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Verità, celerità dei processi e certezza della pena, “ricetta” del sindacato di polizia

Verità, celerità dei processi e certezza della pena, “ricetta” del sindacato di polizia

Celerità nei processi, certezza della pena e verità sempre e comunque da accertare. Sono i tre punti nodali su cui ha acceso i riflettori il segretario del sindacato italiano lavoratori di polizia, Davide Chiarenza in vista dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario.

«L’auspicabile riforma del codice penale risalente ancora al 1930 – ha premesso – dovrebbe incentrarsi a selezionare i reati di forte allarme sociale per il cittadino. Invece per rendere certa la pena basterebbe impedire l’operatività della prescrizione del reato prima della pronuncia della responsabilità penale».

Ma in tal senso ha avanzato anche una possibile ricetta.

«Per eliminare i tempi lunghi della giustizia – ha spigato – basterebbero due gradi di giudizio aventi finalità diverse da quelle attuali oppure cancellare l’udienza preliminare che molto spesso comporta inutili perdite di tempo per portare il procedimento in dibattimento. Infine, a nostro avviso, occorrerebbe un pubblico ministero potenziato nella sua indipendenza e gerarchizzato solo e soltanto dal principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale».

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Droga e soldi in casa, arrestata una minorenne

Droga e soldi in casa, arrestata una minorenne

Lei, sospetta “baby pusher” In casa nascondeva quasi 2 chili e mezzo di droga e poco meno di 5 mila euro in denaro contante. Sono stati scovati dalla Squadra mobile durante un blitz effettuato nello storico rione Saccara.

Una diciassettenne di nazionalità nigeriana è stata arrestata per detenzione e spaccio di stupefacenti. Perché le sono stati trovati nell’abitazione oltre un chilo e mezzo di marijuana e 837 grammi di hashish, oltre a 4.889 euro in banconote di diverso taglio.

Sostanza che una volta immessa nel mercato, secondo gli investigatori, avrebbe fruttato alla ragazza qualcosa come 65 mila euro.

L’operazione non è frutto della casualità ma di un’indagine che era già stata avviata, perché i poliziotti avevano notato un insolito via vai di noti assuntori.

Nel momento in cui i poliziotti sono stati certi che in quella casa si nascondeva qualcosa di sospetto, sono entrati in azione.

Lì dentro è stata trovata la ragazzina e nella successiva perquisizione è saltata fuori la droga divisa in panetti, in buste e in dosi già confezionate.

Parte della sostanza era nascosta all’interno di uno scatolone sistemato in balcone, il resto dentro un sacco di juta nascosto nel sottotetto della casa.

Mentre in un portagioie della camera da letto sono stati trovati i quattrini ritenuti frutto della presunta attività di spaccio. Durante i controlli è stato sequestrato anche un bilancino elettronico di precisione e altro materiale ritenuto utile al confezionamento della droga in dosi.

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«Albergo sospetto», sequestrato il Sikania resort

«Albergo sospetto», sequestrato il Sikania resort

Sigilli a una struttura turistica del Nisseno. Li ha apposti la compagnia della guardia di finanza di Gela che nella serata del 16 ha eseguito un decreto di sequestro.

Nel mirino è finita una struttura turistico alberghiera «Sikania resort” di Gela.

Il provvedimento di natura patrimoniale è stato disposto dal tribunale su richiesta del sostituto procuratore Ubaldo Leo.

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Colpo al clan Rinzivillo, sequestrate 5 società per oltre un milione di euro

Colpo al clan Rinzivillo, sequestrate 5 società per oltre un milione di euro

Altro colpo alla famiglia Rinzivillo di Gela. Su richiesta della procura di Caltanissetta sono state sequestrate dalla Dia cinque società per un valore di un milione e 200 mila euro.

I provvedimenti patrimoniali hanno interessato la quarantaquattrenne Monica Rinzivillo, il marito, il quarantacinquenne Valerio Longo, il cinquantacinquenne Giuseppe Guaia, il quarantaseienne Cristoforo Palmieri, il ventiquattrenne Francesco Cardizzone – tutti di Gela – e il trentenne Vasile Roman.

A loro sono stati contestati le ipotesi, in concorso, d’intestazione fittizia di beni per agevolare l’organizzazione mafiosa di Gela. Cosa nostra in particolare.

Le cinque società gelesi sequestrate sono la «G.L. Costruzioni  S.R.L. Semplificata», la «M.S.G. Metal Sud Gas S.R.L.», la «R.M. saldatura srl semplificata», la «M.S.G. Costruzioni Srls», la «Tecnomed srls unipersonale» per un valore ben oltre il milione di euro.

