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«Anomalie in quel cellulare», coni d’ombra al processo a un ragazzino accusato d’istigazione al suicidio 

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Caltanissetta – Qualche anomalia, secondo gli esperti, sarebbe emersa. A cominciare dalle date diverse tra copia forense e report. Ma il perito nominato dal tribunale minorile e il consulente della procura, pur concordando sull’esistenza di qualche anormalità, hanno avanzato teorie differenti.

Così al processo a carico di  un diciassettenne nisseno – difeso dagli avvocati Calogero Buscarino e Gaetano Giunta – a giudizio per istigazione al suicidio dinanzi il tribunale minorile di Palermo per il decesso del ventiseienne, pure lui nisseno,  Mirko Antonio La Mendola  – i familiari sono assistiti dall’avvocato Rosario Didato – che si è tolto la vita con un colpo di pistola una sera d’agosto dell’anno scorso. La causa sarebbe stata la delusione per l’esclusione da un concorso in polizia.

Riflettori accesi, da parte dell’esperto nominato dalla difesa, su immagini trovate nel telefonino del giovanissimo imputato, relative a un procedimento penale in corso attualmente a  Gela.

E in tal senso l’esperto della procura ha spiegato che potrebbe essere stato un bug perché la chiavetta utilizzata per prelevare i file dal cellulare del ragazzino, non era vergine ma già utilizzata per altro e, magari, i bug erano già presenti all’interno della sua pendrive.

Ed è un cono d’ombra sulla questione che era stata sollevata dalla difesa che, di recente, ha chiesto al tribunale, ottenendola, proprio una perizia per  una presunta violazione della catena di conservazione dei reperti, in questo caso di materiale informatico.

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