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Archivio | Cronaca

 

Il delitto del cugino del boss Madonia, legali replicano alla procura

Il delitto del cugino del boss Madonia, legali replicano alla procura

Caltanissetta – Alle richieste di condanna dell’accusa ha replicato la difesa. Tutto nel naturale gioco della parti al processo a carico del boss di Valleunga, Giuseppe «Piddu» Madonia – difeso dagli avvocati Flavio Sinatra e Cristina Alfieri – per il quale è stato sollecitato il carcere a vita perché ritenuto il mandante del delitto del cugino, Luigi Ilardo, assassinato dai killer nel maggio del lontano 1996.

Secondo la procura Madonia ne avrebbe voluto l’uccisione perché avrebbe saputo che il cugino stava collaborando con il con un ufficiale dei carabinieri del Ros, il colonnello Michele Riccio.

Una scelta – come i magistrati hanno ritenuto – che Madonia e Cosa non avrebbero mandato giù. E, peraltro, lo stesso boss di Vallelunga avrebbe temuto gli  effetti devastanti di una collaborazione del cugino con la giustizia. Perché Ilardo sarebbe stato depositario di tantissimi segreti di Cosa nostra.  

La procura catanese ha chiesto l’ergastolo, oltre che per Madonia, anche per il capomafia catanese Vincenzo Santapaola  pure lui ritenuto mandante di quell’agguato e, ancora, per Maurizio Zuccaro   indicato come l’organizzatore  e Orazio Benedetto Cocimano ritenuto l’esecutore. La stessa accusa ha inoltre chiesto 2 anni d’isolamento diurno  a carico degli stessi imputati.

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Prostituzione e droga, errore sulla condanna

Prostituzione e droga, errore sulla condanna

Caltanissetta – Per un errore in sentenza s’era ritrovato sul capo sei anni di galera in più per la presunta gestione di un giro di prostituzione e droga. Ma quando sono arrivate le motivazioni è saltato fuori l’errore.

Quello che è stato alla base di una ordinanza del giudice che ha corretto il verdetto applicando la condanna a 14 anni e 4 mesi a fronte dei precedenti 20 anni e 6 mesi. Una differenza sostanziale perché per una svista il giudice non avrebbe tenuto conto della riduzione di un terzo della pena per via del rito abbreviato con cui l’imputato è stato giudicato.

Così per il cinquantunenne di San Cataldo, Antonio Domenico Cordaro  – assistito dall’avvocato Davide Anzalone – che è stato tra gli oltre venti coinvolti nel maxi blitz di polizia «Kalyroon» accusati a vario titolo, di associazione mafiosa aggravata dall’essere armata, traffico di stupefacenti, prostituzione anche minorile, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

La rettifica della pena è racchiusa in una ordinanza del giudice che entrerà nell’appello che verosimilmente i dieci condannati chiederanno.

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Pitbull azzanna la figlia mentre la madre in casa muore per un malore

Pitbull azzanna la figlia mentre la madre in casa muore per un malore

Caltanissetta – Vittima, in qualche modo, del troppo amore del suo cane. Già, è morta da sola in casa perché la figlia, che la stava soccorrendo per un malore al cuore, è stata costretta a correre in ospedale perché in quei frangenti è stata azzannata dal cane di famiglia. Il loro pitbull, che probabilmente ha equivocato le intenzioni della giovane che stava tentando di aiutare la madre, avrebbe visto quella concitazione del momento come se fosse un attacco alla sua padrona. E s’è scagliato contro la  figlia, credendo di difendere la padrona, attaccandosi con tutta la sua possanza al polpaccio della ragazza.

É un dramma nel dramma quello che s’è consumato a tarda sera in un’abilitazione all’estrema periferia sud dell’abitato nisseno. In contrada Santa Lucia in particolare.

Con un bilancio che alla fine s’è fatto doloroso. Assai doloroso. Perché una donna poco più che sessantacinquenne è deceduta, probabilmente stroncata da un infarto, mentre in quegli stessi momenti la figlia  ventinovenne – che la stava soccorrendo e che è stata costretta a desistere  per la reazione del loro cane  – è stata sottoposta a un intervento chirurgico alla gamba per il tremendo morso ricevuto.

