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Acqua, nuovi contatori in un’area del Vallone

Acqua, nuovi contatori in un’area del Vallone

MONTEDEORO – Al via nella zona nord della provincia di Caltanissetta, in un’area del Vallone, lavori di Caltaqua. Partiranno il da giovedì 21 settembre e si concentreranno, in particolare, nell’abitato di Montedoro.

Lì saranno interessate centinaia di utenze. Più in dettaglio saranno complessivamente 890 che rientrano nel piano di sostituzione dei contatori dell’acqua.

«Non sono previsti costi aggiuntivi per l’utenza», ha spiegato lo stesso gestore. Gli interventi, peraltro, almeno secondo previsioni, non dovrebbero comportare disagi e il servizio dovrebbe proseguire regolarmente.

«Come previsto nel piano degli investimenti – hanno spiegato da Caltaqua – i contatori esistenti saranno sostituiti con nuovi misuratori di elevata precisione che assicurano una lunga durata e garantiscono una completa affidabilità».

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Muore in campagna, indagine chiusa sul nascere

Muore in campagna, indagine chiusa sul nascere

immagine di repertorio

Caltanissetta –  Chiusa, praticamente sul nascere, l’indagine sulla morte di un pensionato. Era già deceduto nel momento in cui sono arrivati i soccorritori.

Nessun giallo per il decesso di un settantunenne, G.F., stroncato da un malore in campagna. In contrada Judeca in particolare, a cavallo tra i territori di Riesi e Butera.

L’uomo, in compagnia di un amico, stava raccogliendo olive. Improvvisamente, secondo il racconto dell’amico che era con lui e che è unico testimone dell’accaduto, si è accasciato al suolo.

Sono stati avvertiti subito i soccorritori e un’ambulanza è arrivata in zona. Ma non c’era più nulla da fare. Inutile ogni tentativo di rianimarlo.

Nel frattempo sono arrivati anche i carabinieri. Ma lo svolgimento dei fatti è sembrato subito lineare. Il medico legale ha poi effettuato un sommaria ispezione cadaverica.

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QUEI PICCOLI GRANDI MIRACOLI… DIMENTICATI  (a cura del Prof Salvatore Vaccaro)

QUEI PICCOLI GRANDI MIRACOLI… DIMENTICATI (a cura del Prof Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – A partire dai primi anni del ‘500, in particolare dopo il ritrovamento dell’immagine dipinta sulla pietra della Madonna della Grazia e, poi, dei Miracoli, cioè dopo il 1530, Mussomeli, che contava allora circa 6 mila abitanti, cominciò ad avere un periodo di grande fermento culturale e religioso. Il nostro paese passava, allora, con l’acquisto di Don Cesare Lanza del 1549, dalla signoria dei Campo, ormai dormiente ed in difficoltà economiche, a quella dei Lanza Trabia, che avranno il dominio della Contea fino al 1812, anno dell’abolizione dei feudi, e la proprietà di quasi tutte le terre degli ex feudi di Mussomeli fino agli anni 40/50 del secolo scorso.

E così mentre nasceva e si accresceva il culto popolare della Madonna dei Miracoli, e si costruiva, a cura della Confraternita, la prima piccola chiesa e la prima statua, don Cesare, il crudele assassino della figlia Laura, la baronessa di Carini, la cui tragica storia è stata raccontata in mille modi dalla fantasia popolare siciliana, prendeva possesso della baronia di Mussomeli. Come dire, dietro la venerazione della sacra bellezza dell’immagine materna della nostra “Madre dei Miracoli con Gesù Bambino nel suo seno a cui porge il latte”, l’orrore del parricidio, un padre che uccide la figlia per salvare il suo onore (!?)… un parricida che ebbe, però, un ruolo da protagonista nella rinascita della nostra comunità mussomelese e, come dice il Salomone Marino nella sua storia de “La Baronessa di Carini”, fu, comunque, “una di quelle personalità spiccate e complesse del Cinquecento, che si impongono in tutti modi… intento a una meta: la fondazione della Casa propria più eminente, più splendida e più possente che ogni altra del Regno”.

