Home Eventi Direzione poesia a Montedoro con ” Verso dove…” di Benfante Picogna

Direzione poesia a Montedoro con ” Verso dove…” di Benfante Picogna

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(di Massimo Macaluso) Montedoro – Nel tepore di una serata estiva, il cortile dell’oratorio parrocchiale di Montedoro si è trasformato in un palcoscenico per la bellezza della parola poetica, ospitando il secondo incontro con Carmelo Salvatore Benfante Picogna, autore della raccolta “Verso dove…”, una silloge di trentotto poesie il cui sottotitolo Πάθει μάθοσ, riprendendo l’inno a Zeus dell’Agamennone di Eschilo, da avvio all’itinerario dell’anima che, partendo dal presente, ritorna nostalgicamente al passato e si proietta al futuro. L’autore poggia le sue liriche su quello strato sottile di sofferenza che pervade chiunque si accosti alla conoscenza.

L’iniziativa, promossa in sinergia tra la parrocchia di padre Massimiliano Novembre, parroco di Montedoro, e l’Auser del Vallone, ha raccolto una partecipazione attenta e calorosa.
Ad aprire i lavori, le parole ispirate della professoressa Anna Maria Caruana, in rappresentanza del direttivo Auser, che hanno sottolineato l’importanza del dialogo tra cultura e spiritualità. La serata è proseguita con una conversazione intensa e vibrante tra il poeta e la professoressa Maria Francesca Munì, che ha saputo far emergere le sfumature più intime dell’opera.
A guidare il pubblico nella lettura, il prof. Tonino Calà, mentre le poesie hanno preso vita attraverso le voci appassionate della prof.ssa Graziella Lo Manto e del prof. Peppe Piccillo. Il tutto è stato impreziosito dalle note al pianoforte del maestro Giuseppe Noto, la cui musica ha accompagnato e amplificato il sentire dei versi.
Benfante Picogna, originario della Sicilia e profondamente legato alla terra del Vallone, ha saputo coniugare nella sua raccolta il senso del viaggio interiore con l’eco dei paesaggi natii. Le sue poesie si muovono tra il vissuto e l’astrazione, parlano di tempo, memoria, amore e distanza, con una voce delicata ma penetrante.
Molto bella, ad esempio, l’immagine evocativa della luna nel componimento che apre la raccolta, appunto dedicato alla luna”: “Due nastri latteri / sostengono la luminosa sfera / fra tetti discontinui / nel cielo incerto ancora”. In questi versi, l’autore sembra dipingere la luna come una presenza sospesa e fragile, sorretta da “due nastri latteri” – probabilmente metafore per strisce di luce lattiginosa, come quelle create da nuvole o riflessi nel cielo notturno. La “luminosa sfera” è la luna stessa, che si staglia tra “tetti discontinui”, cioè un paesaggio urbano irregolare, forse di un borgo siciliano, e un “cielo incerto ancora”, che suggerisce un’atmosfera mutevole, tra il tramonto e la notte.
L’incontro di Montedoro ha confermato come la poesia, lontana dall’essere esercizio solitario, possa diventare luogo di comunità, di bellezza e di ascolto autentico.

 

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