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Rapina alla villa comunale, arrestato un giovane

Rapina alla villa comunale, arrestato un giovane

MUSSOMELI –  É per rapina che è stato arrestato. Per un’azione che avrebbe messo a segno a fine gennaio a Caltanissetta, a poca distanza da villa Cordova.

L’arresto dei carabinieri ha interessato il ventinovenne pakistano Shameen Usman, ospeite del centro di accoglienza Pian del Lago di Caltanissetta, ora rinchiuso al carcere Malaspina per l’ipotesi di rapina aggravata.

Insieme a un complice, che che riuscito a fare perdere le tracce e attualmente ricercato, avrebbe preso di mira un connazionale.

Lo avrebbero aggredito, malmenato e poi lo avrebbero rapinato del portafogli e del cellulare. A quel punto sarebbero fuggiti portando via soldi e telefonino. Mentre il malcapitato è finito in ospedale.

Le indagini dei carabinieri, adesso, sono approdate a una svolta. E il gip ha emesso il provvedimento restrittivo a carico del presunto rapinatore.

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Signer dal primo marzo nuovo questore di Caltanissetta

Signer dal primo marzo nuovo questore di Caltanissetta

Caltanissetta – Un nisseno alla guida della polizia nissena. Adesso  è ufficiale: Giovanni Signer, 55 anni, sarà il nuovo questore di Caltanissetta.

Nei prossimi giorni, per l’esattezza dal primo marzo, raccoglierà il testimone dal primo dirigente Bruno Megale, di Reggio Calabria, che dalla Digos di Milano era arrivato alla guida della polizia nissena nel maggio del 2015 e con i suoi 49 anni è stato il più giovane questore di tutta Italia. Adesso andrà in Lazio.

Signer è alla guida, ormai per gli ultimi giorni, della questura di Savona. Ruolo che ricopre dal primo novembre di due anni fa. Nel centro ligure era arrivato dall’ufficio centrale ispettivo del ministero dell’Interno. Ma in precedenza era stato funzionario nella questura di Catania e poi a capo della Squadra mobile di Enna.

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Bruciano un portone, famiglia rischia di morire intossicata

Bruciano un portone, famiglia rischia di morire intossicata

Immagine di repertorio

Caltanissetta – Il fumo ha invaso la loro casa in piena notte. Per un incendio che qualcuno ha appiccato in casa loro. Così hanno rischiato di morire padre, madre e tre figli. Tutti romeni che vivono a Gela.

É in via Colombo, in pieno centro storico, che l’incendio si è sviluppato in piena notte. Ma per fortuna i cinque sono riusciti a mettersi in salvo. Il fumo aveva invaso la loro abitazione. Perché prima è stato versata benzina sul portone e poi è stato appiccato l’incendio. Che ha annerito pure le pareti esterne dello stabile.

Un bimbo di 10 anni, uno dei tre figli della famiglia presa di mira, è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale “Vittorio Emanuele”, ma è stato presto dimesso.

Sull’episodio sta indagando la polizia, intervenuta in zona insieme ai vigili del fuoco che hanno evitato il propagarsi dell’incendio.

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Mafia, nuove contestazioni dei pm per un sospetto trafficante di droga

Mafia, nuove contestazioni dei pm per un sospetto trafficante di droga

Caltanissetta – Scattano le accuse di mafia per un giovane alla sbarra per droga. Lui che è stato trai coinvolti nella maxi operazione dei carabinieri, nome in codice «Cerbero».

La procura ha adesso contestato al trentunenne Luigi Cinardo – assistito dall’avvocato Antonio Ficarra – l’aggravante mafiosa che è andata ad affiancarsi all’originaria ipotesi di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga.

Con lui è sotto accusa anche Vincenzo Mannella – difeso dall’avvocato Fabrizio Marotta – ma soltanto  per un episodio di spaccio sempre di stupefacenti.

Sono due tra i coinvolti in una maxi inchiesta scatta nell’estate del 2011 con un duro colpo a Cosa nostra e Stidda soprattutto nell’area del Mazzarinese.