Un intreccio fatale, tra profondo affetto e fraintendimento dell’animale, che s’è trasformato in tragedia. Tutto nel volgere di pochi minuti. Quelli che hanno separato i primi soccorsi in casa alla donna e quel morso che il suo cane ha sferrato alla gamba della figlia. Privandola, forse, della possibilità di essere salvata.

Perché ha finito, con il suo istinto di protezione nei confronti della padrona,  per rallentarne probabilmente i soccorsi. Un arresto cardiocircolatorio l’avrebbe stroncata ancor prima dell’arrivo dell’ambulanza che, a causa di quell’inatteso attacco da parte del cane, sarebbe stata avvertita qualche minuto dopo. Pochi, pochissimi ma fatali.

Sì, perché quando il pitbull ha azzannato la ragazza e solo grazie all’intervento del padre che poi ha mollato la presa, la ferita era così grave e profonda da dovere correre in gran fretta in ospedale. Mentre la madre stava ancora male. E in suo aiuto è arrivata l’altra figlia. In quei frangenti la ventinovenne ferita dal morso è arrivata al pronto soccorso dell’ospedale “Sant’Elia” con una profonda ferita al polpaccio. Tanto da dover finire sotto i ferri. Poi le avrebbero praticato qualcosa come una sessantina di punti di sutura.

In quegli stessi momenti il cuore della 65enne s’è fermato per sempre. E quando gli operatori del 118 sono arrivati in casa non c’era più nulla da fare.

E nella ricostruzione dell’accaduto non emergerebbero passaggi bui. Perché la vicenda è stata attenzionata  sia dalla magistratura, attraverso il sostituto procuratore Davide Spina, che dai carabinieri sotto il coordinamento del capitano Mauro Epifani.

Ma per quanto tragica non ha ricadute penali. Non si profila alcun reato. La questione, com’è presto sembrato nell’immediato, è destinata a rimanere confinata nel dramma familiare. Una maledetta fatalità.

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Sicurezza del territorio e sviluppo, siglata intesa tra Regione e Carabinieri

Sicurezza del territorio e sviluppo, siglata intesa tra Regione e Carabinieri

IMGP2790Firmato il protocollo d’intesa tra il generale di corpo d’armata dei carabinieri, Tullio Del Serre e il presidente della Regione Rosario Crocetta per la realizzazione di interventi di rafforzamento delle condizioni di sicurezza necessarie a favorire migliori condizioni di contesto e per lo sviluppo territoriale.

L’accordo è il frutto del “Patto per lo sviluppo della Regione Sicilia” che garantisce oltre ai finanziamenti destinati al turismo e alla cultura, alle infrastrutture, allo sviluppo economico e all’ambiente, anche quelli per la sicurezza e la legalità.

L’intesa siglata, oltre a costituire un esempio di perfetta sinergia tra diverse istituzioni statali, consente all’Arma di rendere operativa la programmazione degli interventi infrastrutturali e di assegnare immediatamente i fondi a favore dei presidi dei carabinieri dislocati sul territorio e, ancora, la Regione – partendo da uno scambio di informazioni con i militari –  metterà a disposizione dei carabinieri le conioscenze del dipartimento regionale tecnico per la realizzazione degli interventi, istituendo anche tavoli tecnici.IMGP2869

«Con l’accordo di programma quadro “Sicurezza e legalità per lo sviluppo della Regione Siciliana – Carlo Alberto Dalla Chiesa” firmato il 30 settembre 2003 – è stato sottolieneato – sono state destinate risorse necessarie all’ammodernamento del parco immobiliare dell’Arma dei Carabinieri in tutta la Sicilia.

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«Studentessa rapita e abusata dal gruppo», in 5 alla sbarra

«Studentessa rapita e abusata dal gruppo», in 5 alla sbarra

immagine di repertorio

immagine di repertorio

Caltanissetta – Sospetti carcerieri sotto accusa. Perché l’avrebbero tenuta prigioniera per giorni abusando di lei, facendola prostituire e imbottendola di droga.

