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Archivio | Cronaca

 

«Spacciava a domicilio», giovane arrestato dai carabinieri

«Spacciava a domicilio», giovane arrestato dai carabinieri

In casa nascondeva droga. In particolare hashish e marijuana che sono stati scovati dai carabinieri che lo hanno arrestato.

Il provvedimento restrittivo è scattato a carico di un ventitreenne S.O., gelese, che è stato trovato con una settantina di grammi di stupefacenti nella sua abitazione.

Lì i militari hanno fatto irruzione nel momento in cui in loro si è fatto forte il sospetto che nascondesse qualcosa.

I dubbi si sarebbero poi rivelati fondati. Lì sono saltati fuori cinquanta grammi di “fumo” e una ventina di grammi di “erba”.

Secondo la tesi investigativa il ragazzo avrebbe smerciato a domicilio. Da qui l’arresto per detenzione e spaccio di stupefacenti. L’ennesimo di questi ultimi mesi.

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Cade giù dall’ascensore, finisce in ospedale

Cade giù dall’ascensore, finisce in ospedale

Viaggia ancora sul filo dell’incidente domestico e di una vicenda potenzialmente attenzionabile dai carabinieri l’incidente in casa a San Cataldo.

Lì un sessantaduenne è caduto dalla tromba dell’ascensore dentro casa. Abitazione che, a quanto pare, sarebbe interessato da lavori di ristrutturazione.

L’uomo a un certo punto sarebbe caduto giù. Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, sarebbe stata applicata una pavimentazione provvisoria.

L’uomo è poi finito in ospedali e lì i sanitari del pronto soccorso gli avrebbero diagnosticato alcune fratture.

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Droga e furto, due arresti dei carabinieri

Droga e furto, due arresti dei carabinieri

Due arresti dei carabinieri nelle ultime ore: uno per droga, l’altro sull’onda di un furto commesso in precedenza.

Il primo, per stupefacenti, a carico del trentenne Vincenzo Russo, incappato in un posto di controllo dei militari tra le vie di San Cataldo.

Nell’auto su cui viaggiava sono stati scovati, durante una perquisizione, sei involucri di cocaina per un totale di un paio di grammi.

Poi i controlli si sono spostati in casa sua e lì sono saltati fuori altri 7 grammi ma di marijuana, oltre a un bilancino di precisione e poco più di 2mila e 200 euro. Ritenuti provento dell’attività di spaccio.

E sempre a San Cataldo i carabinieri hanno arrestato il quarantottenne Biagio Maira chiamato a saldare il suo conto con la giustizia.

Deve espira una pena a 3 anni di reclusione per un furto messo a segno, a San Cataldo, sette anni addietro. È stato rinchiuso in carcere.

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Rapina e furto di armi: in cella due sorelle, lo zio e un amico- il video

Rapina e furto di armi: in cella due sorelle, lo zio e un amico- il video

Prima lei è stata arrestata e condannata per avere narcotizzato e rapinato di una pistola un armiere di Caltanissetta, ora sono finiti in trappola anche la sorella, un amico e lo zio.

Le ordinanze di custodia cautelare sono scattate a carico della stessa Genifer Tortorici, la 28enne già condannata per la rapina all’armiere e, ancora, Checco Domenico Giovanni Calandra pure lui 28enne, la sorella, la trentenne Catena Tortorici e lo zio delle due donne, il 67enne Rosario Nicosia.

Gli ultimi tre avrebbero preso parte a quell’azione dell’ottobre di un anno fa quando da una rivendita di armi di via Xiboli, a Caltanissetta, Genifer Tortorici avrebbe preso una pistola calibro 357 Magnum, una «Taurus», oltre a 150 munizioni.

Inoltre Genifer Tortorici e Calandra si sono ritrovati sul capo pure un furto di pistola, una semiautomatica Beretta presa da un’abitazione di campagna di un 33enne di San Cataldo con il quale la ragazza aveva a quel tempo una relazione.

Secondo la procura, gli arrestati avrebbero avuto ognuno un  ruolo di mandante, esecutore e “pali”.

In quest’ultima veste, al momento della rapina all’armiere prima sedato, avrebbero agito lo zio che avrebbe accompagnato la nipote in sopralluoghi precedenti all’azione e poi la sorelle che, per non destare sospetti, insieme ai suoi figli avrebbe atteso la familiare fuori da quella rivendita di armi.

Calandra, invece, sarebbe stato il beneficiario di quella «Taurus» e, secondo l’accusa, anche la mente della rapina.

Attraverso poi intercettazioni Genifer Tortorici e Calandra, tra le pieghe della prima indagine, si sono ritrovati nei guai per un episodio precedente. Il furto di una pistola risalente all’aprile del 2016. Ora sono arrivati i provvedimenti cautelari.

