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“Rosario Livatino, il giudice Santo”, si presenta il nuovo volume

“Rosario Livatino, il giudice Santo”, si presenta il nuovo volume

“Rosario Livatino, il giudice Santo”. É il titolo del volume che verrà presentato in più tappe a cura di Domenico Airoma, vice presidente del “Centro Studi Rosario Livatino” di Roma.

L’opera raccoglie gli atti del convegno studio realizzato alla sala dei gruppi parlamentari a Roma, alla presenza delle massime autorità dello Stato, in occasione del 25° anniversario dell’uccisione del giudice Rosario Livatino per il quale, il 21 settembre 2011, è stata avviata dall’arcivescovo don Franco Montenegro la fase diocesana del processo di canonizzazione, ormai alla conclusione.

Il primo appuntamento è per venerdì 24 marzo alla chiesa madre di Raffadali dove interverranno, oltre all’autore, anche Carmelina Pistone, referente “Libera” per la provincia di Agrigento, mentre relazionerà don Giuseppe Livatino, postulatore della causa diocesana di canonizzazione del servo di Dio.

Altra tappa, sabato 25 marzo, a Canicattì alla parrocchia di S. Chiara, sempre alle 19 così come a Raffadali. L’introduzione sarà di Alvise Gangarossa del presidio “Libera” di Raffadali e relazionerà ancora don Giuseppe Livatino.

Concluderà Domenico Airoma, mentre i lavori saranno moderati da Valentina Garlandi, presidente dell’Associazione “Amici del giudice Rosario Livatino”.

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Attentatori tornano in azione, agenzia di disbrigo pratiche nel mirino

Attentatori tornano in azione, agenzia di disbrigo pratiche nel mirino

immagine di repertorio

Caltanissetta – Gli attentatori tornano in azione. Questa volta hanno preso di mira, ma per buona sorte senza successo, un’agenzia di disbrigo pratiche.

Nel mirino, nel cuore della notte, è finito un ufficio di via Francesco Crispi, a Gela. Lì sono entrati in azione nonostante il livello d’allerta si sia alzato tantissimo sull’onda delle recentissime disposizioni venute fuori dal vertice del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.

Se l’azione sia fallita per un imprevisto o se volutamente, magari per lanciare un avvertimento, è uno degli aspetti dell’indagine da chiarire.

Intanto i carabinieri starebbero acquisendo immagini girate da un impianto di videosorveglianza in cerca di indicazioni utili alle indagini.

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Alla ricerca delle nostre lontane origini … Nel paese dell’emiro (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

Alla ricerca delle nostre lontane origini … Nel paese dell’emiro (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

(di Salvatore Vaccaro)         Tra mille e mille cento anni fa, molto probabilmente, come ho sostenuto nel mio precedente servizio su questo giornale on line,  un potente signore arabo, un emiro aglabita o kalbita,  fondò quindi  sull’altipiano della nostra  terravecchia, a 770 metri sul livello del mare, Menzil al Amir ( in arabo casale o paese dell’emiro), poi nel tempo, nel corso dei secoli,  mensmir-munsmil-mussumeli.   Allora oltre all’arabo si parlava una lingua che si può dire un miscuglio tra  latino,  greco-bizantino e arabo-berbero che,  nell’arco di qualche centinaio di anni, a partire dal 1200, diventerà gradualmente il primo siciliano parlato e scritto,  grazie soprattutto a Federico II di Svevia, lo stupor mundis,  e ad alla sua scuola poetica siciliana con sede alla corte di Palermo, e contribuirà anche alla nascita della lingua italiana ed al grande patrimonio letterario nazionale. Nasceva così “il paese dell’emiro”, raggruppando qualche  migliaio di musumulisi  nostri progenitori, sparsi qui e là nei vari insediamenti limitrofi che diventeranno poi nel 1500 gli ex 29 feudi della contea di Mussomeli.  L’emiro, che aveva già sconfitto i nostri lontani musumulisi  e distrutto nell’arco di alcuni anni, tra il 830 ed il 860, i loro vari stanziamenti, a partire da Raffe/Mustulicatu, Grotte/Burgitello, Mintina, Girafi/Calavò, Polizzello/Ciensu, ecc.,  scelse per  il suo nuovo borgo una posizione altamente strategica e facilmente difendibile anche con le mura che saranno costruite attorno al centro antico dell’abitato, senza contare il beneficio di un’aria saluberrima e la vista su un territorio straordinario, così come ne scriverà più tardi Gian Giacomo Adria, poeta, storico e medico dell’imperatore Carlo V, e ne decanterà, in un suo manoscritto in latino del 1535, riportato dal Sorge  e che si conserva alla Biblioteca Comunale di Palermo, le bellezze naturali e paesaggistiche con i suoi monti, i boschi (!), le valli, i ponti  e le acque dolci e saltellanti (!) nonché la vita sana e longeva dei suoi abitanti…“Hic vitam sanam …  hic multi viri centenarii”.

