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Tentato omicidio, chiesti 13 anni

Tentato omicidio, chiesti 13 anni

Tredici anni di carcere per avere tentato di uccidere la compagna. È la richiesta che la procura ha avanzato nei confronti di un  presunto “marito violento”.

Così a carico del quarantenne nisseno Gianluca Di Giugno chiamato in tribunale per rispondere di tentato omicidio, maltrattamenti e lesioni personali gravissime.

I fatti risalgono al maggio dello scorso anno quando Di Giugno è stato pure arrestato. È stata una chiamata alla centrale operativa della questura, quel pomeriggio, a fare scattare l’allarme.

È stata la compagna a comporre il numero di emergenza lasciando la comunicazione aperta. Così l’operatore, dall’altro capo del telefono, si sarebbe reso conto che vi sarebbe stata in atto una violenta lite tra un uomo e una donna.

Individuata la zona di partenza della chiamata, in breve è arrivata una pattuglia. Gli agenti hanno trovato dentro casa una donna pesta e malconcia e in un’altra stanza v’era il suo compagno.

La donna ha raccontato in lacrime che era stata presa a botte da lui. Così la donna è stata accompagnata in ospedale per esser curata, mentre lui è finito in carcere. Ora la richiesta di condanna.

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Sviluppo e nuove imprese, incentivi e finanzimenti per i giovani

Sviluppo e nuove imprese, incentivi e finanzimenti per i giovani

“Resto al Sud”. È il tema al centro della conferenza sul bando di Invitalia. Parteciperanno numerosi giovani per approfondire la tematica dell’uso dei fondi di finanziamento per le imprese e gli incentivi attualmente messi a disposizione per lo sviluppo del sud.

«Un tema caldo – è stato spiegato – soprattutto per la nostra provincia che vede la nascita di poche iniziative imprenditoriali utili allo sviluppo del territorio».

Durante i lavori in programma per venerdì 15 giugno dalle 16 alle 17.30, interverranno tra gli altri Fabrizio Parla e Davide Coco esperto in finanziamenti pubblici.

affermano

«Siamo felici che sempre più persone partecipino ai nostri eventi e mostrino un interesse reale. La nostra associazione nasce proprio per questo scopo: aggregare i giovani, dare vita ad opportunità formative e non che migliorino le persone sotto diversi punti di vista. Stiamo cercando di impegnarci e migliorare sempre di più al fine di arricchire con questi eventi un territorio che presenta diverse difficoltà», hanno spiegato i promotori dell’iniziativa, Graziano Cipollina e  Daniele Corrao.

È stato infine evidenziato che «l’evento è organizzato con un format giovanile adatto a comprendere concretamente le opportunità di finanziamento, cercando di creare nuove sinergie nella provincia di Caltanissetta».

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Accoltellati durante una lite, condannati padre e figlio

Accoltellati durante una lite, condannati padre e figlio

Condannati  padre e figlio di San Cataldo accusati di avere accoltellato due fratelli, uno dei quali minorenni. Tutti e due accusati di lesioni gravissime.

È di 7 anni e 2 mesi la pena inflitta al sessantaquattrenne Emilio Intilla, mentre 5 anni sono stati comminatial ventiduenne Vincenzo Intilla.

Questo il verdetto emesso dal giudice nei confronti di padre e figlio – difesi dall’avvocatessa Vanessa Di Gloria – per i quali la stessa procura ha chiesto l’affermazione di responsabilità.

Così come le parti civili, ossia i due fratelli – assistiti dall’avvocatessa Maria Francesca Assennato –  nati a San Cataldo da genitori marocchini. A loro il giudice ha anche riconosciuto il diritto a un risarcimento dei danni che sarà poi stabilito in un procedimento di natura civile.

È davanti a un bar che sarebbe scoppiata la violentissima lite a quattro. Con padre e figlio da un lato ed i due fratelli, uno dei quali pure minorenne, sul fronte opposto.

La tesi accusatoria vorrebbe che i due Intilla abbiano aggredito gli altri. A quel punto sarebbero saltati fuori i coltelli ed i due fratelli sono rimasti feriti. Uno ha riportato uno sfregio permanente in viso, l’altro è stato raggiunto da un fendente ala schiena.

I due feriti sono poi finiti in ospedale per essere medicati, menter padre e figlio sono stati poi arrestati.

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Ubriaco in strada, aggredisce poliziotti e viene denunciato

Ubriaco in strada, aggredisce poliziotti e viene denunciato

CALTANISSETTA – Se ne andava in giro ubriaco e, perdipiù, stringendo tra le mani un bottiglia di liquore. Camminando in mezzo alla strada con il rischio di farsi investire dai mezzi in transito.

Ma non è tutto. Già, perché nel momento in cui è intervenuta una pattuglia di polizia – sull’onda di una segnalazione giunta alla sala operativa della questura – l’uomo  prima ha inveito contro gli agenti e poi li ha pure aggrediti.

