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Archivio | Cronaca

 

Droga e munizioni in casa, giovane arrestato

Droga e munizioni in casa, giovane arrestato

Resistenza a pubblico ufficiale, detenzione abusiva di armi e spaccio di droga. Queste le contestazioni che hanno fatto scattare l’arresto di un giovane.

È il venticinquenne gelese, salvatore Perna che in passato ha già avuto qualche noia giudiziaria. Tutto ha avuto inizio quando una pattuglia ha notato due giovani in atteggiamento ritenuto sospetto.

I due sono stati perquisiti e addosso, uno di loro, un ventunenne poi segnalato in prefettura, aveva un grammo e mezzo di hashish.

Mentre stavano controllando i due da un’abitazione è uscito un altro ragazzo che alla vista degli agenti è fuggito.

Lo hanno inseguito e preso. Ne è nata pure una colluttazione. Era lo stesso Perna. La sua casa è stata ispezionata e lì i poliziotti hanno rinvenuto 9 munizioni calibro 7.65, 10 cartucce da caccia calibro 12 e 19 grammi di marijuana.

Da qui il suo arresto per resistenza, armi e stupefacenti. È stato rinchiuso in carcere.

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Si è spento l’illustre  chimico mussomelese Giuseppe Messina. Lavorò anche con un premio Nobel

Si è spento l’illustre chimico mussomelese Giuseppe Messina. Lavorò anche con un premio Nobel

MUSSOMELI– Sì è spento ieri in Sardegna dove viveva il dottore Giuseppe Messina, era nato a Mussomeli il 23/12/1936.Molte persone lo conoscevano,perché, come tanti mussomelesi che vanno via da giovani dal paese,ritornava spesso tra le mura domestiche, portando con sé la moglie lombarda  e i tre figli, innamorati delle buone tradizioni siciliane e memori ancora oggi delle allegre e copiose tavolate campestri dove si cimenta il senso “tutto nostro “della famiglia. La vita lo aveva portato lontano,a Bologna, Milano, Sassari e in America. Era l’ultimo dei cinque figli du “zi Nofriu” che manteneva la famiglia gestendo una “putia” di vino, mestiere ritornato in voga oggi col nome più glamour di “wine bar”  Poiché  i soldi non bastavano per fare studiare tutti,il piccolo era stato ritirato ,dopo gli studi elementari. Ma le insistenze e i pianti accorati del bambino  che voleva a tutti i costi studiare,avevano spinto la sorella più grande,la maestra Teresa,a prepararlo per gli esami di ammissione.Superati a pieni voti,non si era più fermato. Iscritto in chimica a Palermo,non soddisfatto dell’ambiente, si era trasferito a Bologna, aiutato da una zia benestante e munifica, sorella del noto gesuita padre Giuseppe Messina, e qui aveva conseguito la sua bella laurea. Conteso subito da diverse ditte aveva scelto dapprima Milano, poi ,a seguito di una vantaggiosa offerta,l’Enichem (attualmente Eni) di Porto Torres con l’incarico di direttore del Centro ricerche, incarico che lo porterà per alcuni anni a Cleveland per collaborare con uno studioso insignito poi del Nobel per la Fisica.Egli è stato  un esempio per le nuove generazioni, che oggi pensano che il diritto allo studio sia una cosa scontata e perdipiu’ una noiosa scocciatura. Ritornato in Sardegna,ad Alghero , fu chiamato a collaborare anche con l’Università di Cagliari. Nonostante la lontananza  il dottore Messina, fino alla fine, ha mantenuto vivi i rapporti affettivi con la famiglia e i vecchi amici mussomelesi che vivevano fuori. Tra questi,il suo compagno di studi Giovanni Russo,anche lui chimico,fratello del noto pediatra Giuseppe Russo.  E l’artista della fotografia noto a livello internazionale, Melo Minnella,che spesso dopo averlo ospitato a Palermo,lo accompagnava a Mussomeli dove si fermava con immenso piacere a gustare le prelibatezze della tavolata che la famiglia del fratello Nicola, con parenti annessi, allestivano in campagna.