Il video: http://www.poliziadistato.tv/c_dZfzA8HeKP

 

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Diritti, giurisdizione ed economia: magistrati e avvocati a confronto

Diritti, giurisdizione ed economia: magistrati e avvocati a confronto

Caltanissetta- Diritti, giurisdizione ed economia.  Sarà il tema al centro di un convegno in programma per giovedì 14 dicembre, alle 15.30, nell’aula magna «Saetta e Livatino» del palazzo di giustizia di Caltanissetta.

Ad introdurre i lavori sarà il presidente del tribunale di sorveglianza e segretaria distrettuale dell’unità per la Costituzione, Renata Fulvia Giunta.

Seguiranno gli interventi del presidente della corte d’Appello Maria Grazia Vagliasindi, del procuratore generale Sergio Lari, del presidente dell’ordine degli avvocati Pierluigi Zoda, del presidente dell’Anm, il procuratore di Gela Fernando Asaro e Concetta Grillo del tribunale di Caltagirone.

A seguire, il sostituto procuratore generale della Cassazione, Antonio Balsamo, che si soffermerà su «La riforma del codice antimafia e le nuove forme di cooperazione tra autorità giudiziaria e imprese».

Il presidente della quinta commissione del Csm, Luca Palamara, affronterà il tema «Il rapporto tra decisioni dei giudici e vita delle imprese».

Il presidente dell’autorità garante della concorrenza e del mercato, Giovanni Pitruzzella, tratterà l’aspetto «A cosa serve la tutela della concorrenza?»

Il tesoriere del consiglio nazionale forense, l’avvocato Giuseppe Iacona parlerà di «L’avvocatura tra tutela dei diritti e mercato».

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Nove mesi in cella da innocente, altra istanza di risarcimento per un operaio

Nove mesi in cella da innocente, altra istanza di risarcimento per un operaio

 Pochi giorni fa s’è già visto annullare dalla Cassazione il «no» della Corte d’appello che gli aveva negato il risarcimento per ingiusta detenzione. Perché era rimasto in cella per cinque mesi per poi riscoprirsi innocente.

Ora, per lui, il copione si è ripetuto. Altra operazione antidroga, altro carcere – in questo caso nove mesi – e ancora una volta innocente.

Ma di nuovo la corte d’Appello gli aveva chiuso le porte in faccia. È stata la Cassazione, ancora, ad annullare anche questo secondo verdetto disponendo un nuovo passaggio in aula.

Al centro della singolare storia v’è un ex operaio del frigomacello di Caltanissetta, oggi venditore ambulante, il cinquantenne Francesco Paolo Ferdico – assistito dall’avvocatessa Maria Francesca Assennato – che può sperare in possibile indennizzo.

In questo caso è per il suo coinvolgimento nell’inchiesta antidroga «Elite che nel m,aggio del 2012 ha dato vita a una ventina di ordinanze di custodia cautelare. E tra le pieghe dell’indagine l’operaio è stato accusato di avere smerciato droga.

Tra carcere e domiciliari è rimasto detenuto nove mesi prima di esser poi assolto al termine del processo, mentre la procura aveva chiesto a suo carico la condanna a sei anni e otto mesi.

Da qui la nuova richiesta per un indennizzo – pochi giorni fa un’altra azione analoga in quel caso per 2 chili e mezzo di hashish – a cui adesso la Cassazione ha ridato vita disponendo un nuovo procedimento in corte d’Appello.

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Intestazione fittizia di beni, scattano due arresti

Intestazione fittizia di beni, scattano due arresti

Caltanissetta- Due arresti e sequestrati un’azienda e una sala scommesse. Sono gli esisti di un’indagine della polizia coordinata dalla Dda di Caltanissetta.

Arresti domiciliari per l’imprenditore del settore videogame, il 36enne Matteo Allegro e per il 34 Filippo Principe, mentre a carico della compagna di Allegro, Alessi Assunta Taschetti è stato disposto l’obbligo di presentazione in questura per firma.

Intestazione fittizia di beni l’ipotesi accusatoria al centro dei tre provvedimenti cautelari. Secondo lo spaccato tracciato dagli inquirenti, Principe e Taschetti sarebbero stati semplicemente prestanome di aziende che, invece, avrebbero continuato a fare capo allo stesso Allegro che, peraltro, per l’inchiesta «Lex Jeux sont fait» della  squadra mobile, è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Lui che insieme ad altri familiari è stato già destinatario di un maxi sequestro di beni per un valore di oltre 10 milioni di euro.