Le nuove contestazioni da parte della magistratura, che guardano al fronte mafioso, hanno innescato un braccio di ferro con la difesa. Che a questo punto potrebbe anche optare per un rito abbreviato. Pur evidenziando come già in precedenza l’aggravante mafiosa è stata annullata dal tribunale del riesame, così come nella fase delle indagini non ha poi retto una secondo aggravante legata all’uso delle armi.

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Il delitto del cugino del boss Madonia, legali replicano alla procura

Il delitto del cugino del boss Madonia, legali replicano alla procura

Caltanissetta – Alle richieste di condanna dell’accusa ha replicato la difesa. Tutto nel naturale gioco della parti al processo a carico del boss di Valleunga, Giuseppe «Piddu» Madonia – difeso dagli avvocati Flavio Sinatra e Cristina Alfieri – per il quale è stato sollecitato il carcere a vita perché ritenuto il mandante del delitto del cugino, Luigi Ilardo, assassinato dai killer nel maggio del lontano 1996.

Secondo la procura Madonia ne avrebbe voluto l’uccisione perché avrebbe saputo che il cugino stava collaborando con il con un ufficiale dei carabinieri del Ros, il colonnello Michele Riccio.

Una scelta – come i magistrati hanno ritenuto – che Madonia e Cosa non avrebbero mandato giù. E, peraltro, lo stesso boss di Vallelunga avrebbe temuto gli  effetti devastanti di una collaborazione del cugino con la giustizia. Perché Ilardo sarebbe stato depositario di tantissimi segreti di Cosa nostra.  

La procura catanese ha chiesto l’ergastolo, oltre che per Madonia, anche per il capomafia catanese Vincenzo Santapaola  pure lui ritenuto mandante di quell’agguato e, ancora, per Maurizio Zuccaro   indicato come l’organizzatore  e Orazio Benedetto Cocimano ritenuto l’esecutore. La stessa accusa ha inoltre chiesto 2 anni d’isolamento diurno  a carico degli stessi imputati.

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Prostituzione e droga, errore sulla condanna

Prostituzione e droga, errore sulla condanna

Caltanissetta – Per un errore in sentenza s’era ritrovato sul capo sei anni di galera in più per la presunta gestione di un giro di prostituzione e droga. Ma quando sono arrivate le motivazioni è saltato fuori l’errore.

Quello che è stato alla base di una ordinanza del giudice che ha corretto il verdetto applicando la condanna a 14 anni e 4 mesi a fronte dei precedenti 20 anni e 6 mesi. Una differenza sostanziale perché per una svista il giudice non avrebbe tenuto conto della riduzione di un terzo della pena per via del rito abbreviato con cui l’imputato è stato giudicato.

Così per il cinquantunenne di San Cataldo, Antonio Domenico Cordaro  – assistito dall’avvocato Davide Anzalone – che è stato tra gli oltre venti coinvolti nel maxi blitz di polizia «Kalyroon» accusati a vario titolo, di associazione mafiosa aggravata dall’essere armata, traffico di stupefacenti, prostituzione anche minorile, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

La rettifica della pena è racchiusa in una ordinanza del giudice che entrerà nell’appello che verosimilmente i dieci condannati chiederanno.

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Pitbull azzanna la figlia mentre la madre in casa muore per un malore

Pitbull azzanna la figlia mentre la madre in casa muore per un malore

Caltanissetta – Vittima, in qualche modo, del troppo amore del suo cane. Già, è morta da sola in casa perché la figlia, che la stava soccorrendo per un malore al cuore, è stata costretta a correre in ospedale perché in quei frangenti è stata azzannata dal cane di famiglia. Il loro pitbull, che probabilmente ha equivocato le intenzioni della giovane che stava tentando di aiutare la madre, avrebbe visto quella concitazione del momento come se fosse un attacco alla sua padrona. E s’è scagliato contro la  figlia, credendo di difendere la padrona, attaccandosi con tutta la sua possanza al polpaccio della ragazza.

