Mussomeli – E’ stato un lungo e acceso dibattito con picchi di alta tensione. Consiglio al fulmicotonegiovedì 13 ottobre a Mussomeli su richiesta dell’associazione di tutela ambientale “Terre di Manfredi”, attiva dal 2014, che, avendo comunicato agli amministratori locali, l’avvenuto deposito di un ricorso straordinario al presidente della Regione Sicilia per l’annullamento del Decreto Assessoriale n. 144/GAB del 29 maggio 2025, dell’assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente, con il quale è stato emesso giudizio positivo di compatibilità ambientale per il progetto di eolico “Quattro Finaite”, avente potenza nominale pari a 30,0 MW integrato con sistema di accumulo della potenza di 10,0 MW, da realizzarsi nei comuni di Mussomeli, Cammarata e Villalba, chiedeva ai membri del Consiglio, di volere impegnare e sostenere l’amministrazione comunale circa la possibilità di “intraprendere iniziative ed azioni a sostegno dei ricorrenti. Nello specifico, i firmatari chiedevano che, nella relazione che il comune di Mussomeli è invitato a presentare a seguito di richiesta istruttoria ad esso pervenuta in virtù del ricorso presentato, fossero evidenziate le preoccupazioni dei cittadini firmatari e le tante criticità già evidenziate in sede di ricorso, dai firmatari stessi. Un solo punto all’ordine del giorno nelle more del riscontro al ricorso. Che, work in progress, si è rivelato un acceso botta e risposta fra sindaco e opposizione della durata di quasi tre ore, praticamente il tempo necessario a decidere quale sorte tentare per quella che, con buona pace dei fautori dell’impugnazione, sembrerebbe “una causa lunga e laboriosa”.
Perchè, a progetto ormai approvato, pare che ancora si navighi nel limbo dei tentativi e delle buone intenzioni ex post. Probabilmente destinate a rimanere tali e ad aumentare le già grosse file di quelle “cause perse” che consegnano ancora una volta la Sicilia e le sue zone interne, alla condizione di terra di vessazione e sfruttamento. A beneficio altrui! Ma comunque…
“Una causa”, continua il comitato associativo, “che si presenta lunga e laboriosa, come abbiamo già detto -vista la prima fase di approvazione del via- ma che va comunque sostenuta per il bene dei cittadini, e del territorio tutto, prima della successiva approvazione dell’autorizzazione unica”. Manca ancora il suggello definitivo quindi! Diversi, i cosiddetti “punti deboli” a carico del progetto. Così notiziano, di fatto, i componenti del comitato, per voce del presidente, l’ingegnere Giovanni Costanzo, all’indomani dell’avvenuta adunanza, <<sul criterio di “idoneo”, esiste ampio margine di contestabilità, perchè, non tutti i pareri sono ancora espressi. Tant’è che, in prima istanza tanto l’ENAC, quanto la Soprintendenza, si erano espressi con parere negativo. Solo dopo ricorso da parte della società, il parere è stato modificato. Inoltre, sarà vero, come è vero, che è rispettata questa benedetta distanza di 200 mt. dalla torre all’abitazione più vicina>> questo almeno il parere su cui si doveva pronunciare il comune <<ma santoiddio! qua non stiamo parlando di eolico “semplice”. Qua parliamo di torri alte 200 mt. che a vederle fanno paura! e rotatori di 6 MW! E poi l’abitazione più vicina, regolarmente accatastata come “civile abitazione” è praticamente a 350 mt.. Significherà pur qualcosa!>>. E poi, sopra a tutto, anche a quei 350 mt. di altezza, c’è “l’intervisibilità”, il dato oggettivissimo, riprese alla mano, che, da solo, potrebbe salvare. La bellezza! Che, in un ribaltamento fulmineo dell’ormai acclarata formula dostoevskijana, si fa oggetto di se stessa. Meraviglia e compiacimento da parte dei consiglieri di minoranza Ruggero Mancino ed Enzo Munì per la massiccia partecipazione popolare. Cosa sicuramente molto rara ma anche piuttosto prevedibile data, come gli stessi hanno a più riprese sottolineato, “l’importanza della causa”. In tempi di raccolta di olive, alle sette di sera, il rischio che quel “popolo” presente si facesse, presto presto, materia prima di strumentalizzazione politica, dall’una parte o dall’altra, diciamolo pure chiaramente, è stato alto per tutta la durata della diatriba. Con reciproche accuse di polpulismo, puntualmente rispedite al mittente, e dove non sono mancati momenti di alta tensione, che hanno dato non poco da fare al presidente Gianluca Nigrelli. All’apertura di Mancino che tendenziosamente chiedeva al sindaco “da quanto tempo fosse informato del progetto e se avesse opportunamente informato, a sua volta, la Giunta e la comunità, data la grande abilità social di cui quotidianamente dà prova”, pronta la risposta del primo cittadino che incalza “sull’altrettanto grande prontezza del consigliere Mancino nel tenersi aggiornato sui fatti, all’Albo pretorio comunale, cosa di cui sovente ha fatto sfoggio”. Ritenendo pretenziosa se non addirittura oziosa la domanda. Anzi le domande, poichè, ad onor del