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Carta Postamat rubata a un 80enne: acquisti per 6mila euro, condannato un 26enne emessa alla prova per un complice

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Caltanissetta – Acquisti per oltre seimila euro con la carta Postamat sottratta a un anziano. E, in più, denaro sparito anche da casa della vittima. Pensione compresa.

Si è chiuso con una condanna e una messa alla prova il procedimento a carico di due imputati accusati di aver approfittato di un ottantenne tra novembre e dicembre di sei anni fa. L’anziano, nel frattempo, è deceduto.

Il giudice Giuseppina Figliola ha condannato il ventiseienne Daniel Fiore a un anno di reclusione e al pagamento di 667 euro di multa per furto in concorso. Per il trentatreenne coimputato, invece, è stata concessa la messa alla prova.

Ma v’è dell’altro. Sì, perché il giudice ha disposto pure il risarcimento dei danni in favore delle parti civili, in particolare i due figli dell’anziano – assistiti dagli avvocati Rosario Didato e Piero Provenzani- con la quantificazione che sarà stabilita in un procedimento dedicato.

Secondo la ricostruzione della vicenda , l’ottantenne avrebbe conosciuto il trentatreenne perché si sarebbe a volte occupato della pulizia della terrazza di una familiare, al decimo piano dello stesso stabile in cui viveva il pensionato. Sarebbe stato proprio lui a introdurre in casa anche il ventiseienne, in un rapporto che, secondo l’accusa – sarebbe sfociato in una forma di soggezione.

Nel giro di poche settimane l’anziano avrebbe iniziato a notare frequenti ammanchi di denaro. Quattrini spariti da casa e somme volatilizzate dal conto corrente, compresa la totale sparizione della pensione. Con la carta Postamat rubata sarebbero stati effettuati acquisti di telefoni cellulari e ricariche per oltre seimila euro.

Con l’aiuto della figlia, il pensionato si sarebbe accorto che le sparizioni coincidevano con la presenza in casa dei due sospetti. E quando avrebbe manifestato l’intenzione di sporgere denuncia, la carta di debito sarebbe riapparsa in circostanze a dir poco insolite. Già perché il trentatreenne l’avrebbe ritrovata in punti diversi dell’appartamento del malcapitato, come sotto una credenza, vicino al bagno o accanto al letto. Un escamotage, secondo l’accusa, per evitare che l’anziano , come più volte ventilato, potesse presentare una denuncia.

Alla fine la denuncia-querela è stata presentata, facendo scattare le indagini che hanno dato l’input al processo e, adesso, alla sentenza di condanna per uno

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