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Giovanni Marchese a Mussomeli. La Scuola Calcio porterà il suo nome (all’interno foto)

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Giovanni Marchese a Mussomeli. La Scuola Calcio porterà il suo nome (all’interno foto)


Da un lato i bambini, di fronte Giovanni. I giovani calciatori non vedono l’ora di scattare verso il loro campione. Sì, da oggi è il loro campione. Perché il nome “Giovanni Marchese” sarà il nome che avranno sulle felpe, sui borsoni, sulle maglie e  anche sul cuore. Perché, dicevamo, Giovanni è un campione, e non solo perché gioca in Serie A, gioca nel Catania e  quest’anno ha collezionato 32 presenze e 3 gol; ma perché per essere campioni bisogna essere umili, generosi, disponibili come Giovanni e questo i bambini lo sanno. Lo hanno capito in un pomeriggio di Maggio, quando il giocatore che hanno visto in tv, ogni domenica, è arrivato da Delia dritto dritto a Mussomeli. Ai bambini e ai ragazzi di lui avevano parlato i genitori, gli zii. Raccontavano loro del figlio di Lillo Marchese, ex allenatore del Mussomeli che aveva lasciato un bellissimo ricordo ai suoi giocatori e a tutti i mussomelesi per il fare genuino, sanguigno e schietto. Prova ne sia l’accoglienza calorosa che Lillo, oggi, in veste di accompagnatore di Giovanni, ha ricevuto: abbracci, battute, risate come fanno i buoni e vecchi amici quando si ritrovano.
Dietro al tavolo su cui era distesa la sua maglia del Catania, c’era Giovanni. Giovanni, timido e gentile, ha guardato negli occhi i bambini che lo ammiravano, lo ascoltavano e lo studiavano. Forse cominciano ad imitarlo, come fanno i bambini… Ma Giovanni, che li guarda negli occhi, scorge Giovanni Marchese seduto fra i campioncini di Mussomeli. Si rivede alla loro età. E allora vede la sua stessa ambizione, i suoi stessi sogni. Forse un velo di malinconia si sarà posato per qualche istante su di lui pensando a quando, a 11 anni, per seguire un pallone, dovette trasferirsi a Torino, salutando amici e compagni. “Anche i campioni fanno tanti sacrifici” avrà pensato…
E, allora, appena le autorità presenti, sindaco, assessori, presidente, allenatore, finiscono di parlare, i bambini, anche quelli belli cresciuti, si fiondano su di lui per le foto ricordo e gli autografi, a cui Giovanni non si sottrae. Perché Giovanni è un campione, il loro campione. E questo i bambini della “Scuola Calcio Giovanni Marchese” di Mussomeli lo sanno.

E se qualche ragazzino stanotte, prima di addormentarsi, vorrà farsi raccontare una bella storia, a noi piace pensare che il papà leggerà la storia di Giovanni Marchese, un campione siciliano.

“Giovanni nasce a Caltanissetta nel 1984 e cresce a Delia, il paese della sua famiglia. E’ un bambino che sogna come tutti i suoi coetanei di giocare in Serie A. Ma lui è speciale: infatti, quel ragazzino timido ed educato, in campo dimostra di saperci davvero fare. Tanto che il Torino fa presto a mettere gli occhi su di lui, e così, all’età di appena undici anni, saluta Delia e la sua Sicilia e, per inseguire il suo sogno, si trasferisce all’ombra della Mole dove rimarrà per ben dieci anni.
Giovanni ad appena vent’anni è già una promessa del calcio italiano (viene convocato e gioca nell’Italia Under 20 e nell’Italia Under 21), debutta col Toro in Serie B e diventa uno dei protagonisti della promozione del Treviso (2004/2005) e del Catania (2005/2006). Esordisce nel 2006 in Serie A con la maglia del Chievo ma la storia di quel ragazzino ha Catania nel suo destino, un destino che gli riserva un brutto infortunio nel 2009: rottura del crociato anteriore. Riesce a recuperare prima della fine del campionato però, grazie alla sua forza di volontà e ai consigli del padre Calogero (Giovanni dirà: “papà è un tipo duro, è tosto e non molla mai” ) sempre presente, come tutta la sua famiglia, nella vita del campione di casa e, così, convince il Catania che lo riscatta dal Chievo.

La stagione 2011/2012 sarà difficilmente dimenticabile per Giovanni: incontra un allenatore, Montella, che sin da subito gli dà fiducia. Marchese diventa un tassello insostituibile del Catania dei miracoli di Montella. Arriva la fascia di capitano e giungono pure tre gol in una stagione da favola. Il primo, decisivo, contro il Napoli; il secondo, straordinario, al Massimino davanti a tutta la sua famiglia contro il Novara, al volo di sinistro; il terzo, di gala,  all’Olimpico contro la Roma.

L’ascesa verticale di Giovanni non lo hanno sradicato dalla sua Sicilia, non avrebbe potuto. Perché Giovanni il cui soprannome è “Cudduredda”, in onore al celeberrimo dolce nisseno, non appena ha un giorno di riposo, ritorna a Delia, a casa sua: “sono felice di essere siciliano – afferma orgoglioso -, se rinasco chiederò al Buon Dio di collocarmi di nuovo qui, nella terra che amo di più”. E a due giorni dal ventennale della morte di Giovanni Falcone, l’orgoglio di essere siciliano non può che essere amplificato. Fra una settimana, giorno 30 maggio, convolerà a nozze con Elisa. Allora, tanti auguri Giovanni, tutta la Sicilia tifa per te.”

Giuseppe Alessi

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