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A Marianopoli due giorni dedicati al solstizio d’estate e festa dei grani antichi Slow Food

A Marianopoli due giorni dedicati al solstizio d’estate e festa dei grani antichi Slow Food

MARIANOPOLI – Nell’ambito del circuito delle 34 manifestazioni d’interesse regionale legate a “In viaggio alla ricerca del genius loci”, il neosindaco Salvatore Noto rilancia i “Tramonti a Mitistrato”. Il prossimo 24-25 Giugno, in occasione delle giornate del solstizio d’estate, che segnano la massima estensione delle ore di luce solare dell’anno, si terrà la  “Festa dei legumi e dei frumenti antichi al solstizio d’estate” organizzata dalla costituenda unità “Valle del Bilìci-Terre di Mezzo”, locale sezione staccata della condotta Slow Food di Enna. 

Il 24 giugno, alle 17, nella sala conferenze del Gal, C.so V. Emanuele sarà inaugurata la sezione Slow Food della Valle del Bilìci, a seguire il laboratorio con il maestro pasticciere Calogero Defraia sui frumenti antichi in pasticceria – trasformazione e preparazione confarine locali a km0. Infine C. Montagna, storico dell’arte e ricercatore I.E.ME.S.T. parlerà su “Considerazioni sull’allineamento al tramonto del Solstizio d’Estate sulle Serre di Villalba, in vista dal Sito Megalitico di Balate-Vallescura sulla Rupe di Marianopoli.” Al tramonto del sole del Solstizio si effettuerà l’osservazione del fenomeno discusso in conferenza dal terrazzo dell’Associazione Nazionale Carabinieri soprastante la sala Gal. A partire dalle 21 in piazza Garibaldi sarà allestita una area del gusto con assaggi di prodotti locali. La serata sarà, infine, allietata dal gruppo musicale “Sikuèla” con suoni, canti e balli popolari vicini e lontani.  

Il 25 giugno alle 19 – sala conferenze del Gal Montagna replicherà la conferenza e poi sarà replicata l’osservazione del solstizio. L’obiettivo è dare visibilità commerciale e culturale, nell’ambito della filiera “Saperi & Sapori del territorio” all’agro-biodiversità dei nostri tradizionali prodotti. Per tutta la durata della manifestazione visite gratuite ai musei etnografico ed archeologico, con il presepe monumentale presso il sottotetto del palazzo municipale. Per accedere all’area del gusto il ticket è di 5 euro.  Il laboratorio dei frumenti antichi in pasticceria a numero chiuso rende obbligatoria la prenotazione con un messaggio whatApp al numero 3337192887. I possessori di Ticket di accesso a verranno preferiti sino ad esaurimento posti.  Sarà presente un banchetto informativo dell’associazione Slow Food a testimoniare L’ importanza assegnata alle tradizioni alimentare con l’obiettivo finale di dare vita ai “Presidi  delle Terre di Mezzo”.

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Rivive la Via Francigena ad iniziativa dei volontari, della Chiesa e del comune di Sutera

Rivive la Via Francigena ad iniziativa dei volontari, della Chiesa e del comune di Sutera

SUTERA – A Sutera una rassegna di appuntamenti farà rivivere la Magna Via Francigena di Sicilia, “il cammino di Sicilia”, un percorso di 180 km lungo l’asse Palermo-Agrigento, che attraversa gli incantevoli paesaggi dell’entroterra, tra ruderi, monumenti, borgate, vallate, campi in fiore ed un patrimonio umano che, tassello dopo tassello, arricchisce ogni viaggiatore di culture e tradizioni diverse.

Dopo le prime presentazioni del percorso all’interno della manifestazione “U ballu di diavuli” di Prizzi e a Santa Cristina Gela, il prossimo 24 giugno dalle  20.30, il Chiostro di piazza del Carmine, sede del museo etnoantropologico, ospiterà un vero e proprio talk che, attraverso proiezioni, interviste ed approfondimenti, racconterà come affrontare il cammino, a piedi o in bici insieme con Davide Comunale, presidente dell’associazione Cammini Francigeni di Sicilia e Salvino Calatabiano, attore e burattinaio della compagnia “Teatro degli Spiriti”, che porterà sul palco le suggestioni di un viandante sulla Magna Via in un monologo dal titolo “La strada antica”. Interverranno anche il Sindaco di Sutera, Giuseppe Grizzanti, e l’Assessore alla Cultura, Marisa Montalto Monella; saranno presenti, inoltre, i pellegrini che il 18 giugno hanno intrapreso il percorso partecipando al  cammino inaugurale, accompagnati in via eccezionale dallo staff dell’associazione “Cammini Francigeni di Sicilia”.

