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«Incontriamoci in biblioteca», tra musica, lettura e cultura

«Incontriamoci in biblioteca», tra musica, lettura e cultura

San Cataldo – “Incontriamoci in biblioteca “. L’iniziativa è dell’associazione Storia Patria Caltanissetta presieduta da Antonio Vitellaro.

L’appuntamento è per il 20 luglio alle sete di sera al cortile Ormando, alla biblioteca comunale di San Cataldo, laddove è previsto l’incontro del gruppo di lettura.

«L’appuntamento – è stato spiegato dagli stessi vertici dell’associazione –  al solito è molto atteso da quanti hanno abbracciato l’ideale dello scambio delle conoscenze, nei diversi ambiti culturali».

Ospiti musicali saranno Alessandro Carletta e Luigi Scarnato. Suoneranno dal ritmo e sapore latino-americano.

Una ventata di novità è rappresentata dalla presenza dell’arte visiva all’interno degli ambiti di interesse del gruppo.

Realizzato con una nuova tecnica visiva, Aldo Modaffari presenterà il suo ultimo lavoro.

L’incontro sarà dedicato alla memoria del giudice Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli Agostino Catalano ed Eddie Cosina.

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«Non sono un stalker e non ho picchiato la mia ex suocera», operaio nega le accuse

«Non sono un stalker e non ho picchiato la mia ex suocera», operaio nega le accuse

Caltanissetta – «Non ho perseguitato la mia ex compagna, né ho picchiato per strada la mia ex suocera». Nega le accuse e getta addirittura l’ombra delle provocazione, l’operaio che nei giorni scorsi è stato arrestato per stalking e perché accusato di avere malmenato per strada la sua ex convivente – con la quale ha avuto pure due figli – e la madre di lei. E secondo la tesi difensiva sostenuta durante l’udienza di covalid aal cospetto del gip, sarebbe stata proprio quest’ultima, l’ex suocera, a fare scoppiare la scintilla.

La difesa a oltranza è del trentaduenne deliano Calogero Patrì – difeso dall’avvocato Giuseppe Fazio – rinchiuso in una cella del carcere Malaspina su ordinanza di custodia cautelare chiesta dalla procura nissena attraverso il sostituto Claudia Pasciuti.

La difesa, peraltro, ha sostenuto che tra il suo assistito e la sua ex compagna v’era uno scambio reciproco di telefonate e non certo una situazione persecutoria come, invece, gli è stato contestato da carabinieri e magistrati tra le pieghe del provvedimento cautelare.

Quanto alla presunta aggressione, che l’arrestato ha confinato in un semplice strattonamento, avrebbe interessato solo l’ex suocera e non la compagna e sarebbe avvenuta per l’intromissione della donna in una discussione che lui e la compagna stavano intrattenendo.

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Evade da casa, finisce in carcere

Evade da casa, finisce in carcere

Piuttosto che in casa se ne andava in giro come se nulla fosse. Ma a lui era assolutamente vietato lasciare la sua abitazione.

Per strada è stato pizzicato e arrestato un nisseno che era sottoposto a detenzione domiciliare. È il sessantasettenne nisseno Calogero Bognanni che stava osservando il provvedimento restrittivo a Palermo, a Partanna in particolare.

Lì, da recluso in casa, sta scontando la condanna, divenuta definitiva a suo carico, per l’ipotesi di bancarotta fraudolenta.

Ma una pattuglia dei carabinieri lo ha incrociato per strada e per lui sono stati guai. Perché è bastata una rapida verifica perché i sospetti dei militari trovassero conferme.

Così Bognanni è stato arrestato. Ma non è tutto. Perché sull’onda di questa sua evasioen dai domiciliari e su segnalazione degli stessi militari, il tribunale di sorveglianza ha revocato il beneficio della detenzione domiciliare ed è finito in carcere.

Lì, al Pagliarelli, rimarrà in attesa di esser processato per direttissima per l’evasione.

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Niente acqua a Mussomeli e nel Vallone, nuovo stop per lavori urgenti

Niente acqua a Mussomeli e nel Vallone, nuovo stop per lavori urgenti

Mussomeli – Nuovi disagi idrici nel Vallone. A causarli, secondo quanto sostenuto dagli stessi vertici di Siciliacque, sarebbe stata una nuova anomalia agli impianti.

Così anche mercoledì 19 luglio diversi centri del Vallone rimarranno a secco per via dello stop forzato al Fanaco.

Niente acqua, per il secondo giorno,  a Mussomeli, Campofranco, Milena, Acquaviva Sutera, Montedoro, Delia e Bompensiere.

