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Bimbo morso al volto dal suo cane, finisce in ospedale

Bimbo morso al volto dal suo cane, finisce in ospedale

Bimbo di 4 anni aggredito da un cane. Peraltro il cane di famiglia. Una tragedia, per fortuna soltanto sfiorata, che ha coinvolto un bambino di Butera.

Il piccolo, secondo una prima ricostruzione, d’improvvisavo sarebbe stato aggredito dall’animale. Una reazione inaspettata quanto violenta.

E, in casa, lo avrebbe morso al volto. Azione che ha colto di sorpresa il piccolo rimasto atterrito.

Il bimbo è stato subito soccorso dai suoi familiari ed è stato trasferito di gran corso all’ospedale «Vittorio Emanuele» di Gela.

Lì gli sono state prestate le prima cure. E per sua buona sorte i medici, dopo averlo medicato, hanno giudicato il piccolo guaribile in pochi giorni. Ed è rientrato a casa.

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Tragedia in autostrada, muore autotrasportatore nisseno

Tragedia in autostrada, muore autotrasportatore nisseno

Ancora sangue sulle strade. A perdere la vita, in questo caso è stato un autotrasportatore nisseno che stava viaggiando in autostrada.
la vittima è il quarantaseienne Santo Alessi, sancataldese d’origine, ma abitante a Caltanissetta. Era alla guida di un Fiat turbo Daily e stava percorrendo l’autostrada Palermo-Catania.

All’altezza dello svincolo per Villabate, mentre il mezzo viaggiava in direzione di Caltanissetta, il furgone è finito contro le barriere.

Non lateralmente ma frontalmente. E come una lama nel burro il guard-rail ha tagliato in due la parte anteriore superando il motore per finire dentro l’abitacolo.

Sono subito scattati i soccorso ma per l’autotrasportatore non c’era più nulla da fare. Gli operatori sanitari che sono giunti in zona hanno solo potuto constatare il decesso del guidatore.

La tragedia della strada è adesso al vaglio di polizia e carabinieri per fare chiarezza e ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

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Nascondevano armi, in due arrestati

Nascondevano armi, in due arrestati

Li hanno presi con armi. Da qui il loro arresto che è stato effettuato dai carabinieri della Stazione di Santa Caterina insieme allo squadrone eliportato Sicilia.

In manette sono finiti due caterinesi, il ventottenne Domenica Calandra e il sessantaseienne Filippo Rasconà tutti e due abitanti alla periferia del paese.

A loro carabinieri e magistratura hanno contestato il reato di detenzione illegale di armi.

Accusa che è legata al ritrovamento di un piccolo arsenale nel lor ovile. Lì, in particolare i militari hanno rinvenuto due armi clandestine.

Scoperte una pistola revolver calibro 38 e un fucile da caccia con matricola abrasa, oltre a centinaia di cartucce.

In queste circostanze i due sono stati arrestati e rinchiusi al carcere Malaspina di Caltanissetta.

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Estortori… che estortori non erano, non mangiavano panini a sbafo

Estortori… che estortori non erano, non mangiavano panini a sbafo

Cadono le accuse per un manipolo di estortori… che estortori non erano. Tredici in tutto che erano stati accusati di avere preso di mira il proprietario di un locale. Una kebabberia in particolare, dove, secondo l’accusa, avrebbero preteso di mangiare a sbafo.

Ma alla fine le loro strade si sono divise. E per sette di loro, su richiesta della stessa procura nissena è arrivata l’archiviazione, mentre altri cinque sono stati chiamati in giudizio.

Di loro una posizione è stata poi stralciata mente un quinto, nel frattempo, si è tolto la vita. Alal fien in tre hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati con il rito abbreviato.

Sono il trentottenne Calogero Fiandaca, il ventunenne, Santo Riccobene e il ventiquattrenne Davide Sciarrino. I tre – difesi dagli avvocati Maria Francesca Assennato, Dino Milazzo e Giuseppe Dacquì – alla fine sono stati assolti con formula piena dal giudice.

Secondo la tesi accusatoria si sarebbero presentato in un locale gestito da un esercente afgano e avrebbe consumato panini senza pagare.

In un’altra circostanza – sempre secondo la tesi accusatoria – avrebbe minacciato il titolare di non fare entrare altri clienti nel locale se non avesse soddisfatto le loro richieste.

