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Trovato con hashish in auto, giovane arrestato

Trovato con hashish in auto, giovane arrestato

Caltanissetta – È per droga che lo hanno arrestato. Sono stati i carabinieri a prenderlo in trappola durante un controllo mirato anche alla repressione del fenomeno spaccio.

È lungo la statale 640 che un giovane di Sommatino, un ventiquattrenne – assistito dall’avvocato Salvatore Domante – è stato fermato a un posto di controllo.

I militari della pattuglia hanno perquisito sia lui che la sua auto.  Durante l’ispezione è saltata fuori la droga. In particolare è stato rinvenuto un panetto di hashish per un peso complessivo di cento grammi.

Sostanza che, secondo la tesi accusatoria, sarebbe stata destinata allo spaccio. L’hashish è stato sequestrato dagli stessi carabinieri mentre il giovane, che in passato avrebbe già avuto problemi giudiziari, è finito agli arresti domiciliari.

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Strada 38 per Mussomeli, entro Pasqua prevista la riapertura

Strada 38 per Mussomeli, entro Pasqua prevista la riapertura

Il countdown per l’inaugurazione del ponte Bailey lungo la provinciale 38 per Mussomeli è già iniziato. La speranza è che il simbolico taglio del nastro possa avvenire entro la fine della prossima settimana, in coincidenza con le festività pasquali.

L’esercito ha già effettuato il grosso del lavoro – tutto quanto era stato programmato – installando il ponte nella zona della frana che il mese scorso, per l’ennesima volta, dal punto di vista viario ha isolato il Vallone dal resto della provincia nissena. Un copione che, purtroppo, più volte si è riproposto negli scorsi anni.

Il resto dei lavori mancati per l’apertura della provinciale 38 è stato chiamato a svolgerli il Libero consorzio. Sarebbero le opere accessorie per accedere allo stesso ponte realizzato dai militari.

Intanto la prossima settimana, per l’esattezza mercoledì 17 aprile, sarebbe in programma il collaudo dell’operazione. Operazione propedeutica alla riapertura al transito della strada provinciale interrotta dal mese scorso.

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Scoperto centro clandestino di scommesse, denunciato il titolare

Scoperto centro clandestino di scommesse, denunciato il titolare

Raccoglieva scommesse pur non essendo autorizzato. Nel concreto, avrebbe operato nella clandestinità. È stato scoperto dagli agenti di polizia durante controlli che sono stati disposti in vista del periodo pasquale.

In questo caso è a Gela che, durante l’azione di contrasto, è stato scoperto dalla polizia amministrativa il punto scommesse ritenuto illegale.

Al fianco degli agenti, anche funzionari dell’ufficio monopoli della Sicilia. E in un locale sono stati riscontrati illeciti di rilevanza penale e amministrativa proprio in tema di  giochi e scommesse.

Più in dettaglio, secondo la tesi investigativa, il centro avrebbe raccolto scommesse attraverso un bookmaker che opera all’estero, ma non è  autorizzato a svolgere l’attività sul territorio italiano.

Al titolare sono state anche contestate violazioni amministrative legate sempre alla  raccolta di commesse con giocate inferiori a due euro.

Ma in tal senso, i controlli della polizia amministrativa e funzionari dei Monopoli proseguiranno anche nei prossimi giorni e toccheranno, un po’ a macchia d’olio, l’intero territorio nisseno.

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Blitz nel Vallone, escrementi di piccioni tra il grano: sequestrati 436 tonnellate di prodotto 

Blitz nel Vallone, escrementi di piccioni tra il grano: sequestrati 436 tonnellate di prodotto 

Caltanissetta- È nell’area del Vallone che è scattato un maxi sequestro di prodotti cerealicoli. Una montagna di grano per un valore di mercato che supererebbe il tetto dei 90 mila euro.

È frutto di un’azione combinata carabinieri della tutela agroalimentare di Messina, in collaborazione con il personale dell’Azienda sanitaria provinciale.

