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Archivio | Curiosità

 

Stasera jazz con il duo Bosso Burgio

Stasera jazz con il duo Bosso Burgio

cooljazzVILLALBA- L’associazione musicale Cool Jazz, organizza giorno 9 Marzo alle ore 21:00 nella sala dell’ “Antica Pasticceria Normanna” di Mussomeli un evento musicale di grande richiamo .Ad esibirsi sarà il duo composto da Seby Burgio al pianoforte e Fabrizio Bosso alla tromba. I due artisti hanno già avuto modo di collaborare, ottenendo un gran successo.

Seby Burgio, pianista jazz siciliano, è stato riconosciuto e apprezzato dalla critica fin da giovanissimo. Ha iniziato a studiare pianoforte all’età di quattro anni, ma è a tredici anni che si è appassionato di jazz. Si diploma nel 2012, sotto la guida del professor Riccardo Motta, al Conservatorio di Messina. Ha collaborato con i più svariati interpreti, tra cui: Enrico Rava, Fabio Concato, Renzo Arbore, Paolo Belli e molti altri ancora. Ha vinto numerosi premi: nel 2011 il premio Lelio Luttazzi, Chicco Bettinelli e Vittoria Jazz, nel 2008 il premio Massimo Urbani.

Fabrizio Bosso, trombettista di fama internazionale, si diplomò al Conservatorio di Torino a quindici anni; fu premiato nel 1999 come Miglior Nuovo Talento del jazz italiano;  partecipò nel 2002 sul palco dell’Ariston per il Festival di Sanremo a fianco di Sergio Cammariere; polivalente e sfaccettato nei generi musicali che vanno dal classico al pop, dallo spiritual al latino, ha saputo portare in ogni genere un pezzo di sé. Apprezzato da numeri artisti italiani, oggi è un talento acclamato e stimato in tutto il mondo.

La serata sarà allietata da pezzi di jazz standard e da composizioni originali di Fabrizio Bosso, dove non mancheranno interplay e virtuosismi.

 

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Mussomeli e San Cataldo due città risparmiatrici

Mussomeli e San Cataldo due città risparmiatrici

depositi bancariMUSSOMELI – 692 milioni di euro custoditi nelle banche di Caltanissetta, 438 in quelle di Gela, 318 negli istituti di San Cataldo e 122 in quelli di Mussomeli. Sono questi i dati riportati dal bollettino statistico della Banca d’Italia e relativo all’attività degli sportelli bancari sparsi per il territorio italiano al dicembre del 2015. Secondo i dati contenuti nel rapporto, il capoluogo si conferma, per valore assoluto, quale la città più ricca della provincia. Ma se si fa un ragguaglio con il numero degli abitanti allora il paese con il numero, (in milioni di euro), di depositi più alto risulta essere San Cataldo. I sancataldesi secondo le statistiche appaiono infatti delle formichine dedite al risparmio. Con una media pro capite di deposito di circa 13500 euro ad abitante. Il secondo paese più risparmiatore è invece Mussomeli. Meno di 11 mila abitanti, ma negli istituti bancari della “capitale del Vallone” sono custoditi 122 milioni di euro. Significa che la media pro-capite di depositi supera di poco gli 11 mila euro. Se si continua ad indagare sul dato tenendo conto la media ad personam, Caltanissetta, con i suoi 692 milioni di euro, registra una cifra al di sotto degli 11 mila euro pro-capite. Molto più povera Gela, dove il valore assoluto in termini di depositi è pari a 438 milioni di euro, ma il valore nominale parla di soli 5700 euro. La classifica continua con Mazzarino, le cui banche raccolgono 97 milioni di euro e con Riesi, 56 milioni: rispettivamente quindi, a valore pro-capite, quasi 8 mila euro per la prima città e 4800 per la seconda. Il bollettino prosegue continuando a riportare i cosiddetti impieghi bancari e cioè tutti i finanziamenti concessi alla clientela ordinaria. Come ad esempio finanziamenti per anticipi su effetti o altri titoli di credito, mutui, prestiti, cessione di stipendio, prestiti su pegno. A Caltanissetta tale valore, ben 812 milioni di euro, supera ampiamente quello dei depositi; Gela si attesta a 416 milioni di euro, San Cataldo a 217 milioni, Mussomeli a 74, Mazzarino 55 e Riesi 33.