O forse può essere accaduto, (siamo sempre nel campo delle ipotesi perché, come ho già detto,  non ci sono prove documentali, e forse non se troveranno mai,  in questo affascinante, oscuro e crudele racconto giallo del nostro passato), che i nostri musumulisi di oltre mille anni fa, abbandonando, sotto la spinta impetuosa dell’avanzata e della conquista arabo-berbera, le loro precedenti fortificazioni con annessi insediamenti, (anche se qualche storico sostiene che molti berberi, una parte dei quali presentano  i caratteri tipici del nord Europa  con occhi azzurri e capelli biondi,  erano stanziati già nel nostro territorio da alcuni decenni), si siano rifugiati tutti insieme, in una estremo ultimo tentativo di difesa, e con l’aiuto di armate bizantine,  sulla antica terravecchia che avranno velocemente recintato con apposite mura per resistere ancora all’ultimo assalto dell’emiro, ma che poi capitolando, come successe per tutti gli altri castrum siciliani, compreso per ultimo il più importante di Castrogiovanni/Enna, si arresero definitivamente al dominio arabo, che, contrariamente a quello che si può pensare, rispetto soprattutto al periodo romano-bizantino, per molti anni fu un periodo di pace e grande prosperità economica per  tutta la Sicilia.

Anche il nostro Mensmir/Mussumeli  ebbe, così, per la prima volta, la possibilità di costituirsi in una piccola laboriosa comunità di pastori ed agricoltori di circa 3000 musumulisi, (attorno al 1500 saranno circa 6000),  che si avvalse  delle nuove colture agricole e dei nuovi sistemi di irrigazione, importati dagli arabi, tra tutti, in particolare il pistacchio ed il carrubo, con buone prospettive socio-economiche per il proprio futuro.  Sarà, infatti, città demaniale in alcuni decenni del 1300/1400 e poi baronia e  contea, e sarà sempre ambita  non solo dagli emiri ma anche dai baroni e principi dei secoli a venire, con, a volte, operazioni molto spregiudicate, in particolare quella di Don Cesare Lanza,  il parricida della famosa Baronessa di Carini.  E non poteva essere un caso che, come ho scritto nel precedente articolo,  proprio nella ricca e prospera  Mensmir/Mussumeli, nei primi anni del  secolo scorso, siano state ritrovate 124 monete arabe d’oro, di cui 90 esposte da molti decenni in una vetrina del Museo Archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, e che aspettano, un domani (!?), di essere riportate a Mussomeli.

E’ grazie alla dott.ssa Stefania Santangelo del CNR di Catania, che tutti noi mussomelesi dovremmo ringraziare,  se oggi esiste uno studio approfondito  ed interessantissimo sui 90 ruba’i d’oro di Mussomeli che giacevano dimenticati da  90 anni (!) in una vetrina del Museo Orsi di Siracusa. Con un suo intervento pubblicato nel 2015 sulla Rivista Italiana di Numismatica, dal titolo “Un inedito ripostiglio di ruba’i da Mussomeli”, si è dato finalmente grande spazio a livello nazionale alla eccezionale scoperta.  La Santangelo sostiene,  attraverso un nota di cronaca del Giornale dell’Isola  e dalla lettura di un racconto del 2010 di Maria Sorce Cocuzza, che il gruzzolo di 124 ruba’i d’oro (quarti di dinar) del periodo di Al- Mustansir fu rinvenuto casualmente nel 1923 in un ripostiglio ai piedi del castello, lato sud, e subito sequestrato al suo scopritore, un certo Belfiore, che poi, però, ne consegnò  alle autorità solo 90 esemplari (gli altri 34 saranno stati forse un premio o un contentino per il Belfiore), e nel 1928, grazie all’impegno ed alla tenacia di Paolo Orsi, pervennero al Museo Archeologico di Siracusa dove ancora oggi li possiamo ammirare. E come si può vedere dalle foto qui pubblicate, le monete sono ancora in  buono stato di conservazione, hanno un peso medio di circa un grammo e sono state quasi tutte emesse nella zecca di Palermo e in Tunisia a nome di Al-Mustansir, il califfo fatimide che regnò dal 1035 al  1094, tranne alcune  a nome di Al Zahir.  Esse si presentano, come ce le descrive la Santangelo,  per lo più con tre cerchi concentrici di scrittura o con leggenda disposta in tre o quattro righe e quelle più numerose, 41 esemplari, considerate le più peculiari della zecca fatimide di Sicilia,  con il tipo stellato o ad esagramma,  caratterizzate, nelle due facce, da una stella o ruota di carro ottenuta dall’intersezione di cinque/sei linee di scrittura.

