Mussomeli – Se ne sono andate nello stesso giorno, di martedì 3 febbraio, a Mussomeli, Carmela Messina di 93 anni, e Anna Salamone che di anni, invece, ne aveva 88. Due donne, due persone sicuramente longeve, ma ancora più sicuramente pioniere – inconsapevoli, forse!- di quella categoria di donne in carriera, sempre sul pezzo, ma che dell’essere sempre sul pezzo non ne hanno fatto la priorità della loro esistenza. O comunque l’ostentazione. Altri tempi, altri modi, altre mode. Brillavano entrambe le signore fra le pareti delle loro boutique -nonostante una, “signora”, nell’accezione più comune del termine non lo è stata- una affaccendata nell’antica bottega del paese, l’altra fra il luccichio dei suoi bijou. Dall’essenziale al superfluo, che, a tratti si fa, essenziale esso stesso. Sempre bisogni del corpo sono. Seppure a latitudini differenti! Brillavano, sì, per quell’autorevolezza che viene dalla consapevolezza di essere, essere lì, ogni giorno dietro a un bancone che conserva e restituisce il sapore del legno. Di una verità tutta di casa propria. Di casa nostra. Di un vissuto che è comunitario. E oggi, al tempo dell’uniformità e del conformismo dilaganti, quel sapore acquista il valore di un ricordo che davvero non ha prezzo. Per le passate e per le presenti generazioni. Brillavano grazie a quel lavoro di ogno giorno che, nobilita e si consuma fra storie di ricchezza e di miseria, e, per certi versi, pure consuma. Professioniste d’altri tempi, quando non c’era la carta di credito ma si acquistava a “cridenza”. Che hanno fatto la gavetta sul campo, quando la formazione non aveva ragione d’esistere. Vigeva il sentirsi comunità, quando non occorreva l’assist del #compromussomelese perchè il comprare mussomelese ce lo avevi nelle vene. Il diktat incoscio era il sostenersi reciproco. E ha funzionato per un certo periodo. Brillavano in virtù di quel rituale sacro che è l’alzare la saracinesca, laddove un mondo si apre sul mondo. Fianco a fianco con il marito Sebastiano, la signora Carmela, alta e dalle movenze spigliate, nel suo iconico grembiule bianco, era la regina di quella putìa d’elite, impastata di sarde, salumi, frutta secca, formaggi e altro. Quando ancora si vendeva la merce “sfusa” e i conti si facevano sulla carte del pane, e da via Dante in giù era tutto un pullulare di attività commerciali. Più a nord nella trafficatissima via Caltanissetta, invece era l’angolo dei preziosi della signora Anna, con le sue promesse di bellezza. Vere e proprie tentazioni per giovani e meno giovani donne dei mitici anni Ottanta. A pensarci bene è trascorso mezzo secolo. Quando l’outfit si sfoggiava lungo le vasche di via Palermo, al freddo o al caldo, non al chiuso dei locali. Quando ci si guardava e ci si indagava con sguardo diretto e non attraverso il filtro, tutt’altro che onesto, di uno schermo. Che il più delle volte distrae persino lo sguardo stesso. Sfoggiava un’aplomb dal sapore quasi nordico la signora Anna, compita e raffinata, a tratti quasi altera, con quel fascino innato e consolidato sul campo, delle volte vero e proprio campo di battaglia! Ha continuato la tradizione di famiglia quali antesignani delle botteghe d’arte. Il fratello Onofrio nella centralissima via Palermo aveva il suo studio fotografico con annessa ottica. Da lì i primi mitici Rayban sono approdati a Mussomeli. Allora si influenzavano le mode senza essere influencer. Bastava essere capaci di toccare le corde dei clienti. Da Anna, potevi trovarci dall’oggetto più consueto a quello più bizzarro, come dei grandi orecchini di tartaruga, che oggi sarebbero vietatissimi. La signora Anna era single, sembra quasi un ossimoro, la signora Carmela, invece, fra bottega e famiglia, ha cresciuto tre figli, con sacrificio e dedizione. Due donne diverse che hanno fatto dell’emancipazione personale e locale la cifra della loro vita, senza clamori, nè schiamazzo, in ciabatte o col trucco non fa differenza. Le altezze non sono fatte di stereotipi ma di quel sapore complicato che è la consapevolezza. Single o mamma, la vocazione non ha bisogno etichette. Perchè dietro un bancone, o nella veglia di una culla, ognuna delle due ha recitato i propri salmi, quelli di una vita che finisce sempre allo stesso modo per tutti, ma nel mezzo conserva tutto il resto. Quella cifra che qualche volta, fa la differenza e che, inevitabilmente, incide nel vissuto di una comunità!































