Home Cronaca Il dottore Giuseppe Mingoia risponde alle domande frequenti sul Coronaviurs

Il dottore Giuseppe Mingoia risponde alle domande frequenti sul Coronaviurs

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Palermo – Abbiamo rivolto al dottore Giuseppe Mingoia, biologo e medico mussomelse, in servizio presso il Policinico “P. Giaccone di Palermo” le domande ricorrenti sul Covid-19. Tra teorie complottiste, virali (è il caso di dirlo),  campagne di disinformazione, bufale, errate credenze, questo articolo vuol fugare i dubbi e aumentare la conoscenza su trasmissione, protezione e pericolosità. Partendo dall’assunto che più si sa meno aumenta il contagio.

 

  1. Da dove origina il virus? Numerosi scienziati, come riportato nella prestigiosa rivista scientifica The Lancet, sostengono come l’origine del Covid-19 sia completamente naturale e non frutto di una ipotetica fuga del virus da qualche laboratorio segreto come riportato da alcuni rumor. Va precisato tuttavia come a Wuhan, focolaio principale del virus, esiste un centro di ricerca su batteri e virus ma con il massimo livello di sicurezza (livello 4). L’ipotesi ad oggi più accreditata è che il virus in questione abbia fatto il cosiddetto spill over o salto di specie passando tramite una o più mutazioni geniche da una forma animale ad una forma umana.

  1. Covid-19 è pericoloso? I dati attuali ci suggeriscono come il coronavirus non sia paragonabile in termini di prognosi e mortalità ad altri virus del passato quali il vaiolo, ebola, sars ecc, così come azzardato appare un raffronto con l’influenza stagionale che tutti noi conosciamo. Il vero problema del Covid-19 non stà tanto nella sua pericolosità quanto nella sua gestione. Andando ai numeri, dai dati epidemiologici ad oggi disponibili, circa l’80-90% delle infezioni da Covid-19, si manifesta con sintomi lievi e moderati e che nel 10-15% dei casi può svilupparsi una polmonite virale che ha un decorso benigno nella maggioranza dei casi ma che nel 4% di essi (soprattutto in soggetti anziani con comorbidità e/o immunodepressi) necessità del ricovero dei pazienti nei reparti di terapia intensiva. Purtroppo Covid-19, pur non essendo “pericoloso”, ha mostrato una elevata capacità di diffondersi in un breve arco temporale ovvero è dotato di una elevata “virulenza” dimostrata dalla crescita esponenziale di nuovi casi di contagio negli ultimi mesi/giorni. Per tale motivo la gestione del virus, in relazione alla ridotta disponibilità sul territorio nazionale dei posti di terapia intensiva, diventa alquanto complessa ed ecco motivate le misure stringenti del recente decreto ministeriale al fine di rallentare quanto più possibile la diffusione del virus stesso.

  1. La mascherina ci protegge? Le mascherine chirurgiche a tre veli servono solo per impedire al portatore di diffondere il virus ma non servono per proteggersi se si è sani. Per i soggetti sani, esistono in commercio diversi tipi di mascherine indicate con degli acronimi FFP2 FFP3 dove FFP sta per Filtering Face Piece, ovvero maschera filtrante con un livello di protezione crescente da 1 a 3. Indossarla non annulla in maniera assoluta la possibilità di contrarre l’infezione, pur tuttavia aiuta a limitare la diffusione del virus. Doveroso ricordare che trattasi di materiale monouso e che la durata e limitata ad un solo turno di lavoro (6 ore), al termine del quale la mascherina non va più riutilizzata. Va ricordato come l’uso di tali dispositivi deve essere adottato insieme a tutte le altre misure di igiene respiratoria e delle mani (lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 40 secondi o in alternativa utilizzare degli antisettici a gel a base di cloro o alcol, mantenere la distanza rispetto ad altre persone di almeno 1 metro, tossire o starnutire sulla parte interna del gomito, evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani, evitare luoghi affollati).

  1. Esiste una cura? In realtà no, anche se i pazienti ricoverati ricevono comunque una terapia di supporto atta a ridurre la sintomatologia sviluppata. E’ in fase di studio la produzione di un vaccino. In letteratura iniziano a trovarsi delle evidenze sulla efficacia nei confronti della infezione da Covid-19 da parte di alcune categorie di farmaci (clorochina, remdesivir, lopinavir, ritonavir ed altri) inizialmente utilizzati per la cura di altre patologie e che sembrano avere una loro efficacia d’azione nei confronti del Coronavirus. Gli antibiotici come è noto sono efficaci sui batteri e non sui virus.

  1. Gli animali domestici possono diffondere il virus? Allo stato attuale, non ci sono prove scientifiche che animali da compagnia (cani, gatti) possano essere infettati dal nuovo Coronavirus.

  1. I termoscanner sono efficaci nell’individuare i soggetti infetti? Gli scanner termici sono utili nel rilevare le persone che hanno sviluppato la febbre a causa dell’infezione. Di contro, non sono in grado di rilevare persone infette asintomatiche. Ciò accade in quanto esiste un periodo di incubazione del virus che secondo dati recenti è di circa 5 giorni e che le persone infette sviluppano la malattia e quindi la febbre dopo circa 11 giorni dall’infezione.

  1. L’arrivo del caldo favorirà la scomparsa del virus? Una delle problematiche inerenti il Covid-19 e che esso è un virus nuovo, di cui ancora sappiamo ben poco, motivo per il quale è difficile prevederne l’evoluzione temporale. Di certo, i dati in nostro possesso ci dicono come l’infezione si sia sviluppata anche nell’emisfero australe dove le stagioni sono invertite rispetto alle nostre per cui non possiamo ad oggi affermare che trattasi di semplice influenza stagionale.

  1. Contrarre il virus in gravidanza è rischioso per il feto? Ad oggi, non ci sono evidenze scientifiche a supporto di una possibile trasmissione verticale, cioè dalla madre al feto, del Coronavirus. Dai primi 19 casi di donne in gravidanza e neonati nati da madri con sintomatologia clinica da Covid-19 descritti in letteratura, sappiamo che il virus non è stato rilevato nel liquido amniotico o nel sangue neonatale prelevato da cordone ombelicale. Al momento non si hanno informazioni circa la suscettibilità delle donne in gravidanza alla patologia da nuovo Coronavirus.

  1. I prodotti “made in China” in vendita possono trasmettere il nuovo Coronavirus? Non esiste alcuna evidenza che oggetti, prodotti in Cina, possano trasmettere il Covid-19 poiché il virus, può resistere sulle superfici da poche ore a un massimo di alcuni giorni. A tal proposito e bene ricordare come i virus sono dei parassiti obbligati, ovvero possono replicarsi soltanto all’interno di cellule di altri organismi.

10 .Chi sono i soggetti che devono eseguire il tampone? Secondo le ultime indicazioni del Consiglio Superiore della Sanità, sulla base delle evidenze scientifiche finora disponibili, non è raccomandata l’esecuzione del tampone ai casi asintomatici. E’ necessario eseguire il tampone faringeo per la ricerca del virus soltanto nei soggetti sintomatici.

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