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Archivio | Cronaca

 

Colpo al clan Rinzivillo, sequestrate 5 società per oltre un milione di euro

Colpo al clan Rinzivillo, sequestrate 5 società per oltre un milione di euro

Altro colpo alla famiglia Rinzivillo di Gela. Su richiesta della procura di Caltanissetta sono state sequestrate dalla Dia cinque società per un valore di un milione e 200 mila euro.

I provvedimenti patrimoniali hanno interessato la quarantaquattrenne Monica Rinzivillo, il marito, il quarantacinquenne Valerio Longo, il cinquantacinquenne Giuseppe Guaia, il quarantaseienne Cristoforo Palmieri, il ventiquattrenne Francesco Cardizzone – tutti di Gela – e il trentenne Vasile Roman.

A loro sono stati contestati le ipotesi, in concorso, d’intestazione fittizia di beni per agevolare l’organizzazione mafiosa di Gela. Cosa nostra in particolare.

Le cinque società gelesi sequestrate sono la «G.L. Costruzioni  S.R.L. Semplificata», la «M.S.G. Metal Sud Gas S.R.L.», la «R.M. saldatura srl semplificata», la «M.S.G. Costruzioni Srls», la «Tecnomed srls unipersonale» per un valore ben oltre il milione di euro.

Dalle indagini della Dia di Caltanissetta, avviate nel 2015 sull’onda di segnalazioni per operazioni bancarie sospette, sarebbero emerse intestazioni fittizie di cariche e ruoli all’interno delle stesse società adesso sequestrate.

Dagli accertamenti bancari ed economici, sarebbe emerso che queste società, ben inserite nella fornitura di manodopera specializzata nel settore degli impianti petroliferi in Italia e anche all’estero e che sarebbero state riconducibili a Valerio Longo che, per gli inquirenti, sarebbe legato alla cosca Rinzivillo, peraltro con un ruolo di primo piano e sarebbe stato affiancato da Palmeri.

In tutto questo – è la tesi della Dia – Monica Rinzivillo sarebbe stata prestanome per conto del marito, Longo. E in questo scenario l’accusa ha inserito anche Cardizzone, Roman e Guaia che avrebbero avuto rapporti d’affari con lo stesso Longo.

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Giovane operaio morto a lavoro, emergono nuovi particolari e la procura apre un dossier

Giovane operaio morto a lavoro, emergono nuovi particolari e la procura apre un dossier

Saltano fuori nuovi particolari sulla tragedia legata alla morte di un giovane tecnico del Nisseno rimasto ucciso a lavoro. Aveva lasciato la Sicilia in cerca di fortuna e ha trovato la morte.

Già, per il ventottenne gelese Gianluca Caterini per un po’ le speranze di strapparlo alla morte sarebbero rimaste appese a un filo. Poi è deceduto, ad Ascoli, dopo essere rimasto schiacciato da un grosso tubo metallico.

Le sue condizioni di salute, che fin da subito sono sembrate disperate già ai primi soccorritori, in ospedale sono poi precipitate, fino all’irrimediabile.

Il ragazzo è arrivato al pronto soccorso dell’ospedale «Mazzoni» di Ascoli Piceno in ambulanza e già sul mezzo, durante il trasferimento, sarebbero sopraggiunte ulteriori complicazioni.  .

Il suo cuore non batteva più ed i sanitari hanno tentato in tutti i modi di rianimarlo. Manovre disperate che, purtroppo, non hanno sortito l’effetto sperato.

E adesso, sull’onda di questa ennesima morte bianca che ha rilanciato con forza il problema della sicurezza sul lavoro, la procura marchigiana ha aperto un dossier.

L’inchiesta per il momento sarebbe contro ignoti, ma non sono da escludere ulteriori sviluppi già nei prossimi giorni.

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Sorpreso mentre tentava di scassinare casa, giovane denunciato

Sorpreso mentre tentava di scassinare casa, giovane denunciato

I poliziotti lo avevano sorpreso mentre, attrezzi alla mano, stava tentando di forzare la serratura della porta d’ingresso di un’abitazione. E in quel frangente gli sono stati trovati e sequestrati tredici grimaldelli, due torce a led e una chiave bulgara.

Ora, per lui, un ventiduenne niscemese, è arrivata la segnalazione alla procura per un ampio ventaglio di contestazioni che gli è stato mosso dalla polizia.

Tentato furto in abitazione, possesso ingiustificato di chiavi alterate, grimaldelli e strumenti atti allo scasso le ipotesi che hanno fatto scattare la denuncia nei suoi confronti.

Nei giorni scorsi, dopo che gli agenti lo hanno preso con le mani in pasta, è stata poi perquisita la sua auto   lì sono stati trovati una martellina, scalpello in ferro e due barre filettate piegate.

Tutto il necessaire, secondo la tesi accusatoria, per tentare di forzare porte d’ingresso di appartamenti. Ma gli è andata male e non soltanto è rimasto a bocca asciutta, ma ha rimediato pure la denuncia.