 Ritracciare i cammini francigeni di Sicilia, percorsi di origine normanna, battuti prima da monaci impegnati nell’opera di reecristianizzazione e successivamente da pellegrini diretti ai porti di Messina, Marsala e Mazara del Vallo, da cui poi salpare per la Terra Santa. Grazie al lavoro di squadra tra i volontari riuniti nell’associazione Cammini Francigeni di Sicilia,  gli amministratori locali e regionali le diocesi siciliane oggi la Magna Via è già una realtà calpestata da centinaia di camminatori. Sul sito www.magnaviafrancigena.it è possibile trovare tutte le informazioni sulle singole tappe, informazioni storiche sulle mete da scoprire e consigli per alloggi.

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Louise Hamilton e il nostro “piccolo mondo antico” (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

Louise Hamilton e il nostro “piccolo mondo antico” (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – In questi giorni, nel dedicarmi alla lettura del diario “Vicende e costumi siciliani”  di Louise Hamilton Caico, procuratomi da Federico Messana, sindaco di Montedoro, che mi ha anche fatto visitare il museo delle zolfare, il planetarium e l’osservatorio astronomico, splendidi gioielli del suo piccolo ma sempre dinamico comune, ho avuto modo di scoprire, tramite Calogero Messana, (ottimo cultore di storia locale, che pubblica nel suo blog www.messana.org, insieme ad altri,  oltre ad un fornitissimo ed interessantissimo museo etnologico  una miniera di notizie storiche e di vario genere), lontane vicende sconosciute e pezzi di storia straordinari del nostro territorio. Mi è parso, come per il libro Quadìa terra di mori di Paolo Giudici, di rivivere, come in un bellissimo film in bianco nero, la vita  quotidiana del nostro piccolo mondo antico descritto e fotografato da Louise Hamilton più di cento anni fa. Ed a proposito delle preziosissime foto della Hamilton, fatte con una kodak a soffietto della fine dell’800, solo 600 delle probabili duemila circa, come mi riferisce Calogero Messana, sono state ritrovate per puro caso. Infatti nel 1968 la signora G. Ricotta, nuova proprietaria dell’ultima abitazione a Montedoro di Letizia Hamilton Caico, la figlia che continuò a gestire quello che era rimasto della enorme proprietà dei ricchissimi Caico, riuscì a salvarne solo una piccola parte dal pattume in cui era stata precedentemente sparsa dai precedenti vecchi proprietari dell’immobile, ed alcune di queste  erano già molto danneggiate dall’incuria e dall’abbandono in cui si trovavano. Ed è stato, poi, il nostro Calogero Messana, qualche anno fa, a convincere, finalmente, la signora Ricotta, che le custodiva molto gelosamente, a fare esporre a Caltanissetta, nella  prima mostra del 22 dicembre  2012, questi inestimabili scatti della fine dell’800 che riguardano il nostro territorio, in particolare quello di Montedoro, Caltanissetta, Serradifalco, Bompensiere ed una parte degli ex feudi di Mussomeli. Non sappiamo se tra le foto ormai disperse ve ne fosse qualcuna di Mussomeli. Certo, sembrerà strano che arrivata a Bompensiere con la sua kodak a  soffietto, accompagnata dai suoi due fedeli campieri armati fino ai denti, non sia stata attratta dalla curiosità di vedere e fotografare quello splendido maniero di Mussomeli che, come oggi, anche allora si vedeva, guardando verso ponente, dall’alto della collina di Montedoro.

Louise Hamilton, ultima di 6 figli, come riportato dal  prof. Alfonso Alfano in una sua  memoria scritta a Palermo nel 1992, era nata a Nizza, nel 1861, da padre irlandese e da madre francese. Poi, il padre, uomo indubbiamente inquieto, decise, nel 1863, di trasferirsi con la sua famiglia in Italia, a Firenze, dove, in quello stesso anno, era stato mandato dalla sua ricca famiglia a iscriversi agli studi superiori, il dodicenne montedorese Eugenio Caico, che, guarda caso, venne ospitato proprio dalla famiglia Hamilton. Il giovane irrequieto Eugenio fu, però, richiamato per punizione in Sicilia, nel 1870, ed avviato all’amministrazione dei tanti beni di famiglia, perché, preso dall’entusiasmo per la famosa Breccia di Porta Pia a Roma, aveva deciso di recarsi nella nuova capitale d’Italia. Soltanto dieci anni dopo, nel 1880, Eugenio riesce a lasciare Montedoro ed a fare un giro per l’Europa, ricordandosi della famiglia Hamilton, che nel frattempo si era trasferita in Liguria, a Bordighera, vicino alla frontiera francese,  dove trova la bella Louise, ormai diciannovenne. E, come ci riferisce il prof. Alfano, fu il “classico colpo di fulmine tra il ventinovenne signorotto di campagna e la leggiadra fanciulla che frattanto, oltre alle scuole italiane, aveva frequentato le migliori scuole francesi e londinesi”.  Si sposarono, lo stesso anno, pur con l’opposizione del fratello Cesare e di tutti i Caico, che, vedendo il rischio di una disgregazione del patrimonio di famiglia, gli proibirono di tornare per sempre a Montedoro. Ma, i due giovani vissero agiatamente nella villa Hamilton di Bordighera, dove nacquero tutti i figli: Franco (morto prematuramente), poi Lina, Giulia, Federico e, ultima, nel 1892, Letizia.

