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Il pettegolezzo, irredimibile vizio comaresco e somaresco che a Mussomeli sfreccia più veloce della fibra

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– Da pratica empirica piuttosto che da autorevoli studi antropologici si desume che occuparsi dei fatti altrui rappresenterebbe un ottimo antidoto al proprio veleno. Già perchè se si vuol rendere grande uno spazio infinitesimale basta produrne uno -poco importa se basato su verità o falsità!- ancora più piccolo. Che il pettegolezzo sia una pratica radicata all’interno dei ceti medio-bassi, tendenti all’infimo, non è certo una novità per nessuno ma che fosse divenuto ufficio legittimo e legittimato…questa…forse si che è veramente la notizia. Il tanto bramato gossip, quello che unisce comari da salotto e compari da osteria, quello che, allo stato dell’arte, rappresenta il top-gamma nelle pratiche dell’abbrutimento culturale e sociale…il becero pettegolezzo storicamente relegato ad ambienti parrucchieristici e affini…si accende nell’aurora mistica dei social diventando icona sacra del divertimento di gruppo. Sia così che i salotti buoni della Mussomeli bene sono stati investiti, complice la reclusione da Covid 19, da un proliferare di chat a sfondo dichiaratamente pettegolo. Nei titoli di queste famigerate chat già le dichiarazioni ante litteram di contenuti e finalità. Alcuni possono vantare anche nomignoli particolarmente leziosi e curiosi (curtiglio, spetteguless )…così come curiose sono le domande che ivi si fanno…”Ma chi veru è?”, “A sintisti diri chidda?” “Qual è la novità”?!!! In barba a qualsivoglia classifica di segretezza, un’arte tutta paesana, intessuta di pizzi merletti e trine, sapiente e confinata nei circoli più beceri che stanno al punto più infimo della catena di montaggio sociale. Già…ovvio…perchè chi ha altro di cui occuparsi -magari la propria vita!- non sciupa certo tempo (prezioso) occupandosi degli altri. Indecente e imbarazzante per chi contrariamente a questi -solo apparentemente!- puritani incalliti conserva ancora un minimo di decoro e dignità per sè e per gli altri. E’ in quelle bocche, già oberate di lavoro per la lingua, un passaggio ottenuto significa relazione sicura, l’assidua frequentazione di un luogo intrigo, un’espressione sciupata prova di una vita matrimoniale infelice o di pena per un interesse -illecito!- non ricambiato. Nella gogna mediatica si consumano i delitti della condanna sociale ante litteram dove il giudizio infondato, becero e sbeffeggiante si erge a specialità da elargire in pubblico con tripudio e senza risparmio alcuno. Le donne -soprattutto quelle più avvenenti, realizzate e fascinose- con i loro sentimenti e le loro storie private, solitamente il piatto forte. E il sesso dietro al paravento puritano, ostentato quasi con fierezza, il motore di tutto questo maleodorante fiume di parole, un patrimonio dei piccoli centri ipocriti, corrotti e polverosi. Fichissimi gruppi composti da discutibili personaggi della ribalta anonima orbitanti dentro e fuori un sistema insignificante e inconsistente. Precisiomo -ad onor del vero- che questa ultima affermazione non ha finalità sarcastiche ma vuole solamente indicare il portato glamourous nella sua essenza: essere mediocri, bigotti ed ignoranti ed esibirlo in maniera scanzonata (del resto così dev’essere… per forza!) e velatamente arrogante e ridacchiante. Con una patetica nenia da sottofondo alle chiacchiere da cortile -dove le oche starnazzano e le massaie conversano- avallando il sorrisetto schifato che rappresenta non solo la cifra espressiva ma anche la chiave di riconoscimento di appartenere ad un’elite paga del suo NIENTE. Molte sono le persone e le Famiglie toccate da tale malsana pratica oratoria e ci riferiscono di episodi incresciosi che hanno messo a repentaglio la loro e l’altrui serenità. Tutti stanchi e tutti stufi di un paese dove l’unico motto imperante sempra essere “homo homini lupus”. No, vabbè ragazzi miei! fatevene pure una ragione o Meglio fatevi ‘na vita. E vivetela…la vostra appunto! Che a viversi quella degli altri ci pensano loro. Basta dare addosso a tutti con il miserabile scopo di poter finalmente esclamare mortificati “Mischina!”. Perchè dovete sapere che se una donna la fa è una poco di buono ma se la riceve è una cretina, “mischina” per l’appunto. Ma attenti però che il “rinculo dell’ego” -mortificato aggiungiamo!