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Test antidroga inguaierebbe giovane coinvolto nello scontro sulla 626

Test antidroga inguaierebbe giovane coinvolto nello scontro sulla 626

CALTANISSETTA – Svolta nelle indagini sul pauroso incidente avvenuto nel fine settimana lungo la statale 626 dove si sono scontrate due auto frontalmente con i rispettivi conducenti rimasti gravemente feriti.

Uno dei due coinvolti nel terribile scontro frontale, dai successivi esami clinici sarebbe stato trovato positivo alla cocaina.

É un trentunenne canicattinese che era al volante di una Volkswagen Golf che, all’altezza dell’innesto per la scorrimento veloce per Gela, s’è scontrata con la Opel Corsa condotta da una trentasettenne dell’Ennese.

Questo sarebbe un primo passo delel indagini, mentre per quanto riguarda l’esatta ricostruzione della dinamica è già stata tracciata una prima tesi, ma che deve ancora essere verificata.

Le risultante dell’esame tossicologico potrebbe presto sortire strascichi per il giovane guidatore che sarebbe stato inguaiato dai successivi test ospedalieri.

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«Pressioni su militari», condannato luogotenente dei carabinieri

«Pressioni su militari», condannato luogotenente dei carabinieri

CALTANISSETTA – Condannato un sottufficiale dei carabinieri che sarebbe intervenuto su due militari che stavano sottoponendo ad alcoltest un suo amico.

Questa, almeno, l’accusa mossa nei confronti del  luogotenente Carmelo Zimarmani – assistito dall’avvocato Raffaele Palermo – chiamato a rispondere minaccia a un inferiore per costringerlo a compiere un atto contrario ai propri doveri.

La corte d’Appello di Caltanissetta lo ha condannato a un anno. Chiudendo un procedimento nato dall’onda lunga del pronunciamento della Cassazione a sezione unite che lo scorso anno ha annullato il verdetto emesso dal tribunale militare di Napoli e un secondo del gup di Caltanissetta.

Sì perché sulla vicenda si sono aperti due differenti processi e il perché è presto spiegato.  Le due denunce hanno intrapreso strade differenti: una approdando davanti ai giudici ordinari, l’altra al cospetto del tribunale militare.

In entrambi i casi ne è uscito con la condanna. Che adesso la corte d’Appello, su annullamento della Suprema Corte , ha sostanzialmente confermato. Ma la difesa ha già preannunciato che impugnerà il verdetto.

I fatti in questione risalgono a oltre due anni e mezzo fa. Quando una pattuglia dei carabinieri ha fermato due automobilisti che erano stati ospiti a cena del sottufficiale. E nel momento in cui uno di loro stava per essere sottoposto a prova dell’etilometro, ha chiamato al telefono il luogotenente che, da li a poco, è arrivato in zona.

In quei frangenti – è la tesi dei magistrati – avrebbe tentato d’indurre i due militari della pattuglia a soprassedere dal proseguire con quel controllo. E al loro rifiuto  avrebbe pressato, per l’accusa, ma senza esito.

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Vendita di alcolici nel mirino “stretta” della polizia

Vendita di alcolici nel mirino “stretta” della polizia

Caltanissetta – Vendita d’alcool, sia da parte degli esercizi commerciali che dei distributori automatici di bevande attivi 24 ore su 24. Su questi aspetti s’è concentrato un servizio di controllo straordinario effettuato dalla polizia amministrativa.

Sono stati passati al setaccio diversi esercizi commerciali e gli agenti avrebebro appurato che alcuni non avrebbero rispettato gli orari di vendita e somministrazione di bevande alcoliche e modalità. Regolamenti comunali e normativa nazionale dettano, infatti, che la mescita deve finire mezz’ora prima della chiusura del locale secondo calendario stagionale, mentre 3 distributori automatici consentivano l’acquisto di bevande alcoliche in orario vietato. E in tal senso vige il veto nelle fasce orarie che vanno da mezzanotte alle 6 del mattino. In questo caso la sanzione amministrativa prevista è di 6.666,67 euro.

Ma non è tutto. Perché le bevande venivano somministrate in bottiglie di vetro, mentre ne è vietata la vendita dopo la mezzanotte. La sanzione amministrativa prevista è di 308 euro per i distributori automatici e si aggiunge la sospensione delle licenza per tre mesi per il servizio al bancone.

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Ex capogruppo al Comune assolto per danni ma non per “invasione” di un’area

Ex capogruppo al Comune assolto per danni ma non per “invasione” di un’area

CALTANISSETTA – Ex capogruppo consiliare del Pd al Comune di Caltanissetta assolto per danneggiamento ma condannato per ingresso abusivo nel fondo di una cooperativa edilizia.