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“CastelloIncantato”  e i suoi servizi

“CastelloIncantato” e i suoi servizi

Castello incantatoMUSSOMELI – Un’ informazione eterogenea e costante, quella di Castello Incantato, diretta a quei lettori interessati, ma, in modo particolare, a quei conterranei residenti e sparsi nel mondo. Un servizio ai cittadini, dunque, per non farli sentire estranei alla quotidianità del proprio paese natio. Informazione, molto spesso accompagnata da filmati, dove si possono visionare svolgimento di eventi partecipati, dando l’opportunità ai visitatori del sito, eventualmente, di scorgere anche un proprio parente o qualche amico, di cui non hanno notizie da tempo. Un servizio che, stando al dichiarato gradimento delle persone, è assai apprezzato e condiviso. (Il video con stralci di eventi paesani).

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Parrocchia di San Giovanni: tanti  alla “scinnuta” della statua dell’Addolorata

Parrocchia di San Giovanni: tanti alla “scinnuta” della statua dell’Addolorata

Addolorata Mussomeli 2MUSSOMELI – Fra gli appuntamenti “sangaliati”, come si dice in gergo mussomelese, è stato quello di ieri sera, poco dopoAddolorata Mussomeli le 19,30, allorquando nella parrocchia di San Giovanni si sono ritrovate tante persone che non hanno voluto perdere i momenti della tradizionale “scinnuta” dalla nicchia, dove è abitualmente collocata la pregiata statua dell’Addolorata del Biangardi. Un rituale già collaudato, ed ora anche immortalato dai numerosi telefonini, non solo per gli scatti fotografici ma anche per i brevi filmati. Erano presenti ieri sera, la confraternita della parrocchia, ora diretta dal nuovo presidente Mario Spoto col nuovo direttivo, nonché altri confrati e consorelle. C’era anche la “Memento Domini” col nuovo presidente Giovanni Gagliano ed i componenti, e non poteva mancare la tromba ed il tamburo altrettanti simboli della quaresima. Va precisato che la tradizionale “scinnuta” dell’Addolorata dalla nicchia, si ripete, annualmente, nei primi giorni della settimana che precede il secondo venerdì di quaresima; trattasi di un periodo particolare ed impegnativo anche per il sodalizio sangiovannese. Intanto, ieri sera, poco più di una buona mezz’ora, dai tanti addetti ai lavori, la statua dell’Addolorata è stata collocata sul fercolo e sistemata vicino all’abside. I presenti hanno potuto ascoltare i lamenti della Memento Domini, tromba e tamburo e finanche il suono delle campane a morto: E’ Quaresima. (Foto da “Mussomelesi nel Mondo”)

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Marianopoli ripristina celebrazioni e folklori semidimenticati

Marianopoli ripristina celebrazioni e folklori semidimenticati

san paoloMARIANOPOLI – A Marianopoli, a distanza di pochi giorni, come accadeva in epoca augustea, sono state ripristinate celebrazioni di tradizionali feste religiose, legati ad alcuni Santi, la cui devozione popolare nel tempo è andata scemando.

