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«Droga nei pannolini dei bambini», altri particolari sul traffico di cocaina nel Nisseno

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Caltanissetta – Nascondevano la droga anche nei pannolini dei bambini. È uno dei particolari emersi in relazione al blitz dei carabinieri «River» che ha fatto scattare undici ordinanze di custodia cautelare, una sola delle quali ai domiciliari a carico di una giovane.

La presunta organizzazione che avrebbe movimentato cocaina da Catania e Canicattì per rivenderla nel Nisseno, avrebbe nascosto la “neve” pure nei pannolini dei figli di due tra gli arrestati.

Sostanza che poi avrebbero acquistato una clientela variegata fatta di professionisti, commercianti studenti, operai ma anche disoccupati. Il costo di una dose al dettaglio, mediamente, si sarebbe aggirato intorno ai cento euro.

E l’avrebbero smerciata sia da casa che in auto. Canali privilegiati di approvvigionamento sarebbero stati Catania e Canicattì. Con i catanesi- peraltro legati al clan Cappello – a un certo punto la presunta organizzazione avrebbe avuto problemi di pagamento. E si sarebbero rivolti a un altro fornitore canicattinese.

Uno dei personaggio chiave della sospetta organizzazione è un ex custode i di una villa comunale nissena, il cinquantunenne Giuseppe Fiume. Mentre il genero, Mario Ragusa, sarebbe poi diventato il personaggio chiave.

Oltre a loro due sono stati arrestati anche Eros Fabrizio Fiume, 28 anni, Alessandro Fiume di 38 – rispettivamente figlio e fratello di Giuseppe – la trentunenne Desirèe Ganci, la sola agli arresti domiciliari, Maurizio Manuel Santoro nisseno di 31 anni, Michele Ventura 41 anni, Diego Milazzo 37 anni di Canicattì, Isidoro Di Stefano di 40 anni, Santo Puglisi, 50 anni ed Emanuele Cosimo Tringali di 41 anni, gli ultimi tre catanesi.

Le indagini, andate poi avanti per sei mesi, sono partire dalle rivelazioni di un collaboratore di giustizia catanese, anch’egli legato al clan Cappello di Catania. I carabinieri, poi, attraverso intercettazioni avrebbero documento parecchi episodi di spaccio raccogliendo anche intercettazioni telefoniche e ambientali da cui emergerebbero i ruoli di coloro che sarebbero coinvolti nella presunta rete di trafficanti di cocaina.

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