- volendo citare il tanto noto Antonio (Presti per i più!) è sempre in agguato, è lì che vi costringe a mandar giù ingenti dosi di bicarbonato mattina mezzogiorno e sera. Anime candide, sepolcri imbiancati che attendono ai confessionali polverosi delle loro anime rendendosi ancora più irritanti per la leggerezza sbrigativa con cui amano tingersi. Se qualcuono non è proprio esattamente all’altezza delle scale di merito stilate da un non meglio identificato contravventore della libertà personale d’espressione…beh pazienza…converrete più o meno tutti che la famosa Etica in fondo non è una scienza esatta! Un elegante e traballante baraccone che in fondo nutre solo l’insensata pretesa di “far ridere” sulle (presunte) sventure altrui. E Voi paladini del buon senso e del chiacchiericcio privo di senso, vi siete mai chiesti “In realtà come state messi”? Già perchè sapete? Ognuno di noi, a parte se stesso, gode di una fitta rete di rapporti interpersonali, fatta anche di familiari, mariti, mogli, figli, fratelli e…non si può sapere mai! Perchè Voi magari le domande non ve le fate, ma la Vita “più disinvolta e più puttana che mai” le risposte le dà…a prescindere. Ma no, troppo scomodo questo, meglio occuparsi dei cavoli altrui che ci si guadagna in salute e stupidità. Dell’argomento di sconcertante attualità si è già occupata la dott.ssa Laura Nigrelli, laureatasi nel 2008 in Lingue e Letterature straniere. Caso e fortuna vollero che la laureanda si trovasse a tradurre dall’inglese, per conto del Prof. Antonio Giuffrida, un appassionato carteggio che ha coinvolto una cittadina inglese d’origine, trapiantata a Bronte e due amministratori brontesi, i fratelli Di Martino, con le autorità della Ducea di Bronte. Tale Martha Barret, nel 1818, era succeduta al marito Bryan nell’amministrazione di alcuni territori della Ducea ricevuti più o meno direttamente dall’ammiraglio Nelson. Tuttavia la donna era scomoda e per diversi ordini di motivi: aveva amministrato bene la Ducea, era straniera e per di più donna. Allora l’abilità dei fratelli siciliani non ha fatto altro che sfruttare le risorse di un territorio duro e ostico come l’orografia che lo connota e quell’humus retrograde e ostile ad ogni “diversità” della nostra venerata e veneranda isola e così la donna fu presto destituita. E sapete con quale accusa? Che, vedova, avesse una relazione con un servo fiorentino. “Una relazione immorale” anche se la donna venne ufficialmente esonerata dall’incarico con una sapiente motivazione: “come può una donna svolgere un compito così delicato qual è quello dell’amministrazione di una ducea se non affidandosi ad un uomo?” Dalla serie “sempre mondo è stato…!”
Ma purtroppo il successo, di qualunque natura esso sia, si beffa delle critiche anzi da esso trae forza, vantaggio e addirittura ragione d’esistere. Una massa anonima e (pre)giudizievole che al minimo accenno di discorso si leva al grido iscariota di “Sono forse io Signore?” Nel tentativo di sentirsi fichi e inossidabili si approda all’esatto contrario, una frantumaglia sempre più superata e avvilente. Rimanete allora nel vostro amacord dove tutto vi sembra limpido, giusto, intatto, voi criticoni che non accettate critiche ai vostri obsoleti mausolei. Sbattere la vittoria in faccia a chi non potrà mai assaporare una tale soddisfazione…certo…ce ne rendiamo conto e di una crudeltà feroce e innocente. Per il resto c’è un popolo di santi e devote santarelline, dall’iconografia indiscutibile, che assolve l’ingrato compito di mantenere alto il livello “morale” della società e da cui non ci si aspetterebbe mai che…ma un tacco 12 per carità no! troppo sfrontato. E un corpo già un fardello…se poi è bello è già in sè “corpo del reato” e se infine dietro c’è anche la consapevolezza, allora “finì”. Tutti gli equilibri saltano. Bisogna giocare a ribasso per ristabilire l’ordine sociale, l’omologazione, costi quel che costi. E tutti lì ad ascoltare in religioso silenzio come se si stessero decidendo le strategie politiche del Paese, ma quello certo non è affar loro. E’ l’arte della distruzione di massa subdola e silente che i ragazzini respirano in casa come fosse veleno delle ciminiere pronti poi a sputarlo fuori alla prima occasione…quando l’amichetto del catechismo o il compagnetto di banco -Covid permettendo- veste, parla, sorride, ragiona e pensa…meglio di loro. E allora lì, tutti pronti a darci sotto perchè- dovreste sapere- che anche parlare “‘ntalianu” (sic)in un contesto povero e superbo può essere già una colpa, atavica come un peccato originale. Ci piace chiudere questa lunga ma -riteniamo- doverosa disamina sul caso citando un brevissimo dialogo tratto da Anna Karenina del 1872 tra Anna e la cognata Dolly dove, crediamo, possa stare la chiave di lettura se non di tutto, di buona parte:
Anna: “Mi detesti per quello che ho fatto?”
Dolly: “Vorrei averlo fatto io (la “mischina” cornificata appunto!). Ma nessuno me l’ha chiesto!”
Lev Tolstoy Russia 150 anni or sono.
A pensarci bene forse gli uomini non sono poi i nemici più acerrimi delle donne…
Amen

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