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Il medico drammaturgo Ricotta va in pensione e il Vallone, privo di psichiatri, rischia di impazzire

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Mussomeli – “Cosa rimane della vita se non c’è solidarietà e amore?” E’ questo l’interrogativo o -per meglio dire- la domanda retorica con la quale Mario Ricotta, medico di base,   si congeda dai suoi pazienti. Ha iniziato la sua carriera di medico generico nel ’78 ed oggi, dopo 44 anni di assiduo servizio, va in pensione, generando, fra i suoi pazienti, non poco rammarico per la perdita di un riferimento umano ancorchè professionale. Ma “sono sempre disponibile, anche ora che sono in pensione”, così rassicura i suoi ex pazienti Mario Ricotta. Custode di dolori e segreti, da quando iniziò l’attività in via Bellanca in quel già citato ’78, si porta con sè le ansie di una generazione, le angosce, la rabbia, la malattia. Proteso com’è a quell’atavica vocazione all’ascolto. Non a caso della sua specializzazione in psichiatria, Ricotta, ne ha fatto praticamente una missione. Quanti giovani disperati, preda di alcool o droga gli hanno chiesto aiuto. Quante donne e uomini, a vario titolo bisognosi, hanno ricevuto un barlume di speranza! Senza peraltro negare o negarsi che l’errore è umano e siamo tutti fallaci e passibili di fallimento proprio in virtù della nostra condizione. Umana appunto! “La mia vita è stata un ascolto continuo, con tutti i miei difetti e gli errori”. Diversi gli atti vandalici di cui è stato vittima, sia allo studio che alle auto. Ma in ceri casi questo è un rischio calcolato. Quasi matematico! “Oggi mi commuovono tante manifestazioni di affetto e di gratitudine da parte dei miei pazienti”. Drammaturgo per vocazione e una passione incondizionata per la scrittura, ha scritto numerosi romanzi, tra cui due recentissimi. Ce lo ricorderemo col suo immancabile basco sul capo, affaccendato dietro la scrivania nell’operoso tentativo di venire a capo del tempo. Il suo più acerrimo nemico. Indaffarato fra carte, medicinali e squilli di telefoni vari. E con l’aria vagamente indagatoria che sovente lo faceva esulare dal proposito originario. Al momento non vi sono nuovi medici sostituti, così il corposo numero di pazienti al suo attivo si distribuirà fra quelli che hanno facoltà di potere accogliere nuovi iscritti. Non tanti per la verità. Purtroppo il cerchio della sanità si stringe ancora e sempre di più su se stesso. Una piaga che dalla medicina di base, arriva fino all’ospedale, passando attraverso consultori e servizi collaterali. Anche il Centro Salute Mentale registra al momento una situazione di precarietà mai vista prima. E questo poi in un periodo in cui è tanto più urgente un sostegno medico ai soggetti fragili della comunità. Parecchie le segnalazioni da parte dei cittadini, soprattutto familiari preoccupati della sorte dei loro cari. Dopo la chiusura di Mussomeli, anche Caltanissetta ha dovuto applicare un altro serrato giro di vite a causa dell’annosa carenza di medici specialisti. Con l’uscita di scena del dottore Salvatore Mistretta, altro psichiatra storico del paese, si chiude un capitolo, probabilmente l’ultimo, della saga sanitaria di provincia.

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