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Col reddito di cittadinanza intascavano soldi da commercianti in cambio di una percentuale, 113 gli indagati

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Caltanissetta – Come recarsi allo sportello automatico per prelevare soldi. Ma era a commercianti che si presentavano, esibendo la tessera del reddito di cittadinanza, ottenendo da loro denaro contante in cambio di una percentuale che oscillava tra il 10 e il 15 per cento dell’importo. Ma quel sostegno economico era destinato solo all’acquisto di alcuni beni e servizi.

E, altro aspetto dell’indagine, che come una medaglia presenta due facce, sarebbe la pioggia di false dichiarazioni, ingannando l’Inps, per ottenere il sussidio.

Così, in totale, sono 113 gli indagati, la maggior parte dei quali nisseni ­- assistiti dagli avvocati Ernesto Brivido, Maria Francesca Assennato, Riccardo Palermo, Rosario Di Proietto, Monia Giambarresi, Maria Ricotta, Valentina Di Maio, Calogero Montante, Francesco Augello, Martina Petrantoni, Fabiana Giordano, Antonella Macaluso, Marco Lomonaco e Francesca Russo – i cui nomi sono finiti nel registro degli indagati per truffa aggravata.

Il sistema finito al centro delle indagini si baserebbe sulla compiacenza di quattro commercianti che si sarebbero prestati al gioco. Sono tutti di nazionalità straniera – assistiti dagli avvocati Vanessa Di Gloria, Alberto Magro Malosso e Giacoma Di Francesco – ma vivono nel capoluogo nisseno da diverso tempo.

I beneficiari del reddito di cittadinanza, secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbero presentati negli esercizi commerciali in questione – lo «Star minimarket», lo «Sky minimarket», un secondo mini market e lo «Sky internet point» – e piuttosto che acquistare qualcosa avrebbero incassato soldi, versando agli stessi esercenti una percentuale tra il dieci e il quindici per cento. Così i destinatari della misura di sostegno si sarebbero ritrovati in  tasca “liquidi” ed i commercianti avrebbero incassato  una quota non indifferente. Una convenienza reciproca , seppur illegale.

Tra le pieghe dell’indagine è pure emerso che oltre una trentina di stranieri, per ottenere il beneficio, non avrebbero dichiarato il vero all’Inps, attestando di trovarsi sul territorio nazionale da oltre dieci anni. Tutto falso.

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