Al centro della vicenda giudiziaria – peraltro non l’unica a suo carico – è il consigliere comunale Angelo Scalia – difeso dall’avvocato Walter Tesauro – finito in giudizio non per il suo ruolo politico ma per fatti che riguardano la sua sfera personale.

In particolare è stato accusato di avere rotto il cancello di un’area di proprietà di una cooperativa edilizia e di avere fatto passare da lì due mezzi pesanti che trasportavano calcestruzzo da utilizzare per lavori nella sua villa, proprio a ridosso di quell’area.

Ora il giudice ha assolto Scalia per il danneggiamento del cancello, ma lo ha ritenuto responsabile di essersi introdotto abusivamente in quel fondo privato. E gli è stata comminata una multa di 100 oltre il pagamento dei danni, per 500 euro, alla stessa cooperativa edilizia “Todesca” – assistita dall’avvocato Giacomo Vitello – che si è costituita parte civile.

I fatti in questione risalgono al maggio di quattro anni addietro. La denuncia presentata dai responsabili della stessa coop ha poi dato vita al procedimento.

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Mussomeli, arrestato per scontare condanna per evasione

Mussomeli, arrestato per scontare condanna per evasione

MUSSOMELI – Lui, disoccupato di Mussomeli, è stato arrestato dai carabinieri perché lo hanno chiamato a saldare il suo conto  in sospeso con la giustizia.

In carcere è finito il quarantasettenne mussomelese, Armando Favata, che in passato ha avuto più grane con la giustizia. In questo caso è stato chiamato a scontare una condanna che nel frattempo è divenuta definitiva.

È di 5 mesi la pena da espiare per evasione dagli arresti domiciliari. Reato di cui si sarebbe reso auto tre anni addietro.

Ora, con l’ordine di esecuzione, i carabinieri della stazione di Mussomeli lo hanno prelevato dala sua abitazione e rinchiuso in una cella del «Malaspina» di Caltanissetta.

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Sospetta banda di ladri in trasferta, cinque denunce

Sospetta banda di ladri in trasferta, cinque denunce

CALTANISSETTA – Tra loro si potrebbe nasconderebbe il ladro acrobata che s’era arrampicato lungo un tubo pluviale per fare irruzione in un appartamento. Colpo neutralizzato da alcuni vicini che si sono accorti di lui e hanno avvisato immediatamente la polizia. Ma saranno gli accertamenti della polizia scientifica a fare chiarezza.

Il ladro era entrato in azione in un appartamento di via Tintoretto, nel rione San Luca.

Scattato l’allarme, appena fuori città a un posto di blocco è stata intercettata una Opel Astra di colore nero con cinque giovani a bordo. L’auto è stata fermata e dentro viaggiava un gruppetto di cinque romeni di età compresa tra tra 26 e 29 anni. Nessuno di loro dal passato pulito, Tutti hanno precedenti giudiziari furto, danneggiamento, lesioni personali, minacce, possesso di armi, truffa, ricettazione.

Ma uno di loro, in particolare, d’improvviso è come stato colto da raptus. E ha iniziato a sbattere violentemente il capo contro un finestrino fino a mandarlo in frantumi.

Sulla loro auto, sottoposta a perquisizione, i poliziotti hanno trovato un grande cacciavite, guanti in lattice e una grossa torcia. Tutto ritenuto materiale in genere utilizzato per mettere a segno furti.

I cinque sono stati poi denunciati per porto ingiustificato di strumenti atti ad offendere e, uno di loro, anche per resistenza a pubblico ufficiale. 

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Viola videosorveglianza, arrestato presunto stalker

Viola videosorveglianza, arrestato presunto stalker

CALTANISSETTA – Torna agli arresti domiciliari. Sono scattati dopo che aveva ottenuto la libertà con obbligo di presentazione. Ma nel frattempo avrebbe violato le prescrizioni che gli erano state imposte.

Da qui, adesso, una nuova ordinanza emessa dal tribunale di Caltanissetta che ha revocato il precedente beneficio inasprendo la misura a carico del trentenne nisseno Giuseppe Scimonelli, ora tornato in detenzione domiciliare.

Il 26 aprile scorso è stato arrestato perché completamente ubriaco si era presentato in casa della ex moglie colpendo a calci e pugni la porta dell’abitazione.

Quella notte è arrivata la polizia avvertita dalla donna. E in quel frangente Scimoneli s’è scagliato pure contro gli agenti intervenuti in soccorso.