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I.C. “P.E. Giudici”, incontro con Enzo Russo: “Noi abbiamo scelto”

I.C. “P.E. Giudici”, incontro con Enzo Russo: “Noi abbiamo scelto”

MUSSOMELI – Nella mattinata di giovedì 9 novembre scorso, lo scrittore Enzo Russo, presidente dell’associazione provinciale “Io ho scelto”, ha incontrato gli alunni dell’istituto comprensivo “Paolo Emiliani Giudici”: gli alunni dei tre plessi di Mussomeli, Sutera ed Acquaviva Platani. Come accade da anni, il dott. Russo incontra gli alunni rappresentanti dell’associazione anti bullismo per formare e informare gli stessi sui fenomeni del bullismo e del cyber bullismo. All’incontro era presenti la dirigente scolastica Alessandra Camerota e il prof. Tonino Calà, referente legalità dello stesso istituto.

Gli alunni hanno fatto tante domande allo scrittore di Mazzarino, conosciuto anche per i suoi romanzi sul tema della mafia e il suo impegno civile sui fenomeni criminali. Particolare attenzione è stata dedicata al cyber bullismo per via delle continue notizie della cronaca quotidiana che narrano di episodi negativi, drammatici e a volte tragici, dove vengono coinvolti adolescenti a rischio. È stato anche affrontato il tema della legalità e delle regole civili da condividere in ambienti scolastici e sociali per favorire la crescita e le conoscenze formative dei ragazzi. Molta curiosità ha suscitato negli alunni il racconto di episodi di cyber bullismo, verificatesi anche a Mussomeli, per l’uso sbagliato dei social e di WhatsApp, strumenti apparentemente innocui che possono diventare fonte di una strategia comunicativa offensiva e violenta nell’uso che ne fanno gli studenti, a scuola e fuori dalla scuola. Il dott. Russo ha apprezzato molto il lavoro didattico-formativo che costantemente viene svolto a scuola per affrontare tematiche complesse e suscettibili di continui aggiornamenti e di attenta vigilanza da parte dei docenti. Compito educativo non semplice che richiede la presenza costante e la collaborazione da parte dei genitori. Interessante la relazione sintetica che è stata letta durante l’incontro dalla nuova presidente dell’associazione Chiara Cacciatore di 3 A. La quale così si esprimeva: “Nella nostra scuola non si sono verificati particolari episodi di bullismo e cyber bullismo, anche se taluni atteggiamenti e taluni comportamenti possono far pensare che ci sono situazioni problematiche che vanno affrontate con tempestività. Per lo più si tratta di comportamenti eccessivamente vivaci ed esuberanti che sicuramente causano disagi e incomprensioni. Ma non sono mai atti di vero bullismo anche se bisogna essere sempre vigili, discutendo tra noi alunni e coinvolgendo i docenti e la preside nel momento in cui si palesano situazioni di disagio e di difficoltà”.

La dirigente scolastica Alessandra Camerota che crede molto ed ha investito come scuola nei progetti cultura, legalità e territorio, in corso un progetto Erasmus su bullismo e cyber bullismo, ha ringraziato pubblicamente il gradito ospite Enzo Russo: “auspicando che tali iniziative siano sempre promosse e presenti nel nostro Istituto”.

Galleria fotografica incontro a Mussomeli

Galleria fotografica incontro ad Acquaviva Platani

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Scopre ladri nel suo fondo, lo gambizzano

Scopre ladri nel suo fondo, lo gambizzano

GELA – Gli hanno sparato a una gamba e poi sono fuggiti. Il ferito è un quarantenne gelese, Rosario Cauchi, gambizzato mentre stava vigilando sul suo terreno.