Il piccolo paese, toccato anch’esso dall’avvento di tempi caratterizzati dalle nuove forme di comunicazioni sempre più informatizzate, che hanno rivoluzionato il modo di relazionarsi della gente, non vuole dimenticare comunque il proprio passato e cerca sempre di valorizzare quelle antiche usanze che favorivano festose riunioni popolari o incontri di carattere conviviale, per tramandarle alle nuove generazioni, allo scopo di non dimenticarle. E’ stato questo infatti lo spirito che ha animato il nuovo Circolo delle donne, istituito da pochi mesi a Marianopoli, a riportare alla memoria dei giovani, l’antica festa di Sant’Agnese, che è stata festeggiata il 21 gennaio scorso. A curare l’aspetto della cerimonia religiosa sono stati i due parroci, Don Bernardo Briganti e Padre Massimo Guarino, ma ad organizzare i festeggiamenti è stato un vero e proprio esercito di circa settanta donne con più di 50 anni di età, che hanno voluto rispettare la tradizione, cucinando i cosiddetti “cavati”, pasta fresca fatta in casa. Queste donne, fiere di custodire gli antichi segreti della cucina dei propri avi, hanno realizzato a mano, in allegria e perfetta sintonia, più di 50 chilogrammi di gustosi cavati, poi cucinati e conditi con un ottimo sugo di pomodoro, anch’esso fatto in casa. A degustare questo tipico piatto, dedicato a Sant’Agnese, sono stati i 150 bambini frequentanti il catechismo, ed è stata una ragazzina, che porta proprio il nome di Agnese, ad avere l’onore di indossare le vesti della Santa. Presenti anche le varie autorità locali e l’Amministrazione comunale, che ha concesso l’uso dei locali della Sala Sikania, dove appunto si è svolta la particolare cena. La serata si è conclusa tra le danze, tra cui il popolare ballo della “contradanza”, che ha coinvolto grandi e piccini.

Domenica 24 gennaio, rinviata di una settimana a causa della neve, è stata la benedizione degli animali dedicata a Sant’Antonio Abate, a riempire la piazza di bambini ed animali di tutte le specie. I due parroci, infatti hanno voluto ricordare il Santo con questa manifestazione che un tempo forse si caricava di un significato diverso rispetto a quello che si è voluto dare oggi, legato più alla salvaguardia delle tradizioni. Una volta, infatti, quando l’economia di questi piccoli paesi era basata sul raccolto dei prodotti della propria terra, la buona salute degli animali garantiva un sostentamento fondamentale per le famiglie e quindi andavano benedetti. Se prima i contadini portavano sul sagrato della Chiesa, mucche, maiali, cavalli, pecore, galline, in questa occasione ad essere benedetti sono stati principalmente animali domestici come cani, gatti e uccellini in gabbia… tanto da apparire insolita per i bambini la presenza di una gallina.

Non poteva essere da meno il Circolo maschile degli anziani, che ha voluto ricordare un altro Santo importante per la comunità di Marianopoli, San Paolo, a cui, nel giorno della sua ricorrenza, è attribuito anche a lui la vecchia abitudine di mangiare i “cavati”.

Nel pomeriggio di giorno 25 gennaio, gli anziani della locale associazione si sono seduti tutti insieme a tavola per dare onore al Santo, gustando i tradizionali “cavati”. Non mancava la presenza delle autorità civili.

Questi tre recenti eventi hanno sicuramente dimostrato che a Marianopoli, quando subentra lo spirito di collaborazione, come in questo caso tra Parrocchia, Amministrazione comunale, Circoli ed Associazioni o semplicemente tra singoli cittadini, spinti dalla voglia di fare, si può godere in armonia di momenti lieti, che magari per pochi attimi fanno dimenticare le stanchezze delle faccende di ogni giorno.

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Anche Maria SS. della “Spersa”, nella chiesa di S. Giovanni, è una Madonna della Misericordia? (di Fra’ Luigi Sapia)

Anche Maria SS. della “Spersa”, nella chiesa di S. Giovanni, è una Madonna della Misericordia? (di Fra’ Luigi Sapia)

Immagine 1Leggendo nella storia del Sorge che a Mussomeli, nella bella chiesa di San Giovanni, si venera fin dal Settecento Maria SS. della “Spersa”, (come per quel presentatore calvo della TV) “una domanda sorge spontanea” : – Che cosa significa la parola “spersa”? – Forse dispersa? E a chi è riferita? Non certamente alla Madre, la quale anzi ci cerca, come un tempo cercò il Figlio tra i dottori della Legge.

