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«Corsi pilotati all’istituto penale minorile», cade anche l’ultima accusa per l’ex direttrice Micciché

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Caltanissetta – S’è sciolta come neve al sole pure l’ultima accusa . E a nove anni o poco meno dall’operazione che l’ha trascinata ai domiciliari, la giustizia l’ha totalmente riabilitata.

Sì, perché  l’ex direttrice dell’istituto penale minorile di Caltanissetta, poi trasferita al «Beccaria» di Milano, Alfonsa «Nuccia» Miccichè , ora è stata assolta dall’ultima imputazione che pendeva sul suo capo. Altre ne erano già cadute in primo grado.

La Corte d’Appello l’ha assolta per istigazione alla corruzione, reato che inizialmente è stato considerato come d’induzione indebita a dare o promettere utilità, poi rimodulato dal tribunale. E per questa contestazione in primo grado è stata condannata a 2 anni e 8 mesi di carcere, contro i 5 anni chiesti dalla procura. E nell’ottobre del 2015 è finita pure ai domiciliari su ordinanza di custodia cautelare.

«Il fatto non sussiste» la formula con cui, adesso, la corte d’Appello di Caltanissetta ha assolto l’ex direttrice del «Beccaria», che nel vortice dell’inchiesta è però finita per la gestione dell’Ipm di Caltanissetta. Lì, secondo la tesi accusatoria, avrebbe organizzato corsi professionali pilotati destinati ai piccoli reclusi. E li avrebbe affidati ad associazioni compiacenti, in cambio d’incarichi o favori per i suoi familiari. Questa, almeno, è stata l’originaria tesi accusatoria che, adesso, anche l’ultimo processo ha sconfessato.

Già il primo passaggio in aula ha fatto vacillare fortemente l’impianto accusatorio, bocciandolo sostanzialmente su tutti i fronti per altri sette imputati, assolti da ogni accusa, e reggendo per una sola ipotesi nei confronti della ex direttrice. Ma pure questa imputazione, adesso, è passata per un netto colpo di spugna.

Come dire, un’indagine che, dopo nove anni, non ha colpevoli.

Già perché anche gli altri sette coimputati, compreso un paio di figli della stessa ex direttrice e i vertici di un paio di Onlus, sono stati assolti con formula piena già in primo grado dalle ipotesi, a vario titolo, per il reato associativo, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, corruzione e concussione per induzione indebita.  Adesso pure l’ultimo atto processuale è caduto nel vuoto.

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