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Archivio | Cronaca

 

Giallo sul ferimento di un ragazzo, indaga la polizia

Giallo sul ferimento di un ragazzo, indaga la polizia

Caltanissetta – È giallo sul ferimento di un giovane nisseno. Un venticinquenne trovato con una ferita, presumibilmente una coltellata, all’altezza della spalla.

Il giovane è stato soccorso da un’ambulanza, chiamata da qualche passante, caricato sul mezzo e trasferito subito al pronto soccorso.

Il ragazzo, malconcio e impaurito, è stato subito medicato. Ma gli stessi sanitari, visto che si trattava probabilmente di una coltellata, hanno avvertito le forze dell’ordine.

In breve tempo una pattuglia di polizia è arrivata in ospedale. È probabile che il giovane abbia litigato con qualcuno e, al culmine della zuffa, sarebbe saltato fuori un coltello.

Diverse, però, ancora le zone d’ombre che aleggiano sulla vicenda. Il caso è adesso al vaglio della polizia chiamata a fare chiarezza sull’accaduto.

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«Giustizia lumaca», dopo decenni ritenuti irregolari un po’ di espropri 

«Giustizia lumaca», dopo decenni ritenuti irregolari un po’ di espropri 

Caltanissetta – Ci sono voluti qualcosa come trentasette lunghi anni prima che la giustizia completasse il suo corso. Sembrerebbe proprio il classico caso di giustizia lumaca.

Già, perché dagli inizi degli anni ottanta – da allora si trascina la questione – solo ora è arrivato un verdetto che sconfesserebbe  l’operato di un’amministrazione pubblica.

È, nel caso specifico, quella di Gela che dopo tantissimi anni s’è vista dare torto dal tribunale amministrativo di Palermo.

E, in virtù di questo pronunciamento, dovrà indennizzare alcuni cittadini che agli inizi degli anni ottanta sarebbero stati ingiustamente espropriati.

A loro era stato requisito il terreno per lo sviluppo di una zona dell’abitato. Da quel  momento in poi s’è aperto un contenzioso infinito.

Ora il Tar di Palermo ha accolto il ricorso presentato dagli espropriati, ritenendo quel provvedimento illegittimo. Tradotto nel concreto, il Comune dovrà mettere mani al portafogli.

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Giudici di pace, scatta l’astensione di quattro giorni

Giudici di pace, scatta l’astensione di quattro giorni

Caltanissetta – È scattata la serrata dei giudici di pace. Che da oggi, per quattro giorni, incroceranno le braccia. Niente udienze fino  al 12 luglio.

L’astensione è stata decisa le associazioni Angdp e Unagipa che non hanno risparmiato critiche al ministro della Giustizia,  Alfonso Bonafede.

Le stesse associazioni «hanno preso atto del comportamento reiteratamente lesivo ed omissivo del ministro della giustizia – hanno scritto in un documento congiunto – malgrado gli impegni assunti  dal governo nel punto 12 del contratto di governo e con la categoria nei tavoli tecnico e politico sulla corretta amministrazione della giustizia, sule garanzie d’indipendenza, terzietà del giudice di pace nel riconoscimento dei più elementari diritti di lavoro  – come previdenza assistenza equo compenso, continuità fino ai 70 anni, disciplinare, incompatibilità e trasferimenti a garanzia dell’indipendenza del magistrato – e di osservanza dei precetti fondamentali stauiti dalla Costituzione e dalle principali istituzioni europee ».

E hanno rilevato come «il governo non ha manifestato alcun segnale di sensibilità verso le istanze della categoria,visto che il disegno di legge sulla magistratura onoraria approvato al consiglio dei ministri del 22 maggio non ha accolto alcuna delle istanze avanzate da anni dalla  magistratura onoraria».

Angdp e Unagipa, inoltre, hanno centrato l’attenzione «su misure relative a una inadeguata indennità annuale garantita, inferiore a quella prevista per i navigator, seppur ben diverse ne siano le professionalità, le competenze e le responsabilità richieste».

Ma v’è dell’altro, perché sul tappeto hanno posto tante altre questioni come « la negazione in radice dei diritti previdenziali e assistenziali, l’impossibilità di continuare a lavorare a tempo pieno se non a cottimo e la negazione del pagamento mensile dello stipendio-indennità tutt’oggi previsto per i giudici di pace tramite il sistema NoiPa».