Sovviene pure l’altra drammatica storia di Giacinto Langela, poi Francesco da frate domenicano, che sarà, (passando dal Convento di San Domenico di Caltanissetta nel 1691 per la sua vestizione, l’anno dopo a Palermo nel convento di Santa Cita per la sua professione, e nel Convento di Cammarata nel 1696), a partire dal 1721, priore e fondatore del convento e della Chiesa della Madonna dei Miracoli. Anche lui colpevole di un orrendo delitto per aver ucciso con un colpo di carabina un paggio del Principe di Mussomeli, che aveva osato schiaffeggiarlo dopo un alterco all’interno del palazzo dei Lanza Trabia. Acceso d’ira e di sdegno, dice lo Scozzari nelle “Notizie storiche del Santuario”, giurò di vendicarsi, ed appiattatosi dietro una porticina del Collegio di Maria…aspettò impavido la vittima… per poi scaricargli un colpo mortale di carabina.

E qui possiamo dire come siano incomprensibili e talmente imperscrutabili le vie del Signore… o i miracoli della Provvidenza (?), perché il Langela, da assassino, diventerà benefattore della comunità di Mussomeli, l’artefice della fondazione del Convento e del Santuario, importantissimo centro di devozione e di cultura. Ma vorrei parlare ora di altri piccoli grandi miracoli che non tutti forse considereranno tali. E non mi riferisco, come riportato dallo Scozzari, alla guarigione, nel 1629, del principino Lorenzo, figlio del principe Ottavio II di Lanza Trabia e di Donna Giovanna Lucchesi Palli, discendente dei Campo, signori di Mussomeli ai tempi del ritrovamento della sacra immagine del miracolo (!), cui seguì la donazione dei principi al santuario di una catena d’oro e smalti e di una cintura d’argento conservati ancora nel tesoro della chiesa… o alla caduta, nel 1748, della forma fatta di travi in legno della volta della chiesa che lasciò incolumi gli operai che si trovavano lì sotto… o agli operai Giuseppe Lo Vullo, Domenico Montagnino, Saverio Cotino, Gioacchino Ognibene che, chi cadendo da un’alta impalcatura, chi ricevendo addosso enormi massi caduti dall’alto, rimasero sani e salvi… o alla guarigione, nel 1801, della principessa Marianna Lanza di Trabia, cui seguiranno, come ringraziamento, i doni di un manto di seta ricamato in argento (e durante l’esposizione della Madonna col nuovo manto, arrivò la tanto attesa pioggia dopo lunghi mesi di siccità!) e due lampadari, uno di cristallo e uno d’argento.

I piccoli miracoli, ormai dimenticati, di cui voglio scrivere sono quelli di Paolo Valenza (testamento del 1567 dal notaio G. La Muta), di Francesco Tomasino di Bartolo (testamento del 1587 dal notaio G. La Muta), due grandi munifici nostri concittadini, che, come dice il Sorge nella sua Storia di Mussomeli, meritano di essere collocati nel libro d’oro dei benefattori di Mussomeli, e di altri (tra questi Pietro Lo Pozzo, Agata La Pipa, Giacomo Capodici, Angelo Maglia, Pino Catania, ecc.), forse meno agiati ma non meno generosi, che a partire dalla seconda metà del 500, oltre a donare delle rendite per le spese di culto e per la manutenzione della chiesa della Madonna dei Miracoli (pur non facendo parte di quella confraternita), e delle chiese (Monti e Madrice) e degli oratori della propria confraternita, lasciarono in eredità i propri beni a beneficio dei poveri, degli ammalati, dei carcerati, delle ragazze orfane da marito…

Così mentre la Venerabili comunia di li parrini, istituita nel 1581, si dilaniava spesso al suo interno per motivi non sempre edificanti, le numerose confraternite di Mussomeli, tra cui la prima quella del SS. Sacramento della Madrice, forse del 1550 (la bolla papale è del 1554), poi quella di San Giovanni o del SS. Corpo di Nostro Signore (1558), di San Leonardo o del SS. Crocifisso (1558), di San Giacomo (1559), della Madonna dei Miracoli o della Concezione o della Sciabica (1560) e via via, sul finire del 1500, quelle delle altre chiese di Mussomeli, alcune delle quali come San Leonardo e San Giacomo non più esistenti, anche per mezzo delle eredità lasciate da molti confrati, diedero molto spesso generosi esempi di carità cristiana ed alleviarono le drammatiche condizioni di tanti poveri della comunità del tempo.