Dalle indagini della Dia di Caltanissetta, avviate nel 2015 sull’onda di segnalazioni per operazioni bancarie sospette, sarebbero emerse intestazioni fittizie di cariche e ruoli all’interno delle stesse società adesso sequestrate.

Dagli accertamenti bancari ed economici, sarebbe emerso che queste società, ben inserite nella fornitura di manodopera specializzata nel settore degli impianti petroliferi in Italia e anche all’estero e che sarebbero state riconducibili a Valerio Longo che, per gli inquirenti, sarebbe legato alla cosca Rinzivillo, peraltro con un ruolo di primo piano e sarebbe stato affiancato da Palmeri.

In tutto questo – è la tesi della Dia – Monica Rinzivillo sarebbe stata prestanome per conto del marito, Longo. E in questo scenario l’accusa ha inserito anche Cardizzone, Roman e Guaia che avrebbero avuto rapporti d’affari con lo stesso Longo.

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Giovane operaio morto a lavoro, emergono nuovi particolari e la procura apre un dossier

Giovane operaio morto a lavoro, emergono nuovi particolari e la procura apre un dossier

Saltano fuori nuovi particolari sulla tragedia legata alla morte di un giovane tecnico del Nisseno rimasto ucciso a lavoro. Aveva lasciato la Sicilia in cerca di fortuna e ha trovato la morte.

Già, per il ventottenne gelese Gianluca Caterini per un po’ le speranze di strapparlo alla morte sarebbero rimaste appese a un filo. Poi è deceduto, ad Ascoli, dopo essere rimasto schiacciato da un grosso tubo metallico.

Le sue condizioni di salute, che fin da subito sono sembrate disperate già ai primi soccorritori, in ospedale sono poi precipitate, fino all’irrimediabile.

Il ragazzo è arrivato al pronto soccorso dell’ospedale «Mazzoni» di Ascoli Piceno in ambulanza e già sul mezzo, durante il trasferimento, sarebbero sopraggiunte ulteriori complicazioni.  .

Il suo cuore non batteva più ed i sanitari hanno tentato in tutti i modi di rianimarlo. Manovre disperate che, purtroppo, non hanno sortito l’effetto sperato.

E adesso, sull’onda di questa ennesima morte bianca che ha rilanciato con forza il problema della sicurezza sul lavoro, la procura marchigiana ha aperto un dossier.

L’inchiesta per il momento sarebbe contro ignoti, ma non sono da escludere ulteriori sviluppi già nei prossimi giorni.

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Sorpreso mentre tentava di scassinare casa, giovane denunciato

Sorpreso mentre tentava di scassinare casa, giovane denunciato

I poliziotti lo avevano sorpreso mentre, attrezzi alla mano, stava tentando di forzare la serratura della porta d’ingresso di un’abitazione. E in quel frangente gli sono stati trovati e sequestrati tredici grimaldelli, due torce a led e una chiave bulgara.

Ora, per lui, un ventiduenne niscemese, è arrivata la segnalazione alla procura per un ampio ventaglio di contestazioni che gli è stato mosso dalla polizia.

Tentato furto in abitazione, possesso ingiustificato di chiavi alterate, grimaldelli e strumenti atti allo scasso le ipotesi che hanno fatto scattare la denuncia nei suoi confronti.

Nei giorni scorsi, dopo che gli agenti lo hanno preso con le mani in pasta, è stata poi perquisita la sua auto   lì sono stati trovati una martellina, scalpello in ferro e due barre filettate piegate.

Tutto il necessaire, secondo la tesi accusatoria, per tentare di forzare porte d’ingresso di appartamenti. Ma gli è andata male e non soltanto è rimasto a bocca asciutta, ma ha rimediato pure la denuncia.

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Ufo e oggetti volanti misteriosi, esperti a confronto e racconti di esperienze dirette

Ufo e oggetti volanti misteriosi, esperti a confronto e racconti di esperienze dirette

Il mistero degli ufo, degli oggetti volanti e degli avvistamenti. Argomenti affascinanti, che intrigano e appassionano ma che accendono anche forte scetticismo.

C’è tutto questo in un incontro organizzato a Caltanissetta e in programma per sabato prossimo, 20 gennaio, dove si incontreranno studiosi, esperti e chi è pronto a raccontare esperienze dirette di presunti avvistamenti effettuati.

Oggetti non identificati che in tanti sostengono di avere visto. E molti sono riusciti a documentare anche quelle loro esperienze.