Perseverando nelle ricerche su similari Madonne della Spersa, ci si imbatte subito in quella esistente nel Museo diocesano di Palermo ( e proveniente dalla chiesa di San Nicolò all’Albergheria in Palermo) : è una Madonna col Bambino, ma l’immagine del XIII secolo sembra una Odighitria: non ha alcun punto di contatto con la nostra. La didascalia invece è illuminante: “La denominazione deriva, con tutta probabilità, dal fatto che la sua festività ricorreva nell’Ottava dell’Epifanìa “occorrendo in tal giorno il Vangelo quando il Redentore, in età di dodici anni, si disperse”. Una motivazione esterna quindi.

Per la nostra tela (firmata: Giuseppe Crestadoro e datata: 1720) invece potrebbe esserci stata anche una motivazione intrinseca: Maria SS. con la mano sinistra tiene il manto, che ripara i peccatori dai dardi infuocati del Figlio, seduto in trono quale Giudice, mentre con la destra e specialmente con lo sguardo implora per essi il tempo di pentirsi e convertirsi. Accanto alle Madonne del Riparo e del Soccorso, rappresenta quindi un terzo tipo di Madonna della Misericordia o “Rifugio dei peccatori”, come si legge sopra la sua cappella, nella didascalia latina; che trova riscontro in un libro del XIV secolo: lo “Speculum humanae salvationis”, in Jacopo da Varagine, ecc. e quindi riflette una mentalità medievale, lontana dal Dio che è “lento all’ira e grande nell’amore”, che “non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ez. 33,11).

Come dice P. Salvatore Callari nell’ Album Mariano Mussomelese (p. 66), il Crestadoro svolse l’argomento con fantasia: infatti “nella parte inferiore, con i peccatori, sono raffigurati numerosi simboli del peccato, quali le carte da gioco, le maschere, gli strumenti da caccia e di guerra, carte musicali, flauto, coppe per il vino. E’ facile dedurre quali sono i vizi … corrispondenti “.

Fin dal 1593 infine si trovano cenni di una piccola chiesa, nel centro di Mussomeli, “dedicata a Santa Maria della Misericordia, ove, per un assegno disposto da Don Ottavio Lanza, si celebrava una Messa la settimana … servì d’oratorio alla Confraternita o Pia Opera della Misericordia, la quale venne intesa col nome di Opera Santa e provvedeva al trasporto e al seppellimento delle salme dei poveri” (Sorge). La religiosità dei Mussomelesi tante volte si concretizzava nelle opere di misericordia. Oggi siamo chiamati (come dice Papa Francesco nella Misericordiae Vultus ) a riscoprirle: sia le 7 opere di misericordia spirituali, ché le 7 materiali.

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Sessant’anni di matrimonio e amarsi come il primo giorno

Sessant’anni di matrimonio e amarsi come il primo giorno

Zi angelo e moglieVILLALBA – Sessant’anni fa, esattamente il 14 gennaio del lontano 1956 convolavano a nozze Angelo Calderone e Rosaria Palma Nalbone, da allora l’amore ha sempre trionfato e oggi è ancora intatto come il primo giorno. Oltre alla forte passione, questo amore è stato caratterizzato dalla simpatia e l’ironia di una coppia che ha sempre saputo ridere anche in quel passato di profonda crisi che tutti i nostri nonni hanno conosciuto. E col sorriso sulle labbra, qualche simpaticissima battuta dello zio Angelo e una risposta altrettanto ironica della zia Rosaria sono passati i primi 60 anni d’amore che hanno dato vita ad una bella famiglia che oggi ha pure dei pronipoti che abbracciano i loro bisnonni. Tre i figli dello zio Angelo e della zia Rosaria: Vincenzo, Enza e Rita e da loro sono nati in totale sette nipoti che a sua volta alcuni di loro hanno avuto dei figli tant’è che questi bisnonni possono godere di 4 pronipotini (Aurelia, Filippo, Michela e Emma, nata lo scorso anno). Sabato prossimo tutta questa bella famiglia festeggerà il lieto evento in una abbraccio che dura da oltre 60 anni, quindi tanti auguri allo zio Angelo e alla zia Rosaria per altri 100 anni d’amore.