Particolare attenzione merita la confraternita del Monte di Pietà o della Carità nella Chiesa di Santa Maria del Monte, poi dei Monti, istituita attorno al 1567 sull’esempio di quelle che in quel periodo nascevano dappertutto nella nostra penisola. Fu proprio quell’anno, il 22 luglio, che Paolo Valenza, come riferisce il Sorge, dettò il suo munifico testamento, in cui, dopo aver disposto l’assegnazione di alcuni beni e rendite alle diverse confraternite di Mussomeli ed al Monastero dell’Annunziata, affrancato due schiavi (!!), lasciato una vigna in usufrutto alla moglie ed in proprietà alla Confraternita dei Miracoli, nominava erede universale la Confraternita del Monte di Pietà, che aveva come scopo quello di adempiere alle opere di pietà, di carità e di misericordia, dando da mangiare ai bisognosi, soccorrendo i carcerati, vestendo gl’ignudi, visitando gli ammalati, maritando le orfane povere e specialmente quelle cui il pudore impediva di elemosinare… Scrive infine il Sorge “Non è tanto l’entità del lascito che esalta la figura di Paolo Valenza, e aggiungerei di Francesco Tomasino di Bartolo e degli altri su citati, quanto il fine che si propose e il senno pratico con cui seppe regolare la distribuzione delle rendite a favore dell’indigenza”… E in un periodo storico della nostra comunità di quasi 500 anni fa, così tumultuoso e violento, esempi così luminosi di generosità ed altruismo, che, però, non devono essere dimenticati (!), fanno onore al nostro paese… sono quei piccoli grandi miracoli che fanno sperare in un futuro migliore…

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

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«Gratta e vinci» da 2 milioni, fortunato baciato dalla dea bendata

«Gratta e vinci» da 2 milioni, fortunato baciato dalla dea bendata

CALTANISSETTA – La dea bendata bacia un fortunato giocatore. E d’incanto ha radicalmente trasformato la sua vita regalandogli una barca di quattrini: 2 milioni di euro.

la fortunatissima vincita è stata realizzata in una tabaccheria nel pieno centro di Gela, in corso Vittorio Emanuele, a un tiro di schioppo dalla Madrice.

Lì, con un “Gratta e vinci”, il favorito dalla sorte ha visto realizzarsi il sogno di tutti: diventare ricco. Quel che è certo è che ilo vincitore s’è trovato a passare dal posto giusto nel momento che più opportuno non poteva essere.

Sulla sua identità è assoluto top secret. Anche se i titolari della rivendita non avrebbero un’idea ben definita del possibile neo milionario. Altri azzardano ritenendo che non sia un cliente di passaggio ma, piuttosto, un habitué. Ma sono solo ipotesi e fantasie che si scatenano quando l’evento, tra invidia e curiosità, è di quelli che accendono i desiderio di sapere.

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Coltivava marijuana, giovane arrestato dai carabinieri

Coltivava marijuana, giovane arrestato dai carabinieri

CALTANISSETTA – Nuovo arresto per droga. Ancora una volta un giovane. Ed è un nuovo segnale, l’ultimo di una lunghissima serie, assai sconfortante.

Lo hanno sorpreso con una piccola coltivazione di marijuana. Piantine che erano state sistemate all’interno di un locale nel centro di San Cataldo.

Da qui l’arresto di un ventenne, Antonio M. per detenzione e spaccio di stupefacenti. Questa la contestazione che gli è stata mossa dalla procura.

Sono stati i carabinieri a scoprire la piccola coltivazione all’interno di quel locale chiuso a chiave dall’esterno. E solo lui, il ragazzo, avrebbe posseduto quelle chiavi.

In totale la droga sequestrata raggiungerebbe i 300 grammi e, secondo la tesi accusatoria, le foglie sarebbero state già pronte per il confezionamento.

