Caltanissetta – Telefoni cellulari, armi rudimentali e tanti altri oggetti non consentiti. Sono saltati fuori durante
una perquisizione straordinaria nella circondariale di Agrigento, a cui hanno preso parte rinforzi in arrivati da diversi istituti penitenziari dell’isola, in particolare da Gela, Enna, Caltagirone e Caltanissetta.
A ufficializzarlo è stato delegato regionale Sicilia del sindacato autonomo polizia penitenziaria, Salvatore Gallo Cassarino. Un’operazione che è andata avanti per diverse ore.
«Numeroso e di varia natura – ha spiegato Gallo Cassarino – il materiale sequestrato, altrettanto copioso il numero delle persone detenute deferite all’autorità giudiziaria… Svariate le ipotesi di reato: dal possesso di telefoni cellulari – tra smartphone e microcellulari – alla resistenza e violenza al pubblico ufficiale per finire al danneggiamento».
Ma se da un lato il sindacato ha posto l’accento sull’efficacia dell’azione di contrasto all’introduzione di oggetti illeciti all’interno dell’istituto, d’altro canto, però, «si accendono nuovamente i riflettori sull’importanza di intensificare i controlli e le misure di prevenzione, nel tentativo di arginare il fenomeno dell’introduzione di materiali illeciti e non consentiti nelle strutture penitenziarie».
Lo stesso Gallo Cassarino ha ricordato che «il 20 settembre dello scorso anno un’analoga attività venne conclusa con il sequestro di trenta telefoni cellulari , fra smartphone e microcellulari, ingenti quantitativi di verosimile sostanza stupefacente e numerosissime persone detenute deferite all’autorità giudiziaria per svariate ipotesi di reato… Encomiabile, inoltre, l’operazione di servizio conclusa con il sequestro di uno smartphone detenuto da un ristretto che dalla propria cella chiedeva il “pizzo” ad un imprenditore originario del messinese».
Con uno sguardo alla situazione attuale, il delegato regionale del Sappe ha evidenziato che «è oramai continua l’azione di contrasto per l’introduzione, la detenzione e l’uso di telefoni cellulari e droga in carcere che vede quotidianamente impegnati gli uomini e le donne del corpo di polizia penitenziaria… È un fenomeno sempre più in crescita di quello dei tentativi di introduzione di sostanze stupefacenti a livello nazionale negli istituti di pena che di materiale atto alle comunicazioni, come i telefonini».
Per Calogero Navarra, segretario nazionale per la Sicilia della firma sindacale, «l’operazione è la testimonianza della professionalità della polizia penitenziaria, che oltre a partecipare attivamente all’opera di rieducazione e trattamento, svolge con abnegazione e competenza l’attività di Polizia».
Mentre Donato Capece, segretario generale dello steso sindacato della polizia penitenziaria, s’è levata l’esortazione rivolta al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, per chiedere «interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai reparti di polizia penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica di ultima generazione per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o ogni altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani».