Ed è stato rilevato come «ciò nonostante i giudici di pace sono impegnati dal lontano 1995, data della loro immissione, a tempio pieno negli uffici ad amministrare con celerità ed efficienza la giustizia per lo Stato italiano con turni di reperibilità 365 giorni l’anno e ruoli autonomi ed indipendenti»,  guardando in tal senso alle «statistiche ufficiali del 2017 che riportano che le cause civili definite da 1240 giudici di pace sono 969.560 mentre quelle dei 7430 magistrati professionali sono 2.162.052 di cui 1.000.000 sarebbero, secondo stima non ufficiale,  definite dai 2155 giudizi onorari di tribunale.

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Lei rifiuta le avances al pub, lui “si vendica” sfondando la porta dell’abitazione. Scatta la denuncia

Lei rifiuta le avances al pub, lui “si vendica” sfondando la porta dell’abitazione. Scatta la denuncia

MUSSOMELI –  Una giornata da incubo per una straniera ventenne, polacca,   che si trova a Mussomeli come volontaria presso l’Associazione Culturale Strauss. Giovedì scorso la ragazza, insieme a due amiche, una lettone e l’altra polacca, decide di trascorrere la serata in un pub. Questo momento di svago viene ben presto interrotto dalle attenzioni sempre più insistenti di un altro avventore del locale. Dapprima un approccio soft, poi  apprezzamenti che sembrerebbero siano diventati  sempre più espliciti e sfrontati. Infine  dalle parole si passa ai fatti. Il ragazzo – secondo il racconto della ragazza – avrebbe allungato le mani e si sarebbe spinto fino a palpeggiare e a baciare la ragazza nel collo. A questo punto, sarebbe intervenuto un conoscente in soccorso delle ragazze che si sarebbe offerto di riaccompagnarle  nell’ex palazzo Spinnato, in via della Vittoria dove alloggia  la donna oggetto delle attenzioni indesiderate. Così la volontaria ha pensato che il peggio fosse passato ma così non è stato. Intorno alle due di notte, infatti,  lo “spasimante rifiutato” è tornato alla carica insieme a un amico  e in preda alla collera ha iniziato a colpire la porta d’ingresso fino a sfondarla. Solo l’intervento di un altro volontario spagnolo che, impugnando un bastone,  ha preso alla sprovvista l’aspirante aggressore, lo ha convinto  ad  andare via. Momenti di terrore che sono stati immortalati in un video pubblicato sui social. Un episodio certamente  inquietante che non rende giustizia alla comunità mussomelese, accogliente ed estranea a comportamenti di questo genere. La ragazza è stata comprensibilmente turbata e psicologicamente provata dall’episodio che, per fortuna, non ha causato importanti lesioni fisiche. Sull’accaduto è stata sporta denuncia ai carabinieri della Compagnia di Mussomeli che stanno indagando per capire chi, come e perchè si si sia reso responsabile di un comportamento così fuori dalle righe culminato in una tentata aggressione.

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Mega incendio sospetto in un deposito, danni per oltre un milione

Mega incendio sospetto in un deposito, danni per oltre un milione

Caltanissetta – È un rogo sospetto quello che ha distrutto un deposito lungo la strada statale 640, all’altezza di contrada Grottarossa.

Parecchie le squadre antincendio che hanno dovuto faticare non poco prima di avere ragione del fuoco, che si è presto propagato.

Anche perché in quel fabbricato v’erano prodotti facilmente infiammabili, visto che è destinato ad accogliere merce per imballaggio.

Per diverse ore i vigili del fuoco arrivati da più centri  hanno lavorato senza sosta, mentre in zona sono intervenute anche pattuglie della polizia.

E alla fine, quando il grande rogo è stato domato, la conta dei danni è stata abbastanza pesante. Secondo una prima stima ammonterebbe a un milione di euro e forse più.

L’episodio è adesso al vaglio della polizia chiamata, intanto, a chiarire la matrice del fuoco. Nessuna ipotesi in questo momento viene scartata.

Ogni elemento raccolto in zona viene attentamente analizzato, anche con l’aiuto degli esperti dei vigili del fuoco, per meglio chiarire i contorni dell’accaduto

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Omaggio al prete ucciso dalla mafia, presente anche il vescovo Russotto

Omaggio al prete ucciso dalla mafia, presente anche il vescovo Russotto

Caltanissetta – È trascorso un secolo esatto da quando la mafia ha ucciso il sacerdote dei contadini siciliani. Cento anni da quando don Costantino Stella, di Resuttano, è stato assassinato dalla mafia.

E sarà ricordato  con una cerimonia in calendario per domenica 7 luglio. Nel pomeriggio, alle 18.30, l’appuntamento è alla chiesa madre dove  il vescovo della diocesi di Caltanissetta, monsignor Mario Russotto, celebrerà una messa.