Molto piacevole il racconto del ritrovamento che ne fa la Santangelo “Le storie locali, com’è  noto, pullulano di fantasiosi racconti sulla presunta presenza di oggetti preziosi e monete nascosti, soprattutto se nel territorio vi è  un castello. Non fa eccezione il castello chiaramontano di Mussomeli, da sempre al centro di suggestivi misteri, come quello che, stando ad un’antica credenza, al suo interno vi fosse seppellito un tesoro. Nel febbraio del 1923, finalmente, qualcuno crede che i sogni si possono realizzare e che quella leggenda popolare tramandata nei secoli celi un fondo di verità: un umile uomo, trovandosi a passeggiare per raccogliere verdure nel terreno sottostante la rocca del castello, rinviene casualmente un’anfora sigillata piena di monete d’oro e sembra destinato a diventar ricco. Ma il rumore generato dalla vicenda è tale che buona parte delle monete vengono sequestrate allo scopritore e subito prese in custodia dalla Soprintendenza di Palermo.”

 

Inspiegabilmente, sottolinea ancora la Santangelo, questo eccezionale rinvenimento, pur essendo esposto da tempo in una vetrina del Medagliere del museo di Siracusa, è stato ignorato dalla comunità scientifica ed è rimasto inedito fino ad oggi. Indubbia, tuttavia, è la sua importanza, sia per la nota penuria di ripostigli editi riferibili all’epoca islamica, che per la storia stessa del territorio in cui fu trovato”. Quindi  un rinvenimento eccezionale non solo per Mussomeli ma per  tutta la Sicilia,  e  che può far conoscere meglio l’ultima fase della monetazione araba in Sicilia (in arabo Siqilliyyah come riportato in alcune monete), nell’ultimo tormentato periodo che mette fine alla dominazione araba in Sicilia e che fa pensare alla fuga di un potente arabo, forse il figlio o nipote del nostro emiro musumulisi (!?), che da Palermo, attaccata dai Normanni, correva a  rifugiarsi nell’imprendibile fortezza del nostro castello o  nella strategica terravecchia araba di Mensmir/Mussumeli (!?).

Adesso, mille  e qualche decennio dopo,  il nostro antichissimo paese dell’emiro, ormai spopolato da una pesante emigrazione che si trascina ancora oggi e che ne ha ridotto la popolazione ad appena 9 mila residenti, la  metà di quelli che aveva sul finire degli anni 50, conserva tra le sue mura rugose, gli archi di pietra e le stradine medievali, quasi del tutto ormai abbandonati e fatiscenti,  un fascino ed una atmosfera straordinari, ultimi frammenti  della nostra storia  millenaria. Ma chi lo sa! Può darsi che domani (?) con le nostre ricche risorse ambientali, monumentali ed archeologiche, il clima mite e l’aria salubre,  con la riscoperta dell’agricoltura biologica e dei prodotti e dei sapori genuini di un tempo, si volti pagina  e si cominci una nuova età,  magari con l’aiuto di  un  nuovo emiro!

A  mille anni di distanza,  la comunità di Mensmir/Mussomeli  per sopravvivere dovrà per forza inventarsi un nuovo ruolo, una nuova identità. Far leva  sul  proprio lontano passato, sulla propria storia, sulle quelle  antichissime radici  che si perdono nella notte dei tempi,  non può, non deve essere solo un sogno.

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Sulle orme dei nostri antenati. Mille anni fa (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

Sulle orme dei nostri antenati. Mille anni fa (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

Inauguriamo oggi la rubrica  a cura del Professore  Salvatore Vaccaro, già dirigente scolastico,  da sempre impegnato nel mondo della formazione e della  cultura. Giornalista pubblicista, per 22 anni ha diretto “Progetto Vallone”,  storico e conosciutissimo  periodico cartaceo e  si è avvalso dei contributi  di oltre 200 collaboratori. Il direttore e la redazione di Castello Incantato ringraziano il Professore Vaccaro per aver messo la sua prestigiosa e autorevole penna a beneficio di questa testata.

(di Salvatore Vaccaro) Cominciamo con questa piccola indagine alla ricerca delle nostre antiche radici, un cammino, fatto di ipotesi e tracce per lo più toponomastiche,  ripercorrendo, insieme ai lettori,  le orme dei nostri lontani antenati.  Le origini dei vari piccoli insediamenti che formeranno poi, attorno al mille, la comunità di  Mussomeli, si perdono  nella notte dei tempi. Troviamo, infatti, segni della presenza di gruppi umani preistorici e sicani anche all’interno stesso della nostra  “Terravecchia”, cuore del  suo ancora  inestimabile centro storico, e nei pressi dell’abitato.

