Palermo – Il sistema utilizzato era quello noto come “cavallo di ritorno”. Con questo stratagemma la banda avrebbe messo a segno una sfilza di furti d’auto ed estorsioni contattando poi le vittime su social network.
Ma, adesso, in sette sono stati smascherati e arrestati dai carabinieri. Mentre altri otto sono indagati in libertà. Furto ed estorsione aggravati in concorso, ricettazione e detenzione e spaccio di droga le contestazioni , a vario titolo, al centro dell’ordinanza di custodia cautelare disposta, su richiesta della procura, dal giudice per le indagini preliminari di Termini Imerese. L’operazione ha interessato i centri di Bagheria, Ficarazzi e Villabate.
A loro, gli arrestati e gli indagati, sono stati ricondotti dieci furti, quattro estorsioni consumate e due tentate e, due casi di ricettazioni oltre a tre cessioni di droga tra cocaina e hashish.
Su questo scenario si sono concentrate le indagini, curate dai militari del nucleo operativo e radiomobile della compagnia bagherese, che hanno permesso di smantellare il gruppo che rubava auto e moto per poi chiedere soldi ai proprietari – la forbice oscillava tra i 200 e gli 800 euro – per la restituzione.
Gli stessi investigatori hanno appurato che i derubati dapprima presentavano denuncia di furto e, qualche giorno dopo, chiamavano in caserma asserendo di aver ritrovato per strada il mezzo che era stato loro rubato. Troppe situazioni fotocopia che hanno insospettito gli stessi militari.
Così la loro attenzione s’è concentrata su sospetti potenziali ladri. Le indagini hanno consentito di verificare che, dopo il furto, il derubato veniva contattato tramite social network con profili, sempre falsi, di volta in volta variati. Così fissavano l’appuntamento per la consegna dei soldi e la restituzione del mezzo rubato.





