Ed è per carenze sanitarie che sarebbe scattato il provvedimento di sequestro ai danni di un’azienda che opera nella zona del Vallone. È attiva nel commercio all’ingrosso.

Lì, durante una ispezione, militari e personale dell’Asp avrebbero rilevato gravissime anomalie. Sì, perché nelal zona in cui erano ammassati tonnellate e tonnellate di grano, sono stati trovati escrementi di piccioni.

Da qui il sequestro di una montagna di prodotto. Qualcosa come 436 tonnellate di grano, per un valore stimato nell’ordine di novantamila euro.

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Trovato con più carte di credito sospette, sessantenne denunciato

Trovato con più carte di credito sospette, sessantenne denunciato

Lo hanno trovato con più carte di credito in tasca. Una situazione più che sospetta, tant’è che la polizia lo ha immediatamente segnalato alla procura.

A suo carico, negli atti che sono stati girati alla magistratura, la polizia ha ipotizzato il reato d’indebito utilizzo di carte di credito.

Il provvedimento è scattato nei confronti di un sessantenne nisseno che, secondo gli stessi investigatori, in passato avrebbe già avuto qualche grana giudiziaria.

Una pattuglia lo ha intercettato per strada ed è stato sottoposto a un controllo. Durante le verifiche gli sono state trovate nel portafogli più carte di credito.

Ma di nessuna sarebbe riuscito a fornire la benché minima spiegazione in relazione al possesso. Nulla. Da qui il sequestro di tutte la carte di pagamento per verificare se si tratti del frutto di qualche furto, mentre il sessantenne è stato denunciato per l’indebito utilizzo.

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«Perseguitava la sua ex convivente», condannato a un anno e dovrà pure risarcirla

«Perseguitava la sua ex convivente», condannato a un anno e dovrà pure risarcirla

Condannato per avere perseguitato la sua ex convivente. Lo ha deciso il giudice al termine dell’istruttoria dibattimentale a carico di un disoccupato nisseno.

È il trentaseienne Marco Scannella – difeso dall’avvocato Giacomo Butera –  al quale è stato inflitta la pena a un anno di reclusione,  con  la concessione della sospensione. Ma non è tutto. Perché dovrà anche risarcire con 5 mila euro la parte civile, ossia la trentanovenne, S.B., – assistita dall’avvocatessa Maria Stella Calabrese)  con la quale ha convissuto per tre anni. E dalla loro relazione è nato pure un figlio.

Secondo la tesi accusatoria, dopo la rottura del loro rapporto l’uomo avrebbe iniziato a perseguitarla. Con presunte telefonate dai contenuti minacciosi, sms, appostamenti e pedinamenti.

Tant’è che la donna avrebbe presentato più denunce, raccontando agli inquirenti che sarebbe stata pure costretta a cambiare abitudini di vita, temendo pure per la sua incolumità.

Fino a quando a fine luglio dello scorso anno, il presunto “marito molesto” è stato arrestato dalla polizia per atti persecutori.

La stessa imputazione per cui è finito sotto processo, rimediando adesso la la condanna a un anno di reclusione e al pagamento dei danni alla sua ex convivente.

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«Derubavano anziani», chiesto il processo per nove

«Derubavano anziani», chiesto il processo per nove

La procura ha chiesto il processo per un gruppetto d’indagati accusati di avere raggirato anziani spogliandoli dei loro averi. Anziani  ai quali, ufficialmente, avrebbe fatto da badanti. Nel gran calderone anche alcuni aspetti legati alla prostituzione.

Ora i magistrati della procura gelese hanno chiesto il rinvio a giudizio dei coinvolti nell’inchiesta ribattezzata «San Giuseppe».

Al centro della proposta i nomi di Emanuele Consiglio, Irina Gruia, Daniel Vasile Ciubotaru, Angelo Di Fede, Nicolai Ciubotaru, Marieta Panait, Elena Gruia, Elena Ciubotaru ed Emanuele Murana,.