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Sorpreso con armi rubate in casa, giovane ai domiciliari

Sorpreso con armi rubate in casa, giovane ai domiciliari

Lui, finito nei guai per armi, è stato arrestato per saldare il suo conto con la giustizia. Il provvedimento è stato emesso dall’ufficio esecuzioni della procura del tribunale di Gela.

È il ventottenne Antonino Cannizzo, niscemese, che è stato chiamato adesso a scontare la pena, nel frattempo divenuta definitiva, a 2 anni, 5 mesi e 16 giorni.

È agli arresti domiciliari che dovrà trascorrere il periodo di detenzione per un furto di armi consumato nel gennaio 2017.

In particolare per una pistola con matricola abrasa e munizioni, due coltelli da caccia e per finire quattro fucili poi diversi risultati rubati ad un anziano di Niscemi.

È attraverso numeri di matricola che la polizia ha ricondotto quel piccolo arsenale al furto commesso nell’abitazione del pensionato.
Per Cannizzo, a metà gennaio, è scattato l’arresto in flagranza per detenzione di arma clandestina e di quattro fucili rubati. E adesso che la condanna è divenuta non più impugnabile, è stato arrestato.

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Altra morte bianca, perde la vita un giovane tecnico

Altra morte bianca, perde la vita un giovane tecnico

Ancora una morte sul lavoro. A perdere la vita, in questo caso, è stato un giovanissimo tecnico del Nisseno che aveva trovato occupazione nelle Marche.

È il ventottenne gelese Gianluca Caterini deceduto ad Ascoli perché rimasto intrappolato sotto un tubo che fa parte di una conduttura del metano. È lì che stava lavorando il ragazzo che lascia moglie e figlia.

Mentre i colleghi stavano spostando quel grosso tubo – è un primo scenario tracciato dai carabinieri – d’improvviso qualcosa è andato storto.

E quella tubatura, assai pesante, ha finito per schiacciarlo. Per lui non c’è stato scampo. È rimasto ucciso all’istante. Inutile ogni tentativo di prestargli soccorso.

Sotto il profilo delle indagini, militari e magistrati stanno tentando di ricostruire esattamente l’accaduto attraverso anche le testimonianza dei colleghi.

La sua, purtroppo, è l’ennesima morte bianca che ripropone prepotentemente lo spinoso tema della sicurezza sul lavoro.

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Operazione “Nibelunghi” – Il VIDEO del  blitz della Guardia di Finanzia

Operazione “Nibelunghi” – Il VIDEO del blitz della Guardia di Finanzia

Caltanissetta -L’operazione “Nibelunghi”, condotta oggi da finanzieri e carabinieri, ha portato ad accuse per concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni.

IL VIDEO  del blitz

 

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Mafia, 6 arresti e sequestrati beni per 11 milioni

Mafia, 6 arresti e sequestrati beni per 11 milioni

Flussi sospetti di denaro sui conti di un personaggio in odor di mafia e ritenuto vicino al clan Emmanuello di Gela e rivelazioni dei pentiti hanno fatto chiudere il cerchio dell’inchiesta, nome in codice Nibelunghi, curata dalle fiamme gialle del comando provinciale di Caltanissetta e dai carabinieri del comando provinciale di Enna.

Sei le ordinanze di custodia cautelare che sono state emesse per concorso esterno in  associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni di proprietà di soggetti appartenenti a Cosa Nostra. E di recente sono stati sequestrati beni per 11 milioni di euro tra beni mobili e immobili.

La prima a carico del cinquantottenne Gabriele Giacomo Stanzù, originario di Capizzi, già detenuto all’Ucciardone per un omicidio, proprio lui ritenuto vicino al gruppo gelese degli Emmanuello.

Gli altri arresti hanno interessato il quarantunenne Nicola Antonino Stanzù, fratello di Gabriele, mentre sono andati ai domiciliari la moglie la moglie di Nicola Stanzù, la quarantaduenne Carlotta Conti Mammamica, il trentunenne di Nicosia,. Antonio Di Dio, il cinquantatreenne di Valguarnera Carlo D’Angelo e la quarantatreenne Nunzia Conti Mammanica, sorella di Carlotta e moglie di D’Angelo.

È accendendo i riflettori sul patrimonio di Gabriele Stanzù che gli inquirenti hanno ricostruito lo scenario. Lui che è già stato condannato in via definitiva, nel blitz «Dionisio» tra 2004 e 2005, per assistenza agli associati mafiosi e poi, il 30 novembre del 2011 è stato arrestato per omicidio per l’omicidio di Francesco Saffila.

Gabriele Stanzù – secondo gli inquirenti – avrebbe intestato beni a parenti e familiari e in questo modo avrebbe continuato a incassare fondi comunitari – i contributi Agea – mentre gli altri avrebbero gestito il patrimonio per conto dello stesso Gabriele.