Oltre ala sostanza i militari hanno pure trovato e sequestrato due grinder e coltelli ancora sporchi di droga.

Il giovane, su disposizione della procura, è andato agli arresti domiciliari.

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Eccellenza – Chiusura di mercatto col botto per il Mussomeli

Eccellenza – Chiusura di mercatto col botto per il Mussomeli

Il Mussomeli nelle ultimissime ore prima della chiusura del mercato riesce a piazzare due ottimi colpi di mercato: Mirko Fecarotta, difensore, classe ’91, proveniente dal Canicattì, e Gianmarco Sgroi, portiere, classe ’98, proveniente dalla Polisportiva Castelbuonese. Il difensore, originario di Bagheria, ha alle spalle una carriera tra Eccellenza e serie D: Campobello di Mazara, Ragusa, Modica, Audace Monreale, Sport Club Marsala 1912, Leonfortese, Scordia, alcune delle piazze in cui si è distinto per capacità difensive e qualche gol pesante. Il giovane portiere, dopo aver fatto tutta la trafila nel settore giovanile del Tommaso Natale di Tedesco, ha giocato negli Allievi Nazionali della Torres, nella Berretti della stessa squadra sarda e nel Kamarat in Eccellenza. In uscita si segnalano le partenze di Piazza e Falsone, che per motivi personali, sono passati rispettivamente al Casteltermini e al Serradifalco.

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Sorpresi a rubare in negozio,  arrestati madre e figli

Sorpresi a rubare in negozio, arrestati madre e figli

Caltanissetta – Madre e figlio sono stati sorpresi da agenti in borghese mentre tentavano di rubare vestiti all’interno di un negozio di abbigliamento per bambini.
In manette la 53enne Tina Benedettino e il 32enne William Pignato con l’accusa di furto aggravato in concorso.
Poco dopo le otto di sera, all’interno di un essercizio commerciale di via Filippo Paladini,  due poliziotti in quel momento non in servizio,  hanno notato la coppia che si aggirava tra gli scaffali. In modo anomali.
Il loro atteggiamento sospetto ha indotto gli agenti a non perderli di vista, per tenere sotto controllo ogni loro movimento.
A un certo punto si sono accorti che il giovane,  non a caso,  si è sistemato in maniera tale da coprire la madre dalla vista delle commesse.
La donna,  armata di tronchesina e di un piccolo cacciavite,  toglieva le placche magnetiche antitaccheggio da alcuni capi di abbigliamento nascondendoli poi dentro la sua borsa.
Ma nel momento in cui hanno tentato di allontanarsi con la refurtiva, senza passare dalla cassa,  madre e figlio sono stati bloccati dai poliziotti.
Dentro la borsa aveva tre capi rubati, oltre agli utensili usati per rubare. Su disposizione della magistratura sono stati ristretti agli arresti domiciliari.

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«Non erano spacciatori», riabilitati dopo 5 anni

«Non erano spacciatori», riabilitati dopo 5 anni

Caltanissetta – Non sono spacciatori. Ma hanno dovuto attendere cinque anni prima che la giustizia, passando per un processo, li riabilitasse a pieno titolo.

Perché alla fine sono usciti “puliti” dal procedimento che ne è derivato. Mentre la procura aveva chiesto la condanna di entrambi.

Assolti, adesso, due giovani accusati di smerciare droga. Sono il 26enne Cataldo Falzone e il 23enne Dario Magrì – difesi dagli avvocati Michele Micalizzi, Francesco Augello e Ferdinando Milia) finiti sul banco degli imputati per rispondere di detenzione e spaccio.

Imputazione scattata a loro carico sull’onda di un controllo effettuato dai carabinieri nell’ottobre di cinque anni addietro.

In quella circostanza i due, che fino a quel momento non avevano avuto grane giudiziarie, sono stati sorpresi con un po’ di hashish.

Un quantitativo sufficiente, secondo l’accusa, a confezionare tredici dosi. Da qui l’imputazione di detenzione spaccio che, alla fine, non ha retto.

