio dello scorso anno, il terzetto si sarebbe introdotto prendendo di mira la gettoniera di un distributore automatico di snack e bevande.

Ma qualcuno ha avvertito la polizia e una pattuglia è presto arrivata in zona, sorprendendo i giovani che stavano tentando di scavalcare la recinzione della  scuola.

Questa, almeno, la ricostruzione degli stessi investigatori che poi, dentro la scuola, hanno trovato uno  scalpello, un cacciavite e un  lucchetto rotto.

Peraltro, nell’auto con cui i tre erano arrivati da Riesi – una Fiat Cinquecento di Antony Castorina – sono stati trovati altro oggetti ritenuti da scasso.

Da qui il loro arresto e, adesso, nel processo che ne è derivato, le condanne per quel furto aggravato che poi sarebbe pure andato in fumo.

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Centauro perse una gamba, camionista di Milena a giudizio

Centauro perse una gamba, camionista di Milena a giudizio

immagine di repertorio

Milena– Camionista di Milena a giudizio per un incidente stradale dalle gravi conseguenze costato, a un centauro, l’amputazione di una gamba.

È il quarantaseienne Domenico Massimiliano Michele Russo – assistito avvocati Fabio Licalsi e Giuseppina Insalaco – chiamato in giudizio per rispondere dell’ipotesi lesioni gravissime.

Quelle che avrebbe causato al centauro quarantanovenne Angelo Miraglia – assistito dall’avvocato Massimiliano Bellini –  che fu trasferito urgentemente all’ospedale Sant’Elia.

Ma poi, per gli effetti devastanti di quell’incidente di un paio di anni addietro, gli è stata pure amputata una gamba.

Gli strascichi giudiziari che ne sono derivati hanno fatto scattare, ora, il procedimento a carico del camionista milenese.

Lo scontro è avvenuto nel giugno del 2017 lungo la statale 640, interessata dai lavori di raddoppio della sede stradale.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il pesante mezzo avrebbe effettuato una manovra non consentita, vietata pure dalla segnaletica, per entrare in un cantiere di quella zona. Questa, almeno,la tesi degli inquirenti.

L’impatto tra il camion e la moto con in sella Miraglia è stato particolarmente violento. E, com’è intuibile che sia, a riportare gravi conseguenze è stato il motociclista.

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