vero, i quesiti posti erano tre. A suffragare la tesi di Mancino, l’intervento del consigliere, “ora di centro” Saverio Sciarrino, che ha riferito totale mancata conoscenza dei fatti. Che pure risalgono al 2022. Quando allora pur si trovava “da quella parte”. Intervento che gli è valso pubblico elogio, servito su letto di sarcasmo, da parte del sindaco che si è congratulato per l’insolita presenza al Consiglio. I toni sono saliti non poco, dopo l’intervento del consigliere Munì che ha fatto desistere definitivamente il sindaco dal tentare un confronto più che pacifico, civile. Dopo che Munì ha instillato il dubbio sul fatto che “l’amministrazione, per motivi che sicuramente ha ritenuto vantaggiosi per il territorio, abbia avallato il progetto sin dal suo primo nascere. Mostrando, a riprova di quanto detto, i volantini dell’estate mussomelese 2023/2024/2025 che, fra gli altri, in quarta di copertina, riportano ancora oggi a chiare lettere -“… scripta manent!”- il nome della fantomatica azienda, “Fri-El Green Power. Che, per tre stagioni consecutive, quindi, avrebbe finanziato “tramite chi e con quali somme… ?”, continua Munì, l’estate locale. Replica aspra del sindaco che ammonisce neanche tanto velatamente il consigliere di minoranza sulle conseguenze delle insinuazioni da lui espresse e, mimica alla mano, duro, sentenzia, “Qua sotto non ci piove!”. Mentre all’accusa di mancata presenza alle quattro conferenze dei servizi riguardanti il progetto in itinere, il sindaco ha risposto appellandosi alla norma che regolamenta le conferenze sincrone e asincrone, con tanto di citazione di articolo specifico, e soprattutto precisando che norma e desiderata non sempre vanno d’accordo! Bisognerà pur farsene una ragione. Poichè, sempre a suo dire, “anche nelle aree cosiddette non idonee, alla fine, si può impiantare. Figurarsi in quelle ritenute idonee!” L'”idoneo” proprio, su cui potrebbe cascarci l’asino e anche qualche pecorella, non tanto smarrita, che malauguratamente e disastrosamente potrebbe impattare sull’impattante. Dal canto suo, il vicesindaco Sebastiano Lo Conte, neanche tanto indirettamente, chiamato in causa da Munì, dopo la gesticolazione iniziale -abituati come siamo a parlare più coi gesti che con le parole- chiarisce che “le somme ricevute dalla società avente sede a Roma, sono confermate e che sono entrate nelle casse della Pro Loco”. Ma, torniamo al punto di partenza, dove pare che neanche il tanto blasonato eremo solitario, di cui tanto amiamo fregiarci e che, a torto o a ragione, si è intestato a Manfredi III Chiaramonte, possa riuscire nella pressochè disperata impresa. Se non per un punto, appunto quello debole del progetto, individuato dall’associazione, che è quello dell’intervisibilità. Ovvero il vincolo che dai pali non si deve vedere il castello e viceversa. E pare proprio, che “dal e verso il palo 3, l’intervisibilità ci sia”. Ecco allora che, mentre si apre uno spiraglio che, in simil contesto, pare una voragine, una domanda sorge spontanea, da parte del comitato dell’associazione di tutela, “ma perchè noi e non la Soprintendenza, ci siamo dovuti adoperare per verificare che tutti i criteri fossero rispettati?”. “Perchè si è tenuto conto solo del criterio espresso in termini urbanistici, ossia la distanza minima dei pali dal fabbricato, che non deve essere inferiore a 200 mt e non di tutto il resto? Come ad esempio dell’insistenza sul territorio dei siti archeologici e dei pascoli e dell’impatto sull’elisoccorso delle torri”. Comunque, forse proprio perchè la causa era, ed è, importante, al di là della medaglietta che fa sempre gola, alla fine si è votata la mozione con l’emendamento proposto dai consiglieri di minoranza, ampliando quella che, a loro giudizio, era “una ingloriosa difesa d’ufficio del comune e non una mozione a sostegno dei richiedenti”. Consiglieri che, all’indomani della quaestio, inorgogliti, incassano il risultato. L’emendamento, in estrema sintesi, ha riguardato principalmente, l'<<elevato valore paesaggistico e storico-culturale del territorio, la vicinanza fra gli aerogeneratori e, oltre al castello, al sito archeologico di Polizzello e all’insediamento preistorico di pizzo “”Tre Fontane”, e all’elisuperficie comunale, autorizzata anche all’operatività notturna>>. Che poi lo abbiano fatto per la nobile causa o per la medaglietta di cui prima, rimane un altro punto di domanda, forse oscuro, a cui alcun ricorso darà mai risposta… ! E, un’altra domanda si domandano e ci domandano sempre “quelli” del comitato, che pure si ritengono soddisfatti perchè “almeno sono stati ascoltati e portati in Consiglio”, <<ma siamo sicuri che sia veramente necessaria tutta questa “energia pulita” che stiamo producendo ed esportando con immane mutilazione di parti di territorio?!!!>>. E qui la risposta, volendo, si potrebbe cercare e quindi trovare… volendo… !
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