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Una correzione storica. Chi erano i familiari preti del boss Calogero Vizzini?

Una correzione storica. Chi erano i familiari preti del boss Calogero Vizzini?

chiesa villaVILLALBA – Alcuni giorni fa, esattamente lunedì 11 gennaio, abbiamo pubblicato un articolo-recensione intitolato “Preti mafiosi e preti eroi nel libro del menfintano Salvo Ognibene” riguardante un libro da poco edito che racconta e denuncia le connivenze storiche e attuali tra la mafia e la Chiesa. Come spesso accade per i libri d’interesse, dopo l’articolo che riportava una citazione riguardante Villalba e i familiari preti del noto boss mafioso Calogero Vizzini, è sorto un sano dibattito e sono emersi errori storici (che in buonafede anche l’autore Ognibene ha riportato) e che autorevoli Storie della mafia hanno perpetrato. Allora è sorto il dovere di correggere l’errore, e se necessario stabilire una nemesi storica.
Come già detto, molti autorevoli storici e studiosi hanno scritto che Calogero Vizzini in famiglia era circondato da tonache, cosa del tutto vera, ma per via di un caso di omonimia, gli si attribuisce, a volte come fratello, a volte come zio, un vescovo che non sarebbe stato suo parente, ovvero: Giuseppe Vizzini, vescovo di Noto, nato a Villalba il 10 novembre 1874 e morto durante una visita pastorale a Ferla, in provincia di Siracusa, l’8 dicembre 1935. Va inoltre aggiunto che, se parentela vi fu, era molto lontana nel grado, ma d’altronde in paesini come Villalba alla lontana tutti potrebbero essere parenti con tutti, specie se si ha lo stesso cognome.
Allora chi erano i parenti preti del mafioso villalbese? In casa ne aveva ben due, nel grado di fratelli, ed erano Giovanni, chiamato in paese don Giuanninu; e Salvatore, conosciuto come padre don Totò, e su cui in paese si mormora che lui fosse la mente del fratello criminale, ma cosa mai approfondita. Inoltre, sfuggito alle cronache, ci sarebbe stato un terzo fratello di nome Costantino morto durante gli studi in seminario, quindi probabilmente un terzo fratello prete. E c’era veramente un vescovo zio del criminale, ed era Mons. Giuseppe Scarlata, vescovo di Muro Lucano, che a sua volta aveva un fratello arciprete nella parrocchia di Villalba, Angelo Scarlata, fratelli della madre di don Calò, Salvatrice. Quindi ricapitolando, per fare chiarezza, Vizzini aveva due fratelli preti, un solo zio vescovo, e uno zio prete.
Inoltre, nel testo di Salvo Ognibene L’eucaristia mafiosa – La voce dei preti (Navarra editore, 2015) viene citato un vescovo di Caltanissetta, Giovanni Jacopo, ma anche qui sarebbe stato riscontrato un piccolo refuso, in quanto fu vescovo della diocesi di Caltanissetta Giovanni Jacono dal 1921 al 1953; infine, nel caso di Genco Russo non fu mai sindaco di Mussomeli. Fu nominato dagli Alleati Soprintendente degli Affari civili di Mussomeli e in seguito fu anche eletto consigliere comunale della Dc, mai sindaco.
Queste correzioni storiche, per quanto riguarda Villalba, sono state possibili grazie al contributo, oltre di chi vi scrive, anche dell’ex sindaco Lello Vizzini, del dott. Alberto Cardinale e dell’importante apporto del Prof. Antonio Guarino; invece per Mussomeli il merito è del giornalista Roberto Mistretta. Sperando che da ora innanzi, “scagionato” dalla parentela il vescovo Giuseppe Vizzini, gli storici non cadano ancora nell’errore. O se anche noi ci siamo sbagliati, che si faccia sempre chiarezza sulla Storia.