Vincenza sconvolgente che avrebbe vissuto una studentessa di San Cataldo che dopo cinque giorni sarebbe riuscita a sfuggire ai suoi aguzzini ed a presentarsi in caserma

E adesso lei, insieme ai suoi genitori – assistiti dagli avvocati Antonio e Salvatore Falzone – saranno parte civile nel procedimento che si aprirà a carico di cinque extracomunitari.

Alla sbarra vanno il ventottenne Amaize Twhoi Ojeomkhhi, il trentacinquenne Cross Agbai, il trentaduenne Majesty Wibo, il quarantenne Lawrence Ko Oboh e il ventiquattrenne Lucky Okosodo.

Dovranno rispondere, a vario titolo, di concorso in riduzione in schiavitù, sequestro di persona, violenza sessuale, sfruttamento della prostituzione e detenzione e spaccio di droga.

La storia risale al novembre di due anni fa. Quando la ragazza sarebbe stata tenuta prigioniera,  drogata e costretta a prostituirsi per giorni. A tenerla segregata in quell’abitazione, secondo il teorema degli inquirenti, sarebbe stato un gruppo di nigeriani. La giovane, nel momento in cui sarebbe riuscita a fuggire da quel presunto luogo di prigionia, insieme ai genitori s’è presentata alla caserma dei carabinieri di San Cataldo raccontando quella sua storia sconvolgente. Ma vi sarebbe un vuoto di parecchie nel suo racconto: la notte che va dalla festa in campagna a cui avrebbe partecipato al mattino dopo quando s’è ritrovata in casa di quel gruppo di stranieri, nel cuore del centro storico di Caltanissetta

Poi sono scattati gli arresti e in quell’abitazione sono stati trovati dai carabinieri anche suoi effetti personali.

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San Cataldo, moria di animali per sospetto avvelenamento

San Cataldo, moria di animali per sospetto avvelenamento

Immagine di repertorio

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San Cataldo – Tanti residenti dell’immediata periferia di San Cataldo hanno segnalato il ritrovamento di carcasse e la morte tra atroci sofferenze dei propri animali domestici. Nelle campagne di “Piano Torre” e “Giganna”, inoltre, sono state rinvenute carogne e carcasse di animali selvatici quali volpi, gatti e altri predatori.

Si è subito attivata l’amministrazione comunale di San Cataldo, il sindaco dott. Giampiero Modaffari ed il dott. Angelo La Rosa, dando disposizioni agli inquirenti di indagare sul fenomeno e informando la popolazione con l’apposizione di cartelli nelle contrade interessate che avvisano della “sospetta presenza di esche avvelenate potenzialmente nocive per gli animali”.

Gli amministratori hanno già segnalato il fatto agli esperti del WWF della Sicilia Centrale, concordando delle azioni mirate per il contrasto di questo fenomeno con efficaci misure di controllo e prevenzione.

Il Presidente del WWF Sicilia Centrale Ennio Bonfanti dichiara che: “Nonostante il fatto che questo irresponsabile, inutile e barbaro uso del veleno contro animali domestici e fauna selvatica possa determinare un grave impatto sulla salute pubblica e sulla biodiversità, in pochi collaborano con le Autorità per scoprire e denunciare i responsabili”.  Avanza pure l’ipotesi che i responsabili verosimilmente potrebbero essere squadre di cacciatori che, considerando gli animali selvatici come le volpi, i cani e i gatti probabili “concorrenti” in quanto predatori di conigli e di animali di interesse venatorio, vogliono assicurarsi la selvaggina stanziale di quelle contrade. Prosegue facendo un appello a tutti i cittadini residenti e non: “affinché ci aiutino ad individuare i criminali che stanno avvelenando le nostre campagne. In caso di individui o auto sospette che spargono polpette od altri alimenti, occorre chiamare immediatamente le Forze di Polizia e, ove possibile, filmare col proprio telefono cellulare la scena alla quale si assiste. …”

Tanti sono i riferimenti normativi che incriminano tali atti, dalla 189/2004 contro il maltrattamento e l’uccisione di animali (reclusione da 4 mesi a 2 anni o la multa sino a 30.000 euro), il Testo Unico delle Leggi Sanitarie (reclusione da sei mesi a tre anni e un’ammenda fino a circa 500 euro) che vieta espressamente di diffondere veleni idem, e non per ultima, la legge sulla caccia n. 157/1992 che prevede un’ammenda fino a circa 1.500 euro.