Nei giorni scorso l’uomo avrebbe subito più di un furto e qualche danneggiamento, per cui stanco di subire avrebbe deciso di trascorrere la notte lì per sorvegliarla sua proprietà nel tentativo di evitare altri episodi analoghi.

Ma non è andata così. Perché gli intrusi sono arrivati di nuovo ma piuttosto che fuggire, appena si sono accorti della sua presenza hanno fatto fuoco.

Il colpo, chissà se volontariamente o solo per sua buona sorte,  lo ha raggiunto a una gamba. È stato poi soccorso e trasferito in ospedale per subire un intervento.

Saranno adesso i carabinieri, incaricati dell’indagine a dover fare chiarezza sul ferimento.

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Acquaviva, al via la sostituzione di 747 contatori dell’acqua

Acquaviva, al via la sostituzione di 747 contatori dell’acqua

ACQUAVIVA PLATANI – Al via la sostituzione dei contatori dell’acqua ad Acquaviva Platani. Sono 747 i misuratori da cambiare nell’arco di quarantacinque giorni lavorativi per un costo, complessivo, di 53 mila euro.

Sono interventi che lo stesso gestore ha indicato come «necessari all’ammodernamento e riqualificazione della rete e degli altri elementi infrastrutturali a servizio della stessa».

Più in dettaglio i lavori sono stati disposti per la rimozione dei contatori istallati che andranno rimpiazzati con altri misuratori di ultima generazione che garantiscono una elevata precisione nel rilevamento dei consumi

L’intervento rientra nel quadro di un programma più ampio che prevede, da parte della società Caltaqua, investimenti per oltre 3 milioni di euro già approvati dall’Ato idrico.

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Sequestrano assistente sociale, 11 denunce e arresti per altri reati

Sequestrano assistente sociale, 11 denunce e arresti per altri reati

Dalla truffa alle minacce, dal reato associativo alla ricettazione. Sono le ragioni per cui sono scattati quattro arresti nelle ultime ore ad opera della polizia.

Il primo a carico del cinquantaduenne nisseno Antonino Lo Re che deve espiare una pena di 2 anni per truffa. Un secondo nei confronti del trentacinquenne, gelese, salvatore Gravagna che ha un sospeso di 40 giorni per minacce. Segue il quarantasettenne Emanuele calabrese che su ordine di esecuzione della corte d’Appello di Caltanissetta deve scontare 2 anni per ricettazione. Nel gran calderone anche l’ordinanza di custodia cautelare eseguita a carico dell’imprenditore gelese Emanuele Catania sugli sviluppi della maxi inchiesta antimafia «Extra Fines» e «Druso». A lui è contestata l’associazione a delinquere.

In tema di denunce, invece, il cinquantenne S.S. è stato segnalato per guida in stato di ebbrezza; il quarantaduenne F.S. per violazione degli obblighi legati la sorveglianza speciale; mentre altri quattro, di età compresa tra i 20 e i 49 anni, sono stati segnalati alla procura perché sarebbero stati coinvolti in una rissa.

A loro si sono aggiunti 11 extracomunitari, 10 dei quali minorenni, tutti ospiti in un centro accoglienza di Gela, che si sarebbero resi responsabili di sequestro di persona. Più in dettaglio avrebbero momentaneamente impedito ad un educatore in servizio di uscire dall’ufficio. La piccola protesta era legata alle carenti condizioni dello stesso centro.

Completano il quadro, con il sostegno di quattro pattuglie del nucleo anticrimine di Palermo, 1 304 mezzi fermati e 512 occupanti identificati con 12 contravvenzioni elevate. I controlli hanno interessato anche 19 arrestati domiciliari, 23 sorvegliati speciali, 4 in detenzione domiciliare e 5 in affidamento ai servizi sociali. Infine 6 le perquisizioni e sono stati pure ritrovati due mezzi rubati.