Le indagini hanno mosso i primi passi nel momento in cui la compagna di Allegro si è presentata in questura per il rilascio di due licenze di pubblica sicurezza per subentrare a Principe nella titolarità della società «King Starslot», con licenza di giochi e scommesse all’interno di una sala giochi di Via Paladini, a Caltanissetta.

La polizia amministrativa ha negato quella richiesta ma si è messa in moto la macchina investigativa.

Da qui poi il sequestro dell’azienda e dei rapporti bancari intestati alla società «King Starslot» oltre che dello stesso Allegro, di Principe e Taschetti.

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Comunale arrestata per furto… di 10 euro, risponde ma niente libertà

Comunale arrestata per furto… di 10 euro, risponde ma niente libertà

Si è giustificata in qualche modo, sostenendo peraltro di non ricordare nulla, la dipendente comunale arrestata dai carabinieri per avere rubato… 10 euro in ufficio.

La cinquantaduenne di Santa Caterina – assistita dall’avvocato Sinuhe Curcuraci – è comparsa dinanzi il gip Francesco Lauricella che ha convalidato l’arresto mantenendo a carico della donna i domiciliari.

A metterla in trappola è stata una telecamera nascosta dai militari all’interno degli uffici comunali dove si erano registrati i piccoli furti.

Mai oltre le venti euro  prese dalle tasse pagate dai commercianti ambulanti presenti al mercatino settimanale del paese.

Dopo la segnalazione di una collega della dipendente arrestata, che ai carabinieri ha denunciato le piccole sparizioni di soldi, è stata piazzata la telecamera.

Le immagini hanno poi ripreso la cinquantaduenne che, dopo avere rovistato nella scrivania della collega, avrebbe preso da un cassetto la banconota da 10 euro.

La donna, che secondo la difesa sarebbe affetta da qualche problema, per volere del giudice e come chiesto dalla procura è rimasta agli arresti domiciliari.

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Nuovi rimpatri d’irregolari, sfiorano quota 900 da inizio anno

Nuovi rimpatri d’irregolari, sfiorano quota 900 da inizio anno

Sull’onda dei rimpatri annunciati era scoppiata la protesta al centro di accoglienza di Pian del lago. Quella che nel fine settimana è stata caratterizza dall’incendio appiccato in più punti della struttura,.

E adesso quaranta di loro, tutti irregolari, sono stati rimpatriati. Proprio questo sarebbe stato il motivo scatenante di quella furiosa reazione che, però, le forze dell’ordine sono riuscite a controllare. Evitando che la situazione degenerasse così com’era accaduto  poco più di sette anni fa.

Il drappello d’immigrati, tutti di nazionalità tunisina ed entrati illegalmente in Italia, è stato caricato in autobus e accompagnato dalla polizia fino all’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo.

Lì gli stranieri sono stati caricati su un volo charter che li ha riportati in Patria.

Da inizio anno ad oggi il numero di rimpatri di stranieri ospitati al centro di Pian del Lago, a cura della polizia, sfiora il tetto delle novecento unità

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Spese «disinvolte» con la carta di credito Ato, rincarato il rimborso da pagare per l’ex presidente

Spese «disinvolte» con la carta di credito Ato, rincarato il rimborso da pagare per l’ex presidente

Dose rincarata per l’ex presidente dell’Ato rifiuti Cl1. Già, perché la Corte dei Conti ha inasprito la sentenza di primo grado emessa fine marzo scorso.

Così l’ex capo del consiglio di amministrazione della ormai disciolta società d’ambito, Giuseppe Cimino, dovrà versare alle casse dello Stato 50 mila euro per danno all’immagine.

Molto più rispetto ai 41 mila disposti nel primo passaggio dinanzi la Corte dei Conti di Palermo che nove mesi fa ha condannato lo stesso Cimino a pagare in totale qualcosa come 72 mila euro all’Ato rifiuti, di cui 31 mila per rimborso le spese ritenute “disinvolte” utilizzando la carta di credito societaria e altri 41 mila proprio per il danno all’immagine.

Strascichi, questi, che hanno preso le mosse dai procedimenti penali a carico dello stesso ex presidente del Cda dell’Ato.

Lo stesso che  è stato condannato a 3 anni di reclusione per puculato. Perché, sceondo la tesi accusatoria che poi ha retto al vaglio dei giudici, lo stesso Cimino con la carta di credito della società tra metà novembre del 2006 e metà gennaio 2011 avrebbe speso globalmente quarantamila mila euro. Pagando anche in diversi ristoranti e negozi di lusso e per comprare pure, tra l’altro, di profumi, borse, scarpe e abiti.

Poi dal tribunale ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali.

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