Finalmente, nel 1897, dopo la morte di Cesare, l’ostinato e irriducibile fratello maggiore che lo aveva praticamente esiliato, Eugenio portò per la prima volta  la sua famiglia a Montedoro. In quegli anni i Caico erano ancora ricchissimi proprietari di  terre, miniere di zolfo e di molti fabbricati, oltre al grande potere politico che esercitavano in paese ed alle potenti amicizie di cui godevano. Qui,  Louise Hamilton Caico, dove restò sedici anni fino al 1913, anche se non mancheranno lunghi soggiorni a Londra, Bordighera e Palermo, vivrà “una esperienza esaltante e ricca di interessi”, ma in un clima familiare non proprio idilliaco, aggravato dall’assenza dei figli, prima recatisi all’estero per completare gli studi e poi inseritisi definitivamente nella Palermo dei tempi del liberty e dei Florio. A Montedoro, tra escursioni a cavallo ed osservazioni sulle tradizioni locali, scriverà nel suo libro diario “Sicilian ways and days”,  gli usi, i costumi, il folklore e la cultura di una comunità lontana mille anni luce dalla sua. Morirà a Palermo, il 7 marzo del 1927. Il giorno dopo il Giornale di Sicilia scriverà: “Si è spenta improvvisamente la nota scrittrice Luisa Caico-Hamilton. Viene a mancare con Essa una delle figure più simpatiche e più interessanti del nostro mondo letterario …”

         Di questa donna, pioniera del “femminismo”, scrittrice dalla grande umanità e dall’humour graffiante, che, appassionandosi e facendoci emozionare con i suoi scatti fotografici e le sue descrizioni, ha percorso, in lungo ed in largo, a cavallo del suo  destriero, le vecchie polverose mulattiere di oltre un secolo fa, alla scoperta dei  nostri antichissimi ex feudi, delle nostre lontane radici, vorrei riportare, per ora, qualche piccolo stralcio delle pagine iniziali del suo libro, il suo arrivo a Montedoro dalla stazione di Serradifalco, nella primavera del 1897: “Un piacevole viaggio in piroscafo da Genova a Palermo… sei ore di viaggio di treno “diretto” fino alla remota stazioncina di Serradifalco. Appena scesi ci troviamo circondati da un gruppo di “campieri” armati fino ai denti, che si impadroniscono di noi e dei nostri bagagli e veniamo cacciati dentro un’orribile scatola tirata da tre creature ossute… bardati con briglie e cavezze…che ci porterà a Montedoro, coprendo la distanza di circa 13 chilometri alla vertiginosa velocità di 6 chilometri l’ora, senza contare le fermate per riparare i finimenti o raccattare qualche pezzo del nostro bagaglio rotolato giù dal tetto della scatola gialla.  Strada facendo ci indicano Montedoro in lontananza e torciamo il collo fuori dal finestrino per scorgere il paese appollaiato su una balza, circondato da dirupi e vallate. Ha qualcosa di un paese del medioevo, con le case basse dai tetti piatti che sorridono al sole, abbellite e ingentilite dalla distanza. Nello sfondo una catena di altere montagne con la rocca di Sutera e il monte Cammarata ricoperto di neve…Una buona strada carrozzabile si arrampica su per le tozze colline e le ampie vallate dove nulla, assolutamente nulla indica la presenza dell’uomo, e solo distese di grano, un grano verde e giovane dalle sfumature di smeraldo…Infine, facciamo il nostro ingresso a Montedoro, sfrecciando attraverso la grande piazza tutta bianca…davanti ad un palazzotto di venerando aspetto, assai malconcio e fatiscente che, a quanto mi dicono, è casa mia…Accorsero anche le cameriere, dai grandi cerchi d’oro alle orecchie, sciorinando sorrisi che accompagnavano il saluto di benvenuto “Ssa benedica”

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

 

(Le foto di Louise Hamilton, della fine dell’800, che qui si pubblicano,  mi sono state inviate da Calogero Messana).

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Adriana Tuzzeo nel cast del film “I siciliani” di Francesco Lama al cineteatro Manfredi di Mussomeli

Adriana Tuzzeo nel cast del film “I siciliani” di Francesco Lama al cineteatro Manfredi di Mussomeli

MUSSOMELI – Regista e cast presenti alle 20 di venerdì 16 giugno al cineteatro Manfredi, dove  verrà proiettato il film “I siciliani”.   L’ultimo lavoro del regista cinematografico nasense Francesco Lama racconta di Ignazio Bonaventura, un giovane (interpretato da Antonio Emanuele) dalla doppia natura. Disoccupato in un piccolo paese del centro della Sicilia come tantissimi ragazzi di oggi e aspirante scrittore.