 Una sera, dopo un inizio di lite tra il proprietario del locale a quattro tra coloro che sono stati poi indagati, è intervenuta pure la polizia. La denuncia del commerciante, poi ha fatto il resto. Ma adesso le contestazioni ai sospetti estortori sono finite in una bolla di sapone.

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Garante infanzia, Omaggio al «giudice ragazzino» ucciso dalla mafia

Garante infanzia, Omaggio al «giudice ragazzino» ucciso dalla mafia

Lui, giovane magistrato ucciso dalla mafia, sarà ricordato lunedì mattina, 20 novembre, a Reggio Calabria. Sarà uno dei tanti omaggi alla memoria di Rosario Livatino.

La mafia lo ha assassinato il 21 settembre 1990 quando ancora non aveva compiuto 38 anni.

L’appuntamento è in programma all’auditorium «Nicola Calipari» di palazzo Campanella sede del Consiglio regionale della Calabria.

L’iniziativa è dell’Ufficio del garante per l’infanzia e l’adolescenza guidato da Antonio Marziale.

«Rosario Livatino. Quando i giovani fanno la differenza…», è il titolo al centro dell’incontro che si aprirà con la proiezione del film «Il Giudice ragazzino» con Giulio Scarpati e Sabrina Ferilli.

Poi seguirà il dibattito che sarà concluso da Enzo Gallo, giornalista e portavoce delle associazioni «Tecnopolis» ed «Amici del giudice Rosario Angelo Livatino» ed, a seguire, da don Giuseppe Livatino, omonimo ma non parente del magistrato che è il postulatore della fase diocesana del processo di canonizzazione di Rosario Livatino.

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Picchia l’ex fidanzata e sua madre, arrestato per rapina e stalking

Picchia l’ex fidanzata e sua madre, arrestato per rapina e stalking

Si sarebbe introdotto in casa della ex fidanzata e, con il volto coperto da una maschera, avrebbe picchiato lei e la madre. È l’accusa che ha trascinato in carcere un giovane.

È il sancataldese  Michele Luca Giglio – assistito dall’avvocato Massimiliano Bellini – accusato di stalking,

rapina e lesioni personali aggravate.

A tarda sera, l’11 novembre scorso, si sarebbe intrufolato nell’appartamento della sua ex ragazza e, non è appena lei è rincasata, l’avrebbe malmenata. Stessa sorte è toccata poi pure alla madre di lei arrivata in casa pochi minuti dopo.

L’aggressore ha poi arraffato 100 euro e un borsone ed è scappato via.

Madre e figlia, invece, dopo le cure in ospedale, si sono presentate ai carabinieri per denunciare la violenta aggressione subita.

La giovane, in particolare, ha riferito ai militari di avere riconosciuto il suo ex fidanzato perché per qualche istante sarebbe riuscita a tirare su la maschera che lui indossava. Ai carabinieri ha pure raccontato presunti atti persecutori subiti da lei e dai suoi familiari dopo la rottura del fidanzamento.

Al vaglio dei carabinieri sono passate pure le immagini girate dalle telecamere di sorveglianza istallate nell’appartamento, ma non mostrerebbero fotogrammi nitidi.

Il giovane, al cospetto del gip, si è difeso sostenendo che quella sera si trovava altrove con amici. Ma il gip ha confermatola custodia cautelare in carcere.

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Usura, nasce nuova associazione per prevenire e combattere la piaga

Usura, nasce nuova associazione per prevenire e combattere la piaga

Sarà presente e attiva da sud a nord dell’Italia per essere al fianco di chi è entrato nella spirale dell’usura e busserà alle sue porte.

È l’associazione Antiusura «D’Angeli» nata dall’iniziativa di un sacerdote gelese, don Luigi Petralia, intensamente impegnato in attività di recupero e solidarietà a trecentosessanta gradi.

A presiederla sarà lo stesso religioso che avrà come suo vice Giuseppe Spata. E il loro rimpegno non guarderà al solo contrasto del fenomeno, ma anche alla prevenzione, forte di quella “omologazione”, sotto il profilo giuridico, ottenuto dal ministero dell’Economia.

Sarà al fianco di chi è entrato nel tunnel per aiutarlo ad uscirne, ma anche di coloro che si trovano in difficoltà e prima di finire nelle mani degli strozzini per disperazione avrà un sostegno per accedere a strumenti bancari. E sarà anche al fianco di coloro che decideranno di rompere il muro del silenzio per denunciare, anche in forma anonima.