L’interruzione dell’erogazione idrica si sarebbe resa necessaria per consentire l’effettuazione di interventi di riparazione e manutenzione che hanno carattere di straordinarietà

La situazione, in attesa dei lavori, è in continua evoluzione e il gestore non ha ancora sciolto i dubbi sui tempi di ripresa della distribuzione nelle aree in questione.

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Crollo del viadotto sulla A19. Indagini chiuse per cinque

Crollo del viadotto sulla A19. Indagini chiuse per cinque

A una svolta l’inchiesta sul crollo del viadotto Himera lungo l’autostrada Palermo-Catania. Perché la procura di termini Imerese, competente per territorio, ha chiuso le indagini nei confronti dei destinatari di cinque avvisi di garanzia tra un dirigente della Regione Siciliana, due dipendenti dell’Anas e altrettanti  funzionari del Comune di Caltavuturo.

Sono, più in dettaglio, il dirigente generale del dipartimento regionale di protezione civile, Calogero Foti , l’ex sindaco di Caltavuturo, Calogero Lanza, il responsabile di protezione civile sempre dello stesso Comune Madonita, Mariano Sireci e, infine, i dipendenti Anas Giuseppe Siragusa e Salvatore Muscarella che erano stati chiamati a vigilare sul viadotto in questione.

A loro carico la procura guidata da Alfredo Morvillo ha contestato  le ipotesi di omissione di atti d’ufficio e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Ognuno di loro è stato tirato in ballo per i rispettivi ruoli e competenze professionali, in relazioen a quella frana che poi ha provocato il cedimento del viadotto.  

 In particolate il viadotto si è poi piegato dopo che la frana ha causatoil cedimento di uno dei piloni.

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Strage di San Basilio, il Pg: ergastolo al boss

Strage di San Basilio, il Pg: ergastolo al boss

«Boss da condannare all’ergastolo per la strage di San Basilio». È stata la richiesta della procura generale di Catania al processo d’appello che vede alla sbarra con il rito ordinario il presunto braccio destro di un capomafia, Giuseppe Selvaggio – difeso dall’avvocato Brivido – e Claudio Calogero Cinardo – difeso dagli avvocati Mario Brancato e Rocco di Dio – il primo condannato a 18 anni, l’altro assolto per strage e condannato a 3 anni per mafia. La procura, in primo grado, ha chiesto il carcere a vita per Selvaggio e l’assoluzione per l’altro imputato.

Nell’altro processo sempre incentrato sulla stessa strage di Vittoria, quello che vede alla sbarra, con il rito abbreviato, il boss di Mazzarino Salvatore Siciliano – difeso dall’avvocato Ernesto Brivido – è stat ala stessa procuar generale a sollevare la questione d’incompatibilità del conigliere di Corte  che è stato giudice pure in primo grado. La difesa aveva pure presenta una istanza di ricusazione.

Selvaggio, in primo grado, è stato condannato al carcere a vita. Pure lui, come gli altri imputati, tirato in ballo per l’eccidio del 2 gennaio di diciotto anni fa. Quando in un bar di Vittoria, in una guerra tra cosche rivali, sono stati uccisi Angelo Mirabella ritenuto ai vertici clan della Stidda di Vittoria, due presunti affiliati, Rosario Nobile e Claudio Motta e  Salvatore Ottone e Rosario Salerno, clienti del bar che in quel momento, per caso, si trovavano lì.

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Falso incidente, in quattro finiscono nei guai

Falso incidente, in quattro finiscono nei guai

È per avere simulato un incidente stradale che in quattro finiscono nei guai. Con una inchiesta che va a intrecciarsi con un altro dossier per tentata estorsione per la restituzione di un’auto.

A giudizio sono chiamati i protagonisti del presunto finto incidente, Pasquale Greco e  Rosaria Pilato, il rottamaio Massimo Tortorici e lo zio, Michele Tortorici – assisiti dagli avvocati Massimiliano bellini, Giuseppe Dacquì e Boris Pastorello – tirati in ballo per tentata truffa.

Che si sarebbe consumata ai danni di una compagnia assicurativa, la Allianz, che è adesso nella veste di parte civile.

Tutto ruota attorno a un’auto usata che Greco aveva acquistato e che a un certo punto si sarebbe sfasciata. I due rottamai l’avrebbero poi presa ma nel momento in cui il proprietario avrebbe chiesto loro i documenti di demolizione, zio e nipote gli avrebbero proposto di simulare un incidente.