Ma quando nasce Mussomeli e perché questo nome? Il documento storico più antico che si conosce, come riporta il Sorge, nel 1910, nella sua Storia di Mussomeli, è il privilegio del 4 aprile 1392 con il quale Re Martino concedeva a Guglielmo Moncada tutti i feudi posseduti da Manfredi e confiscati ad Andrea Chiaramonte, fra cui il castrum Musumelis cum terra Manfride.  Quindi prima che Manfredi ne detenesse il possesso la nostra terra aveva  già una sua comunità ed  un suo nome, e a nulla servono tutte le facili asserzioni dei vari storici che attribuiscono a Manfredi III  la paternità della sua fondazione, come non bastarono i quasi quarant’anni di suo incontrastato dominio e del suo erede Andrea  a lasciare una traccia del loro nome nella memoria del nostro popolo, e forse non sarebbero bastati altri decenni ancora,  perché non era facile cancellare le radici secolari di una identità popolare collegata ad un nome con il quale era stata identificata in un dato momento della sua storia. Risulta quindi errata l’affermazione dello storico Di Giovanni, che poi è diventata ricorrente in quasi tutte le guide nazionali ed internazionali, con la quale si è fatto risalire il nome Mussomeli (monte di miele dal latino mons mellis) ad una fantomatica coltivazione di “meli” e/o ad una ricca colonia di api esistenti nel territorio,  in particolare sul monte più alto che domina l’abitato.

 Mussomeli deriva, invece, quasi certamente, dall’arabo Menzil al Amir  e nasce circa mille anni fa  durante la dominazione araba, in uno dei pochi periodi di pace e prosperità. Non ci sono, e forse non si troveranno mai, documenti che provino in  modo assoluto quello che sto dicendo, ma si tratta di una ipotesi, come vedremo, non del tutto peregrina. Uno degli emiri aghlabiti, o forse kalbiti, un  potente  signore arabo, apprezzandone il clima salubre e la posizione strategica dalla quale si controlla una grande estensione dell’antica Val di Mazzara,  decise di risiedervi nei momenti di riposo dalle fatiche  dell’amministrazione del territorio e dalle continue lotte contro i berberi e i vari nemici esterni, e di riedificare quella eccezionale fortezza fusa nella rupe, usata dai bizantini in una estrema  e coraggiosa difesa da Abbàs, emiro arabo, che cercò di espugnarla invano nell’860,  come ci racconta il Sorge, parlando dell’imprendibile roccaforte Kalàt-abd-el-Mumin, citata dall’Amari nella sua Storia dei Musulmani, e che potrebbe aver dato il nome alla contrada Katabba, limitrofa al  nostro castello.  Anche dentro l’abitato c’è pure un  “Cortile Catabba”, l’unico nome (!) di contrada che risulta presente nello stradario del paese e che si trova  alla fine di Via Milazzo, ad est della  Piazza Roma.

Non mancano altre ipotesi,  come  quella  del  Sorge che, riferendosi ad alcuni eventi citati nella Cronaca di Cambridge, ipotizza, oltre a Mensil al Amir, anche il nome di  Mesid-Malis , oppure quella molto più recente del giovane Michele Ognibene che, in un articolo di un  paio di anni addietro, prendendo lo spunto dalle 90 monete arabe emesse quasi tutte a nome dell’emiro Al Mustansir,  però del tardo periodo 1035-1094, e ritrovate nei primi anni del novecento ai piedi del Castello (ora si trovano al Museo Paolo Orsi di Siracusa e vi sta facendo uno studio la  Dott.ssa Stefania  Santangelo ), fa risalire a quell’emiro l’origine del nome ,  o ancora l’altra di Giuseppe Giunta, esperto di lingua araba, che nella sua Storia di Bompensiere del 1983, per Mussomeli suppone  il nome originario Mmis  Melih, che a parte la somiglianza fonica non ha però alcun riferimento storico su cui basarsi,  mentre  per altri toponomi arabo-berberi delle nostre contrade,  ricostruiti dallo stesso in una interessantissima cartina  che qui pubblichiamo per i nostri lettori, l’origine  dei nomi è molto plausibile e coerente con la natura idro-orografica del territorio e delle tribù berbere di allora.