É un dramma nel dramma quello che s’è consumato a tarda sera in un’abilitazione all’estrema periferia sud dell’abitato nisseno. In contrada Santa Lucia in particolare.

Con un bilancio che alla fine s’è fatto doloroso. Assai doloroso. Perché una donna poco più che sessantacinquenne è deceduta, probabilmente stroncata da un infarto, mentre in quegli stessi momenti la figlia  ventinovenne – che la stava soccorrendo e che è stata costretta a desistere  per la reazione del loro cane  – è stata sottoposta a un intervento chirurgico alla gamba per il tremendo morso ricevuto.

Un intreccio fatale, tra profondo affetto e fraintendimento dell’animale, che s’è trasformato in tragedia. Tutto nel volgere di pochi minuti. Quelli che hanno separato i primi soccorsi in casa alla donna e quel morso che il suo cane ha sferrato alla gamba della figlia. Privandola, forse, della possibilità di essere salvata.

Perché ha finito, con il suo istinto di protezione nei confronti della padrona,  per rallentarne probabilmente i soccorsi. Un arresto cardiocircolatorio l’avrebbe stroncata ancor prima dell’arrivo dell’ambulanza che, a causa di quell’inatteso attacco da parte del cane, sarebbe stata avvertita qualche minuto dopo. Pochi, pochissimi ma fatali.

Sì, perché quando il pitbull ha azzannato la ragazza e solo grazie all’intervento del padre che poi ha mollato la presa, la ferita era così grave e profonda da dovere correre in gran fretta in ospedale. Mentre la madre stava ancora male. E in suo aiuto è arrivata l’altra figlia. In quei frangenti la ventinovenne ferita dal morso è arrivata al pronto soccorso dell’ospedale “Sant’Elia” con una profonda ferita al polpaccio. Tanto da dover finire sotto i ferri. Poi le avrebbero praticato qualcosa come una sessantina di punti di sutura.

In quegli stessi momenti il cuore della 65enne s’è fermato per sempre. E quando gli operatori del 118 sono arrivati in casa non c’era più nulla da fare.

E nella ricostruzione dell’accaduto non emergerebbero passaggi bui. Perché la vicenda è stata attenzionata  sia dalla magistratura, attraverso il sostituto procuratore Davide Spina, che dai carabinieri sotto il coordinamento del capitano Mauro Epifani.

Ma per quanto tragica non ha ricadute penali. Non si profila alcun reato. La questione, com’è presto sembrato nell’immediato, è destinata a rimanere confinata nel dramma familiare. Una maledetta fatalità.

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Sicurezza del territorio e sviluppo, siglata intesa tra Regione e Carabinieri

Sicurezza del territorio e sviluppo, siglata intesa tra Regione e Carabinieri

IMGP2790Firmato il protocollo d’intesa tra il generale di corpo d’armata dei carabinieri, Tullio Del Serre e il presidente della Regione Rosario Crocetta per la realizzazione di interventi di rafforzamento delle condizioni di sicurezza necessarie a favorire migliori condizioni di contesto e per lo sviluppo territoriale.

L’accordo è il frutto del “Patto per lo sviluppo della Regione Sicilia” che garantisce oltre ai finanziamenti destinati al turismo e alla cultura, alle infrastrutture, allo sviluppo economico e all’ambiente, anche quelli per la sicurezza e la legalità.

L’intesa siglata, oltre a costituire un esempio di perfetta sinergia tra diverse istituzioni statali, consente all’Arma di rendere operativa la programmazione degli interventi infrastrutturali e di assegnare immediatamente i fondi a favore dei presidi dei carabinieri dislocati sul territorio e, ancora, la Regione – partendo da uno scambio di informazioni con i militari –  metterà a disposizione dei carabinieri le conioscenze del dipartimento regionale tecnico per la realizzazione degli interventi, istituendo anche tavoli tecnici.IMGP2869

«Con l’accordo di programma quadro “Sicurezza e legalità per lo sviluppo della Regione Siciliana – Carlo Alberto Dalla Chiesa” firmato il 30 settembre 2003 – è stato sottolieneato – sono state destinate risorse necessarie all’ammodernamento del parco immobiliare dell’Arma dei Carabinieri in tutta la Sicilia.