 

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Il presepe artistico del pittore Salvatore Lombardo

Il presepe artistico del pittore Salvatore Lombardo

IMG_20151228_164049VILLALBA – Il piccolo paese nisseno ha una modesta tradizione presepiale, se ne conoscono di ottima fattura e mostrati senza esibizionismi, tra questi ce n’è uno realizzato con creatività:d’artista quello del pittore villalbese Salvatore Lombardo. Sebbene per passione personale Lombardo abbia fin da piccolo realizzato dei presepi in casa, da due anni, la vera e proprio costruzione del presepe viene fatta con un’ottica diversa, più creativa, più personale e sicuramente più originale per le scelte fatte. Infatti, per i numerosi visitatori che si recano in casa Lombardo per vedere i suoi manufatti, noteranno subito qualcosa di speciale: innanzi tutto, ne troveranno due, quello del 2014 e quello di quest’anno, entrambi sono dei monoblocchi realizzati con gesso, polistirolo e cemento, e inoltre si noterà la quasi totale assenza del classico muschio che andrebbe a coprire e, di conseguenza, non far notare lo struttura architettonica dei presepi in cui affiorano cunicoli allestiti a taverne, grotte curate nel minimo dettaglio e la capanna della natività. Mesi di lavoro per non tralasciare nessun particolare, tra caratteristiche luci, studi della proporzione e un percorso fluviale con effetti speciali immancabile nei presepi del pittore villalbese. Va anche detto che tra i numerosi visitatori ci sono stati alcuni che hanno pure fatto la loro offerta per l’acquisto, ma l’artista locale al momento ha mostrato il suo diniego. Pertanto, quanti vorranno potranno osservare quei originali presepi che in sé sono delle opere d’arte.

Salvatore Lombardo è un pittore ben noto per i suoi quadri e le suo opere artistiche, è stato recensito perfino da prof. Alessandro Meluzzi, ho esposto diverse volte le sue opere in mostre personali tra la Sicilia e il Piemonte.

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Come si cucina la famosa Lenticchia di Villalba?

Come si cucina la famosa Lenticchia di Villalba?

Lent d VVILLALBA – Siamo sicuri che sia risaputo come si cucina la gustosa Lenticchia di Villalba? A chi scrive qualche giorno fa è capitato di trovarsi con delle gentilissimi massaie, ovviamente non villalbesi, che avevano alcune lacune sulla preparazione del prestigioso legume che ormai da anni è presidio Slow Food, al che è sorta la necessita, per correre al riparo, di fare chiarezza su quale sia la ricetta classica che i villalbesi preparano per cuocere le lenticchie, specie che siamo vicini al periodo natalizio e in particolar modo al Capodanno in cui non possono proprio mancare sulla tavola di tutti gli italiani.

Quindi: occorre lasciare le lenticchie a bagno per alcune ore in acqua fredda, eliminare quelle venite a galla, scolare le rimanenti e rimetterle in acqua per un’ora e mezza circa. Cambiare l’acqua e mettere il tutto in pentola aggiungendo bietole selvatica (quelle che i villalbesi chiamano zarche), carota, polpa di pomodoro, regolate olio, sale e pepe senza eccedere nelle dosi per meglio gustare l’eccellenza del prodotto. Mescolate il tutto per circa 60 minuti. La porzione media per una persona è di circa 120 gr. Ovviamente, manca un altro ingrediente che chiunque può aggiungere: la fantasia.

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