Ma al di là di queste supposizioni e di altre che non cito perché poco attendibili,  Menzil al Amir  resta  per me,  (e anche, con più convinzione, per lo storico mussomelese, P. Giuseppe  Calà , che nel suo manoscritto “Ricerche storiche su Mussomeli” del 1909, e pubblicato per la prima volta da Progetto Vallone nel 1995, a cura del prof. Nino Raviotta, cita Misimerium  per Mussomeli da un documento del 1466 riportato dal Pirri), l’ipotesi più probabile, la più logica, con  un fondamento  storico, quello riportato da Edrisi, storico arabo di Ruggero II, anche se  riferito ad un altro comune, Misilmeri, i cui dati storici riprendo dal  volume “Il castello di Misilmeri” pubblicato nel 1981 da Mons.  F. Romano (ed. Fiamma Serafica – Palermo), ma che ha un’evoluzione fonetica straordinariamente simile a quella di Mussomeli. Per capire meglio quanto detto, si possono vedere le tabelle qui pubblicate con elenco dell’evoluzione del nome per le due città e con i nomi dei due comuni nelle carte geografiche più antiche della Sicilia, senza contare, e non può essere solo una coincidenza, che i suoi abitanti, almeno quelli più anziani, tra di loro si chiamano in dialetto, ancora oggi, musumulisi.

  Qualcuno si chiederà come possa essere stato il percorso fonetico soprattutto orale, e poi, negli ultimi secoli, scritto, da Menzil al amir a Mussomeli. Probabilmente sarà stato così come segue: Menzil al amir  > Menzilmir > Menzmir > Mnzmir > Munsmir > Mussumir > > Musumeni > Musulumeni > Mussumeli. Altri si chiederanno come si è arrivati a fondare la comunità con annesso insediamento di Menzil al amir/Mussumeli. Qui, restando sempre nel campo delle ipotesi, ma che danno una risposta al Padre Calà, al Sorge e ad altri che si chiedevano come mai il nostro castello, contrariamente a come si vede negli altri centri medievali siciliani, si trovi a quasi tre chilometri dall’abitato?  Perché prima di Menzil al amir, c’erano stati   altri piccoli insediamenti tardo-bizantini a Raffe, Grotte, Cangioli, Borgitello, ecc., su cui torneremo a fare altre indagini, che furono definitivamente abbandonati, dopo  la conquista araba,  sotto l’impetuoso urto armato degli arabi e berberi  musulmani, con possibile distruzione del nostro castello Kalat-abd-el mumin/Katabba, attorno al 900, e, agevolati dall’influsso positivo della cultura araba, oltre che delle nuove colture agricole, i piccoli gruppi di qualche migliaio di musumilisi del tempo  si costituirono in una comunità locale più ampia e più solida, insediatasi definitivamente e stabilmente sulla parte alta della rocca, l’attuale Terravecchia, che si chiamerà Menzil-al-Amir/Mussumeli.

 A dare anche un supporto logico a questa ipotesi come non considerare il nome Burgitello/Borgitello, dall’arabo burg, un ex feudo  di cui fa parte il castello fino alla contrada Grotte/Omomorto,  cioè un piccolo insediamento bizantino difeso dal Kalat-abd,  che doveva esistere prima del nuovo Menzil-al amir.  Hanno poi valore di prova delle origini arabo-berbere del nostro paese, che ripeto fu uno dei periodi più ricchi sul piano economico e culturale della Sicilia e del nostro entro terra (osservare le bellissime monete d’oro qui illustrate, di cui si è conservata solo una minima parte), i nomi di quasi tutte le contrade e località limitrofe attorno all’abitato:  Annivina  da Ain Bin – fontana di periferia (Indovina!), Annivinedda (Indovinella!), Bumarru, Burruganu, Bragamè, Calavò  (Calabue!), Cangiuli, Catabba, Canzirotta, Dainu, Garzizetti, Girafi, Mintina, Mustijuvi, Mustulicatu, Quadìa, Raffi, Raffucallu, Riina, Samprìa, Zubbiu, ecc.,  molti dei quali, italianizzati e resi illogici e bizzarri,  si riferiscono a vari tipi di sorgente ed  a nomi di personalità arabe, a cui, dalla fine dell’800 all’anno mille, millecento, circa, furono concesse  dall’emiro del tempo grandi estensioni di terre da coltivare, e che, a loro volta, hanno dato origine a cognomi ancora oggi in uso nelle famiglie di Mussomeli ed in Sicilia.

        Non è facile in poche righe dare un quadro esaustivo di come e quando cominciammo ad essere comunità “musumulisa”.  Da quanto ipotizzato sopra, e su cui avremo tempo per approfondire ed accettare chiarimenti e suggerimenti anche da parte dei lettori, non ci siamo allontanati troppo da quello che avvenne tra il mille e i mille e cento anni fa.