L’evento prevede poi, dopo la celebrazione eucaristica, la consegna, da parte del presidente del consiglio comunale, di un encomio civico all’attuale parroco, don Ignazio Carrubba ed  a Rosalia Stella, parente di don Costantino.

Nell’occasione verrà scoperta una lapide in ricordo del sacerdote. E in suo onore è stato avviato l’iter per l’intitolazione della piazza davanti la stessa Madrice e alla banca da lui fondata qualcosa come centoventi anni addietro.

In omaggio alla memoria di don Stella – che fu amico personale di don Luigi Sturzo – è in programma a settembre un convegno di studi.

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Omicidi, mafia, droga, estorsioni e armi: chiesta una pioggia di condanne

Omicidi, mafia, droga, estorsioni e armi: chiesta una pioggia di condanne

Caltanissetta – La procura chiede venticinque condanne. Cinque per omicidio e tentato omicidio, il resto per le ipotesi, a vario titolo, di mafia, droga, estorsione ed armi.

Questo il quadro che i pm Maurizio Bonaccorso e Claudia Pasciuti hanno prospettato al gup Alessandra Maira per i coinvolti nella maxi inchiesta «De Reditu».

Il carcere a vita è stato proposto per Giuseppe Cammarata, Gaetano Forcella, Massimo Amarù e Rosolino Li Vecchi .

Mentre  sono stati sollecitati  15 anni di reclusione per l’ultimo dei collaboratori di giustizia del Nisseno, il riesino Carmelo Arlotta.

Per gli, tirati in ballo per il resto  dei reati, sono state chieste pene più o mene severe. La più pesante per Daniele Fantauzza con 16 anni di carcere. Seguono poi, con 4 anni a testa, Filippo Riggio e Daniele Correnti;  Orazio Buonprincipio con 6 anni; Angelo e Gaetano Ficicchia, Rosario Marotta, Rocco Turco, Calogero Calafato, Giuseppe Di Buono,  Giuseppe Montedoro, Filippo Domenico Riggio ed Ezio  Fantauzza con 8 anni ciascuno; 10 anni a testa per Calogero Altovino, Rocco Ficicchia, Gaetano Lombardo;  2 anni a Gaetano Scibetta; Michelangelo Amorelli con 12 anni; Giuseppe Toscano Giuseppe Toscano con 2 anni e 2 mesi e, infine, 2 anni e 8 mesi a Filippo Tambè.

Questo le richieste che l’accusa ha mosso nei confronti degli imputati – difesi dagli avvocati avvocati Vincenzo Vitello e Carmelo Terranova, Danilo Tipo,  Giovanni Maggio, Giovanni Pace, Giampiero e Alfonso Russo, Walter Tesauro,  Antonio Gagliano, Valerio Rizzo, Giuseppe Di Legami, Sergio Luceri, Giuseppe La Barbera e Simona Celere e Manfredo Fiormonti –  tutti a giudizio con il rito abbreviato.

I delitti in questione sono quelli di Michele Fantauzza, Pino Ferraro, Gaetano Carmelo Pirrello, Andrea Pirrello, Angelo Lauria e, ancora, le fallite imboscate a Salvatore Pirrello, Salvatore Pasqualino e Tullio Lanza.

Il Comune di Riesi  – assistito dall’avvocatessa Annalisa Petitto – si è costituito parte civile nel procedimento.

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Droga, incendi, rapine e ricettazione: arrestato per scontare 19 anni di carcere

Droga, incendi, rapine e ricettazione: arrestato per scontare 19 anni di carcere

Alla fine la giustizia gli ha presentato il conto. Un conto salatissimo. Già perché dovrà scontare un lungo periodo di detenzione per un cumulo di pene.

È il quarantunenne nisseno Andrea Felice Ciulla arrestato dalal Squadra mobile perché deve scontare la pena detentiva di 18 anni, 7 mesi e 9 giorni di reclusione e 6 mesi di arresto, a cui è andata ad aggiungersi una multa di 31.716 euro.

È per una sfilza di reati che è stato arrestato su provvedimento emesso dall’ufficio esecuzioni penali della procura della Repubblica del tribunale di Torre Annunziata.

Èlunga la catena di reati per i quali il quarantunenne è stato condannato: si va dalla dtenzione e spaccio di stupefacenti in concorso, all’evasione, dal danneggiamento seguito da incendio, alla rapina e, ancora, estorsione, ricettazione, truffa, minaccia a pubblico ufficiale e violenza.

Un nutrito pacchetto – finito al centro di più indagini – di cui si sarebbe reso responsabile nel periodo che va dal 2003 al 2007.

E nel tempo ha rimediato più condanne che, adesso, sono divenute definitive: Da qui il provvedimento dell’ufficio giudiziario campano.