Comincia una ricerca del regista Lama nei meandri della “sicilianità” o “sicilitudine”, espressione che si deve a Leonardo Sciascia per esprimere la specificità di una cultura complessa e irresistibile. Un viaggio attraverso l’ isola la cui multiforme varietà di dialetti e paesaggi offre lo spunto per una indagine sull’intima relazione che il popolo ha con la terra.

Anche Gesualdo Bufalino diceva che “non finiremo mai di contarle” le tante versioni della Sicilia che esistono, reali o immaginarie che siano.Tante Sicilie e tanti siciliani. Francesco Lama ha provato a raccontare il carattere, gli umori, gli abitanti di quest’isola nel cuore del Mediterraneo con questo documentario che è stato presentato l’anno scorso al festival del cinema di Taormina. 

Il protagonista pone domande al popolo siciliano attraverso i suoi tanti volti noti (da Maria Grazia Cucinotta, Leo Gullotta, Tony Sperandeo, Pietrangelo Buttafuoco e Ninni Bruschetta). Durante il suo viaggio incontra stereotipi come quello del mafioso (Tony Sperandeo) dell’ onorevole (Filippo Glorioso) e tanti altri. Cercando risposte alle domande sulla Sicilia e i siciliani e sulla loro complessa natura, Ignazio cerca di capire anche se stesso. La notissima attrice Adriana Tuzzeo di Mussomeli (foto) nella finzione cinematografica interpreta il ruolo della fidanzata di Ignazio Bonaventura che, come capita anche nella realtà, cerca di dissuaderlo dalla volontà di scrivere il libro e lo sprona a trovarsi un vero lavoro.

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Torretta al di là… (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

Torretta al di là… (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – Sfogliando tra le carte del mio archivio, conservate dai tempi di Progetto Vallone, mi sono imbattuto in una vecchia planimetria dell’ex feudo Torretta denominata, sulla piantina di carta lucida, “Torretta al di là”. Non pensavo che la contrada Torretta il cui nome deriva, come sostiene G. Giunta nella sua Storia di Bompensiere, dall’arabo Taurirt (collina), avesse un’appendice, come a voler dire qualcosa che non sapevo, e così sono andato a ridare un’occhiata alla Descrizione della Contea di Mussomeli del 1828 dell’amministratore Trabia Pietro Giacona, originario forse di Capaci (PA). Ed in effetti alla pagina 28 di una copia dell’antico manoscritto che non si sa più dove si trovi, nel localizzare i feudi di Crocifia con il Piano della Madonna, il Piano del lago e di Girafici (?), esteso 174 salme (forse da hargi hafia=terra arsa) e Sampria 236 salme (da sinbar riah = nome di tribù berbera), scrive che sono confinanti con “Torretta al di là del fiume”, facendo dedurre quasi che ci fosse un’altra Torretta al di qua, che non sono riuscito però a trovare, perché probabilmente il nome sarà stato cambiato in Pietrabianca, una contrada con “casamento abbastanza comodo e magazzino capace di 700 salme di frumento, un fondaco capace di 50 vetturali…” al di qua del fiume Salito (?). E il Giacona non manca di darci altre notizie sorprendenti che ormai fanno parte del nostro lontano passato. Parlando di Crocifia ci fa sapere che su una collinetta di arenaria chiamata Manica della Crocchiola, cioè a Rabbione, vi sono i resti delle antichissime conchiglie o ostriche risalenti a milioni di anni fa quando la Sicilia era ancora sotto il mare. Su Sampria, uno dei feudi più estesi a sud-est di Mussomeli, si sofferma in particolare sulle “acque Mintine”, acque solforose che sgorgavano dalla collina Pizzuta (o sgorgano? oggi non ho ancora trovato riscontri). A proposito di Mintina abbiamo una contrada a sud del Castello, proprio nei pressi di Mussomeli, con una graziosa chiesetta dedicata a Santa Germana. Che ci fosse anche lì una sorgiva di acque solforose ?

Come risulta dalla planimetria delle terre, vendute dal principe Pietro Lanza di Scalea al Colonnello Giuseppe Spadafora e a Salvatore Volpe, con una parte donata alla figlia Beatrice Lanza di Scalea in Spadafora, dal 1931, l’ex feudo “Torretta al di là” ha nuovi gestori. Ed è Salvatore Volpe a dare una svolta alla gestione di Torretta che, come in altri ex feudi, si trasforma in colonia agricola. La stessa energica figlia, Pierina Volpe Casucci, in un interessantissimo articolo su Progetto Vallone di alcuni anni fa, scriveva che fu il padre, a partire dagli anni 30 del secolo scorso, a dare una svolta nella conduzione agricola dell’azienda, più moderna e più rispondente ai bisogni dei contadini. Dal 1935 provvide alla costruzione della nuova masseria e nel 1936 acquistò la prima macchina trebbiacovoni, che nei decenni successivi sarà sostituita dalla trebbiatrice autolivellante. Nel 1938, su richiesta al Comune di Mussomeli, dopo tanto ostruzionismo del regime fascista, fu istituita nella masseria una scuola elementare, sezione staccata del Circolo Didattico di Mussomeli, per i circa 30 bambini figli dei contadini che vivevano nella contrada. E non contento di questo, Salvatore Volpe si preoccupò di istituire una scuola anche per gli adulti analfabeti. La prima maestra, racconta la figlia Pierina, fu Jolanda Ansaldi, che ogni lunedì veniva in treno da Caltanissetta fino alla stazione di Serradifalco, da dove veniva prelevata e condotta a dorso di mulo fino alla masseria.