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“Cool Jazz”, ecco il cartellone della stagione 2017

“Cool Jazz”, ecco il cartellone della stagione 2017

MUSSOMELI – E’ stato annunciato il cartellone dell’ edizione 2017 della rassegna di “Cool Jazz”, associazione musicale mussomelese. Quest’anno il varo dell’undicesima edizione è stato coordinato dall’arch. Alfonso Cardinale   che si è avvalso dell’apporto del nucleo “storico” (Pio Di Salvo, Sandro Genco, Lorenzo Ladduca e Tonino Calà) e di quello dei giovani del Collettivo SempliCittà, l’arch. Michele Schifano e l’avv. Gero Salamone, e del circolo Trabia- E. Giudici (Adriana Tuzzeo e Leonardo Curiale, con i quali condivide peraltro la responsabilità della programmazione culturale del sodalizio) La stagione sarà costituita da quattro concerti che si terranno nella tradizione  sede  dell’Antica Pasticceria Normanna a Mussomeli.

Si  inizierà il 17 Marzo, con il sassofonista Joe la Viola, in trio assieme al contrabbassista Nik Mazzucconi e al batterista Ellade Bandini, decano dei batteristi italiani che oltre ad avere suonato con i più importanti Jazzisti internazionali ha “accompagnato” i maggiori cantautori italiani (Battisti, De Andrè, Guccini, Vecchioni).

Si proseguirà il 31 marzo, con il quartetto del chitarrista Sergio Munafò che, insieme a Claudio Giambruno ai sassofoni, Alberto Fidone al Contrababasso ed al torinese Enzo Zirilli alla batteria, ci farà ascoltare i brani del suo ultimo progetto: “Light Frames”. Dopo la pausa pasquale, si riprenderà il 26 aprile  con Giuseppe Milici, musicista che con la sua armonica ha ormai assunto un’importante dimensione internazionale. Milici, che tra l’altro è stato allievo del recentemente scomparso Toots Thielemans, sarà in duo con  il bravo fisarmonicista Roberto Gervasi. La stagione si concluderà il 12 maggio, con il trio dell’energico e brillante pianista toscano, Daniele Gorgone, di cui fanno parte Giovanni Villafranca al contrabasso e Paolo Vicari alla batteria. Ritorna, loro ospite, il giovane e talentuoso sassofonista  Claudio Giambruno.

Alla tradizionale stagione dei quattro concerti, quest’anno si innestano tre eventi che intersecheranno i concerti con l’obiettivo di diffondere e approfondire la cultura musicale. Questi eventi, organicamente riuniti in un progetto che è stato denominato “Attraversamenti”,  avranno luogo nella prestigiosa sede del Circolo Trabia-E. Giudici. Il primo, che aprirà l’intera stagione, sarà l’11 marzo alle ore 19. Nello Toscano, uno dei più importanti musicisti del panorama contemporaneo, terrà una conversazione sul Jazz nel corso della quale oltre ad esemplificare con il contrabasso alcune tecniche e tematiche jazz, si avvarrà di ausili sonori e proiezioni  video. Si proseguirà  poi il 7 Aprile e  si concluderà il 5 Maggio con due attraversamenti del mondo jazz,  nel corso dei quali saremo guidati dal giornalista musicale Antonio Puglia e dal Dj Martino Gaziano sulle tracce dei Beatles e di Lucio Battisti ascoltando le loro canzoni rigorosamente in vinile.

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Museo Regionale Interdisciplinare di Caltanissetta, il 14 marzo inaugurazione della mostra “ Abitare, pregare e morire nell’antichità”

Museo Regionale Interdisciplinare di Caltanissetta, il 14 marzo inaugurazione della mostra “ Abitare, pregare e morire nell’antichità”

Caltanissetta – Nell’ambito delle iniziative di promozione e valorizzazione del Polo Museale di Gela e Caltanissetta relativamente alle collezioni archeologiche custodite nel Museo Regionale Interdisciplinare di Caltanissetta, la mostra “ Abitare, pregare e morire nell’antichità”, costituisce senz’altro un appuntamento da non perdere.

Il Direttore del  Museo Archeologico, Giovanni Crisostomo Nucera, con questa esposizione ha voluto arricchire le già notevoli aree espositive della struttura museale, ricreando delle ambientazioni di vita quotidiana mediante l’utilizzo di reperti finora conservati nei depositi dello stesso Museo; sono più di 130 oggetti che per la prima volta saranno presentati al pubblico inseriti in ambientazioni particolarmente suggestive.