Poi, dopo essere tornato in libertà con la revoca della detenzione in casa, non avrebbe osservato l’obbligo di rincasare entro le nove di sera. Più volte, secondo la tesi accusatoria, avrebbe violato quelle prescrizioni. E sulla base delle segnalazioni girate alla procura, adesso è scattato il provvedimento restrittivo nei confronti del presunto stalker.

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Maxioperazione antidroga dei Carabinieri: 16 arresti

Maxioperazione antidroga dei Carabinieri: 16 arresti

GELA – Maxi operazione antidroga tocca profondamente il Nisseno. É stata effettuata dai Carabinieri di Gela, ha interessato più parti della Penisola è ha portato all’esecuzione di sedici ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del tribunale di Gela.

Tomato” il nome in codice del maxi blitz i cui dettagli sono ancora da ufficializzare.

Gli investigatori hanno smascherato una sospetta rete organizzata di trafficanti di stupefacenti. L’operazione, a cui hanno preso parte unità cinofile, ha interessato le aree di Gela, Palermo, Matera, Catania, Potenza e Ragusa.

Militari e magistrati avrebbero scoperto una ingente movimentazione si cocaina ed eroina in ingresso nel mercato di Gela. Tra le pieghe delle indagini sono stati documentati dagli stessi carabinieri diversi episodi di smercio.

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«Non disse il vero su un delitto», condannata donna di Mussomeli

«Non disse il vero su un delitto», condannata donna di Mussomeli

MUSSOMELI –  È per falsa testimonianza su un delitto che una donna originaria di Mussomeli è stata condannata in appello. Così com’era già avvenuto nel primo processo.

Quando la settantacinquenne Concetta Luvaro è stata condanna a un anno e 8 mesi perché – è l’impianto dell’accusa – avrebbe indotto il cinquantaseienne Gaetano Lauricella Ninotta a non dire il vero su un omicidio.

Tutti e due erano stati chiamati in causa come testimoni per il delitto dell’agricoltore settantaduenne Angelo Anello, ucciso a Serradifalco, in contrada Grottarossa in particolare, nel luglio di dodici anni fa. Sarebbe stato assassinato per la compravendita di un suo vigneto.

Ad ucciderlo sarebbe stato il possidente cinquantenne Gaetano Gioacchino Mario Marturana che nell’aprile scorso è stato condannato al carcere a vita per il delitto in questione. Verdetto che è stato blindato dalla cassazione che lo ha reso definitivo.

E Luvaro e Ninotta, in quel procedimento, erano stati chiamati sul banco dei testimoni.

Secondo l’accusa lo donna  mussomelese avrebbe indotto il coimputato non dire la verità in aula a fronte di una ipotetica ricompensa da parte dell’imputato del procedimento principale per omicidio.

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Boss di Campofranco assolto, era alla processione ma non violò la sorveglianza

Boss di Campofranco assolto, era alla processione ma non violò la sorveglianza

CAMPOFRANCO – Lui, storicamente  ritenuto boss di Campofranco, non ha commesso reati partecipando a una processione religiosa.

Sì, perché è per questa ragione che il capomafia – come i magistrati lo hanno sempre etichettato – Domenico “Mimì” Vaccaro – difeso dall’avvocato Claudio Testa –  è stato adesso assolto dal giudice.

Era finito sotto processo per violazione della sorveglianza speciale che sarebbe stata legata, secondo i magistrati nisseni, proprio alla sua partecipazione alla processione del Venerdì santo di due anni fa.

Ma per il giudice,  “Mimì” Vaccaro non ha commesso il fatto, mentre la procura ne ha chiesto la condanna.

Con il regime di sorveglianza speciale è vietato partecipare a manifestazioni pubbliche. E tale è stata ritenuta dai magistrati la presenza di Vaccaro a quella manifestazione religiosa.

Non è così, secondo la tesi della difesa che, alla fine, ha raccolto l’assenso del giudice. Che ha ritenuto che il boss, quel pomeriggio, partecipando alla manifestazione religiosa insieme alla moglie non ha commesso reati. E  tenendosi peraltro sempre in disparte non si è macchiato di alcuna colpa.

Lui, Vaccaro, che alla sbarra in passato v’è finito per mafia – reato per il quale ha scontato una decina di anni in regime di carcere duro – e per omicidio. Imputazione, quest’ultima, legata al delitto del milenese Salvatore Ricottone. Ma da questo processo Vaccaro ne è uscito assolto con sentenza definitiva emessa dalla Cassazione.

Ora questa nuova assoluzione ma per tutt’altra ragione.

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