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«Studentessa rapita e abusata dal gruppo», in 5 alla sbarra

«Studentessa rapita e abusata dal gruppo», in 5 alla sbarra

immagine di repertorio

immagine di repertorio

Caltanissetta – Sospetti carcerieri sotto accusa. Perché l’avrebbero tenuta prigioniera per giorni abusando di lei, facendola prostituire e imbottendola di droga.

Vincenza sconvolgente che avrebbe vissuto una studentessa di San Cataldo che dopo cinque giorni sarebbe riuscita a sfuggire ai suoi aguzzini ed a presentarsi in caserma

E adesso lei, insieme ai suoi genitori – assistiti dagli avvocati Antonio e Salvatore Falzone – saranno parte civile nel procedimento che si aprirà a carico di cinque extracomunitari.

Alla sbarra vanno il ventottenne Amaize Twhoi Ojeomkhhi, il trentacinquenne Cross Agbai, il trentaduenne Majesty Wibo, il quarantenne Lawrence Ko Oboh e il ventiquattrenne Lucky Okosodo.

Dovranno rispondere, a vario titolo, di concorso in riduzione in schiavitù, sequestro di persona, violenza sessuale, sfruttamento della prostituzione e detenzione e spaccio di droga.

La storia risale al novembre di due anni fa. Quando la ragazza sarebbe stata tenuta prigioniera,  drogata e costretta a prostituirsi per giorni. A tenerla segregata in quell’abitazione, secondo il teorema degli inquirenti, sarebbe stato un gruppo di nigeriani. La giovane, nel momento in cui sarebbe riuscita a fuggire da quel presunto luogo di prigionia, insieme ai genitori s’è presentata alla caserma dei carabinieri di San Cataldo raccontando quella sua storia sconvolgente. Ma vi sarebbe un vuoto di parecchie nel suo racconto: la notte che va dalla festa in campagna a cui avrebbe partecipato al mattino dopo quando s’è ritrovata in casa di quel gruppo di stranieri, nel cuore del centro storico di Caltanissetta

Poi sono scattati gli arresti e in quell’abitazione sono stati trovati dai carabinieri anche suoi effetti personali.

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“No alla violenza contro le donne”, iniziativa della polizia 13/2/17

“No alla violenza contro le donne”, iniziativa della polizia 13/2/17

questo non è amoreCaltanissetta – “Questo non è amore”. Per dire no alla violenza contro le donne. É lo slogan che accompagna la campagna di sensibilizzazione, a cura della polizia, contro la violenza di genere .

Il progetto camper, com’è stato ribattezzato, nella giornata dei festeggiamenti per San Valentino si concretizzerà con l’allestimento di un gazebo con una equipe di esperti della questura, psicologhe ed operatrici del centro antistalking Galatea Onlus.

“L’obiettivo – è stato spiegato – è favorire l’emersione del fenomeno della violenza di genere, offrendo alle vittime il supporto di un’equipe di operatori specializzati”.

Più in dettaglio la mattina del 14 febbraio sarà allestito un gazebo informativo della polizia in corso Umberto I. E dalle 9.30 alle 12.30, sarà a disposizione un gruppo di esperti della questura di Caltanissetta, composto dal commissario capo Vincenzo Perta, dal medico capo della polizia Salvatore Di Benedetto e l’ispettore capo Nadia Lumia con al loro fianco, psicologhe ed operatrici del centro antistalking Galatea Onlus di Caltanissetta.

L’iniziativa, peraltro, non sarà soltanto una campagna informativa, ma anche l’occasione per fare emergere il fenomeno favorendo il contatto tra potenziali vittime ed esperti che le supporteranno.

 

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