Morto il padre nel 1948, sarà il figlio Calogero, già deputato al Parlamento dal 1946, e fino al 1976 anno della sua morte, a dedicarsi alla gestione dell’azienda e ad interessarsi della costruzione delle strade interpoderali che, in quegli anni, erano delle semplici mulattiere o del tutto assenti. Il Consorzio di bonifica del Salito, infatti, nel giro di 20 anni, doterà di strade consortili Torretta al di là e gli altri ex feudi limitrofi, Crocifia, Sampria, Cantacucchi, Piano del lago, Bonanotte nonchè la maggior parte delle altre contrade del territorio di Mussomeli, che, poi, diventeranno strade provinciali. Così la maestra, tra la fine degli anni 60 e i primi del 70, potrà raggiungere velocemente, con una autovettura a noleggio, la scuola del “villaggio”, che chiuderà, poi, per esaurimento alunni, nel 1984. Verranno poi il telefono e l’acqua potabile a partire dal 1965. Fino ad allora, come ci racconta la signora Pierina, le notizie, per dire che tutto andava bene, si comunicavano a mezzo “vampa” sulla rocca di Sutera, come si faceva prima del XI° secolo, ai tempi dei romani, dei bizantini e degli arabi. Infine, nel 1970, la graziosa chiesetta dedicata a Nicolò, l’altro fratello deceduto a 20 anni di malaria perniciosa, in cui, oltre alla messa settimanale del sabato, si celebravano, fino ad alcuni anni fa, decine e decine di battesimi e matrimoni, senza contare l’ospitalità e le feste offerte dalla signora Volpe, nella sua verde e ed ariosa tenuta, ai gruppi ed associazioni di persone diversamente abili, all’Unitalsi, ecc.

Della masseria di “Torretta al di là”, ora sono rimasti i fabbricati e i capannoni dove c’erano gli animali da allevare. C’è solo la famiglia Mingoia, madre e figlio, che badano alla tenuta in cui vivevano e lavoravano oltre 50 persone, oltre ai bambini che andavano a scuola. L’azienda agricola, esempio concreto di iniziativa imprenditoriale, fornita di laghetto collinare e attorniata da boschi di eucalipto fatti impiantare dai Volpe per rendere più mite il clima ed abbellire il paesaggio circostante, e in cui vi erano abitazioni, stalle, fienili e macchinari moderni, oltre ai grandi capannoni per gli animali da allevare, è ormai un ricordo del passato. Vent’anni fa la signora Pierina Volpe che, oggi, dall’alto dei suoi 97 anni, si interessa ancora della sua amata Torretta ed ogni estate viene da Palermo a godersi l’aria salubre della nostra campagna mussomelese, nel mandarmi il materiale e le foto da pubblicare, mi scriveva “le vie del Signore sono infinite e chissà che prima o poi dal buio non venga fuori tanta luce…per fare uscire l’uomo dal suo individualismo feroce…fare crescere la nostra comunità così da far aprire nuovamente le porte del nostro territorio, soprattutto per coloro che hanno bisogno di lavoro, progresso e serenità…”.

Nel prossimo servizio torneremo a parlare ancora di questa piccola ma straordinaria zona del nostro territorio. Vi sono bellissime pagine del libro “Vicende e costumi siciliani” di Louise Hamilton, pubblicato a Londra nel 1910 e fatto tradurre dall’amministrazione comunale di Montedoro nel 1983. Oltre alla presenza degli Ingham, dei Whitaker-Spadafora nelle contrade Scala e Canzirotta, c’è quella di un’altra inglese. Una donna ultramoderna per quei tempi degli ultimi decenni dell’800, sposata con un grosso proprietario terriero di Montedoro, che, a cavallo, scortata da due campieri armati fino ai denti, descriveva e fotografava, con la sua Kodak a soffietto, parte di quel nostro mondo antico, di cui, oggi, non resta quasi più niente.

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

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Staffetta di scrittura creativa all’IIS Mussomeli-Campofranco “G.B.Hodierna”

Staffetta di scrittura creativa all’IIS Mussomeli-Campofranco “G.B.Hodierna”

MUSSOMELI – All’IIS Mussomeli-Campofranco “G.B.Hodierna”, diretto dalla dirigente Carmela Campo , anche quest’anno, nell’ambito dell’offerta formativa, si è concluso il progetto “Staffetta della  scrittura creativa e della legalità” che, ogni anno, coinvolge oltre seicento scuole italiane ed italiane all’estero e rende protagonisti diecimila studenti nei processi di apprendimento collegati alla cittadinanza europea.