E alla fine il ragazzo, un ventottenne di nazionalità pakistana, è stato segnalato alla procura per lesioni, resistenza e minacce a pubblico ufficiale.

Sì, perché quando gli agenti lo hanno intercettato, alla periferia della città, camminava pericolosamente in strada barcollando. Con il rischio di farsi investire.

Ma quando gli agenti sono intervenuti per aiutarlo,  lui ha avuto una reazione violenta. Prima li ha pesantemente apostrofati e minacciati, poi si è scagliato contro di loro.

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Fingono furto per non consegnare immagini ai militari, commercianti denunciati

Fingono furto per non consegnare immagini ai militari, commercianti denunciati

Sono accusati di avere simulato un furto pur di non consegnare alle forze dell’ordine alcune immagini registrate dal loro impianto di videosorveglianza.

Nei guai,con la giustizia, sono finiti due fratelli  – F.L. e A.L, quarantacinquenne il primo, quarantenne l’altro –  nei confronti dei quali è stata contestata l’ipotesi di simulazione di reato e favoreggiamento personale in concorso.

I problemi, per loro, sono iniziati nel momento in cui i militari hanno chiesto ai due di consegnare le registrazioni del loro impianto a circuito chiuso di videosorveglianza.

Quelle riprese sarebbero state utili ai carabinieri per altre indagini, alle quali i due commercianti sarebebro stati estranei.

Ma gli stessi avrebbero “dribblato” la richiesta di consegnare quelle immagini. Non si sono rifiutati ma, piuttosto, hanno asserito di avere subito un furto e che i ladri, tra l’altro, avrebbero rubato nel loro esercizio commerciale anche l’attrezzatura di videosorveglianza.

Falso, secondo gli investigatori. Da qui le due denunce per simulazione di reato e favoreggiamento personale.

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Prima il flirt poi gli abusi e i maltrattamenti, giovane arrestato

Prima il flirt poi gli abusi e i maltrattamenti, giovane arrestato

Un’avventura sentimentale s’è poi rivelata per una donna un vero e proprio incubo. Un flirt che ha segnato per lei l’entrata in tunnel da cui è riuscita ad uscire soltanto adesso. Perché il suo “carceriere”  è stato arrestalo dai carabinieri.

È un giovane di origine pakistane, un ventitreenne – difeso dall’avvocatessa Fabiana Giordano –  che su fermo disposto dalla procura è stato rinchiuso in carcere per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia.

Reati che si sarebbero consumati ai danni di  una dona nissena di diversi anni più avanti con l’età di lui.

Tutto è iniziato con una relazione sentimentale tra loro. Una sorta di avventura amorosa. Ma ben presto per la donna quella storia s’è trasformata in un inferno.

Perché il giovane, oltre a non volerne più sarebbero d’interrompere quel rapporto, si sarebbe pure accasato in casa di lei contro la sua volontà.

Ma non è tutto . Già perché, secondo la tesi accusatoria, non soltanto lui si sarebbe categoricamente rifiutato con le maniere forti, con tanto di minacce e maltrattamenti, ma ne avrebbe pure abusato sessualmente. A ripetizione.

Fino a quando la donna ha deciso di rompere il muro del silenzio e denunciare tutto ai carabinieri, In tempi rapido sono state chiuse le indagine e, adesso, è scattato il fermo che  ha inchiodato il ragazzo in una celal del «Malaspina».

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Malasanità, medico condannato a risarcire 70 mila euro a un paziente

Malasanità, medico condannato a risarcire 70 mila euro a un paziente

Ospedale sant’Elia e medico condannati a risarcire un giovane paziente per un caso di malasanità. Che dal punto di vista penale ha già esaurito il suo iter con l’affermazione di responsabilità, a carico di un medico già cristallizzata in tutti e tre i gradi del giudizio.

Ora il giudice civile ha condannato lo stesso professionista e in solido l’ospedale a risarcire il paziente con 70 mila euro. Un allora minorenne che s’era presentato al pronto soccorso accusando forti dolori. Poi è stato sottoposto a intervento chirurgico dal medico che successivamente è stato citato in giudizio.

Sì, perché le cure che gli sono state prestate piuttosto che sortire la guarigione, avrebbero generato nello stesso giovanissimo paziente danni che si sarebbero poi rivelati molto gravi.

La denuncia poi presentata dai familiari dell’allora minorenne – era il 1997 – ha avuto strascichi giudiziari con la condanna del professionista pure in Cassazione.
Parallelamente è stato poi aperto un procedimenti di natura civile che s’è chiuso adesso con la condanna a risarcire la vittima del caso di malasanità.

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L’avvertimento a un imprenditore, dopo il fratello muore anche il secondo sospetto attentatore

L’avvertimento a un imprenditore, dopo il fratello muore anche il secondo sospetto attentatore

Tre mesi era morto il fratello, ora anche il suo cuore si è fermato. Tutti e due erano rimasti gravemente feriti dopo avere appiccato un incendio in un’abitazione. Questa è stata la ricostruzione degli investigatori.