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«Le ha reso la vita un inferno», arrestato per stalking all’ex fidanzata

«Le ha reso la vita un inferno», arrestato per stalking all’ex fidanzata

Per mesi l’avrebbe tartassata. Di giorno e di notte l’avrebbe bersagliata con oltre 200 chiamate e inviandole 84 sms. Ora è stato arrestato.

È il venticinquenne nisseno Andrea Bellia destinatario di una ordinanza di custodia cautelare in carcere per atti persecutori nei confronti della sua ex fidanzata.

Da un anno, secondo la tesi investigativa, la minacciava e molestava al punto tale da crearle un profondo donna stato di ansia e di paura, temendo pure per la sua incolumità e quella dei familiari.

Non si sarebbe rassegnato alla fine della loro relazione sentimentale e in tutti i modi avrebbe tentato di convincerla a ricominciare.

Il presunto stalker avrebbe pure minacciato di morte i genitori dell’ex ed i suoi amici. In uno dei tanti messaggi inviati al fratello della ragazza, l’arrestato li avrebbe avvertiti che «li avrebbe sotterrati tutti» e di «non avere paura della prigione».

Le avrebbe reso la vita un inferno minacciandola e insultandola anche quando lei con amici si recava in qualche locale.

In una circostanza, all’interno di un pub, avrebbe pure rifilato un pugno a un amico della sua ex ragazza ed a tutti avrebbe urlato, come fuori di sé, che «chi toccava la ragazza sarebbe morto».

Alla fine lei, stanca di subire s’è presentata in questura per denunciare la sua situazione. Sono partite le indagini che, adesso, hanno dato vita al provvedimento cautelare. E il giovane è stato rinchiuso in carcere.

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Pizzo per dieci anni, «erano sei gli esattori»

Pizzo per dieci anni, «erano sei gli esattori»

Per dieci anni avrebbero chiesto pizzo in nome di Cosa nostra. Ora in sei sono stati condannati  per estorsione. Sono scattate per pretese di soldi che sarebbero state rivolte a una società che opera nel settore edile.

Richieste che sarebbero iniziate nel lontano 1994 e sarebbero andate avanti per una decina di anni. Sempre ai danni della stessa impresa il cui titolare, però non si è costituito parte civile. E nell’inchiesta “madre” è stato pure lambito per questioni di droga, come sospetto assuntore.

Ora è arrivata la scure della colpevolezza per presunti esponenti di Cosa nostra e Stidda di Mazzarino che avrebbero trovato l’intesa per incassare denaro dalle estorsioni, a volte anche camuffate sotto forma di richieste di regalie in occasione di festività.

Condannati Calogero Sanfilippo e Salvatore Siciliano che hanno rimediato 5 anni e 2 mesi ciascuno, Giuseppe Selvaggio che ha avuto 5 anni e 4 mesi, Liborio Sanfilippo anno in continuazione, così in continuazione sono le condanne sempre a un anno per  Maurizio Siciliano e un anno e mezzo per Giovanni Siciliano.

Assolto solo Francesco Ghianda. I sette –  difesi dagli avvocati Ernesto Brivido. Giampiero Russo, Dino Milazzo, Vincenzo Vitello, Flavio Sinatra, Cristina Alfieri e Gaetano Giunta – erano accusati di  estorsione con l’aggravante mafiosa, dell’uso di armi e dei metodi violenti.

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Avvertito sindaco Carbone, si scava nell’attività di giunta

Avvertito sindaco Carbone, si scava nell’attività di giunta

SOMMATINO – Indagini in corso sull’inquietante episodio ai danni del sindaco di Sommatino, Elisa Carbone. Secondo un cliché che segue un classico avvertimento, le sono stati fatti trovare davanti casa una bottiglia con dentro benzina e alcuni proiettili.

Un messaggio in codice che ha una sua eloquenza. L’episodio, finito pure al centro di un consiglio comunale straordinario, è al centro di un’indagine dei carabinieri.

Tra le chiavi di lettura un ruolo nodale lo rivestirebbe l’attività della giunta guidata dallo stesso sindaco.

Di recente, tra gli atti di maggiore rilevanza, è arrivata la bocciatura di lavori di ampliamento al cimitero di Sommatino.

Un appalto di 8 milioni di euro che la nuova amministrazione ha accantonato. Ma altri provvedimenti interessanti, di natura politico-amministrativa, sarebbero in itinere.

Saranno le indagini dei carabinieri a fare chiarezza sull’accaduto.

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