Ciulla si trovava sottoposto ad affidamento in prova. È stato arrestato dalla polizia è rinchiuso in una cella del carcere Malaspina per saldare il suo più che corposo sospeso con la giustizia.

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Franco Amico denuncia: “Per il Corpus Domini a San Giovanni  in 3 abbiamo raccolto 10 sacchi di rifiuti in 2 strade. Operai comunali inviati a pulire solo in specifiche zone”

Franco Amico denuncia: “Per il Corpus Domini a San Giovanni  in 3 abbiamo raccolto 10 sacchi di rifiuti in 2 strade. Operai comunali inviati a pulire solo in specifiche zone”

 

MUSSOMELI– La settimana scorsa  le strade, o almeno alcune strade del quartiere San Giovanni , erano sproovviste del decoro e della pulizia che si confà alla sentitissima processione del Corpus Domini in programma nella parrocchia retta da don Leonardo Mancuso. A denunciarlo è il dottore Franco Amico che, insieme ad altri residenti e volontari,  si è  dato da fare per ripulire due vie  dove si snoda il corteo processionale. “Via III al Prato (strada immediatamente sotto il piazzale di Santa Maria, NdR)   una delle strade d’ingresso del paese, a mio modesto parere e con cognizione di causa giacché ci abito, non era – denuncia il commercialista – nelle condizioni idonee per una processione del Corpus Domini, era piena d’erbacce così come la via II al Prato con la quale si congiunge. Peraltro più di una volta con i vicini ci siamo lamentati  di questo stato di cose ma i nostri appelli sono caduti nel vuoto. Sabato, il giorno prima della processione, con un vicino, il Signor Enzo Callari, lui armato di decespugliatore, io di pala , rastrello e scopa, insieme a mio figlio Luigi, abbiamo proceduto a pulire ambedue le strade. Non si trattava di pochi e isolati ciuffi di erba ma di ben dieci sacchi tra piante infestanti  e spazzatura. Un aspetto divertente o forse tragicomico  è che la gente ci scambiava per operai comunali, chiedendoci di intervenire nelle loro zone, una persona, dopo che gli abbiamo spiegato che eravamo dei volontari, si è unito a noi e ci ha collaborato nei lavori. Perché tra le erbacce si intrappola pattume e sporcizia, come cartacce, bottiglie e oggetti di plastica, la strada era non solo indecente ma anche piena di  rifiuti inquinanti. Per fortuna gli addetti alla nettezza urbana si sono ritrovati a passare sabato così i rifiuti sono stati ritirati in giornata. Quello che mi chiede è: qual è il criterio con il quale vengono stabilite le vie da pulire  a Mussomeli? Credevo che le strade più trafficate o d’accesso avessero particolare necessità di essere monitorate con maggiore frequenza sulla necessità di essere oggetto di pulizia. La via III al Prato mi pare che rientri in questa tipologia. Pazienza, non ci sarà stato tempo! Mi chiedo come mai lo stesso giorno, in contrada Bumarro, una squadra di operai  del Comune è andata a pulire. Attenzione lavori sacrosanti perché anche i cittadini di quella zona hanno diritto ad avere le strade pulite. Non è questo il punto. Il problema  – conclude il dottore Amico – è capire il criterio e la cadenza con i quali le squadre comunale puliscono ogni volta a zona. Mi viene un dubbio. Funziona a dedica e a richiesta?”

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«L’impero finanziario sospetto sequestrato ai Luca», imprenditori dal gip negano

«L’impero finanziario sospetto sequestrato ai Luca», imprenditori dal gip negano

Negano a muso duro i proprietari dell’impero finanziario sequestrato dalla guardia di finanza che nei giorni scorsi ha pure eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere. E tra gli indagati v’è anche un primo dirigente di polizia tirato in ballo per corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico.

Ora, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, hanno replicato alle accuse gli imprenditori Luca di Gela ai quali sono stati sequestrati beni per 63 milioni di euro – tra le aziende requisite, autosaloni per la vendita di vetture di lusso e società del settore immobiliare – e si sono visti contestare l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa.

Imputazione che pende sui fratelli Francesco Antonio e Salvatore Luca e il figlio di quest’ultimo, Rocco Luca.. Tutti e tre al cospetto del gip si sono difesi ribattendo le accuse mosse nei loro confronti.

Secondo l’impianto accusatorio le loro aziende sarebbe legate a soldi sporchi e avrebbero anche ripulito denaro del clan Rinzivillo.

Un teorema che i Luca – ai quali i magistrati nisseni hanno ricondotto anche contatti con la mafia catanese – hanno smentito rimandando al mittente.

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