Gli ultimi due, peraltro, secondo la tesi accusatoria, avrebbero procurato clienti a una prostituta.

Secondo l’impianto accusatorio la presunta organizzazione avrebbe approfittato di persone anziane ed incapaci sottraendo loro soldi.

Durante le indagini gli inquirenti hanno incrociato più  dati, comprese movimentazioni bancarie nei conti degli indagati. E il flusso – secondo l’accusa – sarebbe stato anomalo.

Elena «Gabriella» Ciubotaru e la nipote, la diciannovenne  Daniel Ciubotaru sono ritenute un po’ il cuore della sospetta rete organizzata che sarà chiamata al cospetto del gup.

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I 167 anni della Polizia, cerimonia austera in ricordo di due agenti scomparsi

I 167 anni della Polizia, cerimonia austera in ricordo di due agenti scomparsi

È in forma austera, per la recente scomparsa di due agenti, che la polizia ha celebrato al teatro Regina Margherita l’anniversario numero 167 della fondazione.

La cerimonia, quest’anno, è stata segnata dalle recenti scomparse ai poliziotti Salvatore Gusto e Rina Cremone. Peraltro al termine della cerimonia il questore ha consegnato la «promozione per merito straordinario a sovrintendente capo della polizia di Stato»  alla vedova del sovrintendente Gusto, deceduto il primo marzo scorso.

In apertura, il questore Giovanni Signer e il prefetto Cosima Di Stani, alla presenza di un picchetto d’onore in armi, hanno deposto una corona al monumento ai caduti della polizia.

Dopo la tradizionale lettura dei messaggi del Presidente della Repubblica, del ministro dell’Interno e del capo della polizia, il questore Signer, ha ripercorso i positivi risultati dell’attività svolta guardando all’ordine e alla sicurezza pubblica.

Peraltro – è stato sottolineato – ricorre quest’anno il sessantesimo anno dall’istituzione dell’allora corpo di polizia femminile, che ha offerto la possibilità alle donne di far parte della Polizia di Stato, ricoprendo a pieno titolo e a tutti i livelli un ruolo fondamentale.

«In provincia di Caltanissetta – è un passaggio del discorso del questore – la polizia di Stato deve contrastare forme di illegalità che gravano da tempo sul territorio, espressioni di una persistente sottocultura mafiosa, di una criminalità spinta da una marginalità economica sistemica e di diffuse forme di analfabetismo civico; a queste si sono aggiunte quelle conseguenti alla globalizzazione delle povertà».

Poi ha aggiunto che «l’andamento dei reati in ambito provinciale nei dodici mesi precedenti ha fatto registrare un aumento del 15 per cento delle denunce all’autorità giudiziaria… le rilevazioni indicano che ad aumentare sono i danneggiamenti, ma soprattutto truffe e frodi informatiche ed estorsioni via web».

Sul fronte droga lo stesso questore Signer ha rimarcato «un significativo aumento del consumo di hashish, sequestrato a corrieri italiani e soprattutto stranieri a Caltanissetta, dalle Volanti e dalla Squadra Mobile;

la coltivazione della marijuana nei fondi agricoli di Gela e Niscemi, documentata dai sequestri operati da quei commissariati, confermano ancora una volta come la parte sud della provincia sia luogo di produzione di tale stupefacente, mentre rimane preponderante l’interesse delle cosche mafiose per il commercio di stupefacenti».

E al tempo stesso ha evidenziato come «massima è l’attenzione per lo spaccio di stupefacenti, per la ricaduta sui giovani e perché è il primo strumento di reddito per le organizzazioni criminali».

Tra i tanti temi toccati, anche il fronte immigrati. «Siamo consapevoli – ha aggiunto il questore – che il pericolo più subdolo, quello dell’auto-radicalizzazione può trovare anche da noi terreno fertile nella marginalità sociale. Perciò riteniamo necessario l’ascolto e il dialogo con le comunità islamiche, che qui saluto nella persona dei loro rappresentanti, certo che ci accomuni il convincimento che l’integrazione debba necessariamente passare per il rispetto delle leggi e della diversità culturale».

