Home Cronaca Belli e impossibili da visitare… I siti non fruibili del Vallone

Belli e impossibili da visitare… I siti non fruibili del Vallone

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Mussomeli – C’è una bellezza che non si è mai concessa. Arte preclusa da sempre a ciitadini, turisti  e visitatori. Così mentre si avvicinano le giornate Fai di Primavera in programma il 5 e 6 giugno che apriranno i battenti di molti luoghi di belllezza e storia, nel Vallone  ci sono scrigni che, per diverse ragioni non si riescono ad aprire e il tesoretto, spesso ingentissimo, che custodiscono non si tocca nè si vede. Alcuni sono casi di clamorosa bellezza negata. I siti archeologici, per esempio, di Polizzello o quello di Raffe per citare solo i due più illustri che salgono alla ribalta della cronaca solo per ritrovamenti ed accessibili solo a guardie e ladri, ad archeologi e tombaroli. In ogni caso da oltre un secolo sono stati oggetto di privazioni e spoliazioni illegali e legali. Così i reperti hanno preso la via di musei pubblici e “collezioni private”,  nell’uno e nell’altro caso, sebbene con le dovute differenze, queste reliquie hanno abbandonato per sempre il corpo al quale appartenevano. L’entroterra siciliano.  A Polizzello oltre al sito archeologico  anche il borgo è una grande incompiuta della valorizzazione e fruizione, a Fanzirotta si crede alla chiesetta più per dogma di fede che per i resti che sopravvivono all’oblio. Nelle campagne non si contano le cascine, i casolari, le cappelle private, taluni di antichissima e mirabile fattura che, sotto il peso dell’abbandono, del disinteresse e di questioni legali,  sono crollati o impraticabili. A Marianopoli la tenuta Mimiani, per torbide vicende, è stata condannata all’ignominia della decadenza, così come la maggior parte dell’archeologia industriale   con in testa la miniera di Cozzo Disi di Casteltermini. Ogni paese ha una porta che è stata chiusa o una trave che è crollata, seppellendo e nascondendo radici e origini.   I ruderi del  monastero di  Milena, strettamente legato a quello  di San Martino delle Scale, il palazzo ducale di Acquaviva Platani, “la Robba” di Villaba. L’elenco dei luoghi del sapere e dell’arte più difficili da visitare dell’area 51 sono innumerevoli e noi ne menzioniamo solo una parte, nemmeno la maggiore. Imperscrutabili e inespugnabili.  Alcuni per ragioni statiche e di decadimento strutturale, come la chiesa più antica ancora esistente (secondo la maggioranza degli studiosi) dell’abitato di Mussomeli: Santa Margherita. Tra gli edifici di culto vietati  a cittadini manfredonici e turisti non può  non menzionarsi la chiesa della Madonna di Trapani. Invece tra le costruzioni  civili spicca e primeggia il vecchio ospedale ristrutturato e mai utilizzato, così come   altri edifici, spesso  di proprietà privata che, talvolta per scelleratezza altre per incuria,  sono stati svuotati di funzione ed elementi, divenendo, nel tempo,  oggetti di ripetuti stupri culturali. Cosi diventano i luoghi del cuore di Sicilia, un  cuore trafitto, tradito e dimenticato dove tutto è chiuso o in rovina: strade, economia e arte.

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