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Chiaramontano o svevo? (a cura del Professore Salvatore Vaccaro)

Chiaramontano o svevo? (a cura del Professore Salvatore Vaccaro)

CALTANISSETTA –  Nel servizio di domenica scorsa, come hanno potuto constatare anche i nostri lettori osservando le straordinarie immagini allegate all’articolo, alcuni ambienti del castello di Mussomeli, in particolare le strutture e i decori di alcuni portali e delle bifore, sono stati rifatti completamente nello stile chiaramontano con gli eccezionali restauri dell’architetto Ernesto Armò, effettuati tra il 1909/10. Ma abbiamo appurato, tenendo conto delle pubblicazioni di altri esperti e studiosi dei primi anni del novecento come, ancora oggi, permangano molti dubbi sullo stile artistico-architettonico scelto dall’Armò, il quale si meravigliava anche lui, come riferito nel precedente servizio, di non avere trovato neppure un piccolo frammento di colonnina o di ornamento di una bifora o di un portale. Assolutamente certo delle origini manfredonico-chiaramontane del nostro castello e non sapendo come giustificare il mancato ritrovamento di elementi di quello stile architettonico, ipotizzava pure la possibilità che “questi preziosi testimoni della genialità chiaramontana”, oltre all’opera distruttrice ed annientatrice del tempo, fossero stati tutti trafugati!

C’è un altro curioso passaggio della sua relazione sui restauri che lascia molto perplessi, quando, nel descrivere l’accesso, per mezzo di una scaletta, dalla seconda sala con volta a crociera ad un sotterraneo con vano di porta ogivale e trilobato che dà anche su una latrina, affermava: “è la sola forma trilobata che noi abbiamo in tutto il castello, che non deve pertanto né può condurre ad altre considerazioni di epoche”! Perché l’Armò sembrava quasi sorpreso di trovare una forma architettonica diversa dalle altre e si preoccupava di ribadire che non ci doveva far pensare ad epoche diverse? Perché, probabilmente, anche a lui era venuto qualche dubbio sull’epoca di costruzione del nostro castello ( e guarda caso le aperture del castello federiciano di Castel del Monte sono a forma trilobate) … che c’era qualcosa che non convinceva nemmeno lui e che, forse, faceva pensare ad un periodo e ad uno stile antecedente a quello di Manfredi Chiaramonte… Alla fine del suo intervento sulla rivista L’Architettura Italiana del maggio 1911, ripeteva spesso, infatti, che occorrevano ancora molto studio ed altre indagini… e parlava, non a caso, di luminosa impronta normanna!

Bodo Ebhardt, l’architetto dell’imperatore Guglielmo II di Prussia, su documentazione e materiale fotografico fornito, a partire dal 1902, dal suo assistente arch. Ceasar Rave, in collaborazione con l’illustre architetto Ernesto Basile, scriveva nell’opera di 6 volumi Die Burgen Italien (I castelli d’Italia), pubblicata tra il 1916 ed il 1927, e precisamente nel quinto volume: “Forse il più pittoresco sito castellano d’Italia… può essere considerato Mussomeli… La costruzione solleva molti dubbi circa le ragioni della fondazione, della edificazione, e sul periodo di costruzione… una fonte siciliana (l’Armò?) sposta la costruzione in un periodo molto tardo, tra il 1374 ed il 1391, ed indica come committente Manfredi III Chiaramonte… Con riferimento alle forme artistiche della rovina, prima del recente restauro dovuto all’attuale proprietario principe Lanza di Scalea, vorrei io supporre un periodo di costruzione molto antecedente. I capitelli fogliati nella cappella, i costoloni, i profili del portale… sono senz’altro parenti molto stretti (!!) degli analoghi elementi costruttivi nel Castel del Monte di Puglia, quindi intorno al 1240” E concludeva: “Costruito per difesa, manca a Mussomeli ogni possibilità di attacco laterale, come era consueto già intorno al 1220 nei castelli siciliano-hohenstaufen (cioè svevi): ulteriore elemento della data di costruzione”.