E, non a caso, è stato sottolineato come «numerosi sono i controlli che la Digos e l’ufficio Immigrazione operano nei confronti della comunità straniera e che hanno consentito recentemente di individuare ed arrestare nel capoluogo un soggetto ricercato in Grecia e destinatario di mandato di arresto europeo proprio per reati connessi all’immigrazione».

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Giro di droga da mille euro al giorno, due arresti dei carabinieri

Giro di droga da mille euro al giorno, due arresti dei carabinieri

Il loro giro d’affari, smerciando droga, sarebbe stato tra le 800 e i mille euro al giorno. Qualcosa come tra 24 mila e 30 mila euro al mese. Cifre più che importanti che avrebbero incassato vendendo cocaina.

Ma adesso i carabinieri, sotto il coordinamento della direzione distrettuale antimafia, hanno spezzato questo presunto giro.

Quello che avrebbe avuto nel trentaquattrenne gelese Antonio Radicia il dominus, mentre il ventisettenne Rocco Grillo sarebbe stato il principale canale di rifornimento degli stupefacenti. Perché sarebbe stato in contatto con trafficanti calabresi e, a sua volta, avrebbe gestito un vasto giro di spaccio per conto proprio.

Tutti e due  destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere, perché finiti al centro dell’operazione ribattezzata «Smart», dal tipo di auto utilizzata per le consegne a domicilio della droga. O per la distribuzione nei luoghi della movida o in locali pubblici.

Gli ordinativi di droga sarebbero arrivati attraverso sms. Per questo avrebbero continuamente cambiato sim appartenenti a ignari intestatari.

È con un linguaggio criptico, per eludere eventuali  controlli, che si sarebbero scambiati messaggi venditori e acquirenti. Con espressioni del tipo «caffè», «merit» o «vieni a casa da 8», per intendere una dose da 80 euro, «bingo», oppure «vieni dietro la pizzeria da Dan 4» per indicare il luogo e il quantitativo richiesto ossia una dose da 40 euro.

Per oltre un anno i carabinieri hanno raccolto intercettazioni fino a quando, adesso, è scattato il blitz con i due arresti.

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«Strumentazione dei Tir truccata», chiesti 8 anni per due imprenditori

«Strumentazione dei Tir truccata», chiesti 8 anni per due imprenditori

Rischiano 8 anni di carcere perché sospettati di avere imposto ai loro autisti di truccare la strumentazione di bordo. Così da far risultare i Tir in sosta mentre in realtà, per l’accusa, avrebbero viaggiato oltre il limite massimo di tempo consentito.

Le proposte di condanna, a cui si aggiunge anche una multa di 6 mila euro ciascuno, sono arrivate a carico dei nisseni Angelo Calì e il genero Calogero Lombardo, rispettivamente presidente e componente del consiglio d’amministrazione di una società, la «Ciam», che operava nel settore dei trasporti internazionali.

Ma un’indagine della polizia stradale, sette anni fa, ha fatto scattare il loro arresto e il sequestro di diversi mezzi. Poi  loro sono tornati in libertà e i tir sono stati restituiti.

A carico dei due la procura ha ipotizzato i reati di estorsione e lesioni gravissime.

Secondo l’impianto accusatorio, che adesso è stato pure alla base delle proposte di pena, i due avrebbero costretto i loro dipendenti ad utilizzare calamite così da alterare il cronotachigrafo dei loro mezzi.

E lo avrebbero imposto ai loro autisti – sempre secondo il teorema degli inquirenti – pena l’immediato licenziamento.

La difesa, che di contro ha chiesto l’assoluzione dei propri assistiti, ha respinto ogni punto delle contestazioni asserendo la tesi che, piuttosto, chi ha fatto ricorso a quel sistema ha agito solo per volontà propria senza nessuna imposizione, «giusto per essere più rapidi nei viaggi e tornare a casa prima».

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