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A 76 anni, operata di protesi di spalla a Mussomeli, dopo due mesi la ripresa quasi totale

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Mussomeli – A 76 anni, viene operata di protesi alla spalla e, dopo appena due mesi, riesce a fare la “salsa” e ad impastare il pane. Non sono illazioni o fantasie dettate dalla calura estiva di un agosto peraltro neanche tanto bollente, ma semplici constatazioni. In tempi di paventati tagli, decisi in alt(r)o loco, la storia di Filomena Sola, mussomelese classe 1949, pare assumere una valenza tutta sua e tutta nostra! Il caso conferma che la valutazione dell’Unità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Immacolata Longo di Mussomeli quale centro d’Eccellenza -sulla base della statistica uscita su la “Guida alle strutture sanitarie d’Italia 2024 – Ospedali di Eccellenza” edita da “La Repubblica” e realizzata in collaborazione con l’Istituto Tedesco Qualità e Finanza (ITQF)- non è solo un fatto di classifiche indette a tavolino ma un dato di fatto. La paziente, l’anno scorso, era caduta e, per un anno, ha cercato di combattere il dolore invalidante a via di antidolorifici che, il più delle volte, si sa, per effetti collaterali, superano i tanto auspicati benefici. A gennaio di quest’anno, fa una visita col dottore Gustavo Javier Nizzo Miguens -medico argentino in servizio presso il nosocomio mussomelese da maggio del 2023- e si procede con la diagnostica di rito. Risonanza ed RX non lasciano adito a dubbio alcuno. “Il tempo” -e l’incuria che ne (con)segue- “può solo peggiorare la situazione”, peraltro già abbastanza compromessa. “Il braccio si può atrofizzare”. E’ il responso di Nizzo, una volta preso atto degli esami. “Però, si intravede una buona possibilità di miglioramento” che solo l’atto chirurgico può restituire alla signora, se non proprio giovane, comunque sufficientemente motivata a correre il rischio. Del miglioramento. Appunto! Ma, dall’assenza di dubbi, al dubbio, dalle nostre parti, è un fiat. Quando parenti e conoscenti si autoproclamano medici e fidati consiglieri. Da ogni dove, è stato tutto un proliferare e sproloquiare di “non farlo. Sei grande! Stai attenta… ” e tutto un tentato dissuadere, certamente a fin di bene, non sia mai… ! Per poi apprendere che le tante “testimonianze” di affetto riferite de relato, in realtà provenivano da lontano, da esperienze maturate e consumate in altri più “rinomati” centri di città. Il classico “cu nesci arrinesci” di cui qualche volta si paga l’ingeneroso contrappaso. Obbligato! Insomma, per farla breve, gente operata fuori che non aveva ottenuto buoni risultati. Così, tira di qua e molla di là, a fine maggio scorso, la signora decide di affrontare l’intervento col dottore Nizzo, specialista dell’arto superiore, dell’equipe capitanata dal responsabile facente funzione, Liborio Miccichè. Che, in quella sede, si occupa della protesica e della traumatologia più importante e che, sempre in quella sede, può vantare uno staff non solo eccellente ma fattivamente efficiente, Nizzo specialista dell’arto superiore, Luciano Verrone per l’artroscopia, Totuccio Mantio, primo aiuto del responsabile, per la Traumatologia; Giuseppina Rizzuto a coordinare il Reparto e l’ambulatorio. Una settorializzazione che, praticamente, dando il giusto e proprio spazio ad ogni professionista, ha permesso anche di lavorare in maniera “eccellente”, a beneficio di operatori e pazienti. Poco più di un’ora di intervento, una degenza di appena due giorni, e quasi due mesi di fisioterapia hanno garantito una ripresa oltre ogni aspettativa. Immediatamente è stata attivata l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) che ha messo a disposizione il fisioterapista Davide Dilena, per cui ad oggi si conteggia appena qualche dolorino e una limitazione della mobilità del braccio davvero irrisoria. Ecco perchè Rina, Cinzia e Salvatore, i figli della signora Filomena -che, grazie al rinnovato make up, si appresta a festeggiare col marito, Francesco Calà il mezzo secolo di matrimonio- ci tengono a far sapere che, in quel primo piano dell’ospedale di Mussomeli “si custodisce un bene prezioso, fatto di medici, infermieri, personale Oss e addetti alle pulizie. Tutte figure importanti e fondamentali che hanno concorso, non solo all’ottima (ri)uscita del e dall’intervento, ma anche un, se non piacevole, sereno ed “eccellente” soggiorno in reparto”. E aggiungono, “intanto che si pensa all’altro braccio, adesso più dolente, confidiamo nella possibilità che, la proposta del sindaco di Mussomeli, Giuseppe Catania, di mantenere inalterata la pianta organica dell’Ortopedia di Mussomeli, venga accolta favorevolmente dagli organo preposti”, cosa questa che, contrariamente, comporterebbe il sacrificio di posti letto e di personale. Con evidente disagio alla fine per i bisognosi di cure, i cosiddetti “ammalati”, chè poi, quando si innesca il bisogno si rischia di viziare un sistema di per sè già non poco viziato.

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