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Commando armato fece irruzione in una comunità di Milena, il racconto di quei momenti  

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Milena – È sul raid di un commando armato in una comunità di Milena che si sono soffermati. Lo hanno fatto un operatore della stessa struttura e un ospite. Un episodio violento, non il solo, al centro di un procedimento che si sta celebrando in corte d’Assise, a Caltanissetta, e che ruota prioritariamente attorno all’uccisione del trentaduenne pakistano Adnan Siddique assassinato in casa per avere guidato la battaglia intrapresa da alcuni suoi connazionali sfruttati nei campi come braccianti.
E nel processo che ne è derivato in dieci sono finiti alla sbarra per rispondere, a vario titolo, di omicidio, caporalato, associazione a delinquere mafioso finalizzato agli omicidi, sequestro di persona a scopo di estorsione, estorsioni, rapine, porto d’armi, lesioni personali e violazione di domicilio.

Ma adesso il racconto dei testi s’è soffermato su quella più che movimentata notte del 10 dicembre 2019 quando si è consumata una spedizione punitiva all’interno comunità alloggio per minori non accompagnati, «I Girasoli» di Milena ammessa – solo per il capo d’imputazione che ha fa riferimento alla violazione di domicilio – insieme ad alcuni ospiti, assistiti dall’avvocato Giovanni Annaloro, tra le parti civili.

Quella notte un gruppo di nigeriani armato di pistole e coltelli, grazie alla complicità di un ragazzo ha fatto irruzione in quei locali per un pestaggio.  Sono stati momenti di pura paura. Con quella banda armata cha ha seminato il caos, andando in cerca di un ragazzino da pestare.

Già perché l’irruzione era stata voluta per punire un minorenne che aveva litigato con un altro ospite del centro. E dopo avere anche danneggiato il centro, il commando si è lanciato all’inseguimento del ragazzino che doveva esser pestato a sangue.

Gli avrebbero pure puntato una pistola alla testa. Ma in qualche modo, con la disperazione, sarebbe riuscito a sottrarsi agli aggressori lanciandosi da un balcone al primo piano dello stesso stabile. Poi è riuscito a fare perdere le sue tracce. E un operatore del centro e un altro ospite hanno ricostruito quei momenti di paura vissuti in quella comunità di Milena per minori non accompagnati .

Sul banco degli imputati siedono Shujaat Ali,  Nawaz Muhammad, Ali Imran, Muhammad Sharjeel Awan, la canicattinese Giada Giarratana, Arshad Muhammad, Muhammad Mehdi, Sehzad Khuram,  Bilal Ahmed  e Muhammad Shoaib – assistiti dagli avvocati, Giuseppe Dacquì, Salvatore Baglio, Massimiliano Bellini, Giovanni Di Giovanni, Rosario Di Proietto,  Diego Giarratana, Gaetano Giunta, Evira Samuela Gravagna e Riccardo Contardi – con presunti ruoli e coinvolgimenti differenti.

Nei loro confronti, a parte «I Girasoli» di Milena, anche i familiari della vittima, il Comune, vittime di caporalato, la Cgil,  l’associazione Proxima e Mo.Vi. – assistiti dagli avvocati Monia Giambarresi, Maria Ricotta, Adriana Vella, Jennifer Guarino, Graziano Baglio, Marco Lomonaco, Giuseppe Orlando, Stefania Giambra, Sara Sammartino e Lia Minacapelli – sono parti civili.

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