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Anziana morì in abbandono, condannata coppia di badanti e assolti cinque “oss”: atti al pm per il titolare di una casa di riposo

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Caltanissetta – È con due condanne e cinque assoluzioni che s’è chiuso il processo per la morte di un’anziana. Ma la Corte ha pure trasmesso gli atti alla procura perché valuti la posizione del titolare della casa di cura in cui la donna era ospitata, fin qui mai indagato.

Così s’è chiuso il primo grado di giudizio per la morte di Maria Lo Vetere, la pensionata settantottenne deceduta la sera del 30 aprile 2018 all’ospedale «Sant’Elia», dov’era arrivata in condizioni di salute disperate dalla casa di riposo «Giovanni Paolo II».

La Corte d’Assise di Caltanissetta ha condannato il cinquantottenne Fabio Natale, badante che conviveva con la benestante, alla pena di 4 anni e 3 mesi di reclusione, rispetto ai sei anni e mezzo che erano stati sollecitati dal pubblico ministero. Per la compagna, la trentasettenne Giuseppina La Placa, la condanna è stata di 3 anni e 3 mesi. Tutti e due sono stati chiamati a rispondere di abbandono di persone incapaci. Al solo Natale è stato pure contestato anche il reato di sostituzione di persona, per essersi falsamente presentato ai medici del «Sant’Elia» come tutore legale della pensionata.

Secondo l’impianto accusatorio, i due badanti – difesi dall’avvocato Sergio Iacona – avrebbero sistematicamente isolato la facoltosa anziana, innanzando una sorta di barriera per ostacolare i contatti con i parenti.

La coppia è stata inoltre condannata al risarcimento dei danni in favore dei familiari della vittima – assistiti dagli avvocati Giuseppe Panepinto e Giovanni Petrantoni – e, in più, al pagamento immediato di una provvisionale di 5 mila euro per ciascuna delle due parti civili.

Sono , invece, usciti indenni dal processo i cinque operatori socio-sanitari della struttura che ospitava l’anziana, a carico dei quali l’accusa aveva ipotizzato il reato di abbandono d’incapaci chiedendo una condanna a un anno e mezzo ciascuno. Ivano Arnone, Josephina Naro, Giorgio Nitro, Antonio Anzalone e Alessandra Ferraro – assistiti dagli avvocati Massimiliano Bellini, Giacomo Butera, Salvatore Sollami e Nicoletta Malogioglio –  sono stati tutti assolti per non aver commesso il fatto.

La Corte d’Assise, infine, ha disposto la trasmissione degli atti alla procura per la posizione del titolare della casa di riposo, per valutarne eventuali profili di responsabilità in relazione all’ipotesi di abbandono di persona incapace. Il suo nome, finora, non era entrato nel registro degli indagati.

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