Questo è il quarto anno che la prof.ssa Maria Elisa Pacino, referente del progetto, che ha compreso quest’anno anche una classe del biennio guidata dalla prof.ssa Lilly Carletta. Il progetto Staffetta, che  ha ricevuto gli elogi dal presidente del Senato Pietro Grasso, prevede la scrittura, in collaborazione con altre  dieci scuole italiane,  di un piccolo romanzo di dieci capitoli , il quale alla fine del progetto viene stampato  e consegnato ai ragazzi che si sentono naturalmente orgogliosi di avere contribuito alla creazione di una storia. Infatti, gli alunni sono stimolati a rendersi protagonisti di storie che, partendo da tematiche attuali e coinvolgenti, suggerite da importanti scrittori, esigono un coinvolgimento farne un tutto organico e per dare le soluzioni più giuste non solo dal punto di vista della congruità della storia, ma, soprattutto, per il  messaggio educativo da trasmettere. 

I temi proposti quest’anno erano, per il biennio, il valore dello sport e per il triennio “Io sindaco”. Entrambe le tematiche  sono state  particolarmente utili  per veicolare modelli positivi di vita. Infatti, attraverso storie in cui i personaggi si sfidano lealmente, senza fare uso di doping, lo sport può trasmettere messaggi legati alla legalità ed  all’importanza del sacrificio.

Anche il tema del triennio che prevede l’assunzione di una responsabilità politica è molto importante.

Creare situazioni che implichino una decisione, l’assunzione di una responsabilità nei contesti più disparati: uffici pubblici, ospedali, scuola  o confrontarsi con i problemi che affliggono la nostra società, per esempio quello della sicurezza, dei rifiuti solidi urbani, della mancanza di lavoro, può aiutare  i giovani a capire le difficoltà dei processi di governo che determinano una scelta piuttosto che un’altra e veicolare modelli positivi.

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Alla Normanna secondo appuntamento con il teatro comico “Cabarettiamo?”

Alla Normanna secondo appuntamento con il teatro comico “Cabarettiamo?”

MUSSOMELI – Dopo il successo d’esordio stasera il secondo appuntamento con la Rassegna di Teatro Comico “Cabarettiamo?”

Si comincia alle 20:30 nei locali della Antica Pasticceria Normanna.

Dopo quello dello scorso 31 maggio, giorno di apertura della rassegna, ci si appresta ad un’altra gran bella e divertente serata. Si è registrata una grande partecipazione all’evento, con la formula in abbonamento che ha dato la possibilità ai partecipanti di avere un costo ridotto del biglietto e di prenotare il posto a sedere che sarà mantenuto fino all’ultimo giorno della rassegna, ovvero giorno 21 giugno.

“Una prova –  dice Adriana Tuzzeo  attrice siciliana che cura la rassegna –  di cui siamo soddisfatti non solo per l’interesse e l’entusiasmo  suscitati dagli spettacoli proposti. E’ per noi uno stimolo ad organizzare eventi sempre più belli e utili per la nostra comunità”.

Stasera calcheranno il palco della Normanna i  B&B, duo comico formato dai giovanissimi e talentuosi Alessandra Falci e Michele Privitera. Chiuderà la rassegna l’ormai consolidato duetto palermitano considerato al pari degli inseparabili Franco e Ciccio e conosciuto come Toti e Totino.

Collaborano alla realizzazione della rassegna l’associazione Sogni d’Arte, Il Triangolonotrio, la SG production, l’Antica Pasticceria Normanna.

Per info e prenotazioni tel. 320-7965220

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Dedicato al drammaturgo nisseno Rosso di San Secondo il parco letterario che si inaugura domani

Dedicato al drammaturgo nisseno Rosso di San Secondo il parco letterario che si inaugura domani

CALTANISSETTA – S’inaugura il nuovo Parco letterario Pier Maria Rosso di San Secondo. Il tradizionale taglio del nastro è in programma per domani nell’atrio della biblioteca Scarabelli di Caltanissetta.
Madrina della manifestazione sarà il prefetto Maria Teresa Cucinotta. La manifestazione sarà preceduta dai cori delle scuole che canteranno gli inni d’Italia, d’ Europa e di Sicilia, dalla mostra dei lavori degli studenti che hanno partecipato al concorso inaugurata dal provveditore agli studi, dall’esposizione di foto e documenti riguardanti il drammaturgo e giornalista nisseno, dagli stand delle case editrici Sciascia e Lussografica con le pubblicazioni di autori nisseni, da letture sansecondiane con accompagnamento musicale e dal convegno di studi su Rosso.
Seguiranno nel pomeriggio, alle 16.30, al teatro Rosso di San Secondo letture sansecondiane, appuntamenti teatrali, proiezione del video tratto dalla rappresentazione “Il Ratto di Proserpina” di Rosso di San Secondo realizzata da Bernardino Giuliana nel centenario della nascita

Poi la premiazione dei vincitori del concorso nelle due sezioni Studenti e Adulti ed a seguire la proiezione dei video degli studenti.
Le manifestazioni legate alla Strada degli scrittori continueranno anche il 9 e 10 giugno.