Nel luglio dello scorso anno i finanzieri di Caltanissetta ed i carabinieri di Enna hanno sequestrato beni per 11 milioni tra terreni, fabbricati, auto e conti correnti bancari e postali.

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Un rapinatore  assalta un supermercato: attimi di terrore per due studenti a Palermo

Un rapinatore assalta un supermercato: attimi di terrore per due studenti a Palermo

Immagine di repertorio

Palermo –  Brutta disavventura per una coppia di studenti che a Palermo dovevano fare la spesa e, invece, si sono ritrovati ad assistere  a scene di violenza degne delle migliori fiction sulla criminalità. E’ successo venerdì scorso quando  M.P. 21 anni di Mussomeli e C.G. 20 anni di Villalba, entrambi studenti di venti anni,  si sono recati presso il supemercato “Conad” di via Argento, vicino alla cittadella universitaria e al policlinico.    “Erano da poco passate le 18” racconta M.P. , “Avevamo bisogno di comprare alcune generi di prima necessità. Così di passaggio  siamo entrati casualmente in questo supermercato dove praticamente non mi reco mai. Dopo aver preso quello che ci serviva , ci siamo incolonnati alle  casse, aspettando il turno per pagare,  quando ho notato che ha fatto irruzione un uomo incappucciato che ha minacciato la cassiera, puntandole contro un oggetto di cui ho intravisto solo la sagoma. Non saprei dire con certezza se si trattava di un coltello o di una pistola. Sono state fasi concitate, immediatamente si è scatenato il panico”. C.G., mantenendo il sangue freddo, ha strattonato M.P. per cercare un posto sicuro. “Si è generato un parapiglia, ho afferrato per il braccio  C.G e  ci siamo diretti verso l’interno del supermercato, in direzione opposta a quella delle casse. Compiendo un vero e proprio slalom tra gli oggetti abbandonati dai numerosi clienti  siamo usciti da una porta posteriore aperta da un impiegato del supermercato. Comprensibilmente scossi ci siamo allontanati, non sappiamo se il colpo sia stato messo a segno o se l’allarme che è scattato abbia messo in fuga il malvivente. Ovviamente speriamo che il colpevole sia stato assicurato alla giustizia. Nonostante lo shock, ci riteniamo fortunati perchè, al di là della paura siamo sani e salvi. Siamo contenti, inoltre, perchè nonostante i momenti concitati l’evacuazione, almeno da quello che ci è sembrato,  si è svolta in modo ordinato senza che nessuno si sia fatto male“.

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Colpo al clan Emmanuello, arresti e sequestri di beni

Colpo al clan Emmanuello, arresti e sequestri di beni

Blitz della finanza e dei carabinieri nelle province di Enna e Messina. L’operazione, ribattezzata «Nibelunghi», è curata dalle fiamme gialle del comando provinciale di Caltanissetta e dai carabinieri del comando provinciale di Enna, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta.

Destinatari di ordinanza di custodia cautelare sono stati diversi presunti appartenenti al clan Emanuello di Cosa Nostra.

Durante l’operazione sono stati sequestrati beni, frutto di affari illeciti legati alla mafia,, per un valore di 11 milioni di euro.

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«Non era uno spacciatore», cadono accuse per 33enne di Marianopoli

«Non era uno spacciatore», cadono accuse per 33enne di Marianopoli

MARIANOPOLI – Non smerciava droga nel Vallone. Cadono le accuse per un sospetto pusher… che pusher non era. Già perché è per droga che era finito di nuovo nei guai.

I carabinieri lo avevano pizzicato con l’hashish proprio mentre stava tornando in paese dopo avere subito un altro processo per droga.

Ma il trentatreenne di Marianopoli, Giovanni Raimondo Di Marco – assistito dagli avvocati Giuseppe Dacquì ed Angela Bertolino – è stato adesso assolto dal giudice Valentina Amenta.

Di contro per lui la procura aveva chiesto l’affermazione di responsabilità per detenzione e spaccio di stupefacenti e, con essa, la condanna a 2 anni di reclusione.

È nell’estate del 2015 che i carabinieri lo hanno preso con 5 grammi di “fumo”. Il ragazzo era arrivato in tribunale a Caltanissetta, per subire insieme al fratello un procedimento per stupefacenti.

Al termine dell’udienza è salito su un autobus che lo ha riportato a Marianopoli.

Ma nel momento in cui è arrivato in paese i militari lo hanno intercettato. Appena sceso dal mezzo è stato fermato e perquisito.

In tasca gli hanno trovato tre barrette di hashish che, secondo la tesi accusatoria, erano destinate allo spaccio.

La difesa, di contro, ha sostenuto che non vi fosse prova che quell’hashish era pronto per essere smerciato. Piuttosto sarebbe stato comprato all’uso personale. Una tesi che il giudice sembra avere condiviso.

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