La mostra, attraverso una selezione di reperti appositamente scelti, racconta i tre momenti più importanti della vita degli uomini nell’antichità: come vivevano nelle loro abitazioni, come pregavano nelle aree sacre e infine come venivano seppelliti. Il filo conduttore della mostra è dunque rappresentato dalla vita quotidiana degli uomini dell’età indigena e greca con un salto alle soglie della modernità. Chiude infatti il percorso espositivo un’ambientazione di vita domestica contadina e artigianale della Sicilia tra 1800 e 1900. Questi ultimi materiali, facenti parte della collezione etnografica del Museo Etno-antropologico di Vallelunga Pratameno, sono stati prestati dal Sindaco del Comune di Vallelunga Pratameno, Avv. Giancarlo Pelagalli, e dalla Soprintendenza dei BB.CC.AA. di Caltanissetta, nella persona dell’arch. Vincenzo Caruso,  che ne detiene la tutela. La Mostra, curata dall’ Arch. Giovanni Crisostomo Nucera e dagli Archeologi Marina Congiu e Gianluca Calà, sarà inaugurata Martedì  14 Marzo 2017 alle ore 10,00 e rimarrà aperta al pubblico fino al 14 Maggio 2017.

L’esposizione si snoderà per tutto il piano inferiore del Museo Archeologico con sette sezioni, ciascuna delle quali corrisponde ad una precisa ambientazione. Il percorso inizia dall’area per la lavorazione e la conservazione delle derrate, zona agricola e artigianale, per  passare alle ambientazioni del simposio (esclusivo degli uomini), alla cucina e al gineceo (esclusivo delle donne). Da qui la Mostra prosegue verso la ricostruzione di un’area sacra per Greci e Indigeni  e verso l’area della necropoli in cui sono state ricostruite diverse sepolture; il percorso su conclude    con l’ambientazione dedicata alla vita contadina  dei nostri avi della prima metà dello scorso secolo.

L’inaugurazione della Mostra, che gode del patrocinio dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, del Libero Consorzio dei Comuni di Caltanissetta, delle Amministrazioni Comunali interessate e del contributo di alcuni sponsor locali (Ance di Caltanissetta, Rotary Club di Mussomeli, Banca Mediolanum di Mussomeli e Banca BCC San Michele di Caltanissetta e di Pietraperzia) sarà preceduta dai saluti delle Autorità e dei curatori e da un momento di approfondimento scientifico curato dai docenti Rosalba Panvini e Dario Palermo dell’Università degli Studi di Catania.

Inoltre, visto, l’alto valore scentifico-didattico della suddetta mostra, il Direttore del Museo archeologico, ha ritenuto opportuno inaugurare l’esposizione in orario antimeridiano in modo tale da consentire l’ampia partecipazione delle Istituzioni Scolastiche, dei Docenti e degli Studenti che costituiscono la continuità del nostro patrimonio culturale e ai quali spetterà il compito di salvaguardare e tramandare queste testimonianze.

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A maggio uscirà “Io ho scelto Cristo”, terzo libro di Angela Gabriella Di Salvo

A maggio uscirà “Io ho scelto Cristo”, terzo libro di Angela Gabriella Di Salvo

MUSSOMELI – Scrittrice e soprattutto cristiana, come ama definirsi la mussomelese Angela Gabriella di Salvo, annuncia in anteprima a Castello Incantato, l’uscita del suo terzo libro, che avverrà alla fine di maggio.

Anch’esso come gli altri due, “Alle porte di Emmaus” e “Verso il paradiso”, sarà edito Gruppo Editoriale Espresso.

Tema centrale del libro, il cui titolo sarà: Io ho scelto Cristo, è la conversione e la sequela a Cristo, snodato dall’intreccio di storie umane di personaggi della vita reale , conosciuti dall’autrice , che hanno rivolto , ad un certo punto della loro esistenza, lo sguardo a Cristo e al suo amore.

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Sutera e la sua storia, convegno in Municipio

Sutera e la sua storia, convegno in Municipio

Sutera – Sutera e la sua storia. Questo il tema di una tavola rotonda in programma domenica 5 marzo, a partire dalle cinque del pomeriggio, nella sala convegni del Comune di Sutera
L’appuntamento, in occasione della ricorrenza annuale sulla demanialità. È stata la stessa amministrazione comunale del centro del Vallone ad organizzare un incontro sulla storia di Sutera e della borgata di Milocca, in collaborazione con la Società Nissena di Storia Patria.
Antonio Vitellaro, Antonio Guarino e Luigi Santagati terranno una propria relazione, rispettivamente sulle Storie speciali di Sutera e Milocca, sugli uomini illustri di Sutera e su Sutera bizantina.