Si ricorda che chiunque rinvenga animali deceduti, deve segnalarlo al servizio di veterinaria dell’ASL di competenza che si occuperà del referto anamnestico e dell’invio di campioni e carcassa all’istituto zooprofilattico per gli accertamenti di rito.

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Villalba, l’amministrazione comunale e il gruppo “Insieme per Villalba” esprime solidarietà alla famiglia derubata la scorsa notte

Villalba, l’amministrazione comunale e il gruppo “Insieme per Villalba” esprime solidarietà alla famiglia derubata la scorsa notte

lasdrincasaVillalba – Numerose indignazioni e preoccupazioni ci giungono in redazione da parte di cittadini e commercianti residenti a Villalba.

Ci perviene un comunicato stampa a firma dell’Amministrazione comunale e del gruppo consiliare Insieme per Villalba: “esprimiamo tutta la  solidarietà di amministratori e cittadini alla famiglia Diliberti che in questi giorni è stata vittima di un fatto criminoso inaudito. 

L’azione di malviventi che si sono inoltrati in un’abitazione con la presenza della famiglia scuote l’anima del paese e ci lascia attoniti e profondamente preoccupati.

I numerosi e sempre più frequenti episodi di furto che si sono verificati nel nostro paese rendono prioritario un intervento incisivo. Sappiamo che il bilancio ordinario dell’ente non consente iniziative efficaci, siamo pertanto convinti della necessità di azioni condivise che coinvolgano tutti i cittadini nell’assunzione delle responsabilità.

Il progetto dell’istallazione di un sistema di video sorveglianza, che copra tutto lo spazio urbano con particolare attenzione per i siti sensibili e i punti di snodo, è un’ipotesi che è allo studio di questa amministrazione, da tempo impegnata nel valutare le opportunità più consone e, soprattutto, più sostenibili per la nostra comunità.

Queste considerazioni ci portano a prendere in esame più di un’ipotesi di progettazione e finanziamento che l’Amministrazione si farà carico di portare all’attenzione del Consiglio comunale nel più breve tempo possibile con l’augurio che queste possano incontrare la condivisione e il contributo di tutte le forze politiche.

 

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Martellate a una donna per abusarne, netturbino condannato

Martellate a una donna per abusarne, netturbino condannato

donna-picchiataCaltanissetta – Condanna definitiva per un netturbino che aveva preso a martellate una donna dopo aver tentato di abusarne. Affermazione di responsabilità cristallizzata dalla Cassazione che gli ha concesso un piccolo sconto di pena.

È sceso a 10 anni e 4 mesi di reclusione il  cinquantacinquenne  netturbino di Riesi, Francesco La Rosa – difeso dall’avvocatessa Maria Sardella – a fronte di 11 anni e 6 mesi rimediati in appello.

Su lui pendevano le accuse di tentato omicidio aggravato, tentata violenza sessuale aggravata, porto abusivo di martello e coltello.

È stato pure condannato al risarcimento dei danni in favore della donna, una quarantaduenne, che ha rischiato di uccidere – assistita dall’avvocato Vincenzo Vitello – e al pagamento, in favore della stessa, di una provvisionale di 20 mila euro.

La violenta storia risale all’ottobre di quattro anni fa quando l’uomo,con un pretesto, è uscito in macchina insieme a lei e s’è poi diretto verso una zona isolata di campagna, non distante da Butera.

A quel punto avrebbe tentato di abusarne e, al rifiuto di lei, l’avrebbe colpita più volte con un martello e poi pure con un coltello.

Lei, gravemente ferita, è stata poi accompagnata in ospedale da alcuni passanti, mentre l’uomo poco dopo è stato trovato dai carabinieri e arrestato.