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Presentato il libro “L’incredibile storia di don Turiddu u gazzusaru”

Presentato il libro “L’incredibile storia di don Turiddu u gazzusaru”

MUSSOMELI – “L’incredibile storia di don Turiddu u gazzusaru”: è questo il titolo del libro che è stato presentato lo scorso 1 giugno a Palazzo Sgadari di Mussomeli,
dal Club Rotary Mussomeli Valle del Platani, dall’Associazione Duciezio e con  il patrocinio del Comune di Mussomeli.
Il libro narra la vita del padre del maestro pasticciere Nuccio Daidone, una bella ed emozionante storia scritta dal Prof. Salvatore Farina, edita dalla
Lussografica e, in occasione della presentazione del libro, sapientemente raccontata dal giornalista scrittore Roberto Mistretta.
È una storia sulla  straordinaria vita di Turiddu Daidone, che dopo essere rimasto orfano, si trova a vivere qualche anno per strada, frequentando ragazzi problematici, ma che grazie all’aiuto ” paterno” del sacerdote Annibale Maria di Francia ( oggi, come sappiamo, divenuto Santo) riesce a trovare un riscatto nella vita personale e professionale.
Il Prof. Salvatore Farina, autore del libro, e’ uno stimato docente di filosofia, e’ nato a Mussomeli ma vive a Caltanissetta; è Presidente dell’Associazione Duciezio, un’associazione dedicata alla valorizzazione delpatrimonio storico culturale della dolceria, pasticcieria e gelateria siciliana; il maestro Nuccio Daidone (Vicepresidente dell’Associazione
Duciezio) e’ uno dei più importanti pasticcieri siciliani, conosciuto anche per avere preparato specialità dolciarie commissionate da personaggi illustri fra i
quali emerge Papa Giovanni Paolo II, nonché la torta nuziale di Pippo Baudo e Katia Ricciarelli.

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CANZIROTTA: LA VALLE DEI CINGHIALI (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

CANZIROTTA: LA VALLE DEI CINGHIALI (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – Sempre in giro alla riscoperta, anche per i nostri curiosi lettori,  delle antiche straordinarie contrade del nostro territorio, eccomi a parlare, qui, di un altro ex feudo, Canzirotta, la valle dei cinghiali, 428 salme di terra, un tempo molto fertile e rigogliosa, un’altra importantissima parte del nostro paese, che insieme all’altra limitrofa, Scala (forse da Calat = fortificazione), di 600 salme, e di cui abbiamo parlato nel precedente servizio, formano un comprensorio agricolo,  tra i più estesi degli ex feudi del nord-est di Mussomeli. Giuseppe Giunta, nel suo “Storia di Bompensiere” pubblicato dall’Ed.Ri.Si di Palermo nel 1983, ritiene che Fanzir o Canzir ued significhi vallata o fiume dei canzara, nome di una tribù berbera, mentre Giuseppe Sorge nella Storia di Mussomeli sostiene, invece, che Canzirotta o Fanzirotta indicherebbe  un luogo dove si allevano maiali o cinghiali, e sarebbe il diminutivo dell’arabo Kanziria, come Ganzaria (Chanzaria) o Fanzaria, località che si trova sia nei pressi di Caltagirone e ce n’è una pure nelle vicinanze di Cammarata. Il Sorge esamina anche il motivo per cui, nella parlata popolare mussomelese, si  passi indistintamente da Canzirotta a Fanzirotta, (come da Chanzaria a Fanzaria a Cammarata). Egli ritiene, facendo degli esempi siciliani riportati dall’Avolio nel suo Archivio  storico siciliano, che sia l’effetto, soprattutto nei nomi di origine araba, dell’alterazione della fricativa gutturale k nella fricativa labiodentale f. C’è pure un’altra denominazione, Fanzarotta (!), con cui viene indicato l’ex feudo, e si trova persino sui tabelloni stradali, ma si tratta, come di consueto, di un’altra impropria italianizzazione di un termine, solitamente incomprensibile e misterioso, e che, non conoscendosene il significato o l’origine, si è modificato gradualmente nella lingua parlata fino alle attuali diverse e strane trascrizioni.

         Ma, ora, credo che si possa risolvere con buona approssimazione l’enigma dell’origine del nome, facendo una sintesi delle ipotesi sostenute dal Giunta e dal Sorge, e se Kanzir in arabo significa proprio cinghiale, niente di strano che potesse essere anche il nome analogo di una tribù berbera, e considerando che, come sostiene il Giunta, per ued si intende fiume o valle, abbiamo Canzirotta da Kanzir ued, cioè Valle dei cinghiali, come per contrada Buonanotte o Bonanotte da Bu anu ued, signore del fiume o della valle. E devo dire che, nell’inserire su internet la parola Kanzir in un motore di ricerca, ne è venuta fuori, tra l’altro, una simpatica foto con dei cinghiali lungo una valle, quasi a voler dare un piccolo imprimatur a questa, per me,  piacevole ed interessante ricerca su uno dei tanti frammenti del nostro lontano passato.