L’appuntamento, che va sotto il titolo di «Ufo revelations», sarà arricchito dalla presenza del presidente dell’associazione Centro ufologico siciliano, Salvatore Giusa, la coordinatrice per Caltanissetta dello stesso Giusi Ferrara e l’esperto di Sommatino, Gianluca Infuso.

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Altra morte bianca, perde la vita un giovane tecnico

Altra morte bianca, perde la vita un giovane tecnico

Ancora una morte sul lavoro. A perdere la vita, in questo caso, è stato un giovanissimo tecnico del Nisseno che aveva trovato occupazione nelle Marche.

È il ventottenne gelese Gianluca Caterini deceduto ad Ascoli perché rimasto intrappolato sotto un tubo che fa parte di una conduttura del metano. È lì che stava lavorando il ragazzo che lascia moglie e figlia.

Mentre i colleghi stavano spostando quel grosso tubo – è un primo scenario tracciato dai carabinieri – d’improvviso qualcosa è andato storto.

E quella tubatura, assai pesante, ha finito per schiacciarlo. Per lui non c’è stato scampo. È rimasto ucciso all’istante. Inutile ogni tentativo di prestargli soccorso.

Sotto il profilo delle indagini, militari e magistrati stanno tentando di ricostruire esattamente l’accaduto attraverso anche le testimonianza dei colleghi.

La sua, purtroppo, è l’ennesima morte bianca che ripropone prepotentemente lo spinoso tema della sicurezza sul lavoro.

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Mafia, 6 arresti e sequestrati beni per 11 milioni

Mafia, 6 arresti e sequestrati beni per 11 milioni

Flussi sospetti di denaro sui conti di un personaggio in odor di mafia e ritenuto vicino al clan Emmanuello di Gela e rivelazioni dei pentiti hanno fatto chiudere il cerchio dell’inchiesta, nome in codice Nibelunghi, curata dalle fiamme gialle del comando provinciale di Caltanissetta e dai carabinieri del comando provinciale di Enna.

Sei le ordinanze di custodia cautelare che sono state emesse per concorso esterno in  associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni di proprietà di soggetti appartenenti a Cosa Nostra. E di recente sono stati sequestrati beni per 11 milioni di euro tra beni mobili e immobili.

La prima a carico del cinquantottenne Gabriele Giacomo Stanzù, originario di Capizzi, già detenuto all’Ucciardone per un omicidio, proprio lui ritenuto vicino al gruppo gelese degli Emmanuello.

Gli altri arresti hanno interessato il quarantunenne Nicola Antonino Stanzù, fratello di Gabriele, mentre sono andati ai domiciliari la moglie la moglie di Nicola Stanzù, la quarantaduenne Carlotta Conti Mammamica, il trentunenne di Nicosia,. Antonio Di Dio, il cinquantatreenne di Valguarnera Carlo D’Angelo e la quarantatreenne Nunzia Conti Mammanica, sorella di Carlotta e moglie di D’Angelo.

È accendendo i riflettori sul patrimonio di Gabriele Stanzù che gli inquirenti hanno ricostruito lo scenario. Lui che è già stato condannato in via definitiva, nel blitz «Dionisio» tra 2004 e 2005, per assistenza agli associati mafiosi e poi, il 30 novembre del 2011 è stato arrestato per omicidio per l’omicidio di Francesco Saffila.

Gabriele Stanzù – secondo gli inquirenti – avrebbe intestato beni a parenti e familiari e in questo modo avrebbe continuato a incassare fondi comunitari – i contributi Agea – mentre gli altri avrebbero gestito il patrimonio per conto dello stesso Gabriele.

Nel luglio dello scorso anno i finanzieri di Caltanissetta ed i carabinieri di Enna hanno sequestrato beni per 11 milioni tra terreni, fabbricati, auto e conti correnti bancari e postali.

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Colpo al clan Emmanuello, arresti e sequestri di beni

Colpo al clan Emmanuello, arresti e sequestri di beni

Blitz della finanza e dei carabinieri nelle province di Enna e Messina. L’operazione, ribattezzata «Nibelunghi», è curata dalle fiamme gialle del comando provinciale di Caltanissetta e dai carabinieri del comando provinciale di Enna, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta.

Destinatari di ordinanza di custodia cautelare sono stati diversi presunti appartenenti al clan Emanuello di Cosa Nostra.

Durante l’operazione sono stati sequestrati beni, frutto di affari illeciti legati alla mafia,, per un valore di 11 milioni di euro.

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