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Marianopoli, nuovo traguardo per la raccolta differenziata

Marianopoli, nuovo traguardo per la raccolta differenziata

icona cassonettiMarianopoli – Soddisfazione dell’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Carmelo Montagna per il 37% di Raccolta Differenziata raggiunto dal Comune di Marianopoli lo scorso mese di Gennaio 2017.

Nonostante le difficoltà dovute alle condizioni di paralisi provocate dalle avverse condizioni atmosferiche ed in particolare dall’ondata eccezionale di neve avuta; lo scorso mese di Gennaio grazie all’impegno degli operatori della ditta Ambiente e Servizi -che svolge i servizi di igiene urbana- e del personale dell’Ufficio Tecnico unitamente all’ATO Ambiente CL1, la raccolta differenziata ha avuto un nuovo balzo in avanti raggiungendo come detto la percentuale del 37%.

Come tengono a puntualizzare dagli ambienti comunali, la lusinghiera percentuale raggiunta è relativa alla sola frazione secca raccolta “porta a porta” (Carta/Cartone, Vetro, Plastica e Ingombranti), senza ancora considerare la raccolta dell’umido che proprio per le rigide condizioni atmosferiche ha subito un rallentamento rispetto alla tabella di marcia. Le pattumiere, che la ditta Ambiente e Servizi ha in magazzino, purtroppo non sono state ancora distribuite tutte e quindi non si è proceduto con il ritiro dei cassonetti stradali.

Ma i responsabili del Comune e dell’ATO confidano nelle settimane a venire di completare la consegna delle biopattumiere a tutte le famiglie ed attivare il “porta a porta” anche dell’umido, in modo da raggiungere credibilmente la percentuale prevista per legge del 65%.

Nelle settimane scorse si sono susseguiti diversi incontri di informazione alla popolazione. Il Sindaco, il personale dell’Ufficio Tecnico, dell’ATO e  della ditta Ambiente e Servizi hanno incontrato i genitori e gli alunni delle scuole, la cittadinanza. Un incontro è stato anche organizzato con i fedeli in parrocchia nei locali messi a disposizione da Padre Bennardo Brigante.

Dal Sindaco Montagna arriva l’apprezzamento per la risposta che la cittadinanza sta dando e invita gli utenti ad incrementare ancora di più la raccolta differenziata dei rifiuti separando anche l’umido, comunicando che a breve si provvederà a modificare il regolamento comunale della TARI, prevedendo l’inserimento delle premialità, che consentiranno ai cittadini di avere le meritate riduzioni  sulle bollette della nettezza urbana.

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«Ladro di arnie», niente carcere ma lavoro

«Ladro di arnie», niente carcere ma lavoro

arnie-apiCaltanissetta – Non carcere ma lavoro. Questa la “condanna” inflitta a un ladro di arnie. Ladro per necessità, come s’è poi giustificato con i magistrati.

È la condanna inflitta a un trentottenne di Delia, Giovanni C. – assistito dall’avvocato Gaetano Costa – che ha ottenuto la messa alla prova.

Per sei mesi svolgerà lavori di pubblica utilità. In particolare si occuperà di manutenzione per il comune di Delia e di pulizia del cimitero.

Poi al termine del periodo di “pena”, la valutazione da parte dei servizi sociali sarà determinate per dichiarare eventualmente estinto il reato.

L’uomo è stato arrestato nel luglio scorso nelle campagne di Serradifalco. Lì, insieme ad altri complici – coinvolti in un’altra indagine gemella – avrebbe tentato di rubare 28 arnie dalla ditta La Vrisca» di Serradifalco – assistita dall’avvocato Giuseppe Maria Dacqui –  che si è costituito parte civile nel procedimento.

L’intervento dei carabinieri ha neutralizzato il colpo e l’uomo, con ancora indosso maschera e tuta da apicoltore, è stato bloccato e arrestato per tentato furto.

Poi, sulla base della sua ammissione al momento dell’interrogatorio, è stato subito scarcerato.

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Comune Mussomeli

 

 

 

 

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