Dopo 25 anni sono tornato nella masseria di Kanzirotta, insieme agli amici Calogero Canalella e Silvestre Messina, attaccati ma non domati da numerosissimi micidiali ed insaziabili moscerini, meglio definiti in  mussomelese “li muscagliuna”. La vecchia tenuta, proprietà dei Lanza di Scalea, una masseria sul piano storico-architettonico tra le più belle ed interessanti del centro Sicilia, costruita nella seconda metà dell’ottocento, è ormai abbandonata al suo destino, come pure la bellissima masseria di Scala e tante altre del territorio di Mussomeli. Ora, appartiene agli eredi Spadafora e vi lavorano pochissime persone (3 o 4 se contiamo anche quelli della cooperativa San Giovanni con i capannoni lì vicino). Una volta, come riportato nel 1910 dal prof. Giovanni Lorenzoni,  nell’inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini in Sicilia, vi erano ben 18 mezzadri ed oltre cento persone che abitavano nel caseggiato. E nella stessa relazione si cita proprio Canzirotta come esempio di razionale conduzione agraria e di buon allevamento di bestiame. Lorenzoni, nei primi anni del 900, delegato allora dal Parlamento Italiano per relazionare sulle condizioni dei contadini del meridione, nell’ambito della problematica della colonizzazione del latifondo siciliano, venne personalmente a visitare Canzirotta e gli altri ex-feudi di Malpertugio e Torretta della Casa dei Lanza Scalea, Ciuccafa dei baroni Sgadari e Polizzello della Casa Trabia. Come si vede da una pagina della relazione che qui pubblichiamo, egli descrive le case coloniche del tempo che venivano disposte, come quella di Canzirotta, su due o tre file, tipo una piccola piazza di paese con la sua chiesetta, la casa padronale con più elevazioni, il pozzo e le piccole abitazioni ad un piano dei coloni-contadini, a uno o due vani in pietra e calce, che per loro erano proprio dei palazzi (!!) in confronto alle sordide capanne, ai tuguri, in cui avevano vissuto fino ad allora.

L’attuale edificio padronale dei Lanza di Scalea all’interno del primo patio, più volte rimaneggiato, era stato costruito nel 1880, forse su un precedente fabbricato, mentre le terre dell’ex feudo erano state date in gabella per circa 8mila lire annue fino al 1897, quando Francesco Lanza di Scalea, (1834-1919 – secondogenito di Pietro Lanza Branciforte, principe di Scordia e di Eleonora Spinelli, principessa di Scalea, da cui ottenne il titolo; ambasciatore a Londra nel 1862; deputato al Parlamento nel 1865 fino al 1870; senatore del Regno nel 1884, per tutta la XV legislatura, e presidente del Consiglio provinciale di Palermo dal 1916), decise di impegnarsi personalmente nella gestione della colonia agricola. Grande uomo di cultura e benefattore, decise di  promuovere in Sicilia dei programmi di bonifiche e, tra l’altro, a partire dal 1891, aveva fatto bonificare la zona paludosa di Mondello , riuscendo a renderla, com’è oggi, una delle zone preferite di villeggiatura balneare. Una lapide del 1923, affissa sulla facciata della casa padronale del primo patio, ne ricorda la “sua vita operosa  e lo spirito eletto volto sempre al bene degli umili”.

All’ingresso del secondo patio della masseria, quello destinato alle case dei mezzadri, al forno, al frantoio, alle pagliere ed alle stalle, sul muro di una casa dove, fino agli anni 40, c’era la scuola elementare rurale, un’altra lapide, dello stesso periodo della prima, ricorda Desiderio Sorce, amministratore di Casa Lanza e Trabia, sindaco e benefattore della comunità mussomelese, ucciso dalla mafia in contrada Pasquale nel maggio 1913, che “con intelletto ed amore cooperò validamente alla fondazione della colonia” di Canzirotta. Quasi di fronte al fabbricato della piccola scuola di un tempo, la chiesetta dedicata alla Madonna costruita nel 1904, ora  distrutta e cadente, con la sua splendida facciata ed il portale in puro stile liberty che resisteranno ancora per poco. Sulla chiave di volta del bellissimo portale in pietra una graziosa Madonnina con Gesù Bambino in terracotta, dà un senso di tristezza, di malinconico abbandono… Aspetta forse una scintilla, un piano, un PSR Sicilia 2014/2020,  (programma di Sviluppo Rurale della Regione Sicilia), o qualcuno,  uno “spirito eletto” che “con intelletto ed amore” si dedichi a far rinascere questa terra, questa valle, una volta piena di vita e di voci, dove un tempo lontano, alcuni secoli fa, brucavano anche i cinghiali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

 

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Comune Mussomeli

 

 

 

 

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