Santa Caterina – Il comune di Santa Caterina dovrà garantire un totale di quindici ore settimanali di assistenza all’autonomia e alla comunicazione a un alunno con disabilità.
A stabilirlo è stato il giudice civile, che ha accolto il ricorso presentato dalla madre del bambino contro la riduzione del monte ore previsto nel piano educativo individualizzato.
Al centro della vicenda c’è l’assegnazione dell’assistente Asacom con dodici ore settimanali invece delle quindici deliberate dal gruppo di lavoro operativo per l’inclusione. Un taglio che, secondo la famiglia, avrebbe fortemente inciso sul diritto allo studio del piccolo, affetto da grave disabilità, che oltre all’insegnante di sostegno necessita anche della figura specialistica per l’autonomia e la comunicazione.
La riduzione delle ore sarebbe legata alla diminuzione dei fondi regionali destinati al distretto socio-sanitario, con ricadute dirette sui servizi garantiti dal Comune. Dopo la richiesta di ripristino delle ore mancanti, caduta nel vuoto per carenza di fondi, la madre – assistita dall’avvocato Mariachiara Garacci – s’è rivolta al tribunale.
Il giudice Alessandra Frasca, alla fine, ha accolto il ricorso disponendo il ripristino delle quindici ore settimanali. Per le spese processuali la decisione è rinviata al giudizio di merito. Pochi giorni dopo il provvedimento del tribunale, il servizio è stato integrato. Ma solo per l’alunno al centro del contenzioso. Per altri allievi in condizioni di gravità, il monte ore non sarebbe stato adeguato.
«I Comuni ormai seguono una linea politica che continua a subordinare i diritti fondamentali alle logiche di contenimento della spesa e ad interpretazioni arbitrarie delle leggi, dimenticando che i diritti non si sospirano e non si rimandano ma si applicano», ha commentato l’avvocato Garacci.
«È l’ennesima di tante battaglie che un genitore deve continuamente portare avanti per aver garantito il rispetto dei diritti fondamentali delle persone disabili – ha osservato con rammarico la madre – ed in questo specifico caso un diritto importante come quello allo studio ed all’inclusione del proprio figlio… Non posso far a meno di sentirmi profondamente delusa ed avvilita – ha aggiunto – per essere stata costretta a citare in giudizio l’amministrazione comunale per la concessione di un diritto inderogabile. Mi auguro che questa vicenda possa servire da stimolo alle altre famiglie per continuare a lottare per il rispetto dei diritti dei propri figli».