Anche nel supplemento al periodico Progetto Vallone del novembre 1997, dal titolo Bodo Ebhardt ed il Castello di Mussomeli, pubblicato in collaborazione con la Soprintendenza ai BB.CC. di Caltanissetta, sia il dirigente arch. Salvatore Scuto che il dirigente tecnico arch. Patrizia Palermo, che ha curato brillantemente e tradotto in italiano gli stralci dell’opera di Ebhardt, mettono in dubbio con dovizia di particolari l’impronta manfredonico-chiaramontana del nostro castello e la comune e tradizionale datazione tardo trecentesca. L’arch. Palermo, citando pure gli studiosi Giuseppe Agnello e Giuseppe Spatrisano, nel contestare “l’intento della storiografia locale di voler quasi far coincidere necessariamente l’inizio della storia di Mussomeli con l’inizio della signoria dei Chiaramonte”, e nel riprendere le osservazioni del Sorge circa la preesistenza di un casale arabo a Mussomeli, quelle dell’Armò, nonché dello Spatrisano, più prudenti ma sempre orientati ad anticipare il periodo della costruzione del castello, in particolare per le sale con volte a crociera e la cappella, al tempo di Corrado d’Auria, ed al periodo chiaramontano quella della Sala dei baroni, ritiene che vi siano elementi architettonici del nostro castello spiccatamente appartenenti all’epoca sveva, quindi risalenti a circa 120 anni prima della signoria di Manfredi III Chiaramonte, soprattutto le strutture voltate ad ogiva, intersecate da costoloni ricadenti su capitelli a foglie arricciate e uncinate, le grandi sale che ricordano quelle dei monasteri cistercensi, le torri quadrate di derivazione dalla tecnica militare bizantina, i capitelli a foglie staccate e sottili di acanto…

Molto interessante la riflessione di Patrizia Palermo sul ripetuto accostamento che fa l’Ebhardt tra gli elementi stilistici ed architettonici del nostro castello e di quelli di Castel del Monte, il castello pugliese simbolo per eccellenza dell’impero di Federico II, ma anche di Castel Maniace di Siracusa e dei castelli di Catania (Ursino) e di Enna (Lombardia). Altrettanto importante l’intervento di Salvatore Scuto che, in un articolo su Progetto Vallone dell’agosto 1996, parlando del Mastio del nostro castello e osservandone l’articolazione muraria ed alcuni particolari architettonici che fanno propendere per una costruzione di maestranza sveva, ci riferisce pure di uno scavo fatto nella parte centrale del torrione in cui sono stati ritrovati frammenti di anfore, una moneta di Filippo II di Spagna ed altro materiale fittile, alcuni dei quali, due frammenti di boccale di protomaiolica di Gela, a detta della studiosa Salvina Fiorilla citata dallo Scuto, risalirebbero alla metà del ‘200, cioè ad oltre un secolo prima del periodo chiaramontano!

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

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«Uccise il padre», nei guai lui e il cognato

«Uccise il padre», nei guai lui e il cognato

CALTANISSETTA – È accusato di avere ucciso il padre insieme al cognato. E la procura nissena, adesso, vuole che siano processati per il reato di omicidio premeditato.

Imputazione pesantissima che pende sul capo all’operaio trentasettenne riesino, Angelo Bartoli  – difeso dagli avvocati Giovanni Maggio e Michele Ambra –   e del ventottenne Rocco Tabbì  – difeso dall’avvocato Sergio Iacona – figlio dell’ucciso.

La vittima è l’agricoltore cinquantasettenne di Riesi, Francesco Tabbì. È caduto in una imboscata che gli è stata tesa alle prime luci dell’alba del 10 dicembre dello scorso anno, quando due sicari lo hanno freddato a colpi d’arma da fuoco nell’azienda agricola di famiglia, in contrada Margio, nelle campagne del Riesino.