In questo contesto – ma è un aspetto al centro di un altro processo– un fruttivendolo avrebbe tentato di spillare soldi a Greco, minacciandolo pure di morte, offrendosi come intermediario per la restituzione della sua utilitaria. Le due vicende, la fallita estorsione e la tentata truffa, hanno finito per intrecciarsi dando via a due dossier differenti.

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Giallo per la scomparsa di un uomo, diramata una nota di ricerca

Giallo per la scomparsa di un uomo, diramata una nota di ricerca

GELA – È giallo per la scomparsa di un uomo. La caccia all’uomo va già avanti da parecchie ore. Perché è da domenica sera che si sono perse le sue tracce.

Grande apprensione per le sorti di un cinquantunenne, il gelese Orazio Susino (foto). La polizia, a cui è stata denunciata la scomparsa ha diramato nota di ricerche e fotografie, sia alle altre forze dell’ordine che in una vasta area.

È domenica sera che si è allontanato dalla sua abitazione del rione Settefarine e da quel momento non ha fatto più ritorno.

Indossava, nel momento in cui è uscito, una maglietta di colore chiara e pantaloni scuri. Con sé, secondo quanto indicato dai familiari, dovrebbe avere uno zainetto di colore rosa e giallo.

L’esortazione è, in caso di avvistamento, di rivolgersi immediatamente alla polizia o ad ogni modo, alle forze dell’ordine.

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Ai domiciliari il giovane preso con droga e che ha sferrato un calcio a un militare

Ai domiciliari il giovane preso con droga e che ha sferrato un calcio a un militare

SAN CATALDO – È agli arresti domiciliari il giovane che si sarebbe disfatto di droga e ha tentato di sfuggire alla cattura ferendo pure un carabiniere.

È stata proprio la sua reazione inziale a tradirlo. Sì, perché lui, il ventiquattrenne sancataldese Maicol Amico, alla vista dei militari è improvvisamente fuggito. E il perché lo si sarebbe intuito poco dopo. Quando durante la fuga a piedi si sarebbe disfatto di un involucro contenente droga.

La sua reazione, per sottrarsi alla cattura, è sta disperata. Fino a sferrare un violento calcio a no dei carabinieri che lo stavano inseguendo. Ma poi è stato acciuffato e arrestato. E nel pacchettino di cui si sarebbe liberato scappando, v’erano 11 grammi di marijuana già suddivisi in 13 involucri.

Il militare ferito con un calcio è stato poi costretto a fare ricorso alle cure dei sanitari in ospedale.

Il ragazzo, invece, è stato arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti oltre che per resistenza a pubblico ufficiale. Ma ha beneficiato dei domiciliari.

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Imprenditore ucciso, chiesti due ergastoli

Imprenditore ucciso, chiesti due ergastoli

CALTANISSETTA – Carcere a vita per il boss, per un suo sospetto scudiero e condanna per un pentito. Lo ha chiesto la procura generale di Caltanissetta al processo d’appello per il dell’imprenditore Francesco Ritrovato assassinato tredici anni fa  a colpi di pistola.

L’ergastolo è stato chiesto per il  boss di Riesi, Francesco Cammarata e per un suo omonimo, Gaetano Cammarata -difesi, dagli avvocati Vincenzo Vitello, Vanessa Di Gloria e Giulio Dominici – mentre per il collaboratore di giustizia Giuseppe Toscano –assistito dall’avvocato Enzo Guarnera – sono stati sollecitati dalla procura generale 14 anni di carcere.

Rappresenterebbe, concretamente, la conferma del primo verdetto emesso dall’Assise un paio di anni fa.

Francesco Cammarata è ritenuto la “mente” dell’agguato, l’altro Cammarata sarebbe stato tra gli esecutori, mentre il pentito avrebbe fatto da autista nelle fasi preparatorie.

Questo è il quadro tracciato dalla procura, quanto a presunti coinvolgimenti, e che ha già retto a un primo vaglio dell’aula.

Secondo l’impianto accusatorio, Ritrovato sarebbe stato ucciso perché sospetta dalla famiglia Cammarata di avere rivelato il nascondiglio di Vincenzo Cammarata, a quel tempo latitante.

Il figlio del boss Pino Cammarata, Giuseppe, ha invece sostenuto che l’imprenditore ha pagato con la vita la su audacia.

Perché avrebbe tentato d’imporre forniture di materiale ad altre imprese spacciandosi, falsamente, come emissario dei Cammarata.

Teorie che, secondo l’accusa, sarebbero entrambe possibili e non è da escludere che abbiano concorso entrambe a sentenziare la condanna a morte di Ritrovato.

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