S’è fermato, dopo ter mesi di agonia, il cuore del quarantaduenne Massimiliano Schembri che si trovava ricoverato al centro grandi ustioni del “Civico” di Palermo.

A marzo è morto il fratello, il cinquantaduenne Roberto Schembri, di Niscemi. È deceduto all’ospedale di Bari dov’era stato trasferito per la gravita delle bruciature riportate, dopo le prime cure all’ospedale «Suor Cecilia Basarocco».

I due, secondo la ricostruzione degli investigatori, a fine febbraio avrebbero tentatodi dare alle fiame l’abitazione di un imprenditore del settore delle pompe funebri. Un villinodi contrada Vituso.

Ma qualcosa in quell’azione non è andato per il verso giusto.

Perché il carrio funebre parcheggiato nella rimessa dello stesso villino aveva dentro una bombola di gas seppur semi vuota.

Questo contenitore con quello della cucina, a un certo punto sarebebro esplosi sotto l’effetto delle fiamme.

La deflagrazione è stata violentissima. Con effetti devastanti per i due fratelli.

Tutti e due in quel presunto attentato sonorimasti gravemente feriti. Ed entrambi, in ospedali differenti, per mesi hanno lottato per la vita. Ma prima l’uno e poi l’altro si sono dovuti arrendere per la gravità delle lesioni.

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«Armi per attentare a carabiniere», una condanna confermata e altre 3 in parte annullate

«Armi per attentare a carabiniere», una condanna confermata e altre 3 in parte annullate

Una condanna confermata mentre altre tre sono state in parte cancellate ma passando per alcuni distinguo. Così per  tre uomini e una donna tirati in ballo per differenti contestazioni.

Tra queste accuse per armi che, secondo la tesi degli inquirenti, sarebbero state destinate ad attentare alla vita di un maresciallo dei carabinieri.

Ma  Salvatore Faulisi, Raimondo Scalzo e Maurizio Porcello erano stati accusati di concorso aggravato in ricettazione, porto e detenzione abusiva di armi, mentre la moglie dell’ultimo, Francesca Cusimano,  solo di minacce aggravate.

Alla fine la Cassazione ha rigettato totalmente il ricorso presentato da Porcello che s’è visto confermare al pena a 5 anni e 6 mesi di carcere, mentre la moglie, la  Cusimano, tornerà in aula per un nuovo appello perché venga rideterminata la pena.

La donna è accusata di avere minacciato di morte un ventenne di Resuttano perché ritrattasse alcune accuse mosse nei confronti del marito, poi finito in carcere tra le pieghe del blitz scattato nel novembre di quattro anni addietro.

Annullamento della sentenza, ma parziale, anche per Faulisi e Porcello che in appello erano stati condannati entrambi a 3 anni e 6 mesi. Pure per la loro la pena dovrà essere rideterminata.

Secondo la tesi accusatoria, il progetto di attentato al sottufficiale – da qui il processo per la contestata movimentazioni di armi – sarebbe scattato perché questi avrebbe nutrito sospetti su qualcuno degli imputati per furti di materiale da una grossa azienda agricola che nel frattempo era stata confiscata perché in odor di mafia.

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«Non fui istigatore dei fratelli Caputo», si sgonfia l’indagine su Pagano

«Non fui istigatore dei fratelli Caputo», si sgonfia l’indagine su Pagano

Caltanissetta -Sembra “sgonfiarsi”  la presunta indagine che avrebbe interessato anche il neo deputato e coordinatore regionale della Lega, Alessandro Pagano, che sarebbe stato in qualche modo  ritenuto istigatore di condotte ingannatorie nei confronti di elettori, non da parte sua ma di candidati nella lista della Lega alle ultime consultazioni regionali,accusati di  attentato ai diritti politici dei cittadini.

È di riflesso che perderebbe consistenza «fermo restando che l’onorevole non ha ricevuto nessun atto giudiziario», ha evidenziato l’avvocato Nino Caleca.

La questione è legata al pronunciamento del tribunale del riesame di Palermo sulla vicenda che ha interessato i fratelli Mario e Salvino Caputo sospettati di avere ingannato gli elettori nelle ultime consultazioni regionali.

«Conseguentemente e inevitabilmente, cadono tutte le accuse anche nei miei confronti, quale “istigatore” della condotta di  – ha rimarcato Pagano –  come invece sosteneva la procura di Termini Imerese. Per questo con il mio legale chiederemo subito l’archiviazione della mia posizione processuale», ha aggiunto il deputato della Lega che ha pure lanciato hashtag  #ElezioniSicilia: Non fui  “istigatore” fratelli Caputo, chi mi ripagherà torto subito?

«Accuse nei miei confronti che, ricordo e ribadisco ancora una volta, non c’entravano nulla col voto di scambio. Nulla. Quello era un altro filone di indagini che non mi riguardava… mi opporrò e lavorerò affinché questo sistema della Giustizia malato sia cambiato».

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