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Caltanissetta, si insedia il nuovo consiglio dell’Ordine degli Ingegneri

Caltanissetta, si insedia il nuovo consiglio dell’Ordine degli Ingegneri

Caltanissetta – Dopo l’ampio consenso elettorale si è ufficialmente insediato il consiglio dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Caltanissetta che rimarrà in carica per il quadriennio 2017-2021.

In occasione del primo consiglio, tenutosi giovedì 14 settembre, è stato eletto all’unanimità il direttivo che risulta essere così composto: presidente Nunzio Cannizzaro, vice presidente Giuseppe Garro, segretario Andrea Polizzi che è stato designato anche delegato alla Consulta regionale, tesoriere Paolo Contrafatto.

Confermati i consiglieri Antonio Catalano, Salvatore Falletta, Enzo Piazza, Giuseppe Rivituso, Giuseppe Schillaci, Leonardo Turturici e, per la sezione B, Aurelio Alaimo che, ognuno per le proprie deleghe, si occuperanno di seguire fin da subito i lavori delle commissioni tematiche.

“Considerati gli importanti risultati conseguiti dal precedente consiglio – commenta il neo segretario Andrea Polizzi – la linea di indirizzo sarà quella di un programma di continuità del lavoro fin qui svolto. Uno dei primi traguardi sarà l’istituzione della Fondazione, quale Scuola di Formazione a supporto delle omonime attività in seno al consiglio, oltre che riferimento per l’aggiornamento delle competenze professionali dell’ingegnere. Continuità anche sulla certificazione volontaria delle competenze con l’avvio del progetto nazionale CERTing, sulla partecipazione attiva degli iscritti ai lavori delle commissioni tematiche, sul coinvolgimento dei giovani colleghi e sulla proposta di nuove forme di collaborazione con l’organizzazione del coworking.”

“Questo consiglio – afferma il neo presidente Cannizzaro – è vivamente riconoscente dell’operato portato a termine in maniera egregia dai consiglieri uscenti, che con elevato spirito di servizio hanno riacceso nei colleghi il senso di appartenenza alla categoria in un momento storico per le professioni, prime fra tutte quella dell’ingegnere. In particolare rivolgiamo un sentito ringraziamento al presidente Fabio Corvo, al segretario Rosario Cigna, al delegato alla consulta regionale Danilo Notarstefano (ineleggibili da regolamento perché a conclusione del loro terzo mandato consecutivo) ed al consigliere della sezione B Alessandro Polizzi che ha invece voluto cedere ad altri colleghi l’occasione di crescita all’interno dell’ordine professionale.”

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«Protesi facili», nello scandalo in Lombardia anche un medico nisseno

«Protesi facili», nello scandalo in Lombardia anche un medico nisseno

Caltanissetta – V’è anche un medico di origini nissene nel presunto maxi scandalo della sanità scoppiato in Lombardia. E che ha portato all’arresto di oltre una schiera di medici. Sono quattordici, gli arrestati, compreso funzionari di una società che commercializza protesi.

Tra loro v’è anche Filippo Cardillo, nisseno d’origine, che ha beneficiato degli arresti domiciliari. Truffa, corruzione e il reato associativo le contestazioni che, a vario titolo, la procura monzese ha contestato a sanitari e funzionari societari finiti nel vortice dell’inchiesta.

Sono tutti in servizio al Policlinico  di Monza e, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero favorito una società francese che produce protesi.

Con grande “leggerezza”, secondo i magistrati, pazienti sarebbero stati sottoposti a impianti anche quando non sarebbe stata strettamente necessario.

E il numero d’interventi eseguiti nella struttura ospedaliera monzese sarebbe lievitato esponenzialmente, ben oltre la media degli altri centri.

Una catena corruttiva che avrebbe avuto nei professionisti i terminali ultimi che avrebbero beneficiato, in cambio, di regali di varia natura e viaggi-vacanze. Mentre i medici di base ritenuti compiacenti avrebbero intascato percentuali dalle visite ortopediche specialistiche che avrebbero prescritto.

L’inchiesta, che s’è allargata a macchia d’olio, ha toccato più regioni. Partendo dalla Lombardia per interessare anche Campania, Emilia Romagna, Toscana e Piemonte.

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