A chiedere il rinvio a giudizio dei due indagati, che peraltro poi hanno pure confessato il delitto facendo anche ritrovare le armi utilizzate, è stata la procura di Caltanissetta.

Il delitto sarebbe maturato per fortissimi contrasti in famiglia e non soltanto per la conduzione delle aziende.

La vittima – la compagna e sua figlia sono assistiti dall’avvocato Vincenzo Vitello – ha scontato nove anni e otto mesi di carcere per associazione mafiosa e tentato omicidio.

Reati per i quali è stati ritenuto colpevole sull’onda del suo coinvolgimento nella maxi operazione dei carabinieri ribattezzata «Odessa» e che nel novembre di dodici anni fa ha fatto scattare oltre una quarantina di ordinanze di custodia cautelare in carcere.

Una volta scontata la pena, Tabbì senior avrebbe avuto forti contrasti con il figlio. Il genitore avrebbe tenuto  un suo atteggiamento fortemente prevaricatore.

E pochi giorni prima del delitto, secondo la tesi difensiva – la vittima avrebbe pure fatto fuoco contro il figlio e suo cognato ma senza centrarli.

A quel punto avrebbe preso corpo l’idea dell’omicidio. Quasi in una lotta per la sopravvivenza. Questa, almeno, è quanto hanno sostenuto i due arrestati.

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Mussomeli, semina caos in locale e in caserma: giovane arrestato e poi scarcerato

Mussomeli, semina caos in locale e in caserma: giovane arrestato e poi scarcerato

Mussomeli-Semina il caos in un locale di Mussomeli e poi in caserma e viene arrestato. Protagonista della turbolenta vicenda è un giovane nigeriano,  il ventisettenne Adams Obasuyi – difeso  dall’avvocato Rosario Di Proietto – domiciliato sempre a Mussomeli in via Martiri d’Ungheria.

È stato arrestato dai carabinieri per l’ipotesi di resistenza a pubblico ufficiale.

Tutto è legato a una lite che a tarda sera avrebbe avuto con altri clienti di un locale di Mussomeli. Il ragazzo, secondo la tesi accusatoria, avrebbe avuto intasca anche qualche coltello.

È stato chiesto l’intervento dei militari che lo hanno bloccato e trasferito in caserma. Ma lì, negli uffici, avrebbe perso ancora le staffe sfasciando pure qualche mobiletto.

È stato poi bloccato ma da qui ha preso corpo il provvedimento restrittivo per resistenza.

Mentre altri clienti del locale, quelli con cui aveva litigato, lo hanno pure denunciato per minacce e lesioni personali. Ma sono contestazioni, queste, che non hanno determinato il provvedimento restrittivo.

Poi il giovane è comparso dinanzi il giudice Claudio Emanuele Bencivinni che ha convalidato l’arresto e lo ha rimesso in libertà, così come chiesto dalla difesa. La procura, di contro, aveva sollecitato gli arresti domiciliari.

Il ragazzo è stato scarcerato e tra un paio di mesi sarà processato per resistenza a pubblico ufficiale.

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Centinaia di munizioni in casa, scoperto e denunciato

Centinaia di munizioni in casa, scoperto e denunciato

In casa nascondeva un piccolo arsenale. Non di armi ma di munizioni. È stato scoperto dagli agenti della Squadra mobile durante un servizio mirato.

E per lui, un cinquantottenne nisseno, è arrivata la segnalazione agli uffici della procura.

A suo carico è stato ipotizzato il reato di detenzione illegale di munizioni in casa. Ipotesi che è legata al ritrovamento, all’interno della sua abitazione, di qualcosa come trecento cartucce.

Più in dettaglio, 2 calibro caricate a palla singola, 7 calibro 7,65 e ben 260 calibro 22.

Il materiale detenuto illegalmente è stato sequestrato, mentre per il possessore è maturata parallelamente la denuncia.

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