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Mussomeli, menzione speciale a Salvatore Genco Russo dell’IIS Mussomeli e Campofranco

Mussomeli, menzione speciale a Salvatore Genco Russo dell’IIS Mussomeli e Campofranco

Mussomeli – Soddisfazione della Dirigente Prof.ssa Carmen Campo per la menzione ottenuta da Salvatore Genco Russo al “Modello Pirandello” che è un concorso letterario, riservato agli studenti delle scuole secondarie superiori, sia a livello nazionale che europeo, che il club di Agrigento del Kiwanis international, a decorrere dal 1986 (50° anniversario della morte di luigi Pirandello) bandisce Annualmente.

Il Concorso prevede  la scrittura  di una novella ispirata alle tematiche narrative di Luigi Pirandello e diversi alunni guidati dalla prof.ssa Maria Eluisa Pacino hanno partecipato al concorso letterario con delle novelle in cui erano presenti i temi più noti dello scrittore siciliano.

La Commissione giudicatrice presieduta dal celebre scrittore Andrea Cammilleri ha selezionato per una menzione speciale la novella “Vincerò” di  Salvatore Genco Russo che narra la vicenda di un uomo che frustrato ed assillato da una moglie rancorosa che lo accusa di essere incapace di procurarle  il benessere in cui vorrebbe vivere,  cerca disperatamente un modo per  accontentarla .

Un  giorno colto dal sonno mentre sta guardando un film di mafia, individua proprio nell’affiliazione alla mafia la soluzione al suo problema , ipotesi  da cui  per fortuna rifugge con orrore rendendosi conto  di doversi sporcare le mani di sangue.

In un secondo momento pensa al gioco del superenalotto come altra  soluzione e vi si dedica in forma maniacale convinto prima o poi di vincere e cambiare così la sua forma di uomo inetto.

Senza rendersene conto il vizio del gioco lo porta all’ alienazione totale e  quando pensa di avere perduto tutto, un colpo di scena finale gli darà un’ulteriore chance che gli eviterà di cadere nel baratro del vizio e lo farà riflettere sulle causa fondamentali della dipendenza del gioco.

La novella  di Salvatore svolge l’idea della famiglia, della società e soprattutto della forma come trappole che imprigionano e spengono il flusso vitale del protagonista, costringendolo in ruoli e forme  che il suo  spirito  rifiuta e che lo condurranno ad un passo da scelte terribili da cui non sarebbe potuto   tornare indietro.

Al protagonista della vicenda schiacciato dalla  necessità della visibilità  economica (avere una forma di ricco)  e dall’ambiente familiare  opprimente (tensioni segrete, rancori, ipocrisie) non rimane altra via di salvezza che  la fuga nell’irrazionalità.

Bravo  Salvatore ! Un riconoscimento avallato da  Andrea Cammilleri, uno dei più grandi scrittori del nostro tempo è una bella soddisfazione!

Bravi  anche Arianna Lo Conte, Salvatore Ginex, Giovanni Castiglione, Pietro Palumbo, Marco Vitello, Luca Mulè, Francesco Provenzano, i quali si sono cimentati anch’essi nella stesura di novelle  inedite e a parere della prof.ssa Pacino, loro insegnante di Italiano,  con ottimi risultati tanto più quando si è trattato di cogliere un piccolo spunto di sicilianità  su cui costruire una bella trama.

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Strade groviera: Ciccio Amico raccoglie su FB le foto delle vergognosa viabilità del Vallone

Strade groviera: Ciccio Amico raccoglie su FB le foto delle vergognosa viabilità del Vallone

 

im13MUSSOMELI – Alla voce isolata di castelloincantato.it che, da mesi, ha lanciato l’allarme e ha raccontato i pericoli legati al recente maltempo e alle conseguenze sulle viabilità  urbana ed extraurbana dei paesi del Vallone, si è aggiunta quella di Ciccio Amico che su Facebook ha fondato un gruppo “L’altro paese  quello reale ditelo a Ciccio”. “Questa pagina -spiega il promotore –  nasce dall’esigenza molto avvertita e sentita di dare voce ai tanti concittadini mussomelesi che da tempo chiedono giustizia, sensibilità e senso di responsabilità nei loro confronti. Una Mussomeli abbandonata da tutta la politica che vede partire i suoi tanti giovani in cerca di lavoro, che vede un disagio per adulti ed anziani e che non riesce ad avere risposte giuste, concrete, rapide ai tanti problemi che opprimono e creano grande malessere alla nostra comunità”.  Su Facebook sono state inserite eloquenti foto sullo stato di abbandono e di distruzione in cui versano le nostre strade. Guard rail divelti, manti sprofondati, carreggiate ristrette, accumuli di detriti e fango che rendono le strade del Vallone un verso e proprio percorso di guerra, uno slalom ad ostacoli dove occorre evitare buche e tratti dissestati e, a volte, perfino scegliere il male minore: scegliere il tratto meno dissestato da percorrere!

 

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